The Sandbox: creatività al potere con Game Maker e VoxEdit

VoxEdit e Game Maker sono i due software gratis che permettono alla community di The Sandbox di dare vita a nuovi contenuti.

The Sandbox: creatività al potere con Game Maker e VoxEdit
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  • The Sandbox sta preparando il terreno per un lancio in grande stile, dando così il definitivo arrembaggio al sempre più chiacchierato mercato dei Metaversi. La versione Alpha che abbiamo avuto modo di provare circa un mese fa ha messo in chiaro quale sarà lo stile della produzione: interamente composto da Voxel - piccoli blocchetti che rappresentano "pixel tridimensionali" - il mondo di The Sandbox ha un'estetica estremamente ludica, che strizza volutamente l'occhio a quella di Minecraft e, di conseguenza, all'intero mondo dei videogiocatori. Se è vero che in questi spazi virtuali non mancheranno esposizioni, concerti e raduni dalla forte componente social, è innegabile che l'obiettivo principale del progetto sia quello di strutturare esperienze significative anche dal punto di vista del gameplay. La presenza di Atari nell'Hub principale dell'Alpha e nella mappa delle LAND sembra del resto un indizio bello concreto in tal senso, e vedremo che cosa prepareranno le altre big che sono già salite a bordo.

    Gli utenti come pilastro di The Sandbox

    Come abbiamo più volte ribadito nel nostro coverage, l'operazione di allestimento del metaverso di The Sandbox è tenuta in piedi dagli utenti stessi, che si impegnano a costruire il mondo mattone dopo mattone. Lo fanno grazie a due software completamente gratuiti, messi a disposizione della community e che, volendo, potete scaricare anche voi.

    Il primo si chiama VoxEdit e permette di costruire i modelli, di blocchetto in blocchetto, per poi studiarne le animazioni. Il secondo invece è il Game Maker, con cui impostare la struttura logica delle vostre esperienze (insomma, i meccanismi del gameplay). Ovviamente perché tutto funzioni è necessario dare una direzione alla community, costruire una gerarchia produttiva e incentivare gli artisti e i game designer. Per capire meglio l'approccio di The Sandbox abbiamo quindi intervistato due dei creator più in vista della scena italiana, Damon e Mr. Gold.

    VoxEdit

    Damon supervisiona il team nostrano di Voxel Artist, dopo un percorso graduale cominciato per curiosità e passione. "Mi sono avvicinato a The Sandbox quando ancora non era molto conosciuto, e ho subito cominciato a costruire i primi modelli con il VoxEdit. Preso dall'entusiasmo ho inviato subito una candidatura per il Creator Fund".

    Il Creator Fund è un'iniziativa metta in piedi dal team per incentivare appunto la creazione di asset e lo sviluppo del Metaverso. Si tratta di un programma di finanziamento degli artisti, che vengono selezionati secondo il portfolio che presentano e a cui vengono commissionati dei lavori sulla base delle necessità del momento. Non crediate ovviamente che sia un gioco da ragazzi, perché per entrare nel programma è necessaria una buona costanza ed un grande rispetto per le linee guida a livello estetico. "Purtroppo" - continua Damon - "la prima candidatura era forse un po' affrettata, tant'è che mi hanno rifiutato. I giorni seguenti li ho spesi guardando un po' di tutorial e familiarizzando con lo stile grafico, migliorando un po' la qualità delle texture e cominciando a studiare le prime animazioni".

    Anche chi vi scrive ha cominciato ha fare qualche lavoro con il VoxEdit, scoprendo un programma tutto sommato facile da utilizzare e metabolizzare. Dopo un paio di giorni per prendere familiarità con i controlli si riesce a creare "sculture" di voxel sufficientemente dettagliate, sperimentando un po' con le proporzioni e la composizione.

    Nel caso in cui vi venga voglia di provare a studiare qualcosa, ricordate che è importante studiare le dimensioni (un voxel in The Sandbox corrisponde a circa 3 centimetri) e lavorare bene sulla stilizzazione: è molto meglio semplificare le geometrie che cercare di comporre elementi troppo dettagliati."La seconda richiesta è stata quella quella fortunata", ci dice Damon: "Sono entrato a far parte del Creator Fund e da allora ho cominciato a creare i miei NFT, promuovendoli sulle mie piattaforme, e al contempo a lavorare sulla base delle richieste del team. Successivamente mi hanno promosso a supervisore; in pratica organizzo il lavoro di una parte del gruppo di creator italiani, analizzo le loro opere e do qualche consiglio per migliorarle".

    Tutto il lavoro di creazione degli asset e di organizzazione logistica, ci spiega Damon, viene pagato in Sand, la valuta interna di The Sandbox, che da qualche settimana può anche essere messa in staking direttamente sulla piattaforma. Lo staking, nel mondo crypto, rappresenta l'azione di "bloccare" per un certo periodo di tempo un certo quantitativo di moneta, per guadagnare un interesse solitamente molto remunerativo. Volendo, ovviamente, è possibile scambiare i Sand, ma l'obiettivo è quello di dare, a chi contribuisce fin dal principio alla costruzione del metaverso, un certo potere d'acquisto al suo interno, uno "status".

    Vi basti pensare che con le ricompense assegnate a chi ha partecipato all'Alpha sarà possibile tentare l'acquisto di una Land, nella vendita che sarà organizzata il 13 gennaio.
    "Per il momento non tutti gli asset che creiamo vengono immessi sul mercato. Alcuni fra i migliori vengono selezionati e aggiunti a intervalli regolari sul marketplace, e devo ammettere che si riesce a vendere pure qualche pezzo. L'operazione di coniazione di un nuovo asset si chiama minting [dall'inglese "to mint": coniare], e permette di decidere le caratteristiche dell'asset e la sua scarsità. Il team ci attribuisce dei token con varie proprietà, che vengono bruciati - in pratica consumati - nel processo di coniazione. Questi ci permettono di creare, ad esempio, pezzi di equipaggiamento che daranno un bonus in forza, velocità o magia. Ovviamente a seconda del livello di rarità dell'oggetto potremo usare più token e quindi massimizzare i bonus, ma sarà necessario immetterne sul mercato un numero minore".

    Come potete vedere sui profili social di Damon (a questo link potete trovare il profilo Instagram di Damon mentre qui trovate il profilo ArtStation di Damon) e nelle immagini a corredo di questo pezzo, l'editor è davvero molto malleabile e permette di costruire oggetti seguendo stili diversissimi.

    GameMaker

    Mr. Gold si occupa principalmente di game design anche se a dire la verità, ci spiega, ogni creativo contribuisce al progetto su più fronti: "si tratta di un percorso generalmente organico; quasi tutti abbiamo una buona conoscenza di entrambi i programmi, e quasi tutti cerchiamo di partecipare alle iniziative organizzate dal team.

    Insomma, anche ci crea e anima i modelli può poi utilizzarli, assieme agli asset di base del GameMaker, per provare ad imbastire esperienze più complesse". Il tool di sviluppo a disposizione degli utenti di The Sandbox, inutile girarci attorno, è sicuramente più complesso e meno digeribile rispetto al VoxEdit. Ma non si tratta certo di uno strumento inaccessibile.

    "Poco a poco" - continua Mr. Gold - "si imparano le logiche di base, magari provando ad utilizzare i modelli costruiti su VoxEdit. Per me è stato un processo, si va avanti passo dopo passo. Ho cominciato a creare strutture statiche, poi ho iniziato ad animarle, a studiare il movimento. Il completamento di questo processo è importare tutto nel GameMaker e vedere come si possono comportare in piccoli giochi rudimentali. Per poi aggiungere poco a poco regole, elementi di gameplay".

    Anche in questo caso non mancano gli incentivi, economici e legati al senso di appartenenza: "Il team di sviluppo organizza su base regolare delle game jam". Sebbene non funzionino proprio come quelle a cui siamo abituati noi giocatori classici (48 ore di programmazione non-stop), l'effetto che si ottiene è sempre lo stesso: "è un momento in cui buona parte della community sperimenta, mette in piedi nuove idee, e per tutti è possibile prendere ispirazione per il futuro".

    Solitamente i vari creator realizzano anche dei piccoli "trailer" per promuovere le proprie creazioni, che poi, ci spiega Mr. Gold (potete seguirlo su Twitter, il profilo è @Mrgold_original), "possono di fatto essere esportate integralmente in una LAND. È come se costruissi un gioco che qualcuno può acquistare per intero, per posizionarlo in una parte del proprio terreno.

    Ad esempio una delle mie ultime creazioni è una torre di sette piani, in cui ogni livello rappresenta uno stage diverso: include un po' di meccaniche d'azione, un po' di enigmi, un po' di fasi platform. La torre non prende di certo tutto lo spazio della LAND, quindi potrebbe essere utilizzata in combinazione con altri asset, per costruire così aree dalla funzione diversissima". Di tanto in tanto, ci racconta Mr. Gold, le Game Jam hanno un tema, così che gli sforzi produttivi della community possano essere orientati nella direzione di cui il metaverso ha bisogno: "in questo momento si sta tenendo una Jam dedicata alle esperienze sportive, ma poche settimane fa ne abbiamo avuta una ‘brandizzata' The Walking Dead". L'annuncio di una collaborazione fra The Sandbox e Skydance Media è stato uno dei più dirompenti in termini comunicativi, a cui ha fatto seguito la conferma che anche Adidas - una delle etichette sportive per eccellenza - sarebbe approdata nel metaverso.

    Sembra piuttosto chiaro che per un creator entrare in contatto con queste aziende, seppur in maniera indiretta, possa essere un'occasione d'oro. È quindi interessante il fatto che il team polarizzi in qualche maniera gli sforzi di chi partecipa al Creator Fund: da una parte con l'intenzione di proporre ai clienti - ai brand - delle esperienze ben confezionate che potrebbero essere inserite nelle varie LAND da essi possedute; dall'altra professionalizzando i propri talenti, e non senza garantire una sostanziale ricompensa economica ai vincitori (il pool stanziato per i vincitori di questa Game Jam è di 50.000 Sand).

    Sia Damon che Mr. Gold, in ogni caso, rappresentano perfettamente lo spirito con cui The Sandbox vuole approcciarsi al mercato: ridando potere ai creativi, creando per i membri più partecipi e attivi della community delle grandi opportunità (anche economiche), e stimolando il senso di appartenenza ad un progetto collettivo.

    Nel corso del 2022 arriveranno le funzioni definite DAO, sigla che sta per Decentralized Autonomous Organization: un sistema, per farla breve, in cui chi partecipa alla vita collettiva e investe in The Sandbox potrà votare per importanti decisioni a livello strutturale e produttivo. The Sandbox vuole abbracciare in toto la filosofia del Web 3.0, costruendo un ecosistema in cui investitori e creatori possano dialogare in maniera organica, e tutti gli utenti abbiano accesso a strumenti con cui creare i propri asset - i propri NFT. Una visione interessante, che ben presto sarà messa alla prova: nel corso delle prossime fasi di test (la "season 2" dell'Alpha è prevista per febbraio) cercheremo di capire come stanno andando le cose.

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