The Last of Us: quando il capolavoro di Naughty Dog incontra il film Leon di Luc Besson

Cosa accomuna l'avventura di Joel ed Ellie e quella di Leon e Mathilda? Scopriamo insieme le similitudini di queste "storie di coppia".

speciale The Last of Us: quando il capolavoro di Naughty Dog incontra il film Leon di Luc Besson
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  • Attenzione: Spoiler Prima ancora che i vostri occhi cadano sulle prossime righe, data la natura fortemente legata alla storia delle due opere prese in considerazione, ci preme avvertirvi della presenza di parecchi spoiler nel corso di questo articolo. Se non aveste mai giocato a The Last of Us o visto il film Léon, non esitate e tornate indietro, prima che sia troppo tardi!

    Detto ciò, possiamo cominciare.
    Avete presente quelle volte in cui, presi da una qualsiasi attività, il vostro cervello comincia a viaggiare per conto suo nel vostro subconscio, proponendovi immagini ed associazioni che ad una prima e sfuggevole "occhiata" risulterebbero totalmente sconnesse da quella stessa attività che stavate svolgendo?
    Esiste una locuzione specifica che identifica questo particolare fenomeno, parliamo infatti del volo pindarico: secondo l'enciclopedia Treccani, si tratta di un passaggio rapido, senza espressa connessione logica, da un argomento a un altro, o un'ardita digressione dall'argomento principale. Bene, chi scrive è stato recentemente "vittima" di questo diffuso e curioso fenomeno. Andiamo dritti al punto: The Last of Us e Léon: The Professional. Cosa mai potrebbe accomunare il capolavoro Naughty Dog all'altrettanto conclamato splendido film di Luc Besson con Jean Reno e Natalie Portman, datato 1994? Cosa potrebbero avere in comune una storia ambientata a New York, tra sicari, droga e polizia corrotta con un'altra che si sviluppa in un mondo post-apocalittico?
    Se mi avessero fatto questa domanda prima di qualche giorno fa, la mia risposta sarebbe stata con tutta probabilità un perentorio e secco: niente. Credo quindi che la ragione di questa bizzarra e cross-mediale associazione sia da identificare nel fatto che chi scrive abbia rivisto Léon proprio durante gli stessi giorni nei quali stava rigiocando alla remastered di The Last of Us, in una spasmodica e mistica attesa della sua "parte seconda".

    Questione di coppie

    Come vengono presentate ai nostri occhi le coppie protagoniste delle due diverse opere? Partiamo dall'avventura Naughty Dog. Come noto ai più, l'apocalisse e la quasi scomparsa della razza umana causate dal fungo Cordyceps - se mi concedete il gioco di parole - "fungono" nel gioco di Sony principalmente come background narrativo davanti al quale nasce e si sviluppa il vero protagonista dell'esperienza, ovvero il rapporto tra Joel ed Ellie.
    Joel è un uomo (diventato) burbero e chiuso in se stesso, la cui vita è stata tragicamente segnata sia dall'aver vissuto in prima persona all'apocalisse, sia soprattutto dalla perdita della figlia Sarah, gravissimo trauma emotivo a cui assistiamo inermi nelle primissime fasi di gioco e del quale porterà i segni per sempre.

    Sia chiaro, il titolo fin da subito ci rende assolutamente empatici nei suoi confronti, presentandocelo come un padre premuroso e innamorato di sua figlia, con cui ha un ottimo legame e dalla quale è a sua volta amato. L'inaspettato e inizialmente indesiderato ingresso di Ellie nella vita di Joel è l'evento catalizzatore dell'intera avventura: da quel momento il giocatore assisterà a un graduale cambiamento nelle corde dell'animo di Joel. Ma non sarà tanto il suo carattere a cambiare: il Joel che conosciamo all'inizio è sempre lo stesso Joel dal quale ci separiamo ai titoli di coda. Ciò che rende diverso il protagonista è il fatto che grazie ad Ellie riesce a sopportare il suo passato e metterlo da parte, senza ovviamente dimenticarlo: questa "catarsi" gli permette di non precludersi un futuro emotivo, di non vietarsi a prescindere di provare sentimenti ed emozioni positive, tutti elementi che inizialmente sembrava non voler più accettare nella sua vita.

    Per Léon invece le cose stanno abbastanza diversamente. Le informazioni sul suo passato non sono tantissime: nel corso del film veniamo solamente a scoprire che la stessa notte in cui si imbarca per immigrare negli Stati Uniti commette il suo primo omicidio, appena diciannovenne, per amore.
    Nulla viene specificamente menzionato su quanto succede negli anni successivi, il film ce lo presenta come uomo più che adulto e assassino di professione, al servizio del più classico dei signorotti mafiosi italo-americani di Little Italy, che vive in uno squallido appartamento di un altrettanto squallido edificio. La totale alienazione della sua vita vengono interrotte unicamente dagli omicidi su commissione: rientrato a casa dal "lavoro", Leon metodicamente beve un bicchiere di latte, si lava, allena gli addominali e si mette a dormire seduto su una poltrona, vestito, occhiali da sole indosso e pistola carica a portata di mano. Curare una piccola piantina rappresenta l'unica attività che interviene a spezzare questa tristissima monotonia.

    Esattamente come in The Last of Us, la sua vita viene completamente stravolta a causa di una ragazzina di nome Mathilda, interpretata da una giovanissima e magistrale Natalie Portman. Ed esattamente come accade per Joel, Leon è all'inizio piuttosto riluttante a prendersi cura di lei, al punto da tentare quasi di ucciderla nel sonno durante la prima notte in cui la ospita nel suo appartamento. Non si può negare che il personaggio di Leon muova i sentimenti e le emozioni degli spettatori del film: la sua tenera ingenuità, il fatto che quando smette i panni del killer si trasformi fondamentalmente in un bambino intrappolato nel corpo di un adulto, le bizzarre e fanciullesche espressioni facciali che assume durante molte delle scene del film lo fanno entrare di diritto tra gli antieroi più amati del cinema.
    Gli eventi e le circostanze che portano Joel e Leon ad incontrare Ellie e Mathilda hanno contemporaneamente dei punti di contatto e divergenza: per il primo, in quanto contrabbandiere, Ellie rappresenta semplicemente un lavoro. Il suo scopo iniziale era infatti quello di portarla dalle Luci in modo che potessero studiare la sua immunità al Cordyceps e trovare una cura. Mathilda è la vicina di casa di Leon che, miracolosamente scampata al massacro della sua famiglia, cerca disperata rifugio in casa sua per sfuggire a morte certa. Ciò che invece accomuna questi aspetti è il sentimento della pietà che i due uomini dimostrano di avere nei confronti delle ragazzine, accogliendole nelle loro vite, e che li porterà a non volersene separare mai più.

    Col procedere delle rispettive storie, ambedue le opere riescono in maniera sbalorditiva a trasmettere quanto profondamente il rapporto tra le due coppie si stia sviluppando, ed entrambe vi riescono anche attraverso piccoli dettagli e situazioni "minori", se rapportate agli eventi principali, che hanno diversi punti di contatto. Il tema dell'insegnamento e apprendimento reciproco rappresenta un punto cardine delle due vicende.

    Ciò che rende questi elementi ancora più finemente descritti sta nel fatto che sono le due ragazzine a ergersi nei ruoli di insegnanti principali: se da una parte infatti abbiamo Leon che addestra Mathilda al mestiere di sicario e Joel che insegna ad Ellie l'arte della sopravvivenza e di come cavarsela nel nuovo "ordine" sociale che pervade il mondo creato da Naughty Dog, dall'altra vediamo Mathilda ed Ellie che riescono a far uscire i due uomini dai gusci emotivi in cui si erano rinchiusi, attraverso semplici ma efficaci dialoghi e momenti che (ri)donano loro quell'umanità perduta e latente. Leon impara a leggere, comincia a dormire su un normale letto, gioca con le pistole ad acqua; mentre Joel spiega ad Ellie le regole del football e le racconta vari aneddoti del suo passato.

    Blood and Gore

    Un'altra tematica affrontata da entrambe le storie è quella della violenza, che viene narrata e mostrata in svariate sfumature e assume tratti differenti: violenza gratuita e giustificata si mischiano, si confondono, si alternano nel grande complesso delle due esperienze, al termine delle quali è difficile stabilire quale delle due abbia prevalso. Si può dire che la percezione della violenza corra su binari speculari, in una sorta di chiasmo: se nel film la brutalità è inizialmente incline alla gratuità, soprattutto durante il massacro della famiglia di Mathilda, con il procedere della storia siamo sempre più portati a giustificarla, man mano che ci affezioniamo ai protagonisti.

    Diciamoci la verità: quanti di noi non hanno fatto il tifo per Leon nello scontro finale del film, con il nostro eroe che sfida e abbatte decine di uomini della SWAT, giustificando ogni uccisione pur di vederlo uscire vincitore? Specularmente, in The Last of Us, la violenza è prima quasi scontata, in un mondo senza più regole, dove per sopravvivere è necessario non fidarsi di nessuno e pensare esclusivamente a se stessi. Ma poi, questa assume contorni più variegati, raggiungendo il climax in una delle scene finali in cui Joel uccide senza pensarci il chirurgo e le infermiere che stavano per operare Ellie (viene data in realtà l'opportunità di risparmiarle, ma sarei curioso di sapere quanti non lo hanno fatto...) e poco dopo spara e finisce una ormai ferita ed indifesa Marlene, al solo scopo di non farsi inseguire.

    Credits

    Ma veniamo al finale: Leon e The Last of Us propongono, a modesto parere di chi scrive, due dei finali più belli della storia dei rispettivi media. Forse quello del film rimane più scontato se paragonato alla perfezione assoluta raggiunta dal capolavoro Sony.

    Ad ogni modo, è innegabile che entrambi facciano leva sulle emozioni forti, sui sentimenti, sulla commozione, quasi colpendo al petto lo spettatore/giocatore, seppur in maniera diversa. Il finale di Leon, come detto, non è certamente imprevedibile, ma il film è troppo abile nel fare in modo che lo spettatore si affezioni al tenero assassino e provi commozione e tristezza nel vederlo soccombere a qualche metro da quell'uscita che gli avrebbe regalato la libertà e un futuro insieme a Mathilda. The Last of Us fa invece leva su altro, istigando dei dubbi, domande e riflessioni esistenziali, andando velatamente a toccare temi quali l'egoismo, l'amore e il destino dell'umanità. Al termine delle storie, chiunque le abbia vissute non può fare a meno di fermarsi un attimo e ripercorrere mentalmente tutto il trascorso, cercando di metabolizzare ed accettare quanto visto/giocato fino a quel momento, ed è addirittura spinto a non saltare i titoli di coda, dal momento che questi sono accompagnati dalle rispettive (e memorabili) colonne sonore. Lo spettatore di Leon saluta il film sulle dolci note della bellissima Shape of my heart di Sting, mentre il charango di Gustavo Santaolalla ci conduce attraverso i credits di The Last of Us.

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