The Division 2: ambientazione, gameplay e modalità, cosa possiamo aspettarci?

Ubisoft ha da poco annunciato The Division 2: in attesa di scoprire nuove informazioni all'E3, scopriamo insieme cosa possiamo aspettarci da questo sequel.

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  • Durante l'ultimo State of the Game, il team Massive Entertainment ha sorpreso non solo la sua fanbase, ma anche l'intero panorama videoludico annunciando The Division 2, sequel dello shooter multiplayer uscito due anni fa su PC e console, che verrà presentato in forma più esaustiva a giugno, nel corso del prossimo E3 di Los Angeles.
    Saltando a bordo del treno dell'hype, proviamo a scoprire insieme cosa possiamo aspettarci da questo seguito, quali sono le feature che devono essere riconfermate, quali elementi andranno modificati ed anche tutte le nuove caratteristiche che potrebbero essere introdotte.

    Ambientazione

    Della New York digitale abbiamo ormai imparato a conoscere ogni singolo angolo, marciapiede o edificio. Poiché di The Division 2, allo stato attuale, non abbiamo la benché minima informazione, le nostre possono essere solo semplici supposizioni: sarà di nuovo ambientato a New York o saremo "attivati" in un'altra località? Difficile dirlo con certezza: quello che sappiamo è che non mancano, all'interno del primo capitolo, i riferimenti ad altre città. In alcune missioni e registrazioni telefoniche da scovare in giro lungo la mappa, si possono infatti ascoltare storie e notizie su altre metropoli sia americane che europee.

    Londra o Parigi sarebbero molto interessanti da esplorare durante la calamità del "Veleno Verde", magari mentre combattiamo contro il nostro nemico numero uno, Aaron Keener, ormai fuggiasco dopo le vicissitudini di The Division e quasi sicuramente fuori dai territori dal paese a stelle e strisce.
    Non è da escludere, tuttavia, che New York faccia nuovamente da sfondo alle nostre avventure, in modo da permetterci di terminare la pulizia che abbiamo iniziato nel precedente episodio. Questo potrebbe implicare l'apertura di nuove zone della città, magari verso nord, l'Upperside di Manhattan al confine col Bronx, oppure a sud in direzione Downtown, con uno scorcio sulla Statua della Libertà.
    Questa seconda possibilità, in ogni caso, ci stuzzica di meno: stiamo pur sempre parlando di un sequel, e sarebbe davvero un peccato sprecarne la carica innovativa riciclando in parte una location che già conosciamo.

    La Zona Nera

    Parlando di elementi da preservare in The Division 2, la Zona Nera rappresenta sicuramente il punto centrale e più importante del gioco, la particolarità distintiva della produzione Ubisoft, un luogo in cui si mescola PvE e PvP, supportato dall'ottimo "sistema dei traditori" che ha tenuto il titolo in vita fino ad ora. In base alla scelta dell'ambientazione bisognerà capire se ci sarà la possibilità di edificare un'altra Zona Nera come quella che conosciamo, quindi con cancelli d'entrata ed aree contaminate, o se verrà modificata di sana pianta. Ci aspettiamo, tuttavia, anche qualche cambiamento in termini di gameplay: infatti, l'aggiornamento 1.8 con l'introduzione dei Rogue 2.0 non ha saputo soddisfarci in pieno. Benché abbia donato all'esperienza una rinnovata freschezza, la formula necessita comunque di modifiche tali da rendere più vari i combattimenti PvP e la gestione delle Cacce all'uomo.

    I nemici

    Se ci sarà un cambio di ambientazione, ci aspettiamo ovviamente anche nuovi nemici di affrontare, con nuove fazioni che prenderanno il sopravvento, magari sempre comandate dal nostro amato Aaron Keener, caratterizzate inoltre da inedite dinamiche di gameplay e dotate di altri tipi di armi e pattern d'azione rispetto a quelli attuali.

    A nostro avviso, invece, dovrebbe rimanere invariato il Time To Kill e anche il Time To Be Killed: siamo ben consapevoli di quanto tempo abbia speso Massive per trovare il giusto equilibrio tra questi due fattori e l'assenza di un simile bilanciamento nel nuovo capitolo sarebbe davvero un errore fatale.

    Gear Set

    Un altro aspetto assai caro a tutti i giocatori di The Division è rappresentato dagli equilibri molto sottili dei Gear Set. Questi incarnano infatti il cuore dell'esperienza quando si giunge all'End Game: anche nella Patch 1.8 ci sono diversi gli elementi che potrebbero essere migliorati al fine di garantire un bilanciamento più solido. Ci aspettiamo pertanto che tutti i Gear Set nel sequel siano ben bilanciati in modo tale da creare un meta maggiormente equilibrato.
    La speranza, in aggiunta, è che simile equipaggiamento sia del tutto inedito, perfettamente coerente con il nuovo mondo che esploreremo. Sarebbe interessante se la Massive pensasse poi ad un nuovo modo di costruire le build, tramite un meccanismo che esuli dall'uso dei Gear Set attuali.

    Modalità PvP e PvE

    Grazie alle espansioni diffuse in passato, il gioco mano a mano si è arricchito di modalità differenti, sia PvE che PvP. Una delle dinamiche che potrebbe essere corretta è, a tal proposito, la gestione delle incursioni.
    Durante la prima fase di The Division avevamo aspettative molte alte riguardo ai Raid: avrebbe infatti dovuto essere una modalità in cooperativa parecchio complessa da svolgere, ma in realtà, purtroppo, le attese vennero disilluse. Soltanto con l'ultima incursione introdotta, ossia Segnale Dirottato, si è giunti al punto in cui, forse, il gioco di squadra svolge un ruolo di rilievo nell'economia della missione.
    Se ci saranno delle incursioni nel prossimo capitolo, quindi, auspichiamo che si rivelino decisamente più ragionate e complicate da completare.

    Non crediamo che sia la scelta giusta, in ogni caso, riproporre integralmente le modalità presenti nel primo capitolo. I Sotterranei, ad esempio, si è rivelato un flop e non sta riscuotendo grosso successo neppure dopo che il team ha introdotto nuovi modificatori.
    Allo stesso modo, Sopravvivenza, nonostante avesse la basi per diventare uno dei Battle Royal più belli di sempre, alla prova del nove si è dimostrato incapace di competere con i congeneri più blasonati.
    Per The Division 2, in sostanza, desideriamo vengano inserite inedite modalità, che magari vadano a braccetto con l'eventuale nuova ambientazione.
    Il discorso per il PvP, però, si fa più complesso. Rispetto al titolo d'esordio, confidiamo nell'introduzione delle partite private. Sembra un'utopia, calcolando che parliamo di un "looter shooter", ma la competizione, in questo gioco, è molto presente, e si è sempre fatta sentire, soprattutto negli scontri in Zona Nera. Massive Entertainment, con la modalità Schermaglia 4 vs 4, si è avvicinata parzialmente a questo obiettivo, ma non abbastanza per soddisfare completamente le richieste dei giocatori più feroci.

    Armi e abilità

    Nonostante nel gioco ci siano moltissime armi a disposizione, gli strumenti che vengono usati sia in PvE che in PvP si contano sulle dita di una mano. È un limite che affligge quasi tutti i giochi di questo tipo: il meta deve essere insomma ben presente e tangibile, per dare la possibilità ai giocatori di cimentarsi nella ricerca dell'arma perfetta.

    D'altro canto bilanciare tutte le bocche da fuoco potrebbe portare ad un appiattimento dell'esperienza complessiva. Il team dovrà quindi dimostrarsi capace di ampliare e modificare un po' il suo meta attuale, introducendo un sistema che permetta di usare armi diverse in situazioni differenti.
    Alcune abilità di The Division sono, del resto, decisamente poco usate, o perché scarsamente utili durante gli scontri in PvP o perché abbastanza scomode in PvE. Come per i Gear Set, dunque, speriamo che Massive sappia stupirci in positivo, inserendo nuovi talenti che vadano completamente a riscrivere il nostro modo di giocare.

    App e Anticheat

    Durante l'E3 del 2013, quando ci fu presentato per la prima volta The Division, eravamo rimasti tutti sorpresi da quel piccolo drone che voleva sopra le teste degli utenti, comandato da un altro giocatore in remoto. Il tutto sarebbe stato possibile tramite un App apposita che avrebbe permesso l'interazione tra i partecipanti anche nella stessa istanza di gioco.
    Questa app, sfortunatamente, non ha visto mai la luce, nonostante la forte carica innovativa che si portava in dote. Con i drone si poteva infatti dare supporto ai compagni sul campo, evidenziando i nemici o stordendoli. Si tratterebbe pertanto di una feature parecchio interessante da vedere nel sequel, e non mancherebbero anche tutti i presupposti per "sorvolare" i limiti tecnici imposti dallo scorso episodio.
    Grandi aspettative anche per l'App companion: la gestione della scorta di The Division è sempre stata un po' macchinosa ed è innegabile come unapplicazione per interagire con gli oggetti da remoto potrebbe rivelarsi un comodissimo plus, soprattutto se ci verrà concessa la possibilità di spostare e creare build ad hoc per poi provarle quando si accende la console.
    Infine, un pericolo che dovrà assolutamente essere arginato nel secondo capitolo è quello incarnato dai cheater, che spopolano su PC e minano il corretto ed onesto svolgimento di un match in PvP. Senza un anticheat vero e proprio ed un aggiornamento costante da parte di Ubisoft, d'altronde, non c'è niente che possa contrastarli.

    Questa che vi abbiamo appena proposto è soltanto una piccola lista di tutte le caratteristiche che crediamo debbano essere migliorate in The Division 2, con la speranza che Ubisoft abbia imparato dai suoi errori e riesca a fornirci sin dal day one un titolo più maturo del suo predecessore, che sappia soddisfare le aspettative di una community molto attiva ed esigente.

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