The Warriors di Rockstar: Guerrieri, giochiamo a fare la guerra?

The Warriors di Rockstar è l'omaggio più sentito e amorevole che il videogame abbia mai fatto al mondo del cinema...

speciale The Warriors di Rockstar: Guerrieri, giochiamo a fare la guerra?
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  • PS2
  • Xbox
  • The Warriors, uscito nell'ottobre del 2005 per Playstation 2 e Xbox, è il videogame più singolare nel panorama delle produzioni di Rockstar. Non tanto per i temi del racconto, quanto per le sue modalità ludiche orientate verso un'azione rissosa e sfrenata, una linearità infranta solo in maniera illusoria e la sua ritmica serrata che lo rende un gioco conciso quanto potente. The Warriors è una bizzarria, la sua unicità risiede nella sua forma: quella di "remake" elettronico e interattivo di un film realizzato ventisei anni prima, il terzo capolavoro di Walter Hill (dopo l'Eroe della Strada e Driver). Con una consapevolezza colta e appassionata gli artisti che hanno realizzato il gioco hanno riconosciuto nella pellicola un'anima già videoludica a priori, identificandola opportunamente come una delle fonti d'ispirazione del videogame d'azione e di sopravvivenza, del picchiaduro a scorrimento, della città virtuale intesa come luogo selvaggio di conflitto, dove la sfida è sempre crescente.
    The Warriors (il gioco) è l'omaggio più sentito e amorevole che il videogame abbia mai fatto al cinema, l'affermazione di una corrispondenza innegabile, la rottura di un confine nebuloso, quasi inconsistente se non fosse per l'interattività. Ci sono pochi altri videogame dove le affinità elettive tra l'arte della visione e quella dell'interazione si fondono in modalità così affascinanti e manifeste, come lo Stranglehold di John Woo, l'ingiustamente dimenticato King Kong di Michel Ancel, La Cosa di Computer Atworks, Clock Tower 3 con i suoi segmenti animati diretti da Kinji Fukasaku e Kingdom Hearts, soprattutto quando reinterpreta i classici disneyani del periodo d'oro. Tuttavia The Warriors li scavalca, rimanendo tuttora il videogame più "cinefilo" della storia. Non si tratta di cinema nel videogioco, come ad esempio le meraviglie filmiche estrapolabili dai lavori di Kojima, neppure di videogioco nel cinema (che è ancora qualcosa di alieno e chimerico), ma di una forma superiore di dialettica che coinvolge arti diverse e i loro artisti, di un fecondo incontro tra mondi e modi della rappresentazione, dell'illustrazione e del racconto.

    I Guerrieri della Notte

    Cos'è The Warriors di Rockstar? Perché può essere che qualcuno di voi non l'abbia mai giocato, addirittura che non abbia visto il film del 1979 di Walter Hill. Ecco: se giocate The Warriors dovete assolutamente vedere prima il film. Il videogame riprende il lungometraggio con un citazionismo che è maniacale in maniera sublime, imitando inquadrature e tagli di montaggio, ricostruendo numericamente i volti e i corpi degli attori, citando le musiche. Non siamo lontani dallo Psycho hitchcockiano di Gus Van Sant. Tuttavia nel Warriors videoludico si attua una fantasiosa rivoluzione, perché Rockstar si inventa un lunghissimo antefatto, tanto che il racconto del film vero e proprio occupa solo le ultime ore di gioco.

    La pellicola comincia con l'incontro in Central Park tra tutte le bande di New York: il carismatico Cyrus, leader della più potente gang giovanile della città, propone ai rivali una tregua e l'unione tra tutti per il dominio definitivo sulla metropoli, ma viene ucciso dal folle Luther dei Rogues, che incolperà del delitto i nove Guerrieri presenti nel parco. Inizia così una fuga che si concluderà solo all'alba, dopo buie ore di combattimenti micidiali e inseguimenti. Rockstar ci racconta invece il lungo preludio di quest'epopea notturna, ci illustra i Guerrieri, ci fa giocare con ognuno di loro, ci fa incontrare piccole e grandi storie di violenza metropolitana opzionali e non. E poi li fa salire di livello, li potenzia per lo scontro finale preparandoli all'oscura ordalia che li attende. Fondamentalmente ci picchiamo a pugni e con varie armi da mischia, e ci curiamo inalando il "flash"; decoriamo i muri con la vernice spray, scassiniamo qualche vettura, esploriamo non troppo vasti segmenti di New York. Si può anche cooperare localmente, un'esperienza piacevole ma che in alcuni frangenti, soprattutto durante le fughe, può complicare il gioco.

    Ci sono momenti di gioco nei quali siamo certi di essere in un mondo disegnato da Rockstar, ci si ricorda di GTA mentre agiamo criminosi, camminiamo liberi per le strade incontrando strani ma plausibili personaggi non giocabili, e riscopriamo il turpiloquio, la sensualità, la sciatteria metropolitana o la sua meraviglia, la violenza. Ma nel contempo realizziamo che tutto ciò deriva dalla pellicola di Hill, dall'epica noir che il regista ha edificato in poco più di un'ora e mezza di cinema esemplare.

    Nelle mani sbagliate The Warriors avrebbe potuto essere un videogioco sciocco e superficiale, umiliando le sue alte origini; in quelle di Rockstar, le più indicate per accoglierlo, è diventato uno spericolato e totalizzante gioco d'azione, non un capolavoro ma quasi, anzi il canto d'amore per un capolavoro.

    Senofonte a New York

    Uno dei motivi, forse quello fondamentale, per il quale The Warriors funziona così bene sia come cinema che come videogioco è che la sua è una storia universale: gli stranieri in malevole terre straniere, gli innocenti ingiustamente condannati, la struggente nostalgia di casa, il travaglio del viaggio di ritorno, coloro che si smarriscono nel buio, la guerra, l'eroismo e la meschinità. Le grandi storia tendono ad assomigliarsi tutte, dalle prime che sono state raccontate a quelle di oggi, dall'Odissea ai Guerrieri della Notte. Non si tratta di luoghi comuni, ne' di triti cliché. I grandi temi dell'umano sono pochi e vale sempre la pene ascoltarli con voci e parole differenti. Rockstar Games si è ispirata al film di Walter Hill, Walter Hill al romanzo di Sol Yurick del 1965, altri anni, altre bande.

    Sol Yurick ha tratto la sua storia oscura di gang in fuga per la vita da Le Anabasi di Senofonte, la cronaca del viaggio di Ciro il Giovane con un'armata di diecimila mercenari per conquistare il trono di Persia di Artaserse II. Ciro, come il Cyrus del libro, del film e infine del videogioco, venne ucciso durante la vittoriosa battaglia di Cunassa, così il trionfo si estinse nell'insensatezza, poiché non c'era più un re per la corona usurpata. L'esercito di greci dovette superare ardue prove e letali pericoli per tornare in patria. Le grandi storie sono sempre le stesse. Mutano nel tempo e nello spazio, cambiano i toni e i modi di raccontarle, ma sono sempre le stesse.

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