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Sim Racing ed eSport: il futuro del Motorsport passa dal gaming

Tra realtà virtuale e periferiche super-realistiche nasce la nuova generazione di piloti, abili ed esperti come i real driver.

speciale Sim Racing ed eSport: il futuro del Motorsport passa dal gaming
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Tre anni fa, durante la Recode Code Conference, Elon Musk intervenne a proposito dell'eventualità di vivere in una simulazione: "40 anni fa avevamo Pong, due rettangoli e un punto, ora, 40 anni dopo, abbiamo delle simulazioni fotorealistiche in 3D con milioni di persone che vi giocano simultaneamente, e si migliora di anno in anno. Abbiamo la realtà virtuale, la realtà aumentata e presto i videogiochi diventeranno indistinguibili dalla realtà."
Questa suggestiva visione delle cose trova sostegno nell'utilizzo che già facciamo di programmi di simulazione: i piloti di aviazione si esercitano già in ambienti controllati, le forze militari di tutto il mondo adottano da oltre un decennio simulazioni per il training delle proprie truppe.
Tutti casi dove tuttavia l'esperienza ludica è piegata ad esigenze di apprendimento piuttosto che di intrattenimento. C'è però una realtà specifica, dove il rapporto delle parti è invertito e la contaminazione delle esperienze simulate è al servizio di una delle forze universali che hanno plasmato la nostra esistenza, il gioco: è quella dei Sim Racing, dove VR e competizione stanno dando vita a un mix esplosivo.

Cronache dall'eSport

Che sia una bolla oppure no, il successo degli esport ora è un fatto e, attraverso il piacere della competizione agonistica, sta trainando realtà di business che muovono milioni di dollari. Da Dota 2 a Counter-Strike, da League of Legends a Fortnite, in tutto il mondo si è affermato un nuovo modo di intendere i videogiochi sotto il profilo sportivo. Intorno alle realtà esport si è sviluppato un mercato pubblicitario ciclopico e una figura atletica completamente inedita, quella del videogiocatore professionista, profilo che non ha niente da invidiare alle sue controparti votate a una preparazione principalmente fisica. Come in tutte le altre discipline, anche i videogiocatori professionisti sono principalmente giovanissimi con talenti unici che dedicano la loro vita ai più alti traguardi sportivi del loro ambiente, capaci di ascendere fino all'Olimpo della loro categoria e di scolpire il loro nome nella storia. Chi prima o chi dopo, sta approdando sui lidi dello sport elettronico attratto dalle sue possibilità, portando l'esport a ramificarsi e declinarsi in forme e modalità fino a poco tempo fa impensabili.

Nel caso del Sim Racing stiamo assistendo a un'evoluzione repentina e il motivo è presto detto: anche la scena motorsport sta soffrendo il cambio generazionale. Il suo pubblico sta lentamente assottigliandosi, e gli utenti più giovani appassionati a questa disciplina apprezzano il lato ludico dell'esperienza ma respingono i format tradizionali di fruizione. In sostanza, i nuovi fan si annoiano all'idea di vedere una gara di auto che per due ore gira in tondo per 60 giri, ma ne apprezza l'azione, le dinamiche e sogna di potervi interagire. In una disciplina sportiva che spende milioni di euro un trend simile che lascia spazio ad alcuna inversione di tendenza è un disastro annunciato. E' qui che le dimensioni si toccano e si fondono.

Corsa virtuale, gara reale

Nel 2008 Nissan e Sony Entertainment decisero di portare avanti un esperimento che rispondesse a questa domanda: può un giocatore di Gran Turismo diventare un pilota vero?
Con l'iniziativa GT Academy vennero riuniti i 20 giocatori migliori da ognuna delle 12 nazioni europee coinvolte e al termine delle selezioni, ai due migliori in assoluto fu offerta la possibilità di unirsi alla squadra RJN Motorsport, sponsorizzata da Nissan, durante la 24 Ore di Dubai del gennaio 2009. Entrambi i piloti vennero sottoposti a uno speciale programma di allenamento (Driver Development Programme) nel corso del quale lo spagnolo Lucas Ordonez dimostrò di avere le capacità necessarie per sostenere la sfida di una gara di endurance da 24 ore. Sebbene i risultati finali della gara non rispecchiarono appieno il potenziale dei piloti, Lucas si destreggiò egregiamente e dimostrò che un giocatore poteva essere un vero pilota, perché il grado di abilità e consapevolezza sviluppati in gioco erano compatibili con quelli di un pilota professionista.

Mentre a Lucas veniva in seguito concesso di iniziare una carriera come pilota (ancora oggi corre per i colori Nissan) il resto della scena motorsport apriva gli occhi e le principali realtà del settore guardano agli eesport come a una preziosa risorsa. McLaren ad esempio ha cominciato a sviluppare il suo Shadow Project, nome in codice per un'iniziativa complementare al team reale di Formula 1. Shadow Project interessa numerosi giochi di racing su piattaforme diverse Forza Motorsport (Xbox One), Real Racing 3 (mobile), iRacing and rFactor 2 (PC) con l'obiettivo di raggiungere un'audience più ampio, sfruttare nuove opportunità di marketing e creare una squadra di talenti eSports per poter partecipare agli eventi mondiali del momento, uno su tutti il World's Faster Gamer. WRC sta organizzando il suo torneo mentre 704Games ha lasciato l'eNASCAR Heat Pro League. La scena motorsport sta insomma conoscendo un momento di democratizzazione senza pari, che sta avvicinando una disciplina di nicchia a un pubblico sempre più vasto.

Piloti reali, allenamenti virtuali

Mentre anche Ferrari crea la sua scuderia di piloti/giocatori, le eccellenze italiane trovano terreno fertile non solo lato show ma anche lato hardware, dimensione del Sim Racing dove stanno avvenendo le trasformazioni più sensazionali. Cube Controls, ad esempio, è un'azienda italiana produttrice di volanti e periferiche di gioco, salita agli onori della cronaca per la pregevole fattura dei suoi prodotti che ha attirato l'attenzione di piloti di fama mondiale come Néstor Girolami, campione argentino di Touring Car che, innamorato a un punto tale dei loro volanti, ha deciso di diventare il loro brand ambassador. Il motivo? L'estrema fedeltà del volante permette a Néstor di allenarsi come in pista. "È un fan del sim racing, pensa sia il modo migliore per prepararsi alle gare del WTCR (...) Si allena sui circuiti direttamente a casa." ci racconta Roberto Sasso, co-founder di Cube Controls "Le persone approfittano delle possibilità del virtuale ma ricercano anche il feel analogico, un'esperienza tattile che restituisca un realismo totale". Girolami non è il solo ad adottare questa tecnica.

Il campione di Formula 1 Lando Norris è un appassionato sim racer e afferma di aver fatto tesoro degli allenamenti basati sui giri effettuati da Max Verstappen, anche lui assiduo videogiocatore: "Ho capito come guida su determinati tracciati e come difende la sua posizione. Da queste simulazioni potrei capire come corre, anche se non l'avessi mai visto una volta in TV". L'ambiente simulato concede di spingere un po' di più sull'acceleratore, ma il feeling e le risposte di questi giochi è vicinissimo alla realtà e permette di allenarsi in un ambiente controllato che estromette dall'equazione ogni rischio di incidente su strada, per la felicità di piloti e meccanici. "Senza il costo degli errori, i giocatori si stanno spingendo oltre i propri limiti nella corsa. Ho visto un sacco di giocatori eSports passare alla corsa reale con risultati impressionanti", afferma Nick Swanson, owner dell'Hong Kong Sideways Racing Simulator ed ex pilota della China Airlines. "Il realismo ricreato dai simulatori di corsa non è niente di diverso da quello dei simulatori di volo utilizzati negli addestramenti".

Il confine tra simulazione e realtà è così labile che Enzo Bonito, vincitore della scorsa stagione iRacing GT3 ha battuto il campione di Formula E Lucas Di Grassi in una corsa su ruote reali durante la Race of Champions in Messico lo scorso Gennaio. Bonito aveva alle spalle solo una manciata di corse su mezzi veri.

Non c'è quindi bisogno di sognare un futuro cyberpunk, il presente è già meglio. In quello stesso discorso in cui metteva in dubbio la nostra realtà, Elon Musk riprendeva i principi di McLuhan per affermare che "siamo già dei cyborg". Ogni strumento che adottiamo nel quotidiano è un'estensione delle nostre capacità: il telefono è una protesi del nostro udito, internet un prolungamento della nostra memoria... il sim racing un'estensione della nostra voglia di adrenalina su quattro ruote.