Speciale U-Turn: Tom Clancy's Splinter Cell

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  • N-Gage
  • Xbox
  • NGC
  • Pc
  • Sentire l'emozione del
    silenzio, il respiro dei nemici, fondersi con le tenebre per poi agire. Simili
    sensazioni sono difficili da trasmettere in qualunque lungometraggio, figurarsi
    in un videogioco. Qualcuno ci è riuscito. Far provare qualcosa alla persona che
    è dall'altra parte dello schermo è spesso l'unità di misura utilizzata per
    riconoscere il successo. Lo sanno bene i programmatori di un qualunque
    videogioco, e dimostrano di saperlo a pieno titolo quelli della Ubisoft. A
    distanza di un anno circa ci proponiamo di analizzare queste sensazioni, per
    capire se ancora oggi restano insuperabili, o se, forse, ci siamo fatti
    trascinare in maniera eccessiva qualche tempo fa. Di quale gioco stiamo
    parlando? Lo avete già capito...

    Splinter Cell,
    la rivoluzione

    “Stealth”: dall'inglese, “procedimento
    segreto” - “segretezza”. Un tempo ci divertivamo mangiando palline in un
    labirinto o sparando a fantomatiche navicelle spaziali; oggi vogliamo il brivido
    dell'imprevisto, provare le emozioni dei grandi eroi o cimentarci nei lavori
    più difficili. Moderni 007 si moltiplicano a vista d'occhio, concentrati su uno
    schermo col sudore ghiacciato sulla fronte. Evasione. Pericolo. Solitudine. Un
    uomo contro tutti e una missione per cui vivere o morire. Splinter Cell valica i
    confini raggiunti con Metal Gear Solid e ci porta ben oltre. Un concept semplice
    e profondo al tempo stesso, atmosfere contagiose. Gli inglesi la chiamano
    “immersion”, non a torto, poiché vestire i panni di Sam Fisher è come tuffarsi
    in un nuovo mondo senza ricordi di quello precedente. La trama, gli scenari e la
    perfetta localizzazione guarniscono quasi alla perfezione quello che
    apparentemente può sembrare un semplice dvd. Chi ha letto i libri di Tom Clancy
    sa bene di cosa stiamo parlando: un genio che ha oltrepassato i confini
    esistenti tra videogioco e letteratura, fondendoli in maniera armoniosa ed
    essenziale. Sì, perché il peso della storia non si farà mai sentire nel corso
    della nostra missione e avremo sempre la sensazione di godere di un “libero
    arbitrio videoludico” mai ottenuto in precedenza. Anche il respiro spesso sarà
    nostro nemico, e pigiare i tasti del joypad diventerà quasi un'arte nell'arte,
    che potrebbe estromettere a pieno titolo gli “smanettoni” da Tekken e Fifa. Qui
    tocchiamo un altro tasto: Splinter Cell, capolavoro di spionaggio, è un prodotto
    per tutti? Probabilmente no, ma non per questo può essere considerato un gioco
    d'elite. Il best-seller della Ubisoft può far avvicinare chiunque allo “stealth
    game”, pur rimanendo nel complesso un'impresa ardua da portare a termine.
    Sbloccare serrature e disattivare telecamere non è la sola abilità che bisogna
    sviluppare; c'è una sottile logica, quasi invisibile, in tutte le nostre
    azioni. Basta sgarrare di un millimetro, a volte, per mandare all'aria
    un'intera operazione. Il comportamento dei nemici resta tutt'oggi quanto di
    meglio visto in un videogioco. Dimenticate il pur eccelso Metal Gear: qui i
    conflitti a fuoco sono ridotti all'osso e le persone reagiranno secondo criteri
    molto più logici. Non si tratta semplicemente di camminare lungo la linea
    sottile che separa le fasi stealth/non stealth; anche quando si viene scoperti,
    infatti, si potrà sempre rimediare alla situazione, spesso con escamotage banali
    quanto funzionali (vedi lattina lanciata per fare rumore altrove). I vari 007,
    Dead to Rights e Max Payne non possono essere minimamente paragonati ad un gioco
    di precisione e nervi come questo. La strategia di marketing adottata dalla Ubi
    lo sta imponendo come nuovo punto di riferimento nel genere, aprendo nuovi
    confini sullo sviluppo della sua trama sfruttando (e non solo) “Xbox Live!”,
    grazie al quale si possono ad oggi scaricare missioni aggiuntive per il nostro
    agente segreto. I modelli, le animazioni e gli effetti di luce parvero già
    all'avanguardia tempo addietro, e il filone dedicato alle avventura di Sam
    Fisher può essere arricchito senza il timore di riproporre qualcosa di datato, e
    dal punto di vista tecnico, e dal punto di vista meramente ludico. Il doppiaggio
    dell'agente, inoltre, è realizzato da uno dei più grandi doppiatori italiani:
    Luca Ward, voce inconfondibile di Keanu Reeves, Pierce Brosnan e Russel Crowe,
    tra gli altri. Ad oggi, dunque, Splinter Cell appare come un'operazione
    commerciale solida e duratura, non solo grazie al prossimo “Pandora Tomorrow”.
    Sam è ormai un'icona sulla strada dei vari Mario e Sonic, rappresentante
    dell'evoluzione del videogioco, non più fatto da mondi fantastici e colorati,
    bensì da situazioni iper-realistiche e simil-cinematografiche. Può apparire come
    una contraddizione, ma realismo e cinema spesso si fondono e danno risultati
    meravigliosi e, soprattutto, coinvolgenti. Come Splinter Cell.

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