Skull and Bones ci fa sentire la mancanza di Assassin's Creed 4 Black Flag

L'ultima opera piratesca di Ubisoft ci ricorda quanto era suggestiva e avvincente l'avventura di Edward Kenway.

Skull and Bones e i bei tempi di AC Black Flag
Speciale: Multi
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  • Pc
  • PS5
  • Xbox Series X
  • Più giocavamo, più questo pensiero si faceva ingombrante: Skull and Bones ci fa venire voglia di tornare sul ponte della nostra vecchia nave pirata in Assassin's Creed 4: Black Flag (qui la recensione di Assassin's Creed 4 Black Flag). Nonostante la lunga attesa e i tanti cambi di rotta subiti dal 2017 per aggiustare il tiro, il gioco non è riuscito a convincerci, come vi abbiamo raccontato nella nostra recensione di Skull and Bones. Abbiamo così rispolverato una copia del quarto episodio numerato di Assassin's Creed, per ricordarci come mai le avventure di Edward Kenway sono così attraenti.

    Manovre navali a confronto

    Il gameplay navale di Assassin's Creed 4 era più piacevole e fluido rispetto a quello di Skull and Bones. Questo perché la manovrabilità delle navi di Black Flag consentiva di condurre rapide inversioni a u e altri virtuosismi impossibili nel mondo vero, come raggiungere i vascelli nemici aumentando di molto la velocità, per poi bloccarli con una frenata improvvisa facendo perno intorno all'ancora, più efficace di un freno a mano.

    Serviva abilità per padroneggiare queste movenze e sfruttarle a nostro favore, ma regalavano grande soddisfazione. Al contrario, Skull and Bones mette sulle spalle del giocatore la stazza delle imbarcazioni utilizzate, che si muovono e virano più lentamente. Anche così appesantiti i vascelli possono comunque esibirsi in manovre soddisfacenti, speronamenti cinematografici e quant'altro, ma questa dimensione dell'esperienza regalava maggiori soddisfazioni in Black Flag.

    Del resto, Skull and Bones presenta delle meccaniche assenti nel suo ispiratore, come la barra dell'energia della nave. Questo indicatore rappresenta la stanchezza della ciurma e ci impedisce di solcare i mari con la velocità massima consentita troppo a lungo, mentre Black Flag accelerazioni e frenate sono quasi istantanee.

    All'arrembaggio!

    Gli arrembaggi di Skull and Bones si risolvono in pochi secondi, con una breve cinematica e un menu da cui selezionare i tesori che intendiamo depredare.

    Il motivo di questa semplificazione è evidente: gli sviluppatori hanno voluto distinguere nettamente i momenti "principali" di navigazione, quelli che hanno per protagonista la barca, e le istanze considerate "accessorie", dove controlliamo direttamente il nostro personaggio. In Black Flag invece il pacchetto di esperienze piratesche comprendeva arrembaggi veri e propri, con Edward Kenway che assieme ai suoi assaliva fisicamente le imbarcazioni per eliminarne gli equipaggi e depredarle. Ci sarebbe anche piaciuto poter fare un giro sulla nave ed esplorare quantomeno il ponte, ma niente: il veliero di Skull and Bones è attualmente inaccessibile, e francamente non riusciamo a comprendere il perché. I due prodotti di Ubisoft interpretano diversamente le battaglie navali anche partendo da presupposti simili. Intendiamoci: una volta agganciato il vascello avversario e iniziata la lotta, nemmeno Black Flag era sorprendente o innovativo. Per lo meno, ci intratteneva con un cambio di marcia e una corsa sul ponte, per intimare alla ciurma di aprire il fuoco, lanciare gli arpioni, o per tirare un barile di esplosivo sulla fiancata del nemico.

    Diversamente, durante le sessioni di navigazione in Skull and Bones è come se ci identificassimo completamente nella nave, costretti in un corpo da svariate tonnellate che può solo ammainare o spiegare le vele, sparare con la pressione di un pulsante e poco altro: manca l'immersione nella fantasia piratesca.

    Stesso periodo storico, luoghi diversi

    Sia Skull and Bones che Assassin's Creed 4 sono ambientati nel diciassettesimo secolo, la cosiddetta epoca d'oro della pirateria, ma ci conducono in aree geografiche molto diverse. Black Flag ci fa navigare nelle acque caraibiche dove la pirateria propriamente detta è nata, tra la celebre isola di Tortuga, e il famoso porto di Nassau, nelle isole Bahamas. È una location senza dubbio affascinante da visitare e ricca di attività da svolgere, missioni da accettare e tanto altro, sia che lo si faccia per nave che quando si scende sulla riva. Mentre Skull si sviluppa nell'Oceano Indiano, lungo la costa dell'Africa occidentale, che all'epoca era contesa tra le varie fazioni di indigeni locali e le flotte francesi. 

    Gli sbarchi di Black Flag erano sempre esperienze gradite: individuare un punto di interesse sulla mappa, o con il cannocchiale e raggiungerlo dopo una lunga navigazione era emozionante, quasi quanto scoprire cosa avremmo incontrato una volta a terra. Nelle isole dalla sabbia bianca e il mare cristallino si potevano risolvere side quest differenti e scovare segreti e collezionabili in quantità. Le location attraversate spaziavano tra candide spiagge e lussureggianti foreste tropicali, puntellate di insediamenti umani, basi di corsari e banditi o rovine antiche con bottini nascosti.

    Per non parlare delle missioni "di nuoto" alla ricerca di pertugi subacquei e altro, che molti ricordano con piacere perché aggiungevano una variabile all'esplorazione e spezzavano la monotonia.

    In Skull and Bones gli ambienti visitabili a piedi sono corridoi sostanzialmente privi di qualsiasi attrattiva. Le isole africane che puntellano la mappa di gioco si sarebbero prestate benissimo a diventare luoghi da setacciare per scovare risorse e sarebbe bastato poco per dare un senso più ampio all'esistenza degli avamposti, magari inserendo ricompense da scovare e qualche enigma da risolvere. Invece, vi si trovano solo negozianti ed NPC non molto interessanti.

    Per di più il personaggio non può saltare o correre: solo avanzare a velocità media, di dialogo in dialogo, di menù in menù, fino a stancarsi e risalire sulla barca. Insomma, le situazioni di Black Flag a terra erano più coinvolgenti. La loro validità rendeva anche i viaggi in acqua più significativi, perché diventavano il mezzo attraverso cui arrivare a un nuovo luogo da visitare.

    Dove sono Barbanera e i pirati leggendari?

    Assassin's Creed 4 è ricco di personaggi illustri della storia dei pirati. Dal character design alla ricostruzione delle loro personalità, tutto è pensato per esaltare i racconti che li riguardano e connetterli alla lore dell'universo di Ubisoft. Sono speciali, sia quando ci parliamo che quando li affrontiamo e ci scambiamo con loro cannonate, speronamenti e colpi di sciabola. Su tutti, il mitico Barbanera è quello che risalta maggiormente, ma tra i volti leggendari con cui interagivamo c'erano anche Benjamin Hornigold, le piratesse Mary Read e Anne Bonny, il loro capitano Calico Jack e il "pirata gentiluomo" Stede Bonnet.

    Lo stesso protagonista principale, il corsaro gallese Edward Kenway, era qualcosa in più di un avatar per il giocatore: era un vero pirata con una backstory e - nel tempo - degli obiettivi sempre più chiari da raggiungere. Skull and Bones, per ora, è del tutto privo di personaggi o anche solo di comparse così importanti e ben delineate, a spese della trama e di tutto il comparto narrativo. Non c'è la stessa epicità, il trasporto e tutto ciò che abbiamo è un pirata personalizzabile che non parla mai, calato in un racconto privo di colpi di scena e personaggi memorabili.

    Per essere precisi, Ubisoft ha arricchito la roadmap del gioco con alcuni dei cosiddetti "Lord Pirata" citati più su e presenti in Black Flag, prevedendone l'inserimento come attività da endgame. Non sappiamo come saranno trasposti, ma basandoci sul trattamento riservato al resto della narrativa non possiamo dirvi quanto verranno approfonditi. In conclusione, chi vi scrive ha fatto delle considerazioni puramente personali, sapendo che una parte dei lettori potrebbe preferire il mondo condiviso di Skull and Bones e il suo approccio alla navigazione rispetto all'esperienza in solitaria di Black Flag. Eppure, quest'ultimo resta imbattuto se si pensa alla completezza del suo pacchetto di esperienze (ed emozioni) piratesche.

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