Tony Hawk's Pro Skater: alla riscoperta della saga!

In attesa dell'arrivo della remastered dei primi due capitoli della saga di Tony Hawk's Pro Skater, ripercorriamo la storia della serie Activision.

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  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Tra la fine degli anni '90 e i primi del 2000 il mondo videoludico ha assistito all'ascesa di Tony Hawk's Pro Skater, la famosa serie di titoli sportivi basati sulle prodezze del "Birdman" e dei suoi associati. Oltre ad aver fatto la fortuna di Activision e dello stesso Tony Hawk, le prime incarnazioni del brand risiedono tra i videogiochi più acclamati di tutti i tempi e hanno spinto migliaia di appassionati a votarsi allo skateboarding su strada. Chiusa l'indimenticabile parentesi dedicata al giocazzeggio su PlayStation 2, i videogiochi di Tony Hawk hanno conosciuto un'epoca di decadenza culminata con il pessimo Pro Skater 5, che in alcun modo ha saputo rendere giustizia ai suoi illustri predecessori. Dopo aver atteso invano l'arrivo di un degno capitolo della serie, i fan hanno cominciato a credere che il loro sogno non si sarebbe più realizzato. E invece è stato appena annunciato il ritorno della grande saga sportiva con la Remastered di Tont Hawk's Pro Skater 1 e 2: nell'attesa di scoprire nuove informazioni sulla collection, che beneficia di una grafica completamente rinnovata, abbiamo ripercorso l'incredibile carriera videoludica del Birdman, tra enormi successi, grasse risate e amare delusioni. Indossate gomitiere e ginocchiere, perché stiamo per raggiungere lo skate park.

    Pretending I'm a superman: gli albori della leggenda

    Dopo l'uscita del Top Skater di SEGA e dello Street Sk&er di EA, Activision voleva esplorare il genere con un nuovo videogioco, convinta che il mercato l'avrebbe ben accolto. Fallito un primo tentativo di realizzarlo - complice la partnership con un team non all'altezza - la compagnia ha trovato in Neversoft la risposta ai suoi problemi. Pur non avendo esperienza in fatto di giochi sportivi, i talentuosi sviluppatori erano certi di poter confezionare un prodotto degno sfruttando le tecnologie proprietarie alla base di Apocalypse, un third person shooter con protagonista Bruce Willis.

    Tra le ore spese a giocare a Top Skater e a osservare le acrobazie dei professionisti agli X-Games, i ragazzi di Neversoft stavano realizzando un clone più avanzato del competitor di SEGA ma fortunatamente le cose sono cambiate. Quando Chris Rausch è entrato nel team ha convinto Mick West a rivedere le basi di design del gioco, che infine ha ospitato la barra "SPECIAL" e introdotto una serie di migliorie al gameplay, in particolar modo alla meccanica del grind.
    Inoltre, invece di ricalcare la struttura a "tracciati" di Top Skater, le mappe sono state pensate per essere degli skate park pieni di rampe, ringhiere d'ogni sorta e aree nascoste in cui trovare le mitiche cassette. Grazie a una simulazione della fisica ben bilanciata, lo skater - che in origine era il Bruce Willis di Apocalypse - poteva effettuare diversi trick aerei prima di tornare a terra, a patto ovviamente di chiudere la combinazione con un atterraggio pulito: sfracellarsi al suolo infatti gli avrebbe portato via i punti guadagnati.

    Tra record da battere e mappe ispirate, il gioco stava prendendo forma e intanto i suoi creatori si sono messi in cerca di un pro che potesse figurare in copertina. Sul finire degli anni '90 lo skateboarding aveva raggiunto l'apice della popolarità ma tra i tanti professionisti del settore ce n'era solo uno sulla bocca di tutti: Tony Hawk.

    Impressionato dall'ottimo lavoro di Neversoft, il Birdman ha realizzato una lista di skater che avrebbero fatto parte del roster, tra cui spiccavano Bob Burnquist e Bucky Lasek. Sempre per volere di Hawk ciascuno skater avrebbe vantato dei trick peculiari, in modo da invogliare i giocatori a scoprirne lo stile.

    Gli sviluppatori si sono avvalsi del motion capturing per conferire più realismo alle movenze dei personaggi ma la tecnologia era ancora acerba e alla fine si è deciso di farne a meno. A tal proposito, quando Tony Hawk ha effettuato il leggendario trick "The 900" agli X-Games del'99, Neversoft si è ispirata al filmato del "miracolo" per compiere un'intelligente mossa di marketing e aggiungere l'evoluzione all'interno del gioco.

    Oltre alla modalità campagna - con i suoi obiettivi da completare e le mappe da sbloccare - gli appassionati avrebbero potuto divertirsi in Free Skate o competere con gli amici in schermo condiviso, accompagnati da una colonna sonora semplicemente stellare. Carica d'energia e perfetta per sottolineare le magie su rampa di Tony Hawk, "Superman" dei Goldfinger è diventata la traccia simbolo di Tony Hawk's Pro Skater, che quando ha fatto il suo debutto su PS1 è stato acclamato dal pubblico e dalla critica. Visto l'incredibile successo del gioco, Activision e Hawk erano pronti a collaborare per dar vita a un'intera serie, che grazie agli sforzi di mamma Neversoft non ha mai smesso di appagare e divertire i suoi utenti.

    Entrata a far parte di Activision, Neversoft ha dato inizio ai lavori su Pro Skater 2 con l'intenzione di seguire la classica filosofia del "Bigger & Better". Forte di un engine migliorato, il titolo ha accolto diversi pro skater al suo interno, uno su tutti il leggendario Rodney Mullen, e consentiva di sbloccare lo Spider-Man tratto dall'omonimo videogioco del 2000. Grazie a un sistema di upgrade legato al denaro raccoglibile nei livelli, era possibile acquistare nuove tavole con stupende aerografie e potenziare gli skater, che tra l'altro eseguivano tanti nuovi trick e perfino il "Manual".

    Tagliato dal capostipite della serie per limiti di tempo, il Manual permetteva di spostarsi per la mappa tenendosi in equilibrio sulle ruote posteriori della tavola, in modo da non perdere la combo. Da qui l'arrivo di record più difficili da battere e l'introduzione di obiettivi degni di un professionista. Registrato l'ennesimo successo stellare, il brand era pronto a raggiungere i lidi della sesta generazione di console, dove avrebbe regnato incontrastato per lunghi anni.

    L'evoluzione di THPS e il (folle) dominio di Underground

    Per la terza iterazione della serie simbolo di Activision, Neversoft ha accolto altri 50 dipendenti tra le sue fila, il che le ha permesso di dar vita a un autentico capolavoro. Il netto avanzamento grafico e le animazioni curatissime costituivano solo la base di un'enorme piramide di innovazioni, dalla barra dell'equilibrio per i Lip Trick, fino alla possibilità di modificare la conformazione delle mappe in-game: nel livello dedicato a Los Angeles ad esempio si poteva causare un terremoto grindando su quattro ringhiere specifiche, in modo da accedere a un'area segreta.

    Tra i tanti personaggi presenti nel gioco c'erano Bam Margera - il pro skater membro di Jackass - Darth Maul di Star Wars e anche Wolverine. Rispetto al terzo capitolo, invece, Tony Hawk Pro Skater 4 offriva mappe più ampie, l'assenza del classico timer che limitava le sessioni e la possibilità di sbloccare obiettivi tramite l'interazione coi passanti. L'introduzione dello Spine Trasfer, che consentiva di "scavalcare" una rampa per atterrare sulla successiva, affiancava i nuovi trick legati al Manual e garantiva una più agevole esplorazione delle aree di gioco. Per restare in tema, lo skater riusciva ad afferrare il retro dei veicoli per farsi scarrozzare da una parte all'altra della mappa.

    Pubblicati su base annua, i giochi di Tony Hawk portavano cifre da capogiro nelle casse di Activision ma la struttura ludica che li sosteneva stava cominciando a sentire il peso degli anni. Neversoft sapeva che avrebbe dovuto rinnovare il franchise ed è proprio a questa consapevolezza che dobbiamo la nascita del filone Underground.

    Pensato per divertire sia i neofiti, sia i veterani, il titolo del 2003 aveva una vera e propria story mode con tanto di filmati, comprimari, colpi di scena e ovviamente un enorme roster di leggende della tavola. Il giocatore poteva creare i suoi trick e scendere dallo skate in qualsiasi momento, sia per esplorare al meglio le mappe, che per continuare una combo da un'altra parte.

    Dai piani superiori degli edifici fino ai cavi della rete elettrica, le mappe open ended erano piene zeppe di modi per eseguire evoluzioni fuori di testa ma talvolta celavano sorprese meno interessanti. Allo skater infatti era permesso di guidare i veicoli, una novità che vista la natura della produzione è stata accolta con del sano scetticismo.

    Basato sulle unicità che avevano reso così interessante il predecessore, Tony Hawk's Underground 2 era una sorta di punto d'incontro tra le classiche competizioni su skate e le pazze imprese del filone Jackass. Neanche a dirlo, tra le decine di personaggi selezionabili vi erano Wee Man, Steve-O e Bam Margera, tre individui votati al cazzeggio pericoloso della serie di Johnny Knoxville.

    La story mode di THUG2 si fondava sul World Destruction Tour, un'assurda competizione che chiamava i partecipanti a compiere follie in giro per il mondo: da Boston a Barcellona, passando per l'Australia, fino a New Orleans, lo skater del giocatore "chiudeva" dei trick allucinanti mentre i suoi competitor venivano eliminati dalla gara, per poi raggiungere Skatopia assieme a Tony Hawk e vivere "il gran finale" del tour. Pervasi dallo humor immaturo di Jackass e Viva La Bam, i livelli del gioco erano pieni zeppi di easter egg e skater segreti, dal leggendario Bigfoot fino agli alieni, e imponevano il completamento di folli missioni skate-based.

    Ciò detto, sebbene Underground 2 offrisse mappe dal level design sopraffino e modalità classiche per i puristi, alcuni membri chiave di Neversoft hanno cominciato a nutrire delle forti preoccupazioni sul futuro della serie, scegliendo quindi di abbandonarla al suo apice anziché assistere al suo inevitabile declino.

    L'avvento di Skate e i Tony Hawk "post-Neversoft"

    Uscito nel 2005 su PS2 e Xbox, Tony Hawk's American Wasteland rappresentava la fondatezza dei timori di Chris Rausch. L'introduzione delle BMX e del parkour infatti non riusciva a sopperire alle mancanze di una story mode poco interessante e di mappe dal level design rivedibile. Sorvolando su Tony Hawk's Downhill Jam, un prodotto non particolarmente brillante ispirato alle gare di Top Skater, Neversoft si trovava di fronte alla sfida più gravosa di tutte: doveva condurre la serie su PlayStation 3 nel migliore dei modi e senza il prezioso supporto della "vecchia guardia".

    A onor del vero Tony Hawk's Project 8 avrebbe potuto essere un primo passo verso la rinascita del franchise ma purtroppo così non è stato. Lontano dagli eccessi di Underground, l'ottavo capitolo principale faceva del realismo il suo punto di forza. Il comparto grafico era stato pesantemente migliorato e, complice il vasto utilizzo del motion capturing, le animazioni legate ai trick erano eccellenti. L'innovativa meccanica del "Nail the Trick" inoltre rendeva ogni sessione più spettacolare del solito, con la telecamera che si avvicinava allo skate e il giocatore che si serviva degli analogici per controllare i piedi ed eseguire trick sorprendenti.

    Purtroppo Project 8 è stato seguito da Proving Ground che - viste le numerose critiche ricevute su ogni fronte - ha finito per allontanare l'utenza dai lidi del brand. A peggiorare ulteriormente la situazione di Neversoft ci ha pensato l'arrivo di Skate, che sul finire del 2007 ha offerto agli appassionati della disciplina una vera esperienza next-gen. L'opera di EA Black Box aveva surclassato il "Nail the Trick" di Project 8, giacché chiamava i giocatori a simulare il "lavoro di gambe" alla base di ciascun trick con gli analogici. Realizzare combo avanzate con questo sistema era sì più arduo ma riusciva a garantire una sensazione di realismo mai sperimentata nei Tony Hawk. A rendere il gameplay ancor più immersivo ci pensava una telecamera a dir poco coraggiosa, che di base era posta in prossimità della tavola e non alle spalle dello skater. Se a ciò aggiungiamo la presenza di una carriera decisamente credibile, tra competizioni, video per gli sponsor e i contatti con i pro skater, è facile capire perché il brand di Skate sia riuscito a schiacciare il rivale.

    A questo punto Activision ha affidato la serie nelle mani di Robomodo, la defunta software house di Chicago che - come la storia ci insegna - non è riuscita a sostenere il peso dell'eredità di Neversoft. Nella speranza di seguire il successo sconvolgente di IP come Guitar Hero, Activision voleva che il nuovo Tony Hawk: Ride si fondasse sull'utilizzo di un'apposita periferica a forma di skateboard, atta all'esecuzione di trick in specifiche aree delle mappe.

    A seguito di un anno sabbatico, il titolo di Robomodo ha fatto il suo debutto nel 2009, con la speranza di rappresentare quella ventata d'aria fresca di cui il brand aveva disperato bisogno. Purtroppo, sebbene costasse 120 dollari, Ride soffriva di un sistema di controllo a dir poco impreciso, che in nessun modo faceva brillare l'idea della periferica. Bocciato dalla critica e dagli appassionati, il Tony Hawk: Shred del 2010 ha venduto appena 3000 copie nella settimana del lancio in USA, rappresentando l'ennesimo flop commerciale per il colosso videoludico.

    Al netto del discreto Tony Hawk's Pro Skater HD, che quantomeno è un apprezzabile omaggio ai titoli classici, la catastrofe si è infine verificata con l'uscita di Tony Hawk's Pro Skater 5. Afflitta da un ciclo di sviluppo breve e tribolato, la pessima produzione di Robomodo ha segnato la conclusione dell'accordo tra Activision e lo skater e, fino a qualche tempo fa, sembrava aver fatto giungere la serie al capolinea. L'annuncio della versione "remastered" dei primi due capitoli della saga segna invece l'inizio di un nuovo accordo tra il Birdman e il colosso americano.

    Mentre attendiamo di conoscere succulenti dettagli sulla produzione, ci auguriamo che questa collection riveduta e corretta possa rendere giustizia alla gloriosa era di Pro Skater. Ora come ora, non possiamo che gioire al pensiero di tornare a eseguire pericolosi trick su rampa, magari accompagnati proprio dalle note di Superman.

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