Switch Online: tutti i dettagli del nuovo servizio Nintendo

Nintendo svela prezzi e dettagli sul servizio online a pagamento di Switch: nonostante i costi contenuti, vale la pena abbonarsi?

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All'indomani dell'ufficializzazione dei prezzi e dei benefit del servizio online di Switch, il pubblico degli "aficionados" di Nintendo è ormai prossimo allo scisma. Da una parte c'è chi considera tutto sommato ragionevole (specialmente dal punto di vista pecuniario) il piano d'abbonamento proposto da Nintendo, mentre dall'altra c'è chi non può fare a meno di notare le colossali lacune di un'offerta online che si affaccia sul mercato con troppe rughe sul volto. Due posizioni più vicine di quanto non appaia, schierate sui lati opposti della domanda: vale la pena di abbonarsi a Nintendo Switch Online? Il problema, in questo caso, è che non esiste una risposta veramente corretta, perché ad essere sbagliata è proprio la domanda. Parliamone.

Il lato oscuro della "Nintendo Difference"

Prima di tutto, passiamo un attimo in rassegna quelli che sono i punti cardine dell'offerta legata alla sottoscrizione al servizio online di Nintendo. Così, tanto per fare mente locale. Stando a quanto comunicato dalla grande N, abbonarsi a Nintendo Switch Online garantirà agli utenti sconti speciali su eShop, l'accesso a una libreria - in divenire - di titoli classici, il backup in cloud dei propri salvataggi e, ovviamente, la possibilità di giocare in rete. Il tutto al prezzo di 3,99 euro per il singolo mese, 7,99 per il trimestre e 19,99 per l'intero anno, con la possibilità di condividere l'abbonamento con sette altri account pagando un totale 34,99 euro annui. Il prezzario, di per sé, non è particolarmente esoso, ma questo non vuol necessariamente dire che quella di Nintendo sia un'offerta competitiva. Proprio no.
L'idea di poter riprendere in mano una ventina di titoli NES, con un'inedita componente online, è piuttosto intrigante, ma parliamo comunque di un richiamo che, dopo anni di riedizioni, ha ormai perso gran parte del suo vigore, specialmente al di fuori del nucleo più "vintage" della platea videoludica.

Anche l'aggiunta del cloud saving, richiesta a gran voce della community, è un'inclusione apprezzabile, sebbene dovrebbe ormai trattarsi di uno dei capisaldi della dotazione standard di ogni macchina da gioco. C'è da dire che anche Sony lo include tra le feature a pagamento, e pertanto, anche in una prospettiva di mercato, si tratta di una lamentela relativamente inappropriata. Va detto che, a differenza di quanto succede su PS4, Switch non permette di creare alcun backup dei propri salvataggi, neanche su supporto fisico, ma questo c'entra poco con i servizi online. Allo stesso modo ha poco senso discutere sulla necessità di pagare per accedere al gioco in rete, dato che si tratta, almeno su console, di una convenzione tutto sommato giustificabile. Inutile soffermarsi poi sul valore di una promessa di futuri sconti che, allo stato attuale, risulta ancora impalpabile. Il problema, in definitiva, non è tanto il sommario dei privilegi concessi dall'abbonamento, né se lo stesso possa essere considerato o meno conveniente. Si tratta di valutazioni che rientrano di diritto nel campo della soggettività, in relazione alle esigenze e ai desideri di ciascun utente e, di conseguenza, alla definizione personale di "conveniente". Il problema è a monte, e riguarda le colossali lacune che già vanno ad erodere le basi sulle quali il piano di sottoscrizione dovrebbe poggiarsi.

Cose come la possibilità di inviare messaggi di testo, unirsi in party (e invitare i partecipanti alla sessione di gioco), cercare altri utenti tramite nickname o chiacchierare giocando a titoli diversi sono ormai alcune delle colonne portanti di una dotazione che, nel 2018, è ora ritenuta lo standard per l'intrattenimento da salotto.
Funzionalità che, tanto per essere chiari, PlayStation 4 e Xbox One (così come PS3 e Xbox 360) mettono a disposizione anche della platea non pagante, come base di un'esperienza utente che, nel 2018, non può prescindere dall'interazione online. L'idea di gestire una parte (molto limitata) di questi servizi tramite un'app per smartphone, come anticipato nell'articolo a questa dedicato , è bislacca e sostanzialmente dissennata, nonché incoerente con la natura ibrida di Switch. Alla prova dei fatti, l'utilizzo dell'ensemble console-app risulta inutilmente farraginoso e insoddisfacente, anche in confronto ad altre soluzioni third party (Skype, Discord, Teamspeak), il tutto senza considerare la distanza abissale rispetto all'offerta - lo ripetiamo - gratuita degli altri attori del mercato console. Parliamo di funzionalità che Nintendo non ha mai promesso di offrire, ma che, con l'avvicinarsi dell'ultima deadline per il lancio del piano di sottoscrizione, abbiamo sperato andassero a comporre i nodi principali di un annuncio tanto atteso quanto, allo stato dei fatti, profondamente deludente.

Un annuncio tra le cui righe è facile intravedere i lati più oscuri della "Nintendo Difference", di un modo di interpretare il mercato videoludico secondo logiche diverse rispetto a quelle della concorrenza, dando vita a prodotti spesso innovativi e originalissimi. In questo caso, però, ci muoviamo nella direzione totalmente opposta, nel regno di un anacronismo che risulta difficilmente giustificabile. Tutto ciò che compone l'esperienza online made in Nintendo sa purtroppo di stantio, tra le maglie di una concezione di esperienza utente che, almeno in questo caso, sembra vecchia di 15 anni. È palese che, nel quadro delle priorità della grande N, la componente in questione viene vista come totalmente accessoria, e come tale viene (mal)trattata. Una percezione drammaticamente distorta, anche perché in totale opposizione con quella che è la consolidata routine ludica della stragrande maggioranza degli utenti. Da una prospettiva squisitamente strategica, inoltre, la proposta di Nintendo non tiene conto di un altro fattore piuttosto importante. Se il colosso di Kyoto avesse deciso di continuare sulla strada della gratuità, la sua offerta online, per quanto estremamente basilare e fuori tempo massimo, avrebbe potuto rimanere in quel limbo tra biasimo e silenziosa accettazione. La decisione di lanciare un servizio di sottoscrizione, invece, ha per forza di cose focalizzato l'occhio del pubblico sulle debolezze del sistema, catalizzando critiche rimaste lungamente inespresse. Di nuovo, il punto non è se vale la pena abbonarsi a Nintendo Switch Online.
Il nodo del discorso è piuttosto: era il caso di lanciare un servizio a pagamento senza offrire al pubblico le basi strutturali per goderselo appieno? Eh, probabilmente no.