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Team Liquid e Alienware: il futuro dell'organizzazione passa per l'Europa

In esclusiva italiana abbiamo chiacchierato con il CEO e il COO del Team Liquid in occasione dell'inaugurazione del Alienware Training Facility di Utrecht.

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  • Team Liquid: un nome che gli appassionati di gaming competitivo non possono non conoscere. Persino chi non bazzica il settore, in qualche modo, l'avrà letto da qualche parte o visto il logo in documentari o, ancora, in alcune pubblicità di hardware di alto profilo dedicati al gioco. Persino chi scrive nei motori di ricerca parole chiave o nomi di giocatori associati all'esport si trova, in un modo o nell'altro, ad avere a che fare con questa leggendaria organizzazione. Alzi la mano chi non si è mai imbattuto nel sito Liquipedia, ormai risorsa indispensabile per il settore. La storia dell'organizzazione ha inizio addirittura negli anni 2000. In termini videoludici è davvero un'eternità. Nel corso degli anni è riuscita a imporsi in campo internazionale con una quantità esorbitante di risultati, nonché come una fucina di talenti capaci di grandi imprese. Su tutte la vittoria del The International 2017, che ha garantito alla squadra di DOTA 2 un prize pool da 10.862.683 Dollari in un colpo solo.

    Dai 2000 a oggi, guai a chiamarli anziani

    Il Team Liquid è nato in Olanda inizialmente come sito web di news dedicate a StarCraft: Brood War e grazie alla sola passione del founder Victor Goossens, ex pro player proprio dello strategico sci-fi targato Blizzard.

    È solo con l'arrivo di StarCraft II, però, che l'organizzazione ha iniziato a definirsi "pro team". Nel 2010, infatti, per la prima volta il team ha messo sotto contratto un giocatore professionista. Da quel momento l'organizzazione olandese ha fatto il salto di qualità: nel 2012 hanno reclutato la loro prima squadra di DOTA 2 e, nel 2015, il Team Liquid ha inglobato Team Curse, assorbendone anche i giocatori e il comparto management tra cui l'attuale co-CEO Steve Arhachet con cui abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere in esclusiva per il territorio italiano.

    Nel 2016, poi, l'organizzazione ormai sempre più estesa ha venduto la quota maggioritaria al gruppo di investimento aXiomatic. Tra i nomi eccellenti del gruppo troviamo Peter Gruber, co-proprietario dei Golden State Warriors, Magic JohnsonTony Robbins (motivatore e life coach di VIP come Serena Williams, Bill Clinton e Pittbull) e, ultimo ma non ultimo, Michael Jordan.

    Nel 2017 il colosso Walt Disney Company ha scelto proprio il Team Liquid per partecipare al programma "Disney Accelerator", progetto di incubazione per aziende altamente innovative nel campo della tecnologia e dell'intrattenimento.
    Il Team Liquid è ormai anagraficamente "anziano", con i suoi vent'anni di vita, ma guai a considerarla un'organizzazione vecchia o avviata verso il viale del tramonto. Anzi, il bello inizia proprio ora.
    L'organizzazione, infatti, ha non solo rinnovato lo storico sodalizio che la lega da quasi dieci anni ad Alienware ma, proprio assieme a quest'ultimo, ha inaugurato il primo training facility center europeo.

    La partnership con Alienware e la conquista del mondo

    La partnership con Alienware è nata quasi un decennio or sono, come ci ricorda Steve Arhachet nel corso del nostro incontro rigorosamente digitale. Il co-CEO dei Liquid, entrato a far parte del team nel 2012 dopo aver messo da parte una carriera da pro player (con i Curse, citati poco fa) e - soprattutto - un brillante futuro nel mondo della finanza, ci ha raccontato che tutto iniziò agli Intel Extreme Masters di League of Legends, circuito competitivo precedente all'era delle franchigie.

    "Ora siamo abituati a interagire con agenzie specializzati e con soggetti che si occupano di stilare accordi a tavolino. Un tempo era tutto molto più diretto e rilassato. Stavo giocando le fasi finali degli IEM con il team Curse, quando il producer di Alienware si presentò e dopo aver scambiato quattro chiacchiere mi disse che era molto interessato a creare qualcosa con il team, in termini di sponsorship e di contenuti dedicati. Accettai."

    Continua Arhachet, "La nostra collaborazione è cresciuta nel corso degli anni ed è diventata sempre più forte, perché fondata su basi solide: fiducia, comunicazione, totale trasparenza e soprattutto creatività. Persino quando avemmo l'idea un paio d'anni fa di costruire il primo Training Facility a Santa Monica (e si trattava di investire davvero una montagna di denaro), i ragazzi di Alienware non ebbero problemi a partecipare con entusiasmo collaborando al progetto".

    Immaginiamo che lo stesso sia avvenuto anche in occasione della la costruzione di quello europeo, per cui lo incalziamo sulla scelta dell'organizzazione di tornare dove tutto è cominciato: Utrecht.

    Everyeye: Per il Team Liquid è come tornare a casa. Cosa vi ha spinto a costruire una struttura così imponente addirittura nel centro della città?

    Steve Arhachet: Utrecht fa parte della nostra storia. Victor (Goossens, ndr.) è nato lì e in quella città ha fondato il primo nucleo di quello che diventerà poi ciò che oggi conoscete. Anche noi dell'ex Team Curse abbiamo passato diverso tempo a Utrecht, in passato. La nostra volontà era quella di creare un hub unico per i team con base in Europa e dare un punto d'appoggio per tutte le nostre squadre sparse per il mondo che devono competere negli eventi europei (come gli IEM di Katowice o Colonia). L'area, inoltre, è centrale e permette ai team di raggiungere velocemente ogni location europea in poco tempo.

    Everyeye: Ti aspetti che questa struttura a Utrecht possa contribuire a portare un cambiamento culturale negli esport in Europa?

    Steve Arhachet: Sì. Il Training Facility è qualcosa di sicuramente innovativo per il contesto europeo e credo possa contribuire a una nuova percezione dell'esport. Volevamo superare il classico concetto di gaming house e di centro di allenamento, creando qualcosa di pienamente integrato non solo con il contesto cittadino (con sale comuni, store dedicato) ma anche con la vita dei nostri giocatori.

    All'interno dell'edificio c'è una palestra, stanze per gli scrim, stanze relax, appartamenti privati per giocatori (che così si sentiranno a casa, lontano da casa) e staff, uffici, sale cinema in cui poter guardare anche le registrazioni delle partite per sessioni di coaching, un ristorante con lo chef che prepara piatti personalizzati per ogni giocatore seguendo la tabella nutrizionale proposta dal nutrizionista. Inoltre possiamo contare su studi per la produzione di contenuti social, video e streaming così da aumentare ancor di più la copertura anche in Europa nei prossimi mesi.

    Everyeye:Da qui in avanti? Il Team Liquid punterà a estendere la partnership con Alienware in futuro, magari con una nuova struttura nel sempre più ricco e importante mercato asiatico?

    Steve Arhachet: Non posso dirti nulla al momento. Ciò che posso dirti è che sognamo in grande. (Scoppia a ridere. Ciò corrobora quanto anticipatoci da Mike Milanov, il quale ci ha invitati a rimanere in attesa, perché il mercato asiatico sarebbe un posto estremamente interessante per un nuovo Training Facility).

    Everyeye: E l'esport del futuro, come lo vedi? Intendo, ipotizzando una crescita sul lungo periodo.

    Steve Arhachet: Di sicuro, una volta che questa situazione con il COVID sarà passata, credo che ci saranno molti più eventi rispetto a prima, in tutto il mondo. Inoltre, credo che l'esport abbia la grande opportunità di regalare a tutti esperienze d'intrattenimento sempre innovative, in un modo tutto nuovo rispetto allo sport tradizionale. Già ora stiamo facendo un lavoro qualitativamente e quantitativamente mille volte superiore rispetto a qualsiasi altro sport tradizionale. L'esport sarà sempre più accessibile e non avrà barriere; tutti potranno godersi ogni evento, da qualsiasi parte del mondo senza rimanerne esclusi.

    Il primo Alienware Training Facility europeo

    Dal 2018, anno dell'inaugurazione del primo Alienware Training Facility Center a Santa Monica, l'organizzazione ha continuato a crescere e ad ampliarsi con nuovi team e inedite collaborazioni (tra cui spicca quella con la lega professionistica MMA). Questo soprattutto grazie alla società madre aXiomatic, che in due anni ha chiuso con successo diversi round di investimenti pari a circa 50 milioni di Dollari.

    Ora, nel 2020, il Team Liquid apre il suo secondo edificio. Leggermente in ritardo sui tempi, a causa della situazione sanitaria globale legata al COVID. Credete che l'organizzazione si voglia fermare qui? Certo che no, come ci ha detto Mike Milanov, COO (Chief Operating Officier, o Direttore Operativo) del progetto Alienware Training Facility.

    "È un progetto davvero unico nel suo genere, per la posizione centrale, per gli spazi a disposizione dei giocatori e dei membri dello staff, che potranno viverlo ogni giorno. La municipalità di Utrecht ci ha fornito davvero molto supporto per la realizzazione di questo progetto, consigliandoci la location migliore e fornendoci velocemente i permessi necessari. L'amministrazione di Utrecht non aveva mai avuto a che fare con le esigenze di una organizzazione esport e si sono dimostrati incredibilmente disponibili a darci una mano, anche per cambiare l'immagine che tradizionalmente si ha dei gamer".

    Everyeye: Da quanto so, il progetto può inoltre contare su scelte architettoniche all'avanguardia ed ecosostenibili. Su cosa hanno puntato gli architetti?

    Mike Milanov: Oltre a uno stile minimal e chic (Less is more, giusto?), improntato su un gusto prettamente teso verso il futuro (sì, ci sono anche un sacco di easter egg nascosti in giro), l'edificio è interamente ecosostenibile grazie alla scelta di materiali riciclati come bamboo e legno, pellet, vetro e così via. È stata una sfida ma siamo orgogliosi del risultato.

    Everyeye: Che ruolo giocherà la struttura nella vita cittadina? So che avete in mente uno spazio che può essere vissuto dalla popolazione e progetti che possono coinvolgere la città come stage, collaborazioni con le scuole e le università, e così via.

    Mike Milanov: Utrecht è il posto perfetto per creare nuove connessioni. La città è giovane ed è una delle capitali europee del tech (ormai più gettonata di Londra e Berlino); accoglie a braccia aperte start up e giovani talenti; è aperta alle nuove opportunità di crescita economica e finanziaria. In questo quadro stiamo sicuramente pensando di proporci alla città con panel dedicati all'esport, eventi aperti in cui il pubblico può visitare le strutture e conoscere i giocatori, fan event, view party, stage e intership per le scuole. Abbiamo anche spazi come il ristorante che può contenere abbondantemente cento persone, quando la situazione con il COVID sarà passata.

    Vogliamo contribuire a cambiare la percezione che la gente ha dei gamer, questo è il nostro sogno, e attraverso queste iniziative, con il supporto delle istituzioni e soprattutto attraverso l'educazione possiamo mostrare quanto l'immagine del gamer tradizionale sia lontana dalla realtà.

    Everyeye: Il Team Liquid ha molte squadre e membri dello staff al suo interno: in che modo il collegamento tra la struttura europea e quella americana può aumentare la coesione e l'efficienza dell'organizzazione?

    Mike Milanov: Nello staff abbiamo persone da oltre trenta paesi al mondo; siamo un'organizzazione globale e in termini di coesione le due strutture ci aiuteranno molto quando si tratterà del processo decisionale e faciliterà le riunioni e, quindi, la comunicazione.

    Ringraziamo Steve e Mike per la loro grande disponibilità e per averci svelato in anteprima i segreti del loro nuovo progetto. Dal canto nostro, dopo quello che ci hanno raccontato, non vediamo l'ora di poter fare un salto a Utrecht e vedere coi nostri occhi la nuova scommessa del Team Liquid e di Alienware.

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