Super Mario compie 35 anni: un viaggio nei ricordi

Abbiamo chiesto ad alcuni membri della redazione di rivelarci i loro migliori ricordi legati a Super Mario! Ecco cosa ci hanno raccontato.

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  • Quest'anno, un'icona indiscussa del mondo videoludico ha spento 35 candeline, e noi di Everyeye.it non potevamo certo far passare inosservato questo importantissimo compleanno. Super Mario, da sempre mascotte della Grande N, non è solo la bandiera della Nintendo Difference, ma è il simbolo stesso del videogioco, che resiste all'avanzare della tecnologia e del tempo, senza mai invecchiare, senza mai passare di moda. In occasione dell'uscita di Super Mario 3D All-Stars, insomma, che celebra adeguatamente il passato dell'idraulico italiano con tre strepitosi episodi raccolti in un unico pacchetto (qui potete leggere la nostra recensione di Super Mario 3D All-Stars), vi abbiamo proposto una serie di articoli volti a festeggiare la ricorrenza.

    Sulle nostre pagine troverete dunque lo speciale Super Mario: Storia di Idraulici e Principesse, dedicato alla lore del Regno dei Funghi, lo speciale Super Mario 64: un capolavoro senza tempo, e la guida per godersi i migliori giochi di Mario su Switch. Con questo editoriale corale, invece, abbiamo voluto realizzare una raccolta dei più intensi ricordi vissuti dalla redazione in compagnia di Super Mario. Non dimenticate di raccontarci, nello spazio dei commenti, quali sono invece i vostri migliori momenti insieme all'idraulico baffuto!

    Andrea Fontanesi: quella strana avventura

    "Forse anche Mario ogni tanto va in vacanza". È la prima cosa che pensai quando mamma e papà, in vista dell'estate, mi regalarono la cartuccia per Game Boy di Super Mario Land 2, così che mi ci potessi dedicare nella quiete della villeggiatura. Ero piccolo e un po' ingenuo, ma non si trattava di un'ipotesi buttata lì a casaccio. Sino a quel momento avevo imparato a conoscere il baffuto idraulico all'interno di quell'immaginario fungino così ben inquadrato da Super Mario Bros. 3 (il mio episodio del cuore), poi ripreso e impreziosito dal capitolo World.

    Eppure, l'immagine di copertina di 6 Golden Coins mostrava Mario immerso in un'ambientazione inedita, accerchiato dal mare, con tanto di isolotti soleggiati sullo sfondo e il pescecane dotato di... guantoni da boxe. Scoprii poi, giocando, che il mio amico italo-giapponese non stava propriamente facendo la bella vita, sfrattato dal suo castello da un grasso rivale con una vu doppia stampata sul cappello - chissà: forse anche Bowser era andato in ferie - e costretto a setacciare gli anfratti di un regno tutto nuovo.

    Un universo stranissimo, dove in un istante potevi trovarti nel pancione molliccio di una balena (!) e in quello dopo fra gli ingranaggi di un Mario giocattolo gigante (!!), per poi magari venir catapultato in un'area a forma di zucca abitata da orripilanti maschere di Jason bipedi (!!!). Fu un viaggio lungo, inaspettato, ma a suo modo formativo, prova concreta di un fatto che fino ad allora non avevo mai preso in considerazione: persino gli eroi più grandi, quelli all'apparenza più "abitudinari", possono concedersi qualche sana parentesi di follia. Un ricordo straordinario di una vacanza - la mia di quel lontano ‘93 - tutto sommato normale.

    Davide Leoni: una vita con Super Mario

    Da dove iniziare per raccontare la mia esperienza con Super Mario? Bisogna andare indietro nel tempo fino al lontano 1990 quando dopo aver stressato i miei genitori per mesi, a Natale trovo sotto l'albero un fiammante Nintendo NES, ovviamente con cartuccia di Super Mario Bros. Impossibile resistere: quel mondo così colorato e lussureggiante (per gli standard tecnici dell'epoca, ovviamente) mi rapisce immediatamente, tanto che in ogni momento mi ritrovo a pensare a Super Mario Bros. La mattina prima di andare a scuola (ma anche durante le lezioni), prima dei compiti e la sera prima di andare a letto. Sette giorni su sette in compagnia di Super Mario!

    Poco dopo riesco a farmi regalare anche Super Mario Bros 3 ed è un viaggio incredibile, mai avrei pensato che un gioco 8-bit potesse essere così vasto. Ogni mondo ha un suo tema ben delineato, i nuovi power-up ed i costumi sono una scoperta continua tanto da spingermi a giocare e giocare per mesi interi solo a Super Mario Bros 3, con l'obiettivo di sviscerare tutti i possibili segreti dell'avventura. La prima metà degli anni '90 è un tripudio di emozioni e oltre ai due giochi citati si aggiungono alla mia collezione anche Super Mario Land, Super Mario Land 2 Six Golden Coins, Super Mario World, Super Mario Kart, Super Mario All-Stars, fino al 1996, anno di uscita del Nintendo 64 con Super Mario 64.

    Anche in questo caso è stato amore a prima vista, le sensazioni sono le stesse provate pochi anni prima ma questa volta amplificate dallo spettacolo della grafica 3D e dai nuovi controlli che permettono a Mario di ampliare la gamma di mosse a disposizione. Quanti mesi (anni?) passati a girovagare nel giardino del castello anche dopo aver raccolto nel 120 stelle e sconfitto bowser, svolazzando con il cappello alato fino a toccare le vette del cielo... e poi lasciarsi cadere e atterrare con una "sederata" sul terreno, oppure con un tuffo in acqua!

    Siamo arrivati ai primi anni 2000 ed è la volta di Super Mario Sunshine, coloratissimo, fresco... altro gioco capace di divorare mesi e mesi della mia vita, così come Super Mario Galaxy per Nintendo Wii. Nel mezzo, tante partite a Super Mario Bros e Super Mario Bros 3 sul mio fido NES, ancora perfettamente funzionante. In anni più recenti sono stato conquistato da Super Mario 3D World, New Super Mario Bros U e Super Mario Maker/Maker 2, quest'ultimo un vero sogno proibito per un bambino cresciuto come detto in compagnia dei platform 2D di Super Mario.

    Nel 2020 Super Mario compie 35 anni (appena uno in meno di chi vi scrive) e le sorprese non sono mancate, anche in questo caso un tuffo al cuore per un nostalgico come me. Da appassionato di streetwear e sneaker culture non potevo poi perdermi per nessun motivo i capi della collezione Champion x Super Mario e Puma x Super Mario e nel momento in cui vi scrivo sono in attesa che il corriere mi consegni i pacchi con le mie nuove felpe, t-shirt e scarpe a tema Super Mario. Poteva esserci modo migliore per festeggiare questa ricorrenza?

    Gabriele Carollo: una tesi di laurea a tema Super Mario

    Sarà passato un ventennio almeno dalla prima volta in cui mi sono innamorato di Mario, eppure quella sensazione mi è rimasta addosso per sempre. Un Nintendo 64 preso in prestito con giusto un paio di cartucce: un Castlevania di cui non ricordo nemmeno il nome e lui, Super Mario 64. Forse di platform 3D ne erano passati per la cameretta, ma il lavoro di Nintendo era qualcosa di tutt'altra fattura: la musica all'ingresso del castello di Peach la porto ancora dentro l'anima, e poi il faccione di Mario da smanacciare prima di iniziare a giocare, e ancora tuffarsi dentro un quadro più volte per trovare sempre livelli diversi.

    Ricordo l'inquietudine nell'osservare il minaccioso dipinto di Bowser, e la scala che diventava un oblio infinito se non si possedevano abbastanza stelle. Ricordo soprattutto il senso di meraviglia e scoperta, guardando per caso il lucernario della sala d'ingresso per accedere a un livello segreto. In questa magia continua si cela l'affetto che da giocatore ho provato verso Mario. Certo, sono arrivati capitoli migliori e ludicamente più curati, ma su quel Nintendo 64 preso in prestito si è accesa una scintilla che non si è più affievolita. Un incontro che ha generato in me una passione quasi esclusivamente riservata ai capitoli tridimensionali: poco importa se Mario ha altre origini e sfaccettature, datemi un episodio in 3D e vedrete un ragazzo felice.

    Ancora oggi spero di riprovare quella stessa meraviglia, ma nulla sarà in grado di ricreare un momento che mi ha segnato profondamente. Solo in Super Mario Odyssey su Switch, con il suo mondo speciale dedicato proprio a Super Mario 64, ho sentito il cuore palpitare. È la dimostrazione che certe avventure si legano indissolubilmente alla nostra storia di giocatori. La mia passa da un idraulico baffuto che, tanti anni dopo, mi avrebbe anche "aiutato" diventando il protagonista della mia tesi di Laurea.

    Giulia Martino: un amore di Gameboy

    I passi di un gigantesco Tyrannosaurus Rex fanno tremare il Regno delle Cascate. Ma come? Il dinosaurone ha un cappello rosso in testa! Tutti i giocatori di Super Mario Odyssey sanno di cosa sto parlando, e questo è stato di certo uno dei momenti più magici della serie per chi, come me, ha sempre sognato di avere un amico teropode, e ha tifato per i mostri preistorici in ogni Jurassic Park.

    Uno dei più grandi meriti dei creatori di Mario è forse proprio quello di aver portato nelle nostre case una fauna coloratissima che oggi popola il nostro immaginario: il Tirannosauro è realmente esistito - ma, secondo le ricerche più accreditate, aveva le piume, e quindi Nintendo non è stata così precisa! - mentre esseri deliziosi e pestiferi come i Goomba o i Koopa sono felici aggiunte rispetto a ciò che siamo abituati a vedere nella vita di tutti i giorni. Un idraulico dall'aspetto del tutto ordinario è riuscito a rivoluzionare il nostro modo di giocare, facendo avvicinare alle console della casa di Kyoto bambine e bambini, donne e uomini di tutte le età.

    Sì, perché Mario è trasversale; Mario è un ponte capace di unire il mondo sotto la bandiera di una serie di intramontabile successo che non ha mai perso la propria identità e il magico potere di divertire. Il mio capitolo preferito? Senz'altro il primo che ho giocato, piccolissima, sul mio amato Game Boy: parlo di Super Mario Land (1989), capolavoro di Gunpei Yokoi, inventore di quella meravigliosa console e mentore di Shigeru Miyamoto in Nintendo. Sono certa che Yokoi sarebbe fiero di questo trentacinquesimo compleanno di Super Mario Bros. che si festeggia quest'anno: purtroppo Yokoi è prematuramente scomparso in un incidente stradale, nel 1997.

    Ricordare l'uomo, a volte messo in ombra dal suo illustre pupillo, mi sembra un dovere, mentre è soltanto un piacere rievocare le grandi magie di quel Mario portatile che si dibatteva tra nemici molto diversi da quelli presenti nel Regno dei Funghi. Nella regione di Sarasaraland abbiamo livelli ispirati all'Antico Egitto, con tanto di Sfinge finale, ma anche alla Cina e all'Isola di Pasqua, con i suoi immancabili Moai (anche volanti!). Un festival delle meraviglie al contempo estraneo e familiare, tanto affascinante quanto coinvolgente: e per me i Moai saranno sempre qualcosa in più di semplici faccioni di pietra. Perché Mario li ha resi magici, come tutto il resto.

    Marco Mottura: un prima e un dopo Super Mario 64

    Super Mario per me è stato, è e rimarrà per sempre quell'estate del 1996 in cui il mio compianto nonno decise di fare la pazzia e regalarmi un Nintendo 64 giapponese d'importazione. Un milione di Lire di colpo di testa, per il regalo più bello e più emozionante della mia vita. Non potrò mai, mai dimenticare quei primi minuti: la console con quel packaging fuori di testa che ancora oggi è avanti anni luce, il mitico controller a tre corna finalmente tra le mie mani dopo anni di fotografie sulle riviste, il faccione di Mario da tirare come fosse un cartone animato... e poi l'apocalisse videoludica, il punto di non ritorno, la rivoluzione lì di fronte ai miei occhi.

    I primi passi nel giardino del castello della Principessa Peach sono stati attimi da pura sindrome di Stendhal: quelle nuvole, quegli alberi, Lakitu con la telecamera in mano, lo stick analogico che faceva camminare Mario un passettino dopo l'altro, fino a lanciarlo in una corsa a perdifiato. Momenti inarrivabili, irripetibili, davvero senza termini di paragone. Istanti che senza esagerare non solo hanno segnato la mia vita da videogiocatore, ma anche quella di persona.

    C'è stato infatti, almeno per me, un prima e un dopo Super Mario 64. Lì ho capito quanto fossero importanti per me i videogiochi: quel regalo e quel pomeriggio sono stati capaci di dirmi cose di me che forse ancora non sapevo. Perché quel senso di ariosa libertà, di vertigine tecnologica, di inarrivabile slancio verso il futuro mi hanno portato non solo a raggiungere nei mesi successivi le fatidiche 120 stelle, ma anche ad arrivare dove sono ora, a fare ciò che faccio. E quindi grazie nonno, grazie Super Mario, grazie Nintendo. MAMMA MIA!

    Michele Verardi: il piccolo grande mago dei videogames

    Per chi come me è cresciuto negli anni '90 è quasi impossibile scegliere un solo ricordo in grado di descrivere il proprio rapporto con la saga di Super Mario. L'idraulico italiano è stato una costante di gran parte della crescita videoludica di ciascuno di noi, ed ha rappresentato "la prima volta" in tantissime occasioni. La prima volta che sono rimasto sbalordito con un motore grafico in 3D appena arrivato nel giardino del castello di Peach in Super Mario 64, o magari la prima volta che ho assaporato la gioia di poter continuare le mie avventure lontano dal salotto di casa, con Super Mario Land su Game Boy.

    Mario è anche stato il primo volto riconoscibile al di fuori del mondo dei videogiochi con delle escursioni strampalate al cinema, prodotti di certo lontani dalla qualità a cui eravamo abituati su console, che però avevano un fascino irresistibile agli occhi di un giovanissimo "innamorato" del suo Super Nintendo. Ricorderò quindi sempre con molta gioia l'emozione che provai nel vedere la sfida finale de "Il piccolo grande mago dei videogames" dove i tre ragazzi finalisti del più grande torneo di videogiochi del paese si sfidavano in una sorta di "speedrun" di Super Mario Bros. 3.

    Quella scena non solo mi fece realizzare quanto videogiocare potesse diventare una vera e propria sfida contro se stessi prima ancora che con gli altri, ma mi fece aprire gli occhi sulla complessità nascosta di un titolo di cui avevo scalfito soltanto la superficie avendo ignorato fino a quel momento tutte le scorciatoie e i segreti di cui era disseminato il level design di uno dei migliori platform in 2D di tutti i tempi. Ed è per questo che continuerò ad associare per sempre all'icona di Mario l'idea di videogioco: un concetto semplice e divertente, ma che nasconde una stratificazione e una complessità in grado di stimolare continuamente la curiosità del giocatore.

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