Star Ocean The Last Hope: un viaggio nello spazio profondo

L'arrivo dell'edizione rimasterizzata di The Last Hope ci permette di riscoprire l'ultimo, grande capitolo della serie Star Ocean.

Star Ocean The Last Hope: un viaggio nello spazio profondo
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Disponibile per
  • Xbox 360
  • PS3
  • Pc
  • PS4
  • Prepariamoci viaggiare di nuovo tra i mari ignoti dell'oceano stellare, su Playstation 4 e Steam, con la riedizione di Star Ocean The Last Hope, inizialmente uscito nel 2009 in esclusiva temporanea per Xbox 360, al culmine (e alla fine) di un'epoca in cui la console di Microsoft permise di giocare ad alcuni "jrpg" memorabili come Blue Dragon o Lost Odissey. Dopo quell'elogio alla noia in formato videoludico che risponde al nome di Integrity e Faithlessness, vera e propria pietra tombale di una grande saga, il valore di The Last Hope risulta profondamente amplificato: l'opera di Tri-Ace deve essere quindi vissuta e ricordata come l'ultimo, vero Star Ocean, nonostante questo quarto capitolo sia in realtà un preludio alle vicende della serie, svolgendosi in un'era antecedente al primo episodio, durante gli albori della colonizzazione spaziale terrestre.

    Trama stellare

    Tirato a LucidoÈ un remastered insolito, quello di The Last Hope, almeno per chi è abituato a giocare su console. Il titolo mette infatti il giocatore di fronte ad una serie di opzioni grafiche che permettono di personalizzare l'esperienza visiva, adattandola alle proprie necessità ma anche alla potenza della macchina che si possiede (da PS4 a PS4 PRO, infatti, le cose cambiano).
    Una delle opzioni più importanti è ovviamente quella legata alla risoluzione. Non sappiamo esattamente come mai il team di sviluppo abbia lasciato anche la possibilità di selezionare i 720p, dato che la scelta del giocatore ricadrà ovviamente sulle altre tre disponibili: 1080p, 1440p, 2160p (ovvero il 4K).
    Nel caso in cui si voglia puntare sulla massima risoluzione possibile, anche PlayStation 4 PRO rischia di faticare un po' dal punto di vista del framerate. È possibile quindi modificare la qualità delle ombre, la risoluzione delle texture (consigliamo di lasciarla su Alta), l'antialiasing, la profondità di campo e la distanza della visuale (che in pratica agisce come in Field of View). Lavorando un po' con le opzioni è possibile ottenere un risultato più che discreto, anche se per rimuovere del tutto i piccoli cali di framerate si dovrà probabilmente optare per una risoluzione minore. I 1440p, come spesso, sono una soluzione eccellente, che permette di godere di una buona pulizia dell'immagine anche su pannelli ad ampia diagonale, e dell'aumento di nitidezza garantito dal supersampling, nel caso in cui si usi una TV full HD.
    Complessivamente è molto piacevole vedere una riedizione che, anche su console, presenza un menù di personalizzazione così completo: speriamo che in futuro questo approccio possa diventare uno standard.

    Ci sono due motivi principali, oltre ad un gameplay indubbiamente riuscito ed al fascino di tanti panorami alieni, per cui questo titolo merita di essere (ri)giocato da tutti gli appassionati di fantascienza e dei giochi di ruolo nipponici: primo fra tutti una trama ricca di suggestioni e ricordi di una dorata classicità sci-fi che rimanda alle space-opera di Jack Vance. Ma Star Ocean va oltre il periodo d'oro della fantascienza, per connettersi persino agli X-Files e sfiorare l'epica apocalittica della saga di Hyperion di Dan Simmons, in particolar modo quando lo scrittore americano immagina imperscrutabili complotti cosmici e ancestrali esseri viventi con poteri pseudo-divini.
    Inevitabili sono le iperboli e i luoghi comuni di natura nipponica, tuttavia questi non nuocciono alla trama ma la arricchiscono con visioni esemplari e potentissime, che trovano il loro apice nel titanico, sconvolgente finale. Chi scrive all'epoca reputò la storia di The Last Hope, con i suoi mirabili eccessi melodrammatici, ancora più ricca e originale di quella di Mass Effect, sebbene la messa in scena, il ritmo e la rappresentazione, all'interno delle due opere, degli eventi siano profondamente diversi.
    Malgrado all'inizio il protagonista Edge Maverick non possieda un carisma che riesca ad emanciparlo dai cliché del genere e risulti solo funzionale allo sviluppo del plot, non mancano personaggi dallo spessore drammatico e poetico degno di uno Xenosaga. Per questo, interagendo con gli altri caratteri, Edge acquista progressivamente sempre maggior rilievo, e con il passare delle ore si distacca dal ruolo di mero connettore tra gioco e giocatore, assumendo una personalità più affascinante. L'intreccio è narrato attraverso lunghe scene non-interattive: i lunghi momenti narrativi sono fondamentali nei giochi di ruolo di questa tipologia, poiché motivano il giocatore a tollerare ore ed ore di battaglie alquanto ridondanti.Nel caso di Star Ocean, ossia di una saga che da sempre non brilla per la varietà dei nemici, si rivelano inoltre essenziali per non farci sprofondare nel tedio di una spossante ripetizione.

    È vero che i combattimenti di The Last Hope sono dinamici, tecnici e a tratti davvero spettacolari con la loro ricchezza cromatica e tattica. Tuttavia malgrado la validità di un combat-system orientato verso l'azione che non penalizza mai il pensiero strategico, l'esercizio continuo delle stesse azioni finirebbe per annullare il divertimento e la passione, se non fosse per la validità della trama e per le sequenze altamente cinematografiche con la quale è illustrata.

    La musica come elegia della fine del mondo

    Il valore di musicista di Motoi Sakuraba è innegabile e le sue melodie sono indissolubilmente legate alla saga in questione, oltre che a tanti Tales Of, a quel capolavoro quasi dimenticato che è lo "chopiniano" Eternal Sonata e alla trilogia di Dark Souls.
    Per The Last Hope Sakuraba ha scritto una partitura immensa e le sue armonie trapassano da una sognante speranza al brivido lovecraftiano di mostruosità inconcepibili, dal positivismo tecno-scientifico ad una dimensione selvaggia e preistorica, dal lirismo sentimentale ad un'epica colossale.
    La musica di Sakuraba risulta più ispirata proprio dove The Last Hope si ferma ad indagare sulla fine della Terra e la possibile estinzione dell'umanità, poiché i suoni si annacquano in una lacrimosa malinconia, sprofondano in una sconsolata ammissione dell'umana crudeltà senza risuonare soltanto pessimisti e dolorosi, perché contemplano anche la possibilità di una redenzione per la nostra specie.

    Durante decine di ore di gioco la colonna sonora non cessa mai di illustrare i panorami del mondo di gioco, né gli orizzonti sterminati del pensiero: si tramuta infatti nella rappresentazione della psiche dei personaggi, raffigurando attraverso note, timbri e ritmi di ciò che essi pensano e provano. La musica talvolta rischia di essere troppo ingombrante nei videogiochi, così come al cinema, andando a seppellire immagini e parole.
    Ma in The Last Hope, oppure ancora nei Final Fantasy con la colonna sonora di Uematsu, in Xenogears o in Chrono Cross, in Kingdom Hearts e recentemente in NieR: Automata, la soundtrack non è mai eccessiva o famelica, e diventa anzi essenziale per le emozioni di chi gioca, guarda, ascolta.

    Star Ocean: The Last Hope Dopo la brutta delusione di Integrity and Faithlessness, del quale rimane solo il ricordo di qualche sprecata musica di Sakuraba, vivere o rivivere The Last Hope ci riporta ai fasti di una saga unica nel panorama dei giochi di ruolo giapponesi. Un’epopea fantascientifica che, sebbene non abbia mai raggiuto la gloria e la profondità sci-fi delle opere di Tetsuya Takahashi, gli si affianca comunque onorevolmente, grazie ad appaganti dinamiche ludiche e strategiche. Se non siete impegnati nelle meravigliose vastità di Xenoblade Chronicles 2, se ancora vi struggete per quel “pasticciaccio brutto” di integrity and Faithlessness, se avete già apprezzato Till The End of Time, pubblicato su Playstation Store, e volete ancora altre fanta-emozioni, The Last Hope è un videogame da amare e non lasciarsi sfuggire. Anche solo per ribadire l’interesse del pubblico verso un tipo di produzioni che può rischiare l’estinzione, in mezzo ad una tempesta di mediocrità, dove sguazzano sciatti seguiti scritti e sviluppati senza arte né passione.

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