Tomb Raider dal più brutto al più bello: classifica giochi di Lara Croft

La classifica di tutti i videogiochi di Lara Croft, in ordine dal peggiore al migliore: qual è il gioco più bello con protagonista Lara Croft?

Tomb Raider dal più brutto al più bello: classifica giochi di Lara Croft
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  • Switch
  • Xbox One X
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  • Stadia
  • Xbox Series X
  • Tomb Raider è una saga videoludica che certo non ha bisogno di presentazioni, men che meno la sua iconica protagonista. Lara Croft ha conquistato il pubblico sin dagli esordi: con il suo sguardo magnetico, il suo spirito intrepido e la sua sete di avventura, l'archeologa è sempre stata un modello di intraprendenza e tenacia. La saga a cui appartiene ha invece vissuto alti e bassi, alternando scalate verso il successo a cadute da altezze vertiginose. Ci sono stati momenti in cui la serie ha accumulato un bel po' di polvere, rischiando di diventare uno dei reperti da collezione nel museo personale del Maniero Croft.

    Mentre fantastichiamo su su cosa vorremo vedere nel prossimo Tomb Raider, ripercorriamo tutti i titoli canonici della serie - escludendo gli spin-off - per scoprire qual è il più amato in base ai punteggi riportati su Metacritic.

    12 - Tomb Raider The Angel of Darkness (52)

    Tomb Raider: The Angel of Darkness è il primo capitolo uscito su PlayStation 2. Doveva creare un ponte fra vecchia e nuova generazione e aggiungere una serie di novità capaci di rinfrescare la formula originale senza snaturarla. Purtroppo, non è stato niente di tutto questo.

    Tomb Raider 6, infatti, è una mescolanza di ottime idee che nella pratica non hanno trovato la loro giusta collocazione. Eredita tutte le tendenze del momento, mischiandole però senza preoccuparsi di mentenere una coesione di base, pensiamo ad esempio a delle sezioni stealth non così a fuoco o alle meccaniche GDR appena abbozzate.

    Tomb Raider The Angel of Darkness è arrivato con una miriade di difetti tecnici, una trama raffazzonata e un gameplay legnoso e piuttosto anacronistico, al punto che ancora oggi è considerato uno dei più brutti giochi su PlayStation 2. Finì insomma per deludere le aspettative di pubblico e critica, e affossò per molto tempo la reputazione del franchise, tanto da portare lo studio che lo produsse - Core Design - alla bancarotta. Davvero un peccato per ciò che poteva essere e invece non è stato.

    11 - Tomb Raider Chronicles (63)

    Nonostante Tomb Raider Chronicles, quinto capitolo della saga dei classici, non sia in fondo alla classifica di Metacritic, resta di certo uno degli episodi meno ispirati della serie.

    Certo, Tomb Raider The Angel of Darkness ha deluso fan e critica per la sua incapacità di innovare realmente il franchise e per l'incredibile quantità di difetti tecnici con cui è arrivato sul mercato, ma si trattava di un prodotto dal grande potenziale, purtroppo pubblicato prematuramente e senza gli aggiustamenti di cui avrebbe avuto tanto bisogno.

    Tomb Raider Chronicles, invece, è semplicemente il frutto del lavoro di un team di sviluppo ormai stremato. Si tratta di un progetto pigro, che maschera il riciclo di asset e livelli mai pubblicati fra le cronache di un'eroina data per morta nella fine del precedente capitolo. Questa quinta incarnazione della saga, infatti, si regge unicamente sui trascorsi di Tomb Raider, da tutti i punti di vista, non solo narrando le avventure di quella che fu Lara Croft, ma anche attingendo da tutto ciò che era già stato prodotto in passato e che fino a quel momento non aveva visto la luce (per un buon motivo). Nel gioco vediamo quindi ritornare nemici, enigmi e trappole platealmente riciclati per l'occasione. Per di più, la trama incolla livelli di diverso tipo attraverso scene d'intermezzo e filmati che fungono da punti di sutura per un copione appena accennato. Vengono riproposte le meccaniche stealth, che non funzionano come dovrebbero, e il level design è molto meno ispirato rispetto agli standard della serie. Certo, la produzione conserva i miglioramenti apportati all'engine con ii precedenti titoli, ma questo non basta compensare in pieno i difetti del progetto.

    10 - Tomb Raider 3 (76)

    Con Tomb Raider 3 si registra un significativo miglioramento tecnico rispetto ai predecessori, con ambientazioni più curate nei dettagli e visivamente più accattivanti.

    I livelli sono ulteriormente stratificati, le texture più rifinite e le opzioni a disposizione di Lara, in termini di movimento ed esplorazione, risultano significativamente ampliate. Ciononostante, Tomb Raider 3 è ben lontano dal podio per una nutrita serie di motivi.

    La terza avventura di Lara Croft è ricca di momenti topici e di belle idee, non sempre eseguite nel migliore dei modi. Il level design di questo capitolo, per quanto proponga delle vere perle anche a livello puramente visivo, è uno dei più frustranti di tutta la serie.

    Il giocatore è costantemente messo alla prova: blocchi spostabili che si confondono con le pareti dello scenario, diventando impossibili da notare, scanalature in cui occorre inserire un oggetto chiave e che sono indistinguibili dal resto degli elementi dello scenario, piattaforme invisibili su cui saltare, o altre visibili ma non utilizzabili.

    E non finisce qui: trappole da cui è possibile sfuggire solo conoscendone posizionamento e funzione, boss capaci di uccidere Lara in un sol colpo, nemici che avvelenano e obbligano il giocatore a curarsi con un medikit, meccaniche stealth che non funzionano a dovere. Nel concreto, però, Tomb Raider 3 apporta poche innovazioni al gameplay, fatta eccezione per qualche nuova abilità e qualche nuova animazione, e talvolta la progressione risulta fin troppo lenta, con lunghe sessioni di "traversal" che spezzano il ritmo dell'esplorazione. Non si può dire, naturalmente, che Tomb Raider 3 non abbia tentato di innovare la serie, anzi forse il suo problema è che ci ha provato troppo e in modi disomogenei, non riuscendo a rifinire al meglio l'esperienza di gioco.

    9 - Tomb Raider Underworld (80)

    Tomb Raider Underworld è il terzo e ultimo della prima trilogia di Tomb Raider firmata Crystal Dynamics. Il titolo conclude l'arco narrativo iniziato con Tomb Raider Legend e si contraddistingue per la sua capacità di mescolare location aperte, spazi sotterranei e ambientazioni subacquee in maniera assai armoniosa.

    Tuttavia, quest'avventura di Lara nell'Oltretomba si trascina dietro gli stessi problemi dei suoi predecessori, legati soprattutto a una telecamera fin troppo bizzosa e a un sistema di nuove abilità che, in molti casi, anziché arricchire l'esperienza, la rendono più farraginosa.

    Nonostante il gioco proponga un level design ispirato e una serie di enigmi soddisfacenti da risolvere, omaggiando il carattere della saga, la storia si perde fra diversi cliché e battute abbastanza scontate, mentre il gameplay non risulta rifinito a puntino.

    Tomb Raider Underworld è comunque riuscito a conquistare la platea grazie ad un comparto grafico di pregio e ad un eccellente focus sull'esplorazione, che resta piacevole per tutta la durata della campagna.

    8 - Tomb Raider Legend (82)

    Tomb Raider Legend è il primo capitolo della trilogia di Crystal Dynamics che precede la cosiddetta trilogia Survivor. È stato il ritorno di Lara Croft dopo anni di inattività e, soprattutto, dopo che il franchise era sprofondato nel caos per colpa dell'insuccesso di Tomb Raider: The Angel of Darkness.

    Il gioco è stato creato con la consulenza di Toby Gard, il creatore originale del personaggio, e ha l'importante merito di aver rivisitato la formula classica di Tomb Raider, riallineandola con agli standard del tempo.

    Il gameplay di Tomb Raider Legend, infatti, dice addio al sistema a blocchi e alle interazioni legnose a cui la serie aveva abituato i fan, e conferisce a Lara una serie di nuove acrobazie che sono un piacere per gli occhi. Con leggiadria ed eleganza, l'archeologa può esplorare una gran varietà di luoghi, viaggiando per il mondo come nei migliori anni della sua carriera.

    Ritroviamo al doppiaggio Elda Olivieri, amatissima doppiatrice di Lara Croft, e l'esplorazione di tombe e luoghi esotici torna al centro del gioco, con una grafica curata e ricca di piccoli dettagli. Le principali debolezze di Tomb Raider Legend sono indubbiamente la sua longevità, davvero risicata, e il suo livello di sfida tendente al basso. Restano poi alcuni problemi relativi alla gestione della telecamera e al sistema di combattimento, entrambi aspetti in cui la saga non ha mai brillato troppo.

    7 - Shadow of the Tomb Raider (82)

    Shadow of the Tomb Raider è, al momento in cui scriviamo, l'ultimo capitolo di Tomb Raider della "mainline" della saga. Si tratta dell'episodio conclusivo di quella che si definisce "Survivor Trilogy", il trittico che narra la storia di Lara come superstite dopo il riavvio completo di tutto il franchise.

    Sebbene sia il meno amato dei tre, questo capitolo riesce ad arricchire le tombe della sfida, ingrandendole e stratificandole con enigmi più complessi rispetto a quelli dei predecessori, e in generale il senso di esplorazione e scoperta è ben infuso in tutto il gameplay.

    Il level design di Shadow of the Tomb Raiderè ben congegnato e la narrazione indaga efficacemente sul lato più vulnerabile - e al contempo oscuro - di Lara Croft, dando spessore alla sua caratterizzazione.

    Tuttavia, le meccaniche di combattimento nel gioco non si amalgamano in maniera particolarmente armoniosa, e le sezioni stealth appaiono sottotono. Più in generale, l'intero costrutto ludonarrativo mostra flessioni più o meno significative, e il risultato è un buon prodotto che però non raggiunge le soglie dell'eccellenza.

    6 - Tomb Raider Anniversary (83)

    Tomb Raider Anniversary, secondo capitolo all'interno della prima trilogia elaborata da Crystal Dynamics, è il remake del primissimo capitolo del 1996, un omaggio al classico da cui tutto è cominciato, nonché un punto d'incontro fra tradizione e innovazione. Il gameplay, infatti, riprende il motore di Legend, conservandone la modernità, e ripropone con qualche rivisitazione i livelli della prima avventura di Miss Croft, utilizzando la trama originale come anello di collegamento fra la storia del predecessore, Tomb Raider Legend, e del successore, Tomb Raider Underworld. Ancora oggi molto amato dalla community, e a suo tempo apprezzato anche dalla critica, Tomb Raider Anniversary raggiunse un giusto equilibrio fra i fasti del passato e le esigenze dei giocatori del tempo, introducendo anche contenuti del tutto nuovi, o rielaborando il level design in relazione alle nuove abilità concesse a Lara, come la capacità di correre sui muri in stile Prince of Persia. Crystal Dynamics fa un passo avanti anche con il livello di sfida, migliora la qualità dei combattimenti e rifinisce il sistema di movimento, ma senza segnare un salto qualitativo netto rispetto al predecessore.

    5 - Tomb Raider 2 (85)

    Tomb Raider 2 si avvicina al podio, ma con grande dispiacere dei suoi numerosi fan, per poco non lo raggiunge. Il secondo capitolo riprende da dove termina il predecessore, ma non tutti i sanno che al team di sviluppo fu richiesto di arricchire la componente action per riflettere il crescente successo che i film d'azione stavano al tempo riscuotendo.

    Proprio per questo, il gioco propone un arsenale ampliato, livelli più ariosi con tanto di veicoli e sequenze narrative ad alta tensione.

    Naturalmente, l'obiettivo principale era quello di far brillare colei che ormai era diventata una vera e propria star: Lara Croft. Tomb Raider 2 definisce ancora più l'identità dell'archeologa, conferendole più linee di dialogo, tratteggiando ulteriormente il suo carattere pungente e diversificando la gamma di nemici con cui farla misurare.

    Sfortunatamente, nonostante un'ottima colonna sonora e un level design di ottima fattura, spesso le aggiunte del gameplay non trovano una collocazione ideale all'interno dell'esperienza, a partire dalle nuove armi, che - eccezion fatta per l'arpione e il lanciagranate - spesso non hanno un grande impatto sui combattimenti. Complice l'accento sull'elemento action e la sovrabbondanza di aree all'aperto, nel gioco si sente un po' la mancanza di quella componente di esplorazione di tombe e sotterranei che per molti versi aveva definito il primo capitolo. In ogni caso, Tomb Raider 2 resta ad oggi una gemma nella cornice franchise, soprattutto per quel che riguarda i capitoli classici, e pertanto merita tutto l'amore che la community prova per questa particolare avventura. Non possiamo dimenticare, ad esempio, l'aggiunta del mitico maggiordomo Winston, che intere generazioni di giocatori hanno sistematicamente condannato ad una immotivata reclusione nel freezer della cucina.

    4 - Rise of the Tomb Raider (86)

    Rise of the Tomb Raider è il secondo atto della trilogia survivor di Crystal Dynamics, la tappa mediana del percorso che porta Lara a diventare colei che è destinata a essere.

    Questo episodio sfiora il podio dei Tomb Raider più amati, e per buone ragioni. Con le ambientazioni ricche di dettagli e visivamente accattivanti a cui il team di sviluppo ci ha abituati, esplorare il mondo di gioco è un'esperienza davvero avvincente.

    Anche i combattimenti mostrano migliorie di non poco conto, a braccetto con una trama avvincente, ricca di nuovi personaggi che si dimostrano più memorabili rispetto al precedente equipaggio dell'Endurance.

    Nel complesso migliorano anche le meccaniche RPG ereditate dal precedente titolo, con un sistema di fabbricazione e potenziamento che sa dare grandi soddisfazioni. Il principale limite del titolo è un'ambientazione abbastanza monotematica, per quanto gli scenari mostrino comunque una discreta varietà.

    3 - Tomb Raider The Last Revelation (87)

    Tomb Raider: The Last Revelation, quarto episodio della saga originale, è uno dei più amati nella community e, pur non avendo un punteggio Metacritic, registra uno User score di 8.7, indubbiamente un bell'indice di gradimento. La community spesso lo considera come l'ultimo dei grandi classici, nonché uno dei punti più alti raggiunti dalla serie.

    Il motore di gioco vanta delle migliorie consistenti e questo si riflette anche nell'inserimento inedito di livelli interconnessi. Per la prima volta, infatti, è possibile fare avanti e indietro fra le diverse porzioni del gioco, per raccogliere oggetti e risolvere enigmi lasciati in sospeso.

    Il gioco è interamente ambientato in Egitto, una cornice altamente suggestiva che ospita puzzle ambientali di eccellente fattura, che rappresentano uno degli aspetti più riusciti dell'impasto ludico: risolverli si rivela una sfida davvero appagante, tanto per la loro varietà quanto per la loro complessità ben misurata. Questo al netto di una curva di difficoltà che talvolta schizzava a livelli inaspettati: in Tomb Raider 4 perdere un oggetto chiave significava passare ore a muoversi a ritroso tra i livelli, il più delle volte senza chiare indicazioni su dove cercare.

    Nonostante i pregi di un gioco longevo, articolato e affascinante, nel quarto Tomb Raider si iniziano inoltre a percepire segni di stanchezza da parte di tutto il team di sviluppo, che fatica ad evolvere il gameplay in maniera significativa. Questa perdita di slancio ha segnato l'inizio del declino della saga, in un contesto in cui l'intera industria si trovava in un momento di grande fermento creativo.

    2 - Tomb Raider 2013 (87)

    Tomb Raider (2013), spesso accostato al sottotitolo "Reborn", nasce proprio con lo scopo di far rinascere Lara Croft. Dopo l'acquisizione del marchio da parte di Square-Enix, infatti, la serie è stata sottoposta a un reboot totale e questo è il primo titolo che inaugura la storia delle origini dell'archeologa.

    Il gioco pone al centro del racconto una Lara più giovane, inesperta, fresca di studi e piena di belle speranze. Vittima di un inaspettato naufragio, la ragazza e l'equipaggio di cui fa parte si ritrovano su un'isola sperduta dove inizia inizia una vera e propria lotta per la sopravvivenza. Il gameplay riflette questo aspetto sin da subito, inserendo meccaniche survival con l'obiettivo di strutturare la personalità di Lara esplorandone il lato più umano e vulnerabile. In uno scenario ricco d'azione, che strizza l'occhio al concorrente Uncharted, lo stile del gioco viene profondamente rivisto: i combattimenti sono ben più centrali rispetto al passato, così come tutta la componente più "cinematografica", modellata per arricchire un'offerta corale tutto sommato ben bilanciata. Per dovere di cronaca, questo capitolo ha creato una spaccatura all'interno della community, complice la notevole lontananza tra la Lara degli albori e la nuova protagonista plasmata da Crystal Dynamics. Al di là delle controversie, al gioco va tributato il merito di aver riportato in auge il franchise, registrando un alto gradimento fra il pubblico, conquistando la critica e rimettendo Lara Croft, nel bene e nel male, nel radar della comunità videoludica.

    1 - Tomb Raider 1996 (91)

    Come prevedibile, il Tomb Raider più acclamato è proprio il primissimo del 1996, quello che ha gettato le basi per un franchise che ormai conta più di venti anni di storia.

    Tomb Raider è stato una rivoluzione per tanti motivi, anzitutto perché è stato uno dei primi giochi a proporre ambienti di gioco realmente tridimensionali, che facevano da cornice ad un gameplay innovativo da affrontare nei panni di una protagonista femminile dal temperamento irresistibile.

    Il particolare mix di platforming, sequenze d'azione e risoluzione di enigmi non sono era un qualcosa di inedito per i tempi, ma è indubbio come la formula di Core Design abbia avuto un impatto dirompente sull'industria e sull'evoluzione del medium. Per quanto i comandi potessero risultare legnosi e le sessioni di combattimento sottotono, schivare i trabocchetti e individuare il percorso per l'uscita finale erano attività in grado di infondere negli utenti un grande senso di appagamento.

    Pertanto, nonostante la curva di apprendimento che poteva rappresentare una barriera per i nuovi giocatori, il primo Tomb Raider è stato un vero e proprio fenomeno culturale, tanto da rendere Lara Croft un'icona pop nei decenni a seguire. Ancora oggi il nome dell'archeologa è noto anche a chi un videogioco non l'ha mai toccato, e questo non è certo una cosa da poco.

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