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Tinder entra nel business dell'eSport: un sodalizio possibile?

La dating app più famosa al mondo ha ufficializzato da poco il proprio ingresso nel mondo eSport, sponsorizzando un team brasiliano....

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Conosciamo tutti Tinder, l'app per "appuntamenti" che consente ai propri utenti...di trovare potenziali corrispondenze social-ludico-ricreative. C'è chi ne fa abbondantemente uso e non riesce a smettere e chi invece lo bolla come il male assoluto dei nostri tempi (ma sotto sotto, almeno una volta, l'ha provato). Su, non nascondetevi. Scherzi a parte, Tinder è diventata un'applicazione così importante per la sfera sociale degli individui del terzo millennio che un professore del London University College ha coniato il termine "The Tinder Effect", una definizione che sembra il titolo di un episodio di Black Mirror per spiegare gli effetti psicologici che può avere sulle relazioni interpersonali e sulla capacità di relazionarsi con le altre persone. Stiamo parlando della "dating app" più famosa e usata del mondo, con i suoi milioni di profili, quantità che cresce di un vertiginoso 15% ogni settimana che passa.
Tinder soddisfa un bisogno primordiale dell'uomo, ovvero quello di far parte di una comunità, di relazionarsi con la società di propri simili e riceverne gratificazione. Non è forse stato Aristotele tra i primi ad affermare che "l'uomo è un animale sociale"? Tinder, semplicemente, sopperisce a questa necessità.
La dating app è anche riuscita a intercettare i mutamenti nelle relazioni umane e nel modo di vivere una relazione con un altro individuo, sempre più traslate verso la digitalizzazione e la cosiddetta "gamification", concetto generale applicabile in svariati campi tra cui ora, appunto, anche il "dating". Non ci si fa molto caso abituati come siamo ad avere tra le mani dispositivi tecnologici ma, quando si utilizzano tali applicazioni, lo si fa "per gioco", in modo molto superficiale e applicazioni come Tinder incoraggiano questa percezione, annullando in qualche modo il peso della realtà.
Ora Tinder ha abbattuto un'altra barriera, entrando ufficialmente nel mondo esport.

Tinder ed esport, la nuova frontiera

Sì, avete letto bene. L'organizzazione multinazionale degli Immortals ha annunciato che l'ultimo team acquisito nella propria scuderia di Counter-Strike: Global Offensive, i Made in Brazil (MIBR), sarà sponsorizzato proprio da Tinder.
Prima che le notizie sull'accordo fossero addirittura rese pubbliche, gli utenti di Tinder potevano vedere nei post sponsorizzati dell'app il giocatore di CS: GO, Marcelo "coldzera" David, indossare una maglia dei MIBR.

Il CEO degli Immortals, Noah Whinston, ha detto che, non solo Tinder e il pubblico esport si intrecciano, ma che "uno dei principali mercati di Tinder è proprio il Brasile". Appare logico, dunque, che Tinder aggiunga maggiore attenzione agli attuali e potenziali utenti brasiliani attraverso l'organizzazione esport dei MIBR. "Dal punto di vista di [Tinder], questo permette loro di affiliare il proprio marchio con qualcosa di veramente speciale e davvero potente nella comunità che stanno già cercando di raggiungere", ha detto Whinston. "Dal nostro punto di vista, invece, ciò ci consente di lavorare con un partner non endemico significativo, un partner non endemico che comprende come parlare al pubblico con cui ci vogliamo rapportare". Ciò rende la collaborazione molto più semplice. "...siamo in grado di lavorare a stretto contatto con persone che hanno già esperienza nel modo di parlare al pubblico che vogliamo raggiungere".
Per Tinder, la partnership appena siglata è solo un altro modo in cui l'app può riunire le persone. La società è ben consapevole del fatto che molti dei suoi utenti in tutto il mondo condividono interessi comuni e sono affini quando si tratta di sport e giochi, quindi è essenzialmente cercando di colmare il divario tra i due.
I fan che si iscrivono a Tinder Plus o Tinder Gold possono vincere premi per la loro dedizione e costanza al servizio. Eventi esclusivi, articoli in edizione limitata e contenuti video sono tra le promesse tangibili che la partnership paventa.
"Tinder è sempre alla ricerca di esperienze entusiasmanti e uniche per i suoi utenti, e crediamo che la nostra prima incursione negli sport e la collaborazione con Immortals sia un ottimo modo per fare proprio questo", ha detto un portavoce di Tinder. "Con un forte focus sui millenial e sul digitale, la partnership incoraggerà tutti coloro che sono restii a entrare in Tinder ma appassionati di esport a partecipare anche solo per godere di offerte speciali e opportunità esclusive dedicate ai nostri utenti".

Le implicazioni legali

A pensarci bene, una partnership del genere (a proposito, chissà se mai in Italia ne vedremo di così eclettiche), fa sorgere anche alcune domande, principalmente sotto il profilo etico e legale. Lungi da noi addentrarci su questioni catto-filosofiche da MOIGE della domenica o, al contrario, fare i complimenti ai ragazzi del reparto marketing per l'indubbia mossa geniale. Ciò che vogliamo sollevare è solo qualche punto interrogativo. Più o meno le stesse domande sorgono anche riguardo a un altro sponsor degli Immortals: un sito di scommesse.
In che misura, dunque, sponsorizzazioni del genere possono esercitare una presa sui minori? A dispetto delle fredde cifre che, a seconda degli studi effettuati sul gioco d'azzardo, si attestano nel presentare un buon 74-75 % di "esport enthusiast" maggiorenni come scommettitori attivi sulle partite (e qui si potrebbe aprire un'altra parentesi sulle combine degli incontri), non è possibile - almeno non ancora - quantificare precisamente l'enorme attrattiva che tali attività possono esercitare su un pubblico di minori sempre più vasto e conquistato dall'esport.
Ricordiamo, giusto per la cronaca, che una norma consuetudinaria generalmente seguita da tutti all'interno del framework esport vieta a formazioni, organizzatori di eventi, publisher et similia di stringere accordi di sponsorizzazione con produttori di bevande alcoliche o di tabacchi. La LCS, ad esempio, vieta il gioco d'azzardo e le sponsorizzazioni del tabacco, mentre ESL presenta già una politica rigorosa che si sostanzia nel motto "niente droghe, niente alcol, niente pornografia".
Allora, perché le scommesse (che "possono causare dipendenza patologica" come amano dire in TV) e le partnership con dating app sono permesse (al momento, come abbiamo visto, ciò si è verificato solo in Brasile)? C'è un modo per tracciare una linea di demarcazione netta su ciò che è legale e può essere "fruito" da una platea sempre più vasta e composta sempre più da minori? Sponsor endemici e non endemici si stanno gettando a capofitto sul fenomeno esport, proponendosi con accordi sempre più ricchi.

Tinder, ovviamente, è un'app dedicata a un pubblico di maggiorenni ma chi vieta a un qualsiasi ragazzino di farsi un profilo falso per poter usufruire dei vantaggi promessi agli utenti Gold del servizio? E a che rischi il minore può essere esposto una volta che, prendendoci gusto, inizia a usare assiduamente l'applicazione? È difficile pensare che un qualsiasi ragazzo, o ragazza, possano utilizzare un'applicazione del genere sotto il controllo di un genitore o, ancora, usare grottescamente il profilo Tinder di papà o mamma. E, badate bene, non i risvolti giuridici non si limitano al controllo parentale o a come i ragazzi utilizzano l'applicazione. Entrano in gioco, a cascata, un'inaudita quantità di problematiche, tutela della privacy su tutte oltre alla pura e semplice protezione del minore da adescamenti.
Il mondo, come sempre, corre molto più veloce della "regola" formalizzata ma è bene che il movimento esport - già percorso da una vivacità senza precedenti - si adegui in fretta per non rischiare di creare dei precedenti gravi o irreparabili.