Sulle tracce del nuovo progetto di Fumito Ueda e genDesign

Lo studio genDesign fondato da Fumito Ueda ha pubblicato una misteriosa immagine teaser... proviamo a indagare per saperne di più sul nuovo gioco del team.

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  • PS4
  • Sono passati pochi giorni da quando lo studio genDESIGN ha diffuso un'immagine del suo nuovo progetto: il team capitanato da Fumito Ueda ha regalato ai fan un piccolo assaggio di un gioco ancora inedito come augurio per un buon e florido 2018. Dal canto nostro, non possiamo che essere felici nel vedere questo straordinario game designer e i suoi colleghi di nuovo al lavoro. Nell'attesa di scoprire di più su questo titolo non ho potuto fare a meno di abbandonarmi alle speculazioni, frutto di aspettative, speranze e fantasia: dopo aver raccolto informazioni in giro per la rete ho quindi provato ad immaginare dove potrebbe condurci questa nuova fiaba.

    Il gigante e la bambina

    Partiamo da una rapida analisi dell'immagine. Soggetti, location e atmosfera sono perfettamente in linea con la direzione delle produzioni di Ueda. Lo screen presenta inoltre una simbologia ricorrente: la contrapposizione tra grande e piccolo, luce e tenebra e presumibilmente tra femminile e maschile.
    I protagonisti incorporano questi significati: al lato sinistro una bambina, ammantata di una radiosa luce bianca, richiama alla mente sia Yorda per aspetto sia Mono per il modo in cui viene raffigurata su un altare. Una colonna di luce si alza dal punto in cui è adagiata ricordando i grandi fasci luminosi che dalle spoglie dei colossi si stagliavano fino a squarciare le nuvole. In cima alla vertiginosa immagine quattro colombe volteggiano su sfondo nero. Gli uccelli sono un elemento onnipresente nei titoli di Ueda e vengono utilizzati come possibile richiamo numerico alla quarta opera del maestro. La loro presenza nell'immagine potrebbe avere dunque l'intento di ribadire la tetralogia che presto verrà a formarsi, dopo l'avvento di ICO, Shadow of the Colossus e The Last Guardian. Sull'altro lato della composizione troviamo invece una figura ben diversa rispetto alla bambina: avvolta com'è dal buio, possiamo scorgerne una mano che ci fornisce un indizio sulle sue dimensioni impressionanti, e sulle sue sembianze ruvide e sgraziate. Si tratta di un colosso? Le tracce di vello e la mano di primate potrebbero ricordarlo. La pelle rosea è invece una novità. Cos'è quella creatura? Forse genDESIGN ci ha lasciato qualche informazione aggiuntiva.
    Dopo la prima messa online, infatti, il sito dello studio indipendente ha subìto un parziale aggiornamento. Un restyle molto cauto col quale sono stati aggiunti pochi contenuti. Alcuni di questi sono confluiti nella sezione WORKS che, oltre a mostrare sketch e render di The Last Guardian presenta un indecifrabile box capeggiato dalla scritta "and more" ("e altro"). Al suo interno vi è una raffigurazione del logo del team il quale, escludendo il bimbo che spinge la parola "GEN", pone al centro una fanciulla, seduta e con lo sguardo rivolto verso l'alto, in modo analogo alla protagonista dell'immagine teaser. Inoltre, la ragazza è circondata da una serie di bozzetti inediti, di soggetti mai visti in nessuna delle produzioni firmate Ueda. Tra questi uno, perfettamente in linea con la misteriosa creatura, mostra il profilo di un grosso troll col viso di maiale che porta sulla schiena una figura umana. Che sia dunque questo l'aspetto del secondo personaggio dell'immagine?

    Estratto dal sito con immagine ritoccata a destra. Forse genDESIGN si sta ispirando al demone del folklore nipponico Katakirauwa, un demone maiale che succhia via l'anima ai malcapitati. O forse al mito cinese di Zhu Bajie, un mostro metà maiale e metà umano che mette spesso nei guai se stesso e i suoi amici a causa della sua pigrizia e della sua ingordigia.


    Il duo infatti collima con alcune idee scartate tempo addietro dal designer.
    Dall'artbook The Last Guardian An Extraordinary Story, ad esempio, apprendiamo che inizialmente il protagonista del gioco avrebbe dovuto essere una bambina ma, complici i maliziosi contesti culturali nipponici, Ueda ha preferito evitare che si venissero a creare condizioni in grado di inficiare il senso di innocenza e magia della produzione.
    Forse, dopo i vari incontri europei con la Community Nordic Game, Ueda ha raggiunto la consapevolezza di voler osare senza più alcun timore. Per quanto riguarda il troll, da alcune pagine della guida di Shadow of The Colossus scopriamo che Wander nel suo concept originale avrebbe dovuto subire una progressiva mutazione grottesca del suo aspetto via via che i colossi venivano abbattuti, con eventuali influenze sul gameplay ed anche con un finale assai diverso da quello ufficiale, in cui la metamorfosi prendeva il sopravvento. Che Ueda stia tornando sui suoi vecchi appunti prevedendo di farci impersonare direttamente un personaggio colossale? Possibile. Dopotutto sappiamo che all'autore nipponico non piace sprecare idee potenzialmente valide.

    Recentemente Ueda ha visitato alcuni studi europei. E' stato ospite dei ragazzi di Playdead autori di Limbo e Inside. In seguito ha visitato Tarsier Studios, creatori di Little Nightmares e la sede di Massive, team dietro alla realizzazione di The Division rimanendo molto colpito dalla tecnologia del motore Snowdrop.


    Ne sono un esempio i pipistrelli presenti in The Last Guardian: le stringhe di compilazione delle bestiole arrivano direttamente dal materiale scartato durante la produzione di ICO.
    Nella sua recente apparizione al Premio Drago d'Oro 2017 Ueda ha inoltre affermato che nel corso dello sviluppo di The Last Guardian sono nate molte idee collaterali non inserite nella versione finale, e poste al vaglio come possibile punto di partenza per una nuova avventura.

    Implicazioni di gameplay, possibili piattaforme e date di uscita

    Cosa potrebbe offrirci, insomma, il nuovo titolo in termini ludici? Qualcuno, tra i commenti della news dei giorni scorsi, ha immaginato un The Last Guardian a parti inverse. L'idea è allettante ma basandoci sulle tendenze di Ueda non è del tutto plausibile che il designer riproponga la medesima formula del suo precedente lavoro. Il maestro ama infatti implementare e sperimentare soluzioni vecchie e nuove, tali da rendere ogni produzione sempre innovativa ed originale: la fiaba di Trico si presenta ad esempio come un'opera omnia che racchiude tutti gli elementi più riusciti dei passati capolavori. E se invece ci presentasse un gioco nel quale possiamo impersonare uno dei protagonisti in base alla sfida offerta dal puzzle del momento?

    Un trionfo di programmazione di intelligenze artificiali e schemi comportamentali pienamente adeguati al contesto dell'azione? La piattaforma d'elezione resta ancora un'incognita, ma sappiamo che i prodotti di Ueda tendono a richiedere grande potenza di calcolo: considerate le dimensioni contenute del suo team e l'esperienza pregressa, è ragionevole pensare una preferenza per i sicuri lidi di casa Sony. A sostegno di uno scenario simile c'è anche la volontà di Ueda di distribuire un titolo tutto nuovo al più presto. Il designer non ha fatto mistero del suo rammarico per il dilungarsi dei tempi di produzione di The Last Guardian e non c'è da stupirsi se ora voglia riscattarsi nel più breve tempo possibile.
    D'altronde, è già trascorso un anno dall'uscita del primo gioco di genDESIGN e il reclutamento per nuove figure professionali è stato avviato: se verranno rispettati gli standard ed i ritmi dell'industria magari Ueda svelerà nuovi dettagli nel corso del 2018. Fino al momento del reveal trailer, sognare non costa niente: ancor meno se questi sogni sono popolati da regine, colossi e grifoni.

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