The Serpent Rogue: alchimia tutta da giocare

Ambizioso e complesso, The Serpent Rogue ci fa vestire i panni di un enigmatico alchimista. Peccato che la campagna principale duri troppo poco.

The Serpent Rogue: alchimia tutta da giocare
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  • Se è vero che non si giudica un libro da una copertina è vero anche che, a volte, bisogna lasciarsi trascinare dai propri istinti più insondabili. Quando siamo incappati nelle immagini e i primi video di The Serpent Rogue, ce ne siamo innamorati all'istante. Il titolo di Sengi Games e Team17 prometteva infatti un'avventura abbastanza unica nel suo genere, con al centro un alchimista alle prese con un mondo devastato da un morbo misterioso.

    La cosa che più di tutte ci aveva conquistato era il fatto che fosse un'esperienza incentrata sul concetto stesso di alchimia e sul provare, ancora e ancora, a realizzare pozioni e intrugli fino a perfezionarli. Pensando anche alla natura semi open world della produzione, abbiamo cominciato il viaggio in The Serpent Rogue con una certa trepidazione e, al netto dei suoi limiti evidenti, ha saputo intrigarci non poco e adesso vi spieghiamo il perché.

    Il viaggio del custode

    Nonostante l'avventura dia la possibilità di tenere sotto controllo le attività con un registro dedicato ad alchimia e fauna, nelle sue fasi iniziali non siamo riusciti a finalizzare molte pozioni perché in The Serpent Rogue non si viene presi per mano. In un prologo ricolmo di fascino il nostro protagonista si materializza in una landa oscura e piena di nebbia, che lascia intravedere solo una collinetta sulla cui sommità si trova un suo attempato alter ego. Grazie alle parole del vecchio alchimista, l'eroe apprende di essere un Custode, un'emanazione proveniente da un piano astrale differente chiamata a fermare un morbo che minaccia l'intera esistenza.

    Con queste premesse e senza alcun tipo di guida o aiuto, non abbiamo potuto far altro che affidarci all'esperienza e all'inventiva per gestire il primo contatto col mondo di gioco. Giunti nei pressi di una catapecchia ai limiti del bosco, che in sostanza funge da hub, ci siamo accorti ad esempio dell'importanza della componente survival, che prevede l'insorgenza di malus al protagonista nel caso in cui questi non venga sfamato a dovere. Insomma, sulla scia delle ricette delle pozioni bisogna apprendere le giuste combinazioni di ingredienti per preparare delle pietanze utili a potenziare la barra della salute o della stamina dell'alchimista, che in questo modo potrà esplorare con meno impedimenti le terre desolate dell'avventura.

    Di importanza cruciale in tal senso è anche la pianificazione dei percorsi da seguire, anche a causa di un inventario iniziale di dimensioni tutt'altro che generose. Complice anche la presenza del limite di peso trasportabile, bisogna scegliere di volta in volta gli oggetti da portare e quelli da lasciare, perché ritrovarsi a secco di pozioni di fronte a un branco di lupi mutati dalla corruzione non è affatto piacevole.

    A questo proposito, il misterioso male che si è abbattuto sul mondo è una sorta di emanazione oscura che muta flora e fauna in modi orridi e inimmaginabili. Dei semplici rovi si trasformano in lame vegetali, capaci di tagliare le carni dei malcapitati come burro, mentre le comuni galline diventano temibili esseri demoniaci. Insomma, il teatro degli eventi di The Serpent Rogue è ostile e difficile da comprendere, nonché popolato da NPC diffidenti e custodi di segreti inconfessabili. L'ottima localizzazione in italiano permette di cogliere le sfumature nelle loro parole e di capire se siano animati da cattive intenzioni oppure no. Il misterioso viandante che ci suggerisce di gettare le nostre monete in un pozzo per ottenere una cura miracolosa vuole davvero aiutarci o soltanto arricchirsi col nostro oro? L'ambiguità alla base dell'esperienza è sempre riuscita a tenere alto il nostro livello di attenzione, così come la possibilità di relazionarsi ai personaggi non giocanti in diversi modi e situazioni. Senza svelarvi troppo, alcune delle scelte operate nei confronti di questi ultimi potrebbero avere delle conseguenze palpabili sull'esperienza di gioco.

    Il combat system e il piacere della scoperta

    Come dicevamo poco fa, The Serpent Rogue presenta anche delle criticità evidenti, a partire dal combat system. I nemici infatti si possono attaccare con armi improvvisate o rifinite ma il pool di mosse a disposizione dell'alchimista è seriamente ridotto, giacché si limita a un colpo frontale e alla parata. Le opzioni offensive si ampliano parzialmente con le pozioni utili a sconfiggere specifici avversari ma i limiti del sistema di combattimento restano evidenti.

    Nel corso del suo viaggio il protagonista impara a trasformarsi negli animali che popolano le terre selvagge e, viste le tante informazioni ottenibili sul loro conto, sarebbe stato bello se gli sviluppatori avessero impreziosito il gameplay con delle abilità inedite legate all'uso delle creature ma purtroppo non è stato così. Per dirne una, trasformarsi in lupo porta a muoversi più velocemente e a infliggere maggiori danni ma è davvero tutto qui. Seppur parzialmente, la già citata arte dell'alchimia è riuscita a controbilanciare le mancanze lato scontri e ci ha spinto a sperimentare in continuazione al fine di sintetizzare delle pozioni alchemiche a dir poco prodigiose.

    La possibilità di scovare gli ingredienti adatti a realizzarne una senza effettivamente conoscere la ricetta è certamente gradita, al pari di quello che secondo noi è uno degli aspetti chiave dell'esperienza ludica: la ricerca, la selezione e la catalogazione degli ingredienti raccolti.

    The Serpent Rogue in ogni caso fornisce poche ma robuste indicazioni per ottenere più facilmente gli intrugli alchemici utili a proseguire nell'avventura, che può terminare anche in poche ore. Portando a termine le side quest, ci vogliono dalle 4 alle 6 ore per concludere il viaggio ma anche di più se ci si attarda a scoprire ogni minuzia del mondo di gioco.

    Oltre a studiare i singoli ingredienti per la preparazione delle pozioni, tramite il tavolo di ricerca da campo o la sua controparte presente in specifiche ambientazioni, abbiamo scoperto ed espanso tutte le voci del bestiario, che prevedono un certo numero di incontri con le creature per ottenere nuove informazioni sul loro conto. Proprio come è scritto nel Corpus Hermeticum, la raccolta filosofica-religiosa attribuita a Ermete Trismegisto, la "conoscenza è potere", e in The Serpent Rogue questo dato di fatto è fondamentale.

    Nel gioco di Sengi Games d'altronde non è importante costruirsi una build potente ma imparare a conoscere il proprio avversario per affrontarlo con gli elementi più adatti a sconfiggerlo, magari facendo leva sulle sue debolezze.

    Questa costante ricerca del sapere in un mondo a tinte dark, che in materia di art design ricorda un po' quello di Darkest Dungeon (qui la recensione di Darkest Dungeon), rende The Serpent Rogue un titolo diverso dal comune gioco di ruolo, alle volte snervante - è vero - ma anche capace di donare delle piacevoli ore di svago alchemico. In definitiva, se siete appassionati della strategia e credete che una pozione prodigiosa possa far più male di una lama, allora dovreste sperimentare questo viaggio.

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