Splinter Cell: Sam Fisher torna in Rainbow 6 Siege

Da Third Echelon a Rainbow Six Siege: breve storia dell'agente segreto più amato del mondo dei videogiochi, in procinto di tornare anche su Oculus.

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  • PS4
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  • Impossibile non aver sentito pronunciare, almeno una volta, il nome di Sam Fisher. Il personaggio, tra i più iconici del mondo videoludico, manca dalle scene da un bel po', nonostante si sia palesato saltuariamente, purtroppo, sempre come "supporto" ad altre proprietà intellettuali di proprietà del colosso transalpino e targate "Tom Clancy's" (a tal proposito, su Everyeye.it trovate uno speciale sulla storia di Splinter Cell).

    L'epopea di Sam

    Il publisher francese, come è noto, dal 2008 detiene i diritti di sfruttamento del marchio, siano essi utilizzati per videogiochi, fumetti, giocattoli, merchandise, film (vi ricordate il progetto che vedeva Tom Hardy nei panni proprio di Sam Fisher?) e qualunque altra cosa possa esservi associata. Come i libri, ad esempio. L'epopea di Sam Fisher, in particolare, ha visto la pubblicazione di sei romanzi, partoriti da diversi autori tutti accomunati da un solo pseudonimo: "David Michaels". L'ultimo, il settimo datato 2013 e legato a Blacklist, è invece stato affidato a Peter Telep, autore e sceneggiatore televisivo.

    Ora, a quanto sappiamo, dovrebbe addirittura arrivare un romanzo inedito, proprio incentrato sulla "nuova vita" di Fisher all'interno della squadra Rainbow.
    Ecco, con la terza stagione dell'Anno 5 di Rainbow Six Siege (recuperate la nostra di R6 Siege Shadow Legacy), il camaleontico agente statunitense si è imbarcato in una avventura del tutto nuova, ancora una volta da comprimario. Forse sta semplicemente attendendo il momento migliore per tornare a calcare le scene da protagonista, magari sfruttando l'imminente nuova generazione di console. Lo speriamo ardentemente. Intanto, proviamo a ripercorrere le tappe fondamentali che hanno condotto Sam sino alla decisione di abbracciare la causa della squadra Rainbow.

    E' molto più difficile uccidere un fantasma che una realtà.

    Riassumere in poche battute la lunghissima carriera di Sam Fisher (è stato pur sempre protagonista di ben sette capitoli del franchise, oltre ai già citati romanzi) è un'impresa titanica.

    Nato nel 1957, figlio di un agente della CIA che durante la Guerra Fredda opera sotto copertura a Mosca, il ragazzo si arruola dopo la misteriosa morte dei genitori. Una volta laureatosi, nel 1980, entra in Marina superando brillantemente l'estenuante addestramento che gli apre le porte dei Navy Seals. A metà degli anni '80 diviene un operativo della CIA.

    L'Agenzia lo manda sotto copertura - ufficialmente al seguito delle delegazioni diplomatiche - nei paesi europei del blocco comunista. Proprio durante uno dei suoi viaggi in Europa entra in contatto con una analista della National Security Agency, Regan Burns, la quale non solo diverrà sua moglie ma gli darà anche una figlia, Sarah, che segnerà tutta la sua vita successiva.

    A cavallo tra gli anni '80 e la metà degli anni '90, Sam ha modo di partecipare a una incalcolabile quantità di operazioni sotto copertura sempre nei paesi dell'Europa dell'Est e in Medioriente. Poi, nel '96, dopo l'ennesimo durissimo periodo di addestramento, viene selezionato come prima scelta da Third Echelon, la neonata sezione top secret della NSA specializzata nella guerra tecnologica e in operazioni sensibili tese alla raccolta di preziose informazioni in territori ostili. Il programma, battezzato Splinter Cell, porta Sam a operare in ogni angolo del mondo in innumerevoli missioni, tutte ad altissimo rischio.

    Maestro della raccolta di informazioni, tecniche di interrogatorio e combattimento a mani nude (cultore del Krav Maga) e con ogni tipo di arma, Fisher diviene ben presto una risorsa imprescindibile per Third Echelon. Purtroppo, nonostante sia ormai una macchina da guerra fatta e finita, viene sospeso dal servizio quando gli viene comunicata la morte della figlia. È il 2007 e Sam, incapace di elaborare la perdita sente che non ha più nulla per cui lottare e accetta la proposta di tornare in servizio attivo.

    La missione è di quelle senza ritorno: infiltrarsi nelle fila della JBA, organizzazione terroristica operante all'interno del territorio statunitense, che progetta di radere al suolo tre metropoli americane con attacchi nucleari. Sventata la minaccia e ritiratosi nuovamente dalle scene, l'ormai ex agente viene coinvolto ancora una volta nel 2011 dal suo vecchio capo, per scovare la talpa che non solo sta minando l'ormai obsoleta Third Echelon dall'interno ma pianifica anche un attentato al Presidente degli Stati Uniti. La vicenda ha un impatto devastante per l'organizzazione, che viene smantellata.

    L'agente torna per l'ennesima volta in pensione. Anzi, "dormiente". Sino a pochi mesi dopo, quando viene ridestato (assieme ad alcuni storici compagni d'avventura) per assumere il ruolo di comandante in capo delle operazioni di Fourth Echelon, una organizzazione di intelligence antiterrorismo di nuova concezione agli ordini diretti del Presidente. Il compito è chiaro: contrastare i piani dell'ennesimo gruppo terroristico (gli "Ingegneri") e smantellare il programma "Blacklist".

    Le ultime cartucce

    Ritroviamo Sam nel 2019 in Bolivia e, ancora, nel 2025 su Auroa. Fisher è coinvolto in Fourth Echelon ed entrambe le operazioni questa volta si svolgono con il supporto dei Ghost.

    L'Agente arriva in Bolivia per recuperare informazioni sensibili da un ufficiale traditore della CIA. Per l'occasione Fourth Echelon contatta il capo delle operazioni dei Ghost, Bowman, per chiedere alla squadra sul campo di dare pieno supporto all'agente. La missione è semplice: togliere di mezzo il traditore e cancellare tutto il materiale sensibile sottratto al governo degli Stati Uniti che, pare, sia talmente importante da cambiare il futuro della guerra.

    Qualche anno dopo su Auroa Sam, infiltratosi per rintracciare e recuperare degli specialisti scomparsi tempo prima, scopre l'esistenza di un misterioso programma denominato "progetto CLAW", che permette di controllare efficacemente sciami di droni grazie a un'intelligenza artificiale estremamente avanzata concepita per usi militari. L'aiuto dei Ghost, anche in questo caso, si dimostra ancora una volta prezioso per la buona riuscita dell'operazione. E, ovviamente, la sopravvivenza dell'ormai anziano Fisher.

    La squadra Rainbow: ricomincio da Zero

    Rispettando l'ordine cronologico degli eventi Sam, ancora operativo e poco propenso a godersi la meritata pensione, approda alla corte di Harishva "Harry" Pandey, l'ormai arcinoto direttore che ha assunto da un paio d'anni le redini del team Rainbow, dunque ben prima (2020) dell'operazione su Auroa (2025).

    Fisher ora ha sessantatré anni e il direttore, essendo anche il psychological advisor della squadra, ha traggiato un suo profilo, che ci consente di sbirciare attraverso il velo di mistero e leggenda che lo avvolge. Nella squadra Rainbow l'esperienza di Sam appare sin da subito preziosa, nonostante lo stesso Six ammetta di conoscere ancora poco del passato dell'ex agente dell'NSA. Troppi i documenti ancora secretati, troppi punti oscuri e mai chiariti.

    Ciò che è certo è che Sam accetta di entrare a far parte del team (in cui c'è anche qualcuno che lo conosce già: Finka, che lo incontrò quand'era bambina) solo per un motivo: pare sia in grave pericolo, braccato da un nemico implacabile ancora sconosciuto. La copertura, il ruolo di operatore attivo sul campo e il nuovo nome in codice adottato, "Zero" (in onore della sua anzianità di servizio), sembrano al momento reggere, tenendolo al sicuro dalla fantomatica minaccia.

    Forse un indizio su un nuovo capitolo della serie Splinter Cell? A noi piace pensarlo e, di sicuro, i ragazzi di Ubisoft si divertono a stuzzicare il pubblico.

    Tornando al presente e a Sam: la leggenda dello spionaggio a Stelle e Strisce non è di certo il tipo che sta con le mani in mano, in attesa che accada l'irreparabile. Per questo, data la sua indole e l'esperienza maturata nei decenni trascorsi a servire il proprio paese, assume anche il ruolo di istruttore, divenendo di fatto - in quanto non appartenente ad alcuna forza armata - il primo operativo al mondo dell'unità ROS.

    ROS sta per "Rainbow Operation Staff", una divisione fondata da Harry specificamente per rispondere alle nuove esigenze del Programma Rainbow Six. Quest'ultimo, per chi non lo conoscesse, è stato creato per rispondere alla politica di decentramento portata avanti proprio dal neo direttore, tesa a creare diversi hub in giro per il mondo in cui i migliori operatori al mondo si possono allenare assieme, imparando gli uni dagli altri, aumentando le loro skill e rispondendo con maggior reattività alle eventuali minacce terroristiche.

    Zero, dunque, è il primo, vero membro dello staff attivo nel Programma. L'universo di Rainbow Six Siege, insomma, si svela poco a poco. Il team di creativi in forza a Ubisoft Montreal sta riuscendo nella creazione di un background coerente, sempre più esteso e affascinante di cui Sam Fisher rappresenta un tassello fondamentale rispetto allo sviluppo della futura narrazione. Ovviamente, a una leggenda come lui non poteva esser riservato nulla di diverso.

    Da insegnante a combattente, senza tradire la propria natura

    Il nuovo combattente, come ricordavamo, non si accontenta di fare da comprimario. Al ruolo di insegnante intransigente affianca anche quello di Operatore, attivo in prima linea. Con Operazione Shadow Legacy, pertanto, il buon Sam si rimette in gioco. Gli anni non sembrano passare, nonostante accetti di modificare leggermente il proprio modus operandi per adattarlo alle esigenze della squadra Rainbow.

    L'ex agente Echelon, infatti, pur continuando ad esser affezionato al proprio equipaggiamento e al ruolo di "intel gatherer", deve abbandonare l'approccio puramente stealth (e l'utilizzo di metodi non letali) abbracciando, a mali estremi, il conflitto a fuoco.

    Dismesso l'iconico visore che lo accompagna da sempre, la capacità di raccogliere informazioni preziose in sicurezza ora passa attraverso un dispositivo di nuova generazione che ha lasciato di stucco persino la responsabile del reparto R&D della squadra Rainbow, Mira: il Lanciatore Argus. Solitamente è proprio l'Operatrice spagnola a mettere a punto i gadget ultra tecnologici dei colleghi. In questo caso, però, sembra che Zero ne sia già in possesso. Una microscopica ma fondamentale connessione con il suo passato, che sottolinea ancora una volta la fedeltà e il rispetto con cui gli sviluppatori si sono approcciati al personaggio.

    Dopo la morte della moglie, infatti, Sam accetta un lavoro d'ufficio negli States per stare accanto alla figlia ormai adolescente. Il suo ruolo? Studio e sviluppo di nuove armi e metodi di raccolta di informazioni. Insomma, è possibile che il gadget provenga proprio dagli studi sperimentali portati avanti da Fisher alla CIA.

    Il gadget è dotato di speciali telecamere in grado di agganciarsi alle pareti (anche quelle rinforzate) per sorvegliarne entrambe i lati. Non solo: le camere possiedono un singolo raggio laser, che può distruggere gli strumenti avversari o ferire leggermente gli operatori nemici per favorire il breach alleato. Sam Fisher, insomma, torna in azione più in forma che mai, nonostante l'età avanzata. La sua evoluzione, come dicevamo, appare rispettosa e coerente con il personaggio che i giocatori di lungo corso hanno imparato a conoscere e amare nel corso del decennio 2002-2013. Ora non ci resta che sperare che questa - gradita - sortita di Sam sia solo il preludio di un ritorno come protagonista assoluto.

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