Speciale Short Peace Project - I cortometraggi

Katsuhiro Otomo produce quattro cortometraggi tra sperimentalismo visivo e Giappone

speciale Short Peace Project - I cortometraggi
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

Nel 1995 il ruvido cannone rosso di Katsuhiro Otomo fu una delle immagini più potenti di Memories, raccolta di cortometraggi fortemente voluta dal regista di Akira a cui partecipó tra gli altri un giovane Satoshi Kon.
Otomo è un tipo molto particolare: ha riscosso successo e sconquassato il modo di fare animazione in Giappone con l'apocalittico Akira nel 1988, ma si è ripetuto solo con un altro lungometraggio, Steamboy, di vent'anni più tardi. Nel mezzo tanti manga e artbook, ma soprattutto una viva curiosità per lo sperimentalismo visivo, esplorabile praticamente solo attraverso corti da 15 minuti.
Short Peace Project ricalca questo stile assembleare e visionario, portando su schermo 4 cortometraggi accomunati dall'ambientazione giapponese (in varie epoche storiche), ma senz'altro diversissimi nel modo di animare personaggi ed ambienti.
Otomo scrisse i soggetti per due di questi cortometraggi già nel 1979, ma prima di trasporli in forma visiva ce ne ha messo di tempo. La lunga gestazione terminerà per noi europei il 24 Aprile, giorno in cui Bandai Namco distribuirà il Blu Ray ibrido contenente i 4 corti più un epilogo sotto forma di videogioco, Ranko Tsukigime's Longest Day, diretto da Suda-51.
Proprio in occasione di un preliminare hands-on con il "corto" interattivo, abbiamo avuto l'opportunità di gustare per intero due cortometraggi, Combustible e Farewell to Weapon...

Combustible

Regia e Sceneggiatura: Katsuhiro Otomo
Character Design, Visual Concept: Hidekazu Ohara (Akira)
Musiche: Makoto Kubota

Katsuhiro Otomo ha diretto personalmente il secondo corto di Short Peace, cimentandosi un po' a sorpresa non con città futuribili, bensì con il Giappone feudale del XVIII secolo. Nella vasta città di Edo, l'odierna Tokyo, Owaka e Matsukichi si conoscono fin da bambini e nel corso della giovinezza nasce tra loro un certo affetto. Ma il rango sociale costringe lei in sposa ad un vecchio bavoso, mentre lui ad un lavoro manuale come pompiere nel corpo cittadino. Ma quando i due si rincontreranno la situazione sarà alquanto tragica...
Il regista di Akira ci propone sullo schermo sostanzialmente una storia d'amore, costruita secondo una cadenza lenta e molto giapponese. Sembra difficile scorgere in Combustible il regista eclettico delle evoluzioni di Steamboy o quello rock del successivo Farewell to Weapon: Otomo prova a cimentarsi di qualcosa di nuovo per lui e ad onor del vero ci riesce in maniera appena sufficiente. Il bel piano sequenza iniziale in cui una pergamena si srotola sulle case in legno della città dei samurai oppure la ben organizzata sequenza del corpo dei vigili del fuoco non bastano a risollevare un quarto d'ora fin troppo concettuale, al limite del soporifero.

Farewell to weapon

Storia Originale: Katsuhiro Otomo
Regia e Sceneggiatura: Hajime Katoki (Gundam Universe, Super Robot Wars)
Character Design: Tatsuyuki Tanaka (Tojin Kit, Genius Party Beyond)

Affidando la regia ad uno specialista di mecha e robot, Otomo anima una sua vecchia storia a fumetti dall'anima rock e dalla coreografia esagerata. Il monte Fuji innevato domina su una Tokyo ridotta in macerie, assediata dal deserto; un veicolo cingolato attraversa sparato le dune di sabbia e deposita una squadra di soldati equipaggiati con gli ultimi ritrovati tecnologici. Dai discorsi iniziali sembra essere la loro ultima missione prima del congedo (da qui il richiamo ad Hemingway e al suo "Addio alle armi"), ma qualcosa va storto e nella metropolitana (o quel che rimane in quei tunnel) un quadrupede meccanico li attacca e non lascia loro scampo.
Qui non c'è nessuna morale o riflessione di fondo, ma un valido misto di tensione ed azione. I dettagli del mechanical design si sprecano: dal cingolato iniziale al quadrupede Gonk ogni parte meccanica è realizzata con estrema precisione ed esaltata da una regia che non perde quasi mai il ritmo. Di fronte a combattimenti così frenetici ci è un po' spiaciuto non vedere alcun esperimento tecnico, ma un'animazione 2d che in più punti fa fatica a tenere il passo.

Possessions

Regia e Sceneggiatura: Shuhei Morita (Freedom, Kakurenbo)
Storia originale, Conceptual Design: Keisuke Kishi

L'opening all'intero Short Peace Project è curata da Koji Morimoto, uno dei registi di punta dello Studio 4°C, autore tra le altre cose di Tekkonkinkreet, Animatrix, Magnetic Rose e Genius Party Beyond: il viaggio onirico di una ragazzina dai capelli cenere e il vestito rosso rappresenta un valido biglietto da visita per i corti Possessions e Gambo. Non abbiamo avuto modo di vederli per intero, ma sin dalle prime immagini emerge per ambedue la ricchezza fantastica e sopratutto il comparto artistico in Computer Grafica e senza mistero totalmente tridimensionale.
Possessions racconta la storia di un uomo che cerca rifugio da una tempesta in un santuario abbandonato. All'interno di una semplice ed apparentemente disabitata casupola incontra una serie di spiriti folletto che abitano gli oggetti lì presenti: per garantirsi un salvacondotto è costretto a riparare una pila di kimono sgualciti ed ombrelli rotti.
Possessions fa proprie alcune tecniche di animazioni più vicine ai videogiochi che al cinema di animazione, quali la texturizzazione di poligoni tridimensionali ed il cel shading così da ottenere uno stile comunque vicino al disegno su carta. La sua rappresentazione avanguardista (ma i videogiochi sono così già da almeno 10 anni!) ha valso al cortometraggio una nomination all'Oscar, facendo sperare in una statuetta per il Giappone insieme a E s'alza il vento di Hayao Miyazaki; nessuno dei due ha caricato un mastrolindo d'oro in valigia, ma hanno potuto beneficiare di un interessamento internazionale non comune per due opere d'animazione provenienti dal Sol Levante!

Gambo

Regia: Hiroaki Ando (Norageki - Five Numbers!)
Original Story Concept, Sceneggiatura, Creative Director: Katsuhito Ishii (Redline)
Character Design: Yoshiyuki Sadamoto (Evangelion, .hack, Summer Wars)

L'altro corto in computer grafica si fregia del character design di Yoshiyuki Sadamoto; la sua è una presenza umbratile, poiché risulta difficile scorgere la matita di Evangelion o anche quella più delicata del Wolf's Children di Hosoda dietro quel trionfo di grafica poligonale.
Nel Giappone settentrionale del XVI secolo, un demone piovuto dal cielo stermina la famiglia reale; frattanto la piccola Kao ha un incontro fatidico con un orso dal pelo bianco. Sarà proprio l'insulto animale per giunta in grado di comprendere il linguaggio umano il prescelto per sconfiggere il demone.
Gambo è una storia pregna di misticismo e violenza, dove lo stile granuloso e tridimensionale ben si presta agli animali e alle creature di fantasia.

Che voto dai a: Short Peace: Ranko Tsukigime's Longest Day

Media Voto Utenti
Voti: 2
9
nd