Star Wars e videogiochi: una storia complicata

Il franchise creato da Lucas meriterebbe un esponente videoludico di spessore, da troppi anni assente dal mercato.

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  • La Forza è un'entità complessa. Il dogmatismo e la sacralità partoriti dalla mente del creatore di Star Wars si sono diffusi a macchia d'olio in ogni angolo remoto del suo universo. Ciò vale per tutto, dall'opera pienamente canonica fino alla più insignificante storia dell'universo espanso, che hanno contribuito a trasformare l'universo in mitologia, la mitologia in culto. Ad oggi è difficile elencare tutti i personaggi, e le loro rispettive storie, che popolano l'immaginario di George Lucas tra film, fumetti, libri, giochi e videogiochi. E non è poi così sbagliato, a parer nostro, definire il franchise uno specchio riflesso del modo in cui il suo concetto primo, la Forza appunto, si è plasmata attraverso gli anni.

    Insomma, così come la produzione filmica sembra più che mai soggetta a un'estrema ramificazione del proprio affresco narrativo, allo stesso modo la saga di Guerre Stellari vive da sempre un vortice produttivo estremamente movimentato. Ed è proprio tra le innumerevoli frange dell'industria videoludica che, soprattutto di recente, le gesta di Jedi e Sith stanno vivendo un momento storico decisamente problematico. Un'altalena di emozioni, un via vai di speranze e delusioni, una giostra di esperienze che non ci hanno ancora permesso di riconoscere un campione indiscusso.

    Tanto tempo fa...

    Eppure, c'è da dirlo, alle origini della più moderna forma d'intrattenimento del mondo contemporaneo il futuro appariva piuttosto roseo. Tolti i primi, seminali esperimenti in salsa arcade che videro la luce tra l'inizio degli anni Ottanta e la fine dei Novanta - ispirati, in larga parte, ai tre episodi classici della saga cinematografica - i primi riscontri positivi giunsero soprattutto agli albori dell'era PlayStation e delle console casalinghe di casa Nintendo.

    Questo perché la seconda trilogia sul grande schermo (da La minaccia fantasma a La vendetta dei Sith) diede adito a nuove partnership tra la Lucasfilm e i produttori videoludici: i tie-in di Episodio I ed Episodio III - usciti rispettivamente nel 1999 e 2005, nello stesso anno di debutto dei film da cui erano tratti - vengono ricordati con moderato affetto dalla fanbase di riferimento.

    Soprattutto La vendetta dei Sith su PlayStation 2, all'epoca, si rivelò essere un buon action game a livelli, che riproponeva per filo e per segno gli eventi e le ambientazioni che caratterizzavano il capitolo dedicato alla genesi di Darth Vader. Un titolo dietro il quale c'era la mano di Ubisoft, poco rivoluzionario e concettualmente conservativo, che tuttavia proponeva un buon parco di personaggi giocabili, ciascuno con il proprio stile di combattimento ispirato alle movenze della controparte filmica; se a ciò ci aggiungiamo una progressione narrativa piuttosto longeva e impreziosita da cutscene tratte dalla pellicola, il risultato non poté che essere dignitoso.

    Ma c'è anche un ulteriore filone da considerare, perché proprio in quegli anni prendevano corpo le fondamenta del cosiddetto universo espanso.
    Abbiamo già detto come la produzione letteraria e fumettistica abbia attinto dall'universo modellato da Lucas per creare storie e personaggi che potessero spaziare al suo interno nei modi più disparati: racconti ambientati anche millenni prima della storia canonica che tutti conosciamo, dedicati ai principali protagonisti agli albori dell'Ordine Jedi, ma anche episodi d'intermezzo che completassero (anche se in maniera apocrifa) gli anni di vuoto che intercorrono tra una trilogia e l'altra.

    Di questi due diversi canovacci, agli inizi degli anni 2000, videro la luce alcuni esponenti di assoluto rilievo, capaci ancora oggi di elevarsi sul podio dei migliori videogiochi di sempre. La rivoluzione passò anche per titoli come Star Wars: Jedi Knights II: Jedi Outcast su PC, Xbox e Game Cube, espansione di un filone riconducibile a Star Wars Jedi Knights: Dark Forces II. Un fondamentale apripista per gli FPS in salsa Guerre Stellari, che soprattutto sul versante narrativo offrì uno dei racconti più interessanti e meglio scritti di sempre, focalizzandosi su protagonisti inediti come il mercenarioKyle Katarn.
    Inoltre, tra gli esponenti più rappresentativi di quegli anni c'è senza dubbio l'RPG Knights of the old Republic, per: i ragazzi di BioWare diedero vita, nel 2003, a un gioco di ruolo nel senso più puro del termine. Un titolo che, ancora oggi, porta su di sé un blasone inimitato, forte di una componente narrativa sontuosa e di meccaniche stratificate tra i più canonici stilemi del genere.

    Ma il vero e proprio spartiacque, in senso tecnico e concettuale, è rappresentato da Star Wars: Battlefront, successore ideologico di una tendenza estremamente solida in cui le Guerre Stellari videoludiche abbandonavano l'hack ‘n slash e le dinamiche ruolistiche per sconfinare nuovamente nell'inflazionato settore degli sparatutto in prima persona. Seminale il percorso compiuto dalla serie Activision, capace di dar vita a una serie di sequel i cui successori spirituali (venuti alla luce grazie ad Electronic Arts in tempi recenti) perdurano proprio nella generazione corrente di console casalinghe.

    Prima di arrivarci, però, è doveroso fare un salto indietro di una generazione. L'era di PlayStation 3 e Xbox 360 ha avuto un esponente di valore, imperfetto ma decisamente a fuoco nel delineare un racconto di passaggio dai toni oscuri e profondi. Ci riferiamo a Star Wars: Il Potere della Forza, una distopia dai caratteri cupi che ipotizzava l'esistenza di un apprendista Sith tra i ranghi dell'Impero: il tormentato Starkiller, orfano in grado di utilizzare la Forza e allevato da Darth Vader subito dopo l'emissione dell'Ordine 66. The Force Unleashed si prese il non facile compito di espandere le conseguenze degli eventi di Episodio III e narrare le premesse di Episodio IV, mettendo in scena una crociata volta a sterminare gli ultimi Jedi rimasti nella Galassia dopo il crollo della Repubblica e la nascita del primo Impero Galattico. L'epopea di Starkiller ebbe anche uno sfortunato sequel, più spettacolare e dinamico nel gameplay ma molto meno a fuoco dal punto di vista narrativo.

    Un'operazione quasi del tutto commerciale, volta a mantenere in vita la leggenda di Starkiller nell'universo espanso di Star Wars. Una leggenda, purtroppo, destinata a tramontare insieme alla generazione di appartenenza, all'alba della current gen con PS4 e Xbox One.

    ... in una galassia ancora lontana

    Arriviamo alla contemporaneità e alle grandi produzioni Tripla A, dominate da narrazioni sontuose e mondi di gioco rivoluzionari da un lato, ma anche di esperienze multigiocatore e online importanti dall'altro. L'avvento della next-gen ha visto un grande publisher come protagonista dello sfruttamento di una licenza prestigiosa come Guerre Stellari: Electronic Arts ha preso in carico l'onere della direzione creativa di tutti i videogiochi su Star Wars, insieme ovviamente all'asse portante degli investimenti produttivi rappresentato da Walt Disney Company.

    La parabola della più recente saga di Star Wars: Battlefront è una storia nota a tutti: un primo capitolo decisamente interessante sul piano tecnico, ma fin troppo povero di contenuti, ha poi lasciato spazio al controverso e criticato secondo episodio. La controparte, oseremmo dire, quasi perfetta del suo predecessore: il tentativo di creare un'esperienza ben oltre il gaming di stampo casual, confezionando un prodotto che riuscisse a soddisfare tanto il pubblico competitivo e amante degli FPS multiplayer quanto l'esigente fandom di Guerre Stellari. Quello attento a ogni dettaglio, al più piccolo dei frammenti del puzzle narrativo di tutto l'immaginario ordito negli anni da Lucas e Disney.

    Star Wars: Battlefront 2 ha tentato di seguire le orme dei predecessori, intessendo un racconto che potesse colmare il buco tra Il ritorno dello Jedi e Il risveglio della Forza proponendo una protagonista forte e d'impatto: Iden Versio è un'icona femminile al pari di Rey e Jyn Erso, ma anche una figura narrativamente interessante capace di riservare non pochi colpi di scena alla vasta platea di appassionati.

    Ma Battlefront 2 è anche un gioco afflitto da ambiguità produttive. Privo di un'identità specifica e di un supporto continuativo ancora in corso, eppure sottoposto a una gogna mediatica che accusava il team di sviluppo di aver abusato nella gestione delle microtransazioni.
    Ad oggi la creatura di DICE è l'unico grande esponente videoludico di Guerre Stellari su console e PC, riferendoci ovviamente all'attuale generazione. Il punto è che, ora più che mai, manca un vero e proprio faro: un titolo di riferimento che faccia gridare al capolavoro, che proponga un'identità tutta sua. Un titolo che possa essere il "Prescelto", e che non tradisca le aspettative di un pubblico di spessore. Ed è sempre EA ad avere, al momento, tale fardello sulle proprie spalle.

    "Tu eri il Prescelto!"

    I progetti attualmente in sviluppo sono, tuttavia, pericolosamente in bilico tra l'hype dei propri consumatori e il caos produttivo che attanaglia il publisher canadese da diversi mesi a questa parte: è doveroso ricordare, infatti, che Electronic Arts si è resa autrice di una serie di soluzioni drastiche che hanno portato alla chiusura di diverse software house associate alla compagnia.

    Uno degli ultimi casi, ironia della sorte, ha colpito proprio una promettente produzione legata a Star Wars: la clamorosa chiusura di Visceral Games ha infatti gettato nell'oblio un titolo che attualmente è stato preso in eredità da EA Vancouver, che ha deciso di preservarne il concept originale e di mantenerne in vita l'idea di fondo, trasformandolo da un probabile action lineare in un open world.

    Parliamo di un videogame che promette di essere un free roaming in stile Protoype, aprendo la strada alle dinamiche di un RPG adventure che potrebbe portare sui nostri scaffali un'esperienza finalmente dignitosa. Purtroppo è da tempo che non abbiamo notizie sul misterioso Star Wars di Vancouver, ma nelle ultime settimane sono emerse voci pericolose circa la possibile chiusura del progetto: un rumor smentito, per fortuna, da EA stessa, ma che ha in ogni caso fatto scattare un campanello d'allarme in seguito a un comunicato piuttosto ambiguo, lasciando più un dubbio sul destino del gioco.

    Attualmente la casa canadese ha, nella propria fucina produttiva, un ulteriore titolo: Star Wars: Jedi Fallen Order, di cui non sappiamo nulla e che abbiamo conosciuto durante una presentazione fin troppo frettolosa nel corso di EA Play 2018. Altra dimostrazione di come l'attuale gestione comunicativa e produttiva di Electronic Arts abbia spesso vacillato e riservato al prestigioso brand di Guerre Stellari un trattamento che forse non merita.

    A parer nostro, il motivo di una gestazione simile è da ricercarsi nell'assetto burocratico attorno al franchise, come successo nel caso di Dragon Ball FighterZ. Un discorso che vale anche per quell'utopia chiamata "Marvel Gaming Universe", di difficile realizzazione perché incatenata all'eccessiva frammentazione aziendale in campo videoludico.

    A fare eco a tutta questa situazione solo le dure ma esaustive parole di Greg Miller, co-scrittore di Rogue One: A Star Wars Story. Lo sceneggiatore ha aspramente criticato il comportamento di EA in merito al contratto firmato con la DIsney nell'ormai lontano 2013. Un accordo che ha portato a due esperienze dimenticabili e a diverse cancellazioni, prima di giungere ai due videogiochi sopra citati. Insomma, un brand come Star Wars - attualmente di proprietà della Disney dopo l'acquisizione della Lucasfilm - è indubbiamente posizionato tra più fuochi. Da una parte le esigenze economiche di un'azienda come EA, legata già di per sé a un momento storico difficile, dall'altra la frammentarietà di un mercato in cui la Casa di Topolino sembra non essersi ancora posizionata al meglio. In mezzo, sotto i colpi incessanti dei micidiali blaster dell'entertainment, sull'altare del sacrificio c'è il fandom di Guerre Stellari, orfano di un esponente che possa incidere il proprio nome nel firmamento dell'Olimpo videoludico.

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