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State of Play: un evento a misura di PlayStation VR

Con la prima puntata di State of Play, Sony propone un format che segue le orme dei Direct di Nintendo e lascia grande spazio alla realtà virtuale.

speciale State of Play: un evento a misura di PlayStation VR
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Fulmineo e diretto: il nuovo format inaugurato da Sony può essere tranquillamente definito con questa coppia di aggettivi. L'idea si riallaccia apertamente a quella proposta per lungo tempo dalla concorrenza targata Nintendo, ma assume una dimensione ancora più asciutta. Sperimentando una forma di comunicazione meno pomposa rispetto a quelle a cui ci ha solitamente abituato, l'azienda giapponese va dritta al sodo, ed in venti minuti snocciola agli occhi del pubblico una sequela di alcune novità e di qualche "pezzo da novanta" della sua line-up di esclusive.
Con State of Play, insomma, Sony attua una precisa scelta comunicativa, che si allontana dalla pomposità tipica di tanti altri show del colosso nipponico e concentra le sue attenzioni principalmente su una branca della sua offerta ludica, quella che le garantisce una propria unicità nel panorama console e le permette di differenziarsi dai contendenti: stiamo ovviamente parlando della realtà virtuale, una tecnologia su cui Sony - a ragion veduta - è intenzionata a puntare con sempre più convinzione, spinta dal desiderio di sperimentazione.

E se il ritmo dello showreel, l'assenza di forti annunci e la mancanza di qualche pallottola di grosso calibro (come Ghost of Tsushima e Death Stranding) hanno lasciato insoddisfatto un certo numero di spettatori, nel complesso non si può negare che l'obiettivo della Grande S sia stato cristallino: far comprendere come il gaming possegga molti volti differenti, e che di tanto in tanto è legittimo mettere un attimo in disparte i grandi protagonisti della scena videoludica per far spazio a progetti più piccoli, ma non per questo meno degni della luce dei riflettori.

Quello che ci aspetta su PlayStation VR

Era evidente sin dal suo annuncio che la prima puntata di State of Play non avrebbe generato un clamore mediatico pari a quello delle conferenze allestite nelle fiere di settore. L'impressione iniziale - poi confermata dall'evento stesso - era quella di una presentazione "in tono minore" che in un breve lasso di tempo facesse il punto della situazione e ricordasse agli accoliti di casa Sony quali sono le opere in cantiere, al di là dei lavori già fin troppo conosciuti a marchio Kojima e Naughty Dog.

Benché sia lontano dall'essere un appuntamento indimenticabile, tale da rimanere per mesi impresso nella memoria dei giocatori, è indubbio che State of Play abbia portato a termine il proprio compito, ribadendo a chiare lettere quanto l'azienda desideri far leva sulle potenzialità del PlayStation VR. Non è un caso se lo show si apre con una nuova proprietà intellettuale pensata in esclusiva per il visore, ossia Iron Man VR: un titolo che probabilmente non rappresenterà la killer application per il caschetto giapponese ma che evidenzia a modo suo quanto Sony si stia impegnando per rimpolpare il più possibile il ventaglio di software in realtà virtuale.

In un certo senso, insomma, State of Play può essere considerato anche alla stregua di un ringraziamento verso quella frangia della community che ha creduto nelle idee del publisher in ambito VR: è a quella fetta di appassionati che si indirizza questo evento, offrendo una carrellata di prodotti ideati appositamente per trarre beneficio dall'espressività della virtual reality.

Ideare un incontro con ambizioni così moderate è inoltre perfettamente confacente all'eco che i titoli in VR sono attualmente in grado di generare: questo piccolo palcoscenico è l'ideale per puntare lo spotlight su giochi che, in un contesto più ampio e travolgente, finirebbero per essere sommersi da nomi altisonanti. È per questo che Sony non ha mostrato nessun trailer di The Last of Us Parte II, siccome il gigante dei cagnacci avrebbe oscurato in un sol colpo progetti che non meritavano di passare sottotraccia.

E quale modo migliore per dar loro un po' di risalto se non quello di comporre un format che sia snello a sufficienza da non essere noioso né eccessivamente pretestuoso? In questo, Sony ha portato a compimento i suoi intenti, e lo ha fatto con la giusta dose di furbizia. È legittimo non essere rimasti esterrefatti dalla conduzione dello State of Play, sia a causa di una struttura non molto originale sia per la latitanza delle esclusive più attese, soprattutto se non siete interessati ai prodigi della realtà virtuale: ciononostante il valore comunicativo di un simile evento non deve essere sminuito unicamente sulla base di aspettative fuori scala.

A Sony si può comunque rimproverare qualche ingenuità legata all'esordio dello showreel, che si è barcamenato con poca omogeneità tra opere in VR, esclusive in formato tradizionale e produzioni di terze parti. Ma nel complesso è palese che l'azienda voglia tastare il terreno per comprendere in che modo strutturare le prossime puntate, magari proponendo in alcuni episodi un nucleo monotematico o concentrandosi interamente su un singolo gioco in dirittura d'arrivo.

Quel che è certo, a questo punto, è che la dimensione contenuta dello State of Play ha (per fortuna) disinnescato l'hype ingiustificato che in tantissimi nutrivano nei confronti della presentazione: così facendo, tramite una chiara consapevolezza delle intenzioni di Sony, forse i prossimi appuntamenti saranno salutati con minor delusione. Dal canto nostro, possiamo ritenerci moderatamente soddisfatti, dal momento che sul piano della VR abbiamo assistito a conferme che ci fanno ben sperare per il futuro del visore.

Osservato dalla prospettiva degli amanti della realtà virtuale, d'altronde, lo showreel non è stato avaro di leggeri sussulti: anzitutto, accanto al già citato Iron Man VR, è stata annunciata la modalità VR di No Man's Sky, una reinterpretazione dell'avventura spaziale di Hello Games che idealmente si adatta a meraviglia alle dinamiche ludiche dell'opera. Non bisogna considerare questi aggiornamenti come dei semplici upgrade: l'aggiunta del supporto alla realtà virtuale non si limita ad ampliare l'esperienza, ma la riscrive interamente, cambiando del tutto il paradigma ludico di un titolo.

Nel caso di No Man's Sky, se la conversione si dimostrerà solida quanto basta, ci troveremo dinanzi ad una maniera completamente nuova di fruire la creazione di Sean Murray. Senza contare, inoltre, i giochi nati sin da subito per sfruttare le caratteristiche di PSVR, come lo shooter Blood and Truth di London Studio, il cui trailer ci ha fornito un rapido ma saporito assaggio dei traguardi grafici raggiunti dal motore ed anche della varietà di situazioni che vivremo nell'avventura finale.

Accanto a questi "blockbuster" non mancano poi titoli meno imponenti eppure sufficientemente diversificati da formare una line-up piuttosto variegata, tra cui Falcon Age, Everybody's Golf VR, e Five Nights at Freddy's VR, il quale - nello specifico - sembra promettere qualche considerevole spavento grazie alle capacità immersive del caschetto.

In sostanza, agli occhi di una platea che sguazza nelle meraviglie della realtà virtuale, la puntata pilota di State of Play è stata un rassicurante antipasto del prossimo avvenire. Di contro, i fautori del gaming di stampo più tradizionale avranno inevitabilmente placato le fiamme aizzate dall'hype, pur senza estinguerle del tutto. Quasi in sordina, del resto, hanno fatto capolino produzioni che, esulando dal reame VR, sono state capaci di mostrare una forte personalità artistica e ludica.

Piccole esclusive crescono

Nel corso dello State of Play si sono susseguiti sia prodotti di minor caratura, quali il dungeon crawler cooperativo ReadySet Heroes, sia opere ormai ben note come Crash Team Racing Nitro Fueled, il survival game di Sony Bend ed il pikkiaduro di Netherrealm (a tal proposito, potete leggere le nostre impressioni nell'anteprima di Days Gone e nel provato di Mortal Kombat 11).

Tra i giochi in campo, tuttavia, sono due quelli che hanno accalappiato più di tutti l'attenzione del pubblico. Da una parte ci ha piacevolmente incuriositi Observation, un thriller futuristico realizzato dagli autori dello strepitoso Stories Untold, che sembra di primo acchito mescolare elementi orrorifici e psicologici, sulla scia di Tacoma e Prey: sebbene il trailer riveli molto poco delle dinamiche ludiche, il curriculum del team di sviluppo preannuncia una scrittura di altissimo livello.

Il secondo titolo a brillare di luce propria è la deliziosa avventura del team Pixelopus: nella nostra precedente prova di Concrete Genie abbiamo sottolineato il piglio favolistico della produzione, caratterizzato da un'ispirata direzione artistica e da una progressione in apparenza molto semplice.

Questo puzzle-adventure si ripresenta sulle scene durante lo State of Play dando prova di voler andare oltre la banale favola formativa, suggerendo la presenza di toni più oscuri e psicologici di quello che le premesse lasciavano presagire.

PlayStation 4 Pro Quando si assiste ad un evento è importante considerare il contesto in cui viene proposto e le ambizioni che si porta in dote. Aspettarsi una conferenza esplosiva a modello di quelle dell’E3 di Los Angeles è ingiusto nei riguardi di un format che mira a tutt’altro target. State of Play non offre certo un concept innovativo, né esordisce con una puntata molto solida ed impeccabile in termini di ritmo e contenuti, eppure riesce a comunicare adeguatamente le intenzioni di Sony. Con uno showreel rapido e senza fronzoli, il colosso nipponico sceglie di dar spazio ad un diverso volto della sua line-up, quello composto da nomi meno blasonati ma comunque importantissimi per la costruzione dell’identità ludica dell’azienda. Questo perché il PlayStation VR è un tassello fondamentale nel mosaico di Sony, lo strumento con cui veicolare alle masse un’altra idea di gaming. Ora vien da chiedersi se i prossimi episodi seguiranno la medesima scia tracciata dal “pilot”, mettendo in risalto produzioni solitamente offuscate dai giganti del settore, oppure se sperimenteranno di volta in volta nuove forme e tematiche da affrontare. Noi restiamo in attesa di futuri sviluppi, e nel frattempo iniziamo a collegare il nostro visore, con la consapevolezza che ci saranno sempre nuovi mondi in realtà virtuale nei quali tuffarci a capofitto.