The Division 2: i problemi della Zona Nera

Scopriamo insieme i motivi che rendono la Dark Zone di The Division 2 meno efficace ed equilibrata rispetto a quella del primo capitolo...

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  • La Zona Nera è un luogo unico nel suo genere, l'elemento distintivo della serie The Division: un ecosistema a sé stante dove si possono trovare tantissimi tipi di giocatori, che ai tempi del primo capitolo riuscì a rendere fortemente riconoscibile la proposta di Massive. In esso si muovono sia utenti che si dedicano di nascosto al farming, ben attenti a non essere presi di mira dai gruppi di traditori, sia gli agenti in solitaria che testano le loro build, sia ancora intere squadre che si cimentano in una sfida PVP contro tutta la folla che si ammassa sui server, così da valutare le proprie forze e scoprire quanti nemici sono in grado di sconfiggere prima di cadere a terra. Per tutti questi elementi e sfaccettature, insomma, la Zona Nera di The Division può essere considerata quasi un "gioco nel gioco". Purtroppo, con l'avvento del secondo capitolo questa peculiarità è andata progressivamente svanendo, per scelta o per disattenzione del team di sviluppo.

    La fama della Dark Zone

    Un neofita di The Division 2 viene inevitabilmente catturato dalla fama della Zona Nera, sebbene di primo acchito non ne comprenda ancora pienamente i meccanismi. È per questo che sulle prime si avanza in modo tranquillo, recuperando qualche oggetto sparso tra le strade, finché non si trova un elemento contaminato e si procede all'estrazione chiamando l'elicottero.

    L'istinto primario sarà sicuramente quello di nascondersi dietro qualche copertura in attesa che arrivino altri assalitori: in verità in The Division 2 può succedere di non imbattersi affatto in incontri ostili, dato che allo stato attuale la Dark Zone soffre di una forte desertificazione in termini di partecipanti, e la maggior parte delle volte un novellino potrà anche riuscire ad estrarre i materiali in tutta serenità, senza alcun pericolo. Al di là dell'assenza di una reale minaccia, c'è da mettere in conto che spesso si entrerà in contatto con una tipologia di loot di scarsa utilità, che inevitabilmente diminuisce l'appeal della Zona Nera. In mancanza di un bottino che sia più succulento di quello rinvenuto nella mappa di gioco, pochi giocatori saranno invogliati ad addentrarsi all'interno della Dark Zone, con conseguente spopolamento e perdita di interesse. A ciò si aggiunge inoltre l'estrema facilità con la quale è possibile acquisire del loot, senza che vi sia un'adeguata sfida a supporto di quest'attività. In precedenza il nostro bottino - ben visibile agli occhi degli altri agenti - rappresentava a suo modo una sorta di esca con la quale attirare i golosi e dar via ad uno scontro, mentre ora la metà del raccolto finisce direttamente nell'inventario: pertanto alcuni utenti possono decidere di girare indisturbati nella Zona Nera senza essere aggrediti e senza rispondere ai colpi, ed addirittura potrebbero scegliere di cambiare server in caso incontrassero qualcuno di troppo aggressivo per i loro gusti.

    La normalizzazione della Zona Nera

    La scelta di Massive di proporre ben tre Zone Nere non sta attualmente ripagando le aspettative dello studio. Le aree sono del resto troppo piccole, e presentano pochi giocatori al loro interno. Senza contare poi l'inserimento di torrette con un raggio d'azione talmente ampio che da diminuire ulteriormente la dimensione dello spazio di gioco per chiunque scelga di cimentarsi nel PVP.

    La grandezza della mappa della vecchia Dark Zone garantiva quantomeno un po' di tatticismo in più alle squadre che desideravano cambiare posizione da un'area all'altra, nel tentativo di riorganizzarsi o cercare un altro posto in cui darsi battaglia. Al di là di tutte queste limitazioni, come accennavamo nel paragrafo precedente, la normalizzazione del loot ha ridotto di gran lunga il fascino della Zona Nera: il gusto di dedicarsi al farming consisteva proprio nella possibilità di ricalibrare i pezzi e renderli perfetti per la build in dotazione.

    Certo, permangono sempre gli attributi e le mod delle armi, che garantiscono un minimo di "costruzione" del proprio personaggio, tuttavia anche in questo caso c'è stato uno squilibrio tale da ridurre l'importanza delle build. Ad esempio, anche costruendo un tank con una tuta corazzata, la nostra resistenza cambia davvero pochissimo, un fattore che rende veramente esigua la varietà di approcci disponibili.

    Come in molti potrebbero pensare, si tratta di una normalizzazione che permette alla Dark Zone di essere più accessibile: tuttavia, a nostro avviso, questa scelta snatura il concetto stesso di Zona Nera, che faceva della pericolosità il suo grande punto di forza. Per chiunque voglia affrontare il PVP con build normalizzate, del resto, c'è sempre la modalità Schermaglia. Benché non mancassero numerosi difetti anche nella Dark Zone del primo The Division, l'adrenalina delle sparatorie, l'ansia delle prime estrazioni e le emozioni delle uccisioni d'esordio sono memorie indelebili nella nostra mente: c'era insomma una magia che questo secondo capitolo non è riuscito a riprodurre, né per i vecchi giocatori, né per le nuove leve.

    Per alcuni utenti la soluzione a queste mancanze sopracitate è incarnata dalla Zona Nera Occupata, dove le build funzionano e si possono testare i risultati del nostro processo di "costruzione" del personaggio. Eppure, in queste aree è assente il sistema dei rogue: è possibile pertanto uccidere chiunque senza ricevere nulla in cambio, tranne forse il loot avversario, a patto che non sia stato trasferito immediatamente all'inventario.

    I problemi di oggi, le speranze di domani

    Allo stato attuale i motivi per i quali la Dark Zone di The Division 2 fatica a sorreggersi sulle proprie gambe sono insomma da riscontrarsi in un loot poco appagante ed in una normalizzazione che appiattisce il PVP, disincentivando i novizi ad entrare nell'area ed annoiando i veterani. È possibile magari che tutta questa sovrastruttura venga smantellata e ricostruita con l'arrivo delle patch future.

    La speranza è che Massive riequilibri il tutto, donando nuovi incentivi agli utenti, e rendendo inimitabile ogni giro nella Zona Nera, proprio come lo era in passato. Nulla vieta al team di lasciare invariata la normalizzazione, ma in tal caso occorrerebbe che il loot della Dark Zone risultasse contaminato a prescindere, e che i drop divenissero unici al punto tale da fornire un obiettivo davvero valido ai giocatori.

    Sfortunatamente, le Zone Nere di The Division 2, ora come ora, sono vuote e spente: lo studio deve quindi rimboccarsi le maniche per far sì che queste aree tornino a rappresentare l'elemento di distinzione della serie, come lo sono state per il primo capitolo. Sarebbe davvero uno spreco se le Dark Zone dovessero passare in secondo piano a causa di scelte poco oculate da parte del team. Noi rimaniamo in attesa dei prossimi sviluppi, sempre pronti a tornare sul campo di battaglia per testare con mano tutti gli aggiornamenti di The Division 2.

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