The Outer Worlds: il dark humor nel western Sci-Fi dei creatori di Fallout

Cosa hanno in comune Futurama, Firefly e The Outer Worlds? Una particolare vena comica. Scopriamo insieme le ispirazioni del nuovo gioco di Obsidian.

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  • PS4 Pro
  • Pur non essendo un peso massimo dal punto di vista grafico, il The Outer Worlds di Tim Cain e Leonard Boyarsky ha mostrato d'essere molto più che artisticamente ispirato. I folli mondi delle corporazioni, brulicanti di brand e pubblicità ingannevoli, mettono in luce la forza di una visione che abbraccia un dark humor a dir poco calzante coi toni della produzione. Alla base di una sceneggiatura che - come è emerso dal nostro provato di The Outer Worlds - punta a regalare ai giocatori un'avventura ruolistica coi fiocchi, non troviamo solo la sinergia creativa dei creatori di Fallout, ma anche un mix di fonti d'ispirazione che spazia dalle leggende animate di Matt Groening (Futurama), fino ai serial come il Firefly di Joss Whedon. Non volendo dar vita né a un'esperienza troppo scanzonata, né a un abisso nero pece, i papà del sistema solare di Halcyon hanno provveduto a mantenere un certo "equilibrio" nel caratterizzare i suoi mondi. Curiosi di saperne di più sulle opere che li hanno ispirati, ma anche sul ruolo del dark humor all'interno del racconto, abbiamo svolto le dovute ricerche, in attesa di mettere le mani sul prodotto finito.

    Da Terry Gilliam a Futurama: il mix d'autore di Cain e Boyarsky

    Cain e Boyarski sono due veterani della game industry, così come molti degli sviluppatori che li hanno accompagnati nella gestazione di The Outer Worlds. Non sorprende quindi che il mondo di gioco vanti un'identità ben riconoscibile e accattivante, potenzialmente in grado di irretire un appassionato del genere in pochi minuti. Con queste premesse, i toni del western sci-fi di Obsidian, incluso il dark humor che caratterizza i dialoghi e le situazioni proposte, hanno potuto beneficiare di diverse fonti d'ispirazione, la cui mescolanza ha generato un risultato che non esitiamo a definire portentoso.

    Il sistema di Halcyon, patria delle corporazioni e di una cultura del lavoro malata, che non bada ai diritti degli impiegati bensì a quelli dei ricchi padroni, deve molto alle pellicole di Terry Gilliam (Brazil in primis) che non di rado hanno tratteggiato società distopiche e caratterizzate da dettami alienanti. Neanche a dirlo, un'altra caratteristica ricorrente nei suoi film è l'uso di dark humor e colpi di scena tragicomici.

    Sempre pensando allo strapotere delle corporazioni, che in buona sostanza possono arrivare a possedere interi pianeti, ci è venuto in mente anche Guida Galattica per Autostoppisti di Garth Jennings, film che - ci sembra doveroso ricordarlo - è basato sui celebri romanzi di Douglas Adams. Caratterizzati da un sistema burocratico che supera di gran lunga i confini del patologico, gli alieni Vogon non esitano a distruggere la Terra, la cui stessa esistenza intralcia la realizzazione di un'immensa superstrada galattica nel sistema solare. Senza mai celare la vena comica che ne caratterizza l'intera durata, la pellicola mette lo spettatore faccia a faccia con quel che potrebbe essere definito un evento sommamente tragico: in questo forte contrasto è possibile evincere un altro punto di contatto con The Outer Worlds. Sorvolando su Il Grinta dei fratelli Coen, che pare essere stato un altro riferimento importante per il duo creativo, vogliamo soffermarci su Firefly, la serie cult creata da Joss Whedon. D'altronde il titolo di Obsidian è stato descritto come l'incontro tra Fallout, Firefly e Mass Effect, il che lascia ben intendere quanto l'avventura di Malcolm Reynolds (Nathan Fillion) sia stata importante per Cain e Boyarsky. Del resto l'equipaggio della Serenity, la nave del capitano Reynolds, riveste un ruolo di primo piano negli eventi di Firefly, proprio come accadrà in The Outer Worlds.

    I personaggi che accoglieremo a bordo dell'Unreliable, infatti, diverranno membri stabili del nostro entourage, nonché compagni di dure battaglie. Dai differenti punti di vista sul tessuto socio-politico di Halcyon, alla più o meno agevole convivenza col resto della squadra, ciascun combattente avrà una personalità sfaccettata e acuirà la sensazione di aver formato una "compagnia".

    Detto questo, il processo creativo di Tim e Leonard è stato influenzato anche da Futurama, e in molteplici aspetti. L'opera di Matt Groening infatti non è servita soltanto a definire lo stile del dark humor, ma anche ad affinare l'identità stessa delle corporazioni. In primis, le opzioni di dialogo legate al "dumb character" - il protagonista non particolarmente sveglio che avremo la possibilità di creare - ricordano molto da vicino l'idiota e vanesio invaghito di Lela: e no, non ci stiamo riferendo al buon Fry bensì a Zapp Brannigan, membro dell'esercito del D.O.O.P (che pronunciato in inglese ricorda non a caso "dupe", babbeo).
    Al pari dell'incompetente Zapp, il nostro eroe fingerà di comprendere la gravità di una determinata situazione, dando in realtà risposte a vanvera e assolutamente inconcludenti.

    A un certo punto, proprio come avrebbe fatto Lela in Futurama, potremmo essere addirittura interrotti dai nostri compagni di ventura, che proveranno a risollevare la qualità della discussione. In aggiunta, The Outer Worlds ci consentirà di "toccare con mano" la stupidità del nostro Brannigan personale, che verso la fine dell'avventura potrà prendere una decisione dalle conseguenze catastrofiche. Il mondo futuristico partorito da Groening è pieno zeppo di corporazioni e di brand che appaiono più volte nel corso degli episodi.

    I loghi e le filosofie delle compagnie di Halcyon avrebbero dovuto risaltare allo stesso modo e, stando all'esempio che stiamo per proporvi, l'obiettivo potrebbe essere stato raggiunto. I patiti della Planet Express dovrebbero conoscere bene il personaggio di Mamma o la Slurm, il soft drink realizzato con le eiezioni della regina dei Wormulon. Ebbene, vi basti pensare che una delle corporazioni di The Outer Worlds, la Auntie Cleo's, dietro una facciata rispettabile e dal richiamo quasi familiare nasconde un'assortimento di cibarie da incubo, come maiali pieni di tumori che vengono pubblicizzati come prelibatezze.

    Il dark humor e la ricerca dell'equilibrio

    Il dark humor e l'ironia tesa a denunciare le contraddizioni sociali sono tra le componenti fondamentali di The Outer Worlds, e la cosa è ben evidente sin dai primi minuti del gioco. Un pazzoide ricercato dalle corporazioni sveglia il protagonista dopo decenni di sonno criogenico, chiedendogli di aiutarlo a salvare i compagni dormienti. Dopo un viaggetto in capsula tutt'altro che agevole, il futuro capitano dell'Unreliable si schianta su un pianeta sconosciuto, convinto di dover incontrare un esperto pistolero che l'aiuterà a completare l'impresa.

    Come prevedibile, quest'ultimo viene colpito proprio dalla capsula, che lo riduce in un ammasso informe di frattaglie. Poco dopo il nostro eroe si imbatte in un soldato moribondo in forze alla Spacer's Choice che, non curandosi del proprio stato di salute, ripete con fierezza gli slogan della corporazione. Finché non è morto, per giunta, deve rispettarne le politiche e segnalare l'atterraggio non autorizzato del modulo di salvataggio. Di contro però, se non fosse stato per l'aiuto del protagonista, l'agente sarebbe morto in preda ad atroci sofferenze, dimenticato dai suoi padroni in una grotta sperduta.

    In altre parole, The Outer Worlds dovrebbe riuscire a strapparci più d'una risata ma - per una precisa volontà di Cain e Boyarsky - senza mai violare alcune regole narrative fondamentali e quell'equilibrio a cui abbiamo fatto cenno in precedenza. Per prima cosa, la vena ironica che serpeggia nei dialoghi deve essere sempre contestuale e mai fuori luogo. Più volte è capitato che Tim e Leonard abbiano scartato alcune battute esilaranti propostegli dai co-writer, perché poco attinenti alla situazione. Le migliori, al massimo, sono state modificate in modo da avere un senso più profondo e raccontare qualcosa dei personaggi o del mondo di gioco. Ecco che torna con prepotenza la necessità di percorrere il confine tra il serio e il faceto, senza mai dirigersi con decisione in un senso o nell'altro. A questo punto è utile riprendere un concetto espresso dal duo creativo, per esporre con maggior efficacia il ruolo del dark humor. Sebbene il prologo possa lasciar pensare al contrario, The Outer Worlds è un'avventura che assumerà dei toni via via più oscuri, in parallelo alla crescita di consapevolezza da parte del giocatore.

    Talvolta, infatti, ci ritroveremo a dover scegliere il minore tra due mali, tra il senso di colpa dilaniante e quello più sopportabile.

    La funzione dell'umorismo nero è proprio quella di smorzare la tensione, di addolcire un viaggio che i creatori di Fallout non avrebbero voluto rendere deprimente. In sintesi, trovare l'equilibrio perfetto tra la pesantezza di Boyarsky e la leggerezza di Cain è stato tutt'altro che facile, ma i due lavorano insieme da anni e potrebbero aver raggiunto l'obiettivo a pieni voti. Prima di chiudere il discorso, visto che sempre d'equilibrio si parla, vorremmo spendere due parole sugli aspetti meramente produttivi del progetto, che - con ogni probabilità - deve la sua peculiare identità proprio alle ristrettezze economiche.

    Certo, con l'acquisizione di Obsidian da parte di Microsoft, la situazione sul fronte monetario è cambiata in meglio, ma per Boyarsky bisognava fare attenzione a non "cadere nella trappola".

    Un budget più generoso fa sempre comodo, c'è poco da dire a riguardo, ma Leonard ha affermato che le migliori idee partorite e messe in pratica con Tim sono scaturite proprio dalla necessità di aggirare i limiti economici e tecnologici. Il comparto artistico che splende di luce propria e non grazie al mostruoso dettaglio grafico o la rinuncia al "mostro" da cento ore in favore di un'esperienza con un alto tasso di rigiocabilità, per fare un paio d'esempi, sono un'altra manifestazione dell'equilibrio che sembra caratterizzare l'intera esperienza.

    The Outer Worlds The Outer Worlds è dotato di una personalità forte e accattivante, merito di due creativi che - in anni di collaborazione - hanno dato vita a delle vere perle videoludiche. Complice un dark humor sagace, pungente e assolutamente contestuale, Cain e Boyarsky potrebbero aver confezionato un’esperienza dalle tematiche abbastanza pesanti ma al tempo stesso esilarante, che poggia su un mix d’ispirazioni “d’autore”. Dalle società distopiche di Terry Gilliam, al senso di fratellanza di Firefly, fino ai chiari omaggi al mondo di Futurama, questo viaggio western/sci-fi ha tutte le carte in regola per appagare gli amanti delle esperienze ruolistiche profonde, sfaccettate e non soverchianti. Grazie a una ricerca dell’equilibrio che non riguarda soltanto l’umorismo e le situazioni proposte ma ogni aspetto della produzione, The Outer Worlds potrebbe proporsi all’utenza nel modo giusto e senza sacrificare la qualità dei contenuti. Bramosi di esplorare Halcyon col nostro Zapp Brannigan personale, non possiamo che attendere il prodotto finito e sperare che i creatori di Fallout abbiano fatto centro ancora una volta.

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