The Last of Us e il Cordyceps: dalla realtà al videogioco

Scopriamo la vera natura del Cordyceps, il fungo parassita che infesta il mondo di The Last of Us, e gli studi fatti da Druckmann

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  • Sebbene Naughty Dog sia rimasta in silenzio per lungo tempo, The Last of Us Part II continua a essere uno dei titoli più attesi e chiacchierati degli ultimi anni. Del resto il suo predecessore ha messo in luce il genio creativo di Druckmann e ha fatto breccia nei cuori dei giocatori, dando vita a un vero fenomeno di culto. Con premesse di questo calibro, è ancor più difficile credere che l'universo post-apocalittico sia nato...da un fungo. Non stiamo scherzando: con ogni probabilità, se non si fossero imbattuti in un documentario della BBC sulla germinazione parassitaria del Cordyceps, le alte sfere del team californiano non avrebbero mai costruito il mondo di Joel ed Ellie con la medesima efficacia. Interessati a scoprire i segreti del fungo parassita e ad analizzarne la versione "potenziata" di The Last of Us, ci siamo aperti al vasto mondo della micologia, scoprendo quanto la natura sappia essere affascinante e al tempo stesso inquietante.

    Una superstar fungina?

    Il Cordyceps è un genere di funghi appartenente alla famiglia Cordycipitaceae e comprende alcuni ascomiceti molto particolari. Per la precisione, si definiscono ascomiceti quei funghi che producono spore in un caratteristico tipo di sporangio chiamato asco, che in greco significa "sacco". Sul piano etimologico, Cordyceps deriva dalle parole latine cord e ceps, che significano rispettivamente "bastone" e "testa". Gli statunitensi invece vanno dritti al sodo e li chiamano funghi dei bruchi, a causa del peculiare ciclo biologico che li contraddistingue. Diverse tipologie di Cordyceps infatti sono solite ricorrere alla germinazione parassitaria e infestano i corpi dei piccoli insetti fino a eliminarli. Del macabro meccanismo però parleremo più avanti mentre ora andiamo a concentrarci sulle tante proprietà benefiche - vere o presunte - che contraddistinguono gli spietati killer fungini.

    Le prime testimonianze legate all'utilizzo del Cordyceps sono da ricercarsi all'interno della tradizione popolare cinese ma è solo negli anni '90 che il fungo è cresciuto esponenzialmente in popolarità. Difatti, quando nel settembre del '93 si sono disputati i giochi di nuoto a Pechino, le atlete cinesi sono riuscite a infrangere diversi record mondiali con discreta facilità, dovendo in seguito sottoporsi a vari esami clinici per dimostrare di non aver utilizzato sostanze dopanti.

    Acclarata l'innocenza delle proprie allieve, l'allenatore Ma Junren ha deciso di svelare l'arcano: non solo queste si allenavano seguendo un programma molto intenso ma erano solite ristorarsi con dei preparati a base di erbe cinesi. Neanche a dirlo tra queste vi era anche il Cordyceps, che - secondo l'opinione di alcuni - costituirebbe una vera e propria panacea per l'organismo umano. Volendo astenerci da qualsiasi parere medico per ovvi motivi, preferiamo allocare quanto stiamo per riportare nel magico regno delle oneste possibilità.

    Diversi studi condotti in Cina infatti sembrerebbero confermare le eccezionali proprietà del fungo, in linea con le credenze popolari vecchie di centinaia di anni. Il Cordyceps rafforzerebbe l'organismo, dal sistema immunitario fino alle performance fisiche, grazie al suo potere antiossidante e alla capacità di neutralizzare i radicali liberi. Ciò detto, l'EFSA - che sta per European Food Safety Authority - si è rifiutata di confermare quanto emerso dai test, giacché ritiene insufficienti le prove scientifiche a sostegno della teoria.

    In ogni caso, quando si parla del Cordyceps c'è una sola grande verità: come nei migliori film e videogiochi post-apocalittici, il fungo si serve di piccoli insetti per diffondersi e prosperare, adottando un processo di germinazione che non esitiamo a definire crudele.

    La germinazione parassitaria e l'idea di Naughty Dog

    Per esporre quanto sia infame il Cordyceps in modo semplice ed efficace citiamo un famoso documentario targato BBC sulle formiche delle foreste pluviali, lo stesso che ha permesso a Straley e a Druckmann di concepire il The Last of Us che conosciamo.

    Tanto per cominciare, esistono decine e decine di varietà del nazi-fungo, ciascuna specializzata nell'infestazione di un ospite ben preciso. Dal bruco alla falena, fino ad arrivare alla temibile formica proiettile, le spore del Cordyceps riescono a insinuarsi nei corpicini dei malcapitati, prendendone gradualmente il controllo. Nel filmato è possibile assistere all'insolito comportamento di una formica, le cui funzioni cerebrali sono state irrimediabilmente compromesse dal fungo. Per evitare un contagio di massa, le formiche operaie tentano di individuare le "colleghe" infette, per poi raggomitolarle e scaricarle a mo' di immondizia lontano dalla colonia.Quel che può sembrare un comportamento spietato, in realtà è ben comprensibile e non differisce poi molto da ciò che accade in The Last of Us: gli uomini sani si chiudono in delle Zone di Quarantena controllate e lasciano fuori tutti gli altri, in modo da ridurre il rischio di contagio da spore.

    Tornando al filmato, dopo aver compiuto il processo di germinazione e portato il suo "contenitore" in un luogo adatto, il Cordyceps lo mummifica per uscirne con maggior facilità. Il processo può durare anche tre settimane, al termine delle quali lo vediamo sprigionare altre spore nell'aria. Al contrario di quanto si possa pensare però, la piaga mortifera del fungo ha in realtà un effetto molto positivo sulla biodiversità, perché impedisce a ogni specie d'insetto di prevalere sulle altre: nel caso in cui una di queste dovesse svilupparsi in modo incontrollato, infatti, si ritroverebbe a dover fare i conti col suo Cordyceps "complementare".

    Con questi presupposti, non possiamo far altro che immaginare il momento epifanico che ha visto Straley e Druckmann finalizzare uno degli elementi cardine di The Last of Us: la natura degli infetti. Vedendo il documentario, i due sono rimasti affascinati dalla germinazione del Cordyceps e si sono detti - testuali parole - "cosa succederebbe se potesse infettare gli umani?". Forti di questa nuova idea, hanno deciso di tornare sui propri passi e di reintrodurre la "biominaccia", che in un primo momento era stata accantonata. In soldoni, la storia padre-figlia di Joel ed Ellie si sarebbe dipanata in un mondo ancor più pericoloso e credibile, lontano dagli zombie ma anche dalla banalità dei soli nemici umani.

    L'infezione cerebrale da Cordyceps: la catastrofe in The Last of Us

    Pur ruotando attorno alle figure di Joel ed Ellie, il mirabile intreccio di The Last of Us non avrebbe potuto prescindere da una cornice narrativa di pari livello. In tal senso, la trovata dell'infezione ha conferito all'esperienza un buon grado di originalità e le ha consentito di distinguersi nettamente dai classici zombie game.

    Nell'edizione del 28 settembre 2013 del Texas Harald - il quotidiano leggibile in casa di Joel all'inizio del gioco - viene spiegata l'origine dell'epidemia. Dopo aver contaminato gli sterminati campi di grano del Sud America, un ceppo mutato di Cordyceps ha iniziato a diffondersi anche in Messico e in Nord America, a causa dell'ingente importazione di spighe. Non a caso prima abbiamo utilizzato la parola "ceppo", che solitamente sarebbe più indicata a una minaccia di tipo virale.

    Il Cordyceps di The Last of Us infatti si trasmette non solo per via aerea, con l'inalazione di grandi quantità di spore ma anche attraverso i morsi, avvicinandosi molto ai lidi del virus.

    Come si suol dire, il resto è storia. Gli Stati Uniti non riescono a fronteggiare in poco tempo l'infezione di massa e bastano alcuni mesi a far sciogliere il tessuto sociale del paese come neve al sole. Col passare degli anni, il 60% dell'umanità soccombe alla piaga del Cordyceps mentre i sopravvissuti - tra leggi sempre più severe e gravi lutti - si aggrappano ostinatamente all'esistenza. A eccezion fatta delle Luci, un'organizzazione paramilitare che tenta di sintetizzare una cura, gli ultimi esseri umani non riescono a sperare nel domani e vivono consapevoli di avvicinarsi ogni giorno di più all'estinzione. Nell'opera di Naughty Dog, il fungo si comporta in maniera simile alla sua controparte reale, infettando il cervello dell'ospite quando questi inala le spore. Crescendo all'interno dei tessuti cerebrali della vittima, il micelio la conduce in poco tempo alla pazzia, facendole perdere ogni scampolo d'umanità. Da questo momento in poi, l'unico obiettivo del "Runner" - un infetto allo stadio iniziale - è quello di diffondere le spore del Cordyceps con ogni mezzo possibile.

    Entro due settimane dall'inizio del contagio, l'ospite avanza al secondo stadio dell'infezione: la crescita del fungo ne compromette le capacità visive e ne muta l'aspetto in modo evidente. Nel giro di un anno, quella che era l'ombra di un essere umano assume la forma dell'ormai ben noto "Clicker", un essere totalmente cieco che sopperisce a tale handicap sviluppando una forma basilare di ecolocazione.

    Emettendo i caratteristici "click" a cui deve il suo nome, quest'abominio riesce a individuare i più incauti, uccidendoli senza pietà grazie alla sua forza straordinaria. Gli infetti che riescono a sopravvivere per più di dieci anni - fortunatamente si parla di una percentuale molto ridotta - si trasformano nei "Bloater", che rappresentano le creature più temibili del gioco. Imponenti, forzuti e incredibilmente resistenti, questi vomitano una letale micotossina in grado di avvelenare i malcapitati di turno, i quali tanto per cambiare muoiono in preda ad atroci sofferenze.

    Infine, quando è ormai prossimo al collasso, l'infetto si reca in un luogo al chiuso per permettere al Cordyceps di crescere in tutta sicurezza e diffondere grandi quantità di spore.
    Dopo aver parlato di insetti zombie, ex umani diventati contenitori di spore killer e civiltà cadute, ci pare giusto in ultima analisi sottolineare un aspetto importante: nonostante sia credibile e allo stesso tempo preoccupante, l'epidemia Cordyceps di Naughty Dog lascerebbe difficilmente i confini del mondo videoludico. Del resto la struttura cerebrale di un essere umano è infinitamente più complessa di quella di un insetto e - cosa da non sottovalutare - in questo caso specifico le dimensioni contano. Una cosa è infettare con successo una formica, mentre un'altra è avere il tempo per soggiogare un homo sapiens.

    The Last of Us Part II La germinazione parassitaria del Cordyceps è un processo macabro e sorprendente, c’è ben poco da dire. Oltre a mettere in risalto la sadica perfezione di Madre Natura, infatti, ha permesso a un certo team californiano di concepire un’opera memorabile, fornendogli la base per realizzare una cornice narrativa di rara efficacia. Tra le altre cose, ai vari stadi dell’infezione fungina dobbiamo anche le tipologie di nemici che abbiamo pensionato con Joel ed Ellie, ciascuna dotata di particolari abilità e caratteristiche fisiche. Tutto questo parlare di The Last of Us però ha fatto sorgere in noi un lecito interrogativo, che - insinuandosi nel nostro cervello come un fungo parassita - non smette più di attanagliarci: a quando le novità sull’attesissima Parte II?

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