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StarCraft II diventa Free to Play

Blizzard continua a spingere sugli esport e rende totalmente gratuita l'esperienza multiplayer del seguito del gioco che ha reso reale tutto questo mondo.

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  • Da martedì 14 Novembre Starcraft II è gratis. Come League of Legends. Scarichi il client, scarichi il gioco, non paghi un euro e giochi online per tutta la vita. Pubblicato inizialmente nel 2010 il gioco è al momento una pietra miliare della scena multiplayer competitiva internazionale nonostante abbia arrancato, parecchio, a diventare popolare in Corea del Sud. Questo perché Starcraft II, prima di quel numero scritto con i caratteri antico romani, ha 9 lettere che significano semplicemente tutto per l'esport in generale e soprattutto per la scena professionistica del paese asiatico. Nonostante quindi Blizzard non sia riuscita a detronizzare uno standard da lei stessa creato nella patria dei più grandi pro-gamer del mondo, cioè il primo Starcraft con la sua espansione Brood War, Starcraft 2 rappresenta per tutto il resto del globo LO strategico in tempo reale esport per eccellenza. Quello con i premi più alti ai tornei, quello con la community più grande, quello con l'aspettativa migliore per diventare un pro-gamer.Sia chiaro: il genere è stato abbastanza abbandonato dalle major videoludiche dalla nascita dei MOBA in poi. Gli esempi, anche in campo non esportivo, sono pochissimi (mi viene in mente solo Halo Wars 2, di giochi veramente recenti, anche se ci sarebbe tutta la scena mobile da analizzare: Clash Royale è assolutamente un RTS, mascherato da TCG) e il mercato si sta concentrando su altro. Per Starcraft 2 è stato davvero banale conquistare una simile scena a livello internazionale ma la storica mossa di Blizzard di rendere il titolo Free To Play punta molto più in alto del dominio in un solo regno. Regalare un gioco come Starcraft II al pubblico mondiale significa provare a proporre, di nuovo, uno standard, una piattaforma per far competere le persone senza alcun costo economico aggiuntivo per risultare il più forte, ridendo in faccia ad ogni meccanica di guadagno sviluppata dai competitor di tutto il mondo.

    Free to Play come non l'avete mai visto, cioè alla lettera!

    Come si può valutare con i propri occhi dal marketing rilasciato a corredo dell'iniziativa, Blizzard punta a posizionarsi come l'azienda principe nel mercato esport, il mercato più meritocratico del mondo, dove il più forte vince e vincerà sempre. In Starcraft II non si può spendere del denaro per avere delle truppe più forti o più rare di quelle dell'avversario, non è possibile usare scorciatoie "classiste" dove chi ha il portafoglio più pieno progredisce più velocemente. Chi si è allenato di più, chi ha sacrificato più parti di se stesso per eccellere al gioco, semplicemente, merita la vittoria. Una mossa completamente antitetica alle tendenze in voga nell'industria videoludica targata 2017, la stessa industria che produce una barca di revenue grazie ai giochi mobile (vi ricordo che sui 108,9 miliardi di dollari generati quest'anno dai nostri amati videogiochi ben 46,1 sono relativi ai titoli per telefonino) e alle loro microtransazioni. Attenzione, non è che Blizzard è l'angelo venuto a salvarci da questo inferno: è un'azienda che punta al profitto e infatti rumor sempre più insistenti la vogliono impegnata proprio nella produzione del suo primo titolo esclusivo per piattaforme tipo smartphone e tablet. Dall'altro lato, però, i paladini di Irvine hanno capito che la "bolla" dell'esport non è più tale ma una solida realtà e oltre alla Overwatch League hanno pensato bene di aumentare a dismisura il numero di giocatori dei propri titoli di punta semplicemente eliminando la prima barriera all'ingresso: il costo per l'acquisto di un videogioco.Spiegata quindi la motivazione dietro a questa scelta, passiamo all'analisi della stessa. Riuscirà nell'intento? Il gioco è ormai troppo vecchio per i tempi che corrono e per le mode del momento? È possibile riportare in auge nei tornei di mezzomondo una simile corazzata rendendola gratuita e quindi più accessibile?

    Ci riprendiamo quello che è nostro

    Per rispondere a queste domande bisogna innanzitutto ripetere quanto già scritto: Starcraft 2 è assolutamente ancora lo standard, per quanto riguarda qualunque torneo di rilevanza internazionale, negli esport 1vs1. Probabilmente, escluso Hearthstone, è ancora l'esport 1vs1 per eccellenza. Renderlo free to play, quindi, non può far altro che aumentarne l'appeal. Posto quindi che Blizzard non deve riuscire in nessuna impresa impossibile, cerchiamo di capire cosa sta succedendo e perché.


    Il mercato degli esport è in fermento e la sensazione che presto tutto esploderà, stavolta per davvero, è crescente. In questo campo, dove i soldi NON si fanno vendendo giochi (il modello di business è totalmente differente ed è composto da quattro macro categorie: merchnandise, biglietti per assistere agli eventi, vendita dei diritti TV e sponsorizzazioni), rendere completamente gratuito il proprio gioco principale per attirare nuovi giocatori è una mossa dai soli risvolti positivi. Mentre gli stakeholder più "old school" seduti al consiglio di amministrazione si lamenteranno dei possibili, pochi, guadagni provenienti dalle vendite andati in fumo, chi ha un occhio proiettato al futuro starà applaudendo mentre legge le statistiche di partite e giocatori aumentare.Nel mio piccolo, moltissimi dei miei amici interessati agli esport (tutti giocatori di League of Legends), hanno scaricato e stanno provando Starcraft II. Tra l'altro Blizzard ha regalato anche la campagna del primo episodio (il gioco è composto da tre blocchi: Wings of Liberty, Heart of the Swarm e Legacy of The Void, queste ultime due sono ancora a pagamento), permettendo quindi non solo di godersi il titolo in maniera competitiva ma anche e soprattutto di fruire di contenuti single player di livello, è il caso di dirlo, galattico.

    Il coraggio di investire

    Chiaramente la partita ora non si giocherà sull'apprezzamento da parte del pubblico di questa mossa che risulta, ovviamente, anche un'eccezionale trovata di marketing. Se Blizzard e Starcraft II riusciranno a coprire il distacco che li separa dalle discipline competitive al momento più in voga, dipenderà soprattutto dalla quantità di denaro che il colosso di Irvine e i suoi partner hanno intenzione di spendere per rilanciarne la scena competitiva. Per Overwatch Blizzard sta facendo sul serio. Ha costruito uno stadio e si appresta a lanciare la Overwatch League, probabilmente il prodotto più ambizioso mai creato in occidente per quanto riguarda gli esport. Il passo per utilizzare quello stesso palcoscenico per le sfide di Starcraft II non mi sembra troppo lungo. C'è da coprire molta strada: rilanciare il circuito WCS in maniera più capillare (come fu inizialmente) e in tutte le lingue, proporre il gioco a qualunque torneo e soprattutto dare una mano agli streamer e caster su twitch nello strutturare i loro canali, vero volano di viralità in campo esport.Onestamente, per una delle poche software house che non ha mai sbagliato un colpo, sono tutti ostacoli superabili. Bisogna solo crederci.E credere in Starcraft II, almeno per il pubblico, è ora molto più facile.

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