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Svilupparty 2017: Tempi Duri, ovvero come sopravvivere al decoro urbano

Allo Svilupparty 2017 è stato presentato Tempi Duri, un survival game tutto italiano che ci mette nei panni di un senzatetto...

speciale Svilupparty 2017: Tempi Duri, ovvero come sopravvivere al decoro urbano
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  • Pc
  • Uno dei punti forti di un festival indipendente, che sia di Videogiochi, Musica o Cinema, è la possibilità di stupirsi di fronte all'originalità di produzioni spiccatamente punk, da un punto strutturale certo, ma soprattutto etico.
    Da pochi giorni su Steam Greenlight, Tempi Duri dei Radical Fiction è stata la sorpresa Do It Yourself di quest'anno: un gioco nel quale vestiamo gli stracci di un senzatetto costretto a sopravvivere in modi più o meno leciti in una città dai toni romaneschi. Ma oltre al survival c'è di più, per dirla alla Jo Squillo. Tempi Duri sfora quasi nel campo dei serious game, perché i due sviluppatori sono riusciti a far passare il messaggio politico fin dai primi minuti, nei quali ci si confronta con la situazione sociale del protagonista: la prima cosa da fare è affidarsi al proprio mentore, un barbone a là Obi Wan Kenobi appostato al fianco di un cassonetto addobbato a mo di falò: ci darà i primi consigli per (soprav)vivere con le quotidianità dell'esistenza; roba come costruirci un giaciglio in cartone o una trappola per topi - la nostra deliziosa cena.

    Possiamo decidere di rovistare tra i cassonetti per sperare di trovare un hamburger e far caricare la nostra barra della fame, ma attenti a non mangiarli di qualità pessima, altrimenti ci ammaleremo, e se non avremo possibilità di corrompere il portantino dell'ospedale di periferia saranno fatti nostri. Attenti alla pioggia: senza ombrello crollerà la nostra stamina. Ovviamente le nostre finanze tendono al centesimo di euro, cosa buona sarebbe fare un po' di accattonaggio (o come ci consiglia il mentore, "scollettare du spicci"), ma farlo in quartiere borghese si rischia che i nostri benefattori possano chiamare la polizia, che ci rincorrerebbe volenterosa di manganellarci; per fortuna basta nasconderci dietro il vicolo di un palazzo per distrarli. Attenti poi a non lasciare a terra le cianfrusaglie che abbiamo trovato nei rifiuti, altrimenti lo spazzino di turno verrà a prendersele in nome del decoro cittadino.
    Più avanti potremo piazzare una tenda in un campo per senzatetto, coltivare le verdure utilizzando le nostre stesse feci come fertilizzante; frequentare i centri sociali e spacciare erba, ascoltare concerti hardcore dal nostro stereo portatile per risollevare la barra della stamina (e sono band vere della scena locale romana!).
    L'ironia borgatara dei due sviluppatori rende l'esperienza godibile e divertente, e da quanto abbiamo potuto testare il gioco è pieno zeppo di descrizioni (si nota un passato da sviluppatori di avventure testuali). Giocarci qualche minuto fa intuire la filosofia di base: se stiamo morendo di fame, potremmo provare a facilitarci la vita rubando gli spaghetti al sugo del ristorante di turno ed evitarci la lunga trafila dell'accattonaggio. Ma è difficilmente fattibile come d'altronde lo è nella vita reale di un disgraziato.
    Se c'è una criticità anche grossa del videogioco in questione, è rappresentata dal comparto grafico, fin troppo semplice e grezzo. È una mancanza che pesa, perché in effetti limita l'esperienza. Ma - come ci è stato detto dagli sviluppatori - tutto quello che abbiamo visto era stato messo lì per testare a fondo le meccaniche, in progetto c'è un bel restyling che renderà il tutto più accattivante.
    Abbiamo anche scambiato qualche chiacchiera con i due autori sul motivo che li ha spinti a buttarsi su un progetto del genere.

    Everyeye.it: Qual è stata l'esigenza che vi ha portato sviluppare Tempi Duri?
    Radical Fiction: La denuncia sociale, su quella che è la tendenza che si è accentuata negli ultimi tempi, ovvero rendere i problemi di ordine umano e sociale in problemi di ordine pubblico. Tutti quei discorsi che si fanno sul decoro e la decenza, su come questi temi alla fine vengono utilizzati alla fine dei conti per colpire i più deboli. Metterti nella prospettiva insolita del senzatetto, nella quale difficilmente ci poniamo: così nasce il gioco. Le persone ai margini diventano invisibili, così ti mettiamo nei panni di quelli che non si vedono.

    Everyeye.it: Provando il gioco ho capito che il vero "nemico" di Hard Times è la città: è la strada che ti fa sicuramente perdere la partita.
    Radical Fiction: Sì, abbiamo interpretato a modo nostro il paradigma dei giochi survival, cercando di mantenere un taglio ironico, che non scada in un discorso troppo retorico. Perché rimane pur sempre un gioco e il taglio vogliamo tenerlo di quel tipo. E poi il personaggio all'interno del gioco risulta sempre passivo. Il protagonista non ha modo di rispondere con la violenza alla violenza, non può costruirsi bastoni o armi. È la metafora della sua condizione.Puoi costruirti un rifugio, oggetti vari come un letto, ma si gioca tutto con intelligenza. Ma non puoi scalare la piramide sociale.

    Everyeye.it: Ci sono legami tra l'ambientazione e la vostra città, Ostia? Mi ha fatto pensare a un certo immaginario, quello dei film di Claudio Caligari (Amore Tossico, Non essere Cattivo).
    Radical Fiction: L'area urbana è ispirata -non tanto per la topografia ma l'esperienza di vita - a quella della nostra città. Sì, certo, si capisce che ci sono assonanze romane anche se non vedrai mai il Colosseo! Conosciamo benissimo Caligari, abbiamo anche conosciuto alcuni dei suoi attori. È sicuramente un mondo che può averci influenzato.

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