Super Mario 3D All-Stars: tre grandi platform pronti a splendere su Switch

In occasione del trentacinquesimo anniversario di Super Mario, Nintendo si appresta a ripubblicare su Switch le prime tre avventure 3D della sua mascotte.

Super Mario 3D All-Stars: tre grandi platform pronti a splendere su Switch
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  • Per celebrare il 35° anniversario di Super Mario, Nintendo ha deciso di raccogliere tre grandi classici del platform in tre dimensioni all'interno della Super Mario 3D All-Stars. Un nome che di sicuro è in grado di catturare l'attenzione dei fan più navigati, che ricorderanno con grande nostalgia la collection apparsa su Super Nintendo, quell'All-Stars che proponeva in un unico pacchetto i primi tre episodi della serie Super Mario Bros. con l'aggiunta dell'inedito "The Lost Levels".

    Sebbene la 3D All-Stars si configuri come una "semplice" operazione di remaster, la sua offerta ha comunque un importante significato storico: a distanza di decenni dalla loro prima (e in alcuni casi, unica) release ufficiale, Super Mario 64, Super Mario Sunshine e Super Mario Galaxy tornano su Nintendo Switch per essere finalmente scoperti dal pubblico più giovane e per essere apprezzati nuovamente da chi ha già incontrato queste tre pietre miliari targate Nintendo. Scopriamo quindi qual è il valore storico di questi tre titoli e perché possono essere considerati ancora oggi dei giochi attualissimi e fondamentali all'interno del panorama videoludico contemporaneo.

    Super Mario 64

    Uscito originariamente su Nintendo 64 in Giappone nel giugno del 1996, Super Mario 64 è senza ombra di dubbio un titolo rivoluzionario che ha lasciato un'impronta indelebile all'interno della storia del videogioco. La prima avventura dell'idraulico baffuto in tre dimensioni segnò un punto di rottura netto con il passato, inventando di punto in bianco il genere del platform in 3D.

    Tantissime delle convenzioni e delle dinamiche di gameplay introdotte in Super Mario 64 sono ancora alla base degli esponenti moderni del genere e non solo: è con questo titolo infatti che per la prima volta è stata proposta una gestione fluida e convincente di uno spazio tridimensionale, grazie soprattutto alla seminale introduzione di una telecamera virtuale gestibile in maniera intuitiva dal giocatore. Una rivoluzione di tale portata non nasce di certo dal nulla ed è frutto in primo luogo del genio creativo del papà della serie: Shigeru Miyamoto. Dopo le prime sperimentazioni col 3D su Super Nintendo grazie alle potenzialità del chip aggiuntivo Super FX, l'avveniristico hardware del Nintendo 64 permise al game designer di addentrarsi in territori mai esplorati prima d'ora. Ma il passaggio dalle due alle tre dimensioni non fu di certo facile e immediato, e dai primi concept di gioco all'uscita di Super Mario 64 passarono 3 intensi anni di produzione dove Miyamoto e il suo team lavorarono strenuamente nel tentativo di trovare la giusta direzione da intraprendere.

    Estrema cura fu riposta da subito nella gestione della telecamera e nel perfezionare i movimenti e le animazioni di Mario, e il level design arrivò solo molto dopo, consentendo così di creare un mondo di gioco cucito alla perfezione sulle possibilità di esplorazione da parte del giocatore.

    Se quindi oggi Super Mario 64 ha perso la potenza dell'impatto grafico dell'epoca, lo stesso non si può dire del gameplay: tra movimenti fluidi e controlli reattivi e un game design in continua evoluzione dall'inizio alla fine, il primo dei tre platform della 3D All-Stars è un'opera monumentale che deve essere giocata almeno una volta nella vita.

    Super Mario Sunshine

    Accoglienza ben diversa fu riservata al capitolo successivo della serie, Super Mario Sunshine uscito nel 2002 su Gamecube. Dopo un capolavoro come Super Mario 64 le aspettative di critica e pubblico erano altissime per questo seguito a cui spettava l'arduo compito di replicare l'impatto epocale che ebbe il gioco su Nintendo64. Il lasso temporale di 6 anni che separa questi titoli è innanzitutto indicativo della cautela, e dell'incertezza, con cui Nintendo si approcciò allo sviluppo di Sunshine.

    Con Miyamoto ora passato nel ruolo di producer, la regia fu affidata a Yoshiaki Koizumi che scelse un'impostazione molto più derivativa. Se Super Mario 64 scardinava qualsiasi convenzione di game design vista fino ad allora, Sunshine cercava di perfezionare una formula ormai collaudata rivisitandola da un'altra prospettiva.

    L'impostazione è quindi quella classica del platform 3D popolarizzata negli anni '90, con l'Isola Delfinia che funge da hub centrale da cui accedere ai diversi mondi di gioco per collezionare i Soli Custodi che qui prendono il posto delle classiche Stelle. La lontananza dal Regno dei Funghi conferisce un'estetica inconfondibile a Sunshine, che si configura come l'episodio "vacanziero" delle avventure di Mario.

    Le ambientazioni esotiche e tropicali però trovano riscontro in un gameplay a sua volta pesantemente ricontestualizzato: la vera novità di Sunshine risiede nello Splac 3000, una pompa ad acqua realizzata dal professor Strambic che diventa parte integrante del moveset di Mario. Così come Cappy in Odyssey rappresenta lo strumento chiave, il concept su cui espandere tutto il gameplay, allo tesso modo l'introduzione dello Splac 3000 donava a Mario un moveset nuovo di zecca, fortemente dipendente dal serbatoio d'acqua del nuovo aiutante.
    Tra i tanti meriti che vanno riconosciuti a Super Mario Sunshine e alla sua palese volontà di voler sperimentare pur rimanendo fedele alla tradizione, va sicuramente citata la presenza di un comparto narrativo che per la prima volta nella serie veniva sviluppato tramite dei filmati con tanto di doppiaggio, e anche il ritorno di un volto storico: Il draghetto Yoshi, qui nella sua prima apparizione in tre dimensioni.

    Complice in larga parte lo sfortunato destino del Gamecube, console che non fu in grado di competere ad armi pari con la Playstation 2, e la decisione di Nintendo di non riproporlo all'infuori del suo hardware originale, Sunshine è sicuramente il capitolo meno conosciuto dei Mario in 3D. Per questo, anche se non brillante come gli altri due titoli , rappresenta l'offerta più interessante del trittico: una gemma dimenticata che merita di essere riscoperta.

    Super Mario Galaxy

    Se Super Mario 64 ha rappresentato una rivoluzione e Sunshine una variazione sul tema, con Super Mario Galaxy la serie ha ancora una volta riscritto i canoni del genere, offrendo una prospettiva completamente inedita sul concetto di platform. Non a caso Galaxy uscì nel 2007 su Wii, una console che già dal suo nome in codice "Revolution" si poneva l'obiettivo di stravolgere il mondo intero dei videogiochi.

    Il primo concept di Galaxy si può far risalire a "Super Mario 128" una demo tecnica mostrata durante lo Space World del 2001 pensata per evidenziare le capacità di calcolo del Gamecube.

    È qui che il gameplay basato su terreni sferici fa la sua prima comparsa, ma sarà solo con le potenzialità della Wii e dei suoi motion control, che questo sarà inserito organicamente all'interno di un titolo. Grazie ai continui suggerimenti di Miyamoto, Koizumi e il team di Nintendo EAD espandono questa intuizione ponendone alla base il concetto di gravità, e il terreno sferico di Super Mario 128 si trasforma ben presto in una galassia di pianeti e assurdi asteroidi. Ambientato interamente nello spazio, non è semplice far capire quanto Galaxy si sia allontanato dagli standard classici del genere proponendo un'esperienza ancora una volta fortemente rivoluzionaria. Le 3 dimensioni di Galaxy non sono le stesse di Sunshine e Mario 64 e lo si capisce dal fatto che nell'impianto di gioco perdono la loro centralità assoluta la gestione della telecamera e l'altro grande marchio di fabbrica dell'idraulico italiano: il salto, qui affiancato da una "piroetta". Il tema dell'esplorazione spaziale ha permesso agli sviluppatori di introdurre innumerevoli novità all'interno del gioco, e ogni livello è composto da così tante piccole entità separate da conferire un ritmo molto più simile a quello dei classici platform in due dimensioni.

    Nonostante questo, Galaxy è un'esperienza coesa e coerente dall'inizio alla fine, l'ennesima testimonianza delle capacità di Nintendo di riscrivere completamente i paradigmi del videogioco apportando sempre la sua inconfondibile firma.

    E Galaxy in un certo senso è stata una vera pietra angolare per la serie di Super Mario, non solo perché le tantissime idee scartate in fase di sviluppo sono state riutilizzate all'interno di Super Mario Galaxy 2, un seguito tutt'altro che scontato, ma anche perché è chiaro come un recente capolavoro open world come Super Mario Odyssey abbia conservato tantissimo delle avventure apparse su Wii, facendo di Galaxy il gioco più completo e attuale di quanto presentato nella raccolta Super Mario 3D All-Stars.

    Super Mario 3D All-Stars Alcuni utenti potrebbero rimanere interdetti dal fatto che Nintendo abbia deciso di rimasterizzare i suoi titoli piuttosto che di aggiornarli per venire incontro ai giocatori di oggi. In fondo, negli ultimi anni il mercato è stato invaso da rivisitazioni dei grandi classici del videogioco. Che si tratti di totali reimmaginazioni, come il remake di Resident Evil 2, o di riscritture grafiche che lasciano intatto il gameplay, come accaduto per la N. Sane Trilogy, è quasi legittimo pretendere delle migliorie del genere all'interno di una collection come la Super Mario 3D All-Stars. Eppure riteniamo che il valore di una simile raccolta risieda soprattutto nella possibilità di sperimentare, in una forma quanto più simile alla versione originale, tre capolavori immortali che per troppo tempo sono rimasti inaccessibili al grande pubblico. Anche se non si tratta della prima volta in cui Nintendo propone una collection tematica, questa nuova All-Stars rappresenta anche la voglia di riscoprire una parte di storia fino ad ora dimenticata, ed apre interessanti possibilità sul futuro della casa di Kyoto e sulla celebrazione dei suoi brand più famosi. È giusto insomma contestualizzare la 3D All-Stars all'interno del mercato odierno, ma allo stesso tempo ne va riconosciuto il grande significato storico e la portata della sua offerta contenutistica, composta da tre pietre miliari in grado di appassionare i giocatori di tutte le età, tre perfetti esempi di un game design che ha resistito alla prova del tempo.

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