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Uncharted 4: L'importanza di un'insufficienza

Arriva una recensione negativa per l'action adventure di Naughty Dog, e parte del pubblico reagisce nel peggiore dei modi. Tra petizioni e interpretazioni fantasiose, ci piacerebbe ribadire quale sia il vero valore della critica.

speciale Uncharted 4: L'importanza di un'insufficienza
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • PS4
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Dopo una serie impressionante di review positive, giudizi entusiastici e critiche giubilanti, è arrivata infine la prima recensione negativa per Uncharted 4: La Fine di un Ladro.
È arrivata dal Washington Post, che si è preso un bel coraggio a pubblicare un'opinione così netta, diversa, in aperto contrasto con tutti gli altri articoli apparsi sulla rete. La conseguenza di questa presa di posizione è che i giocatori hanno reagito in maniera eccessiva, smaniando come se fosse stato fatto un torto ingiustificabile alla cosa più preziosa del loro piccolo mondo chiuso. La reazione che è più difficile da spiegare è quella per cui utenti e testate hanno bollato la recensione come satirica, al contempo accusando Metacritic di aver arbitrariamente ed erroneamente scelto quel pezzo al posto di quello "istituzionale": l'unico che avrebbe dovuto invece rappresentare l'opinione ufficiale del Washington Post. Questa convinzione nasce, mi sembra, da un po' di ingenuità su quali siano i meccanismi che regolano il funzionamento dell'aggregatore creato da Marc Doyle. Metacritic non sceglie le recensioni da includere nella sua lista: le riceve direttamente dall'editore, con tanto di precise indicazioni sul voto, nel caso in cui questo sia - nella forma originale della pubblicazione - implicito oppure espresso in un formato diverso da quello decimale. L'operazione di selezione, insomma, non è automatica, e Metacritic non è un robot: è un sito fatto di persone, che possono essere contattate nel caso in cui sbaglino. Se davvero la review fosse stata satirica, onde evitare pessime figure il Washington Post avrebbe chiaramente raggiunto i gestori del sito per chiedere la rimozione dell'articolo: senza bisogno di petizioni assurde nate dagli utenti, pensate per "salvaguardare" la purezza di un giudizio positivo ("It harms the Flawless reputation of the game for absolutely no reason").
Ma l'aspetto più terribile della questione è la reazione di profondo rifiuto che in molti hanno provato di fronte ad un'opinione in contrasto con la propria.
L'unica spiegazione possibile, davanti ad un giudizio "alieno", è stata quella di negarlo a priori, bollandolo come ironico, invertito: impossibile da prendere sul serio.

"Ecco quello che siamo autorizzati a pensare della Grande Muraglia: non era tanto una mossa militare, quanto mentale. Sembra la fortificazione di un confine, ma in realtà è l'invenzione di un confine. L'idea era che l'impero fosse la civiltà, e tutto il resto fosse barbarie, e quindi non-esistenza."
I Barbari; Alessandro Baricco; Fandango Libri 2006



Probabilmente ad instillare il dubbio che l'articolo fosse appositamente provocatorio, è stato un pezzo pubblicato qualche giorno fa da Videogamer.com: un'altra risposta magistrale alle incomprensibili ansie di un'utenza aggressiva e incattivita. Il sito in questione, di fatti, aveva premiato (e questo termine non è scelto a caso) l'ultima fatica di Naughty Dog con un otto tondo tondo. Sommersa di critiche, insulti, accuse di parzialità, la testata ha ben pensato di scrivere una falsa lettera di scuse, in cui chiedeva venia per aver sviluppato un'opinione riguardo ad un prodotto che la redazione aveva giocato ed il pubblico no. É stata, nella mia visione delle cose, un'altra avvisaglia di quanto inutilmente feroce, polarizzata e parziale sia la visione dei giocatori: di un pubblico che riesce ad essere feroce, facendo branco per distruggere quello che non gli piace. E poi abbiamo il coraggio di lamentarci delle community di Call of Duty e League of Legends.

Ci preoccupiamo che il nostro settore non riesce a dialogare con gli organi della stampa generalista, che non sappiamo farci ascoltare. Il modo di uscire da questa situazione è quello di diventare, prima di tutto, utenti più maturi, più aperti alla diversità di opinioni, meno aggressivi nei confronti di chi non la pensa come noi.
Fra le altre cose da considerare di questa spiacevole questione, c'è l'importanza che i giocatori attribuiscono al voto numerico ed alla media che Metacritic calcola secondo i suoi propri criteri. Gli utenti sembrano quasi cercare ardentemente una giustificazione scritta, ufficiale e ratificata dei propri gusti. E non si capisce perché, dal momento che il voto assegnato da uno, dieci, cento redattori, non cambia in nessuna maniera le caratteristiche del prodotto, e la maniera con cui un videogame saprà parlare ai singoli giocatori. La recensione è, prima di tutto, un momento d'incontro fra il lettore e l'opinione di un critico: attraverso di essa è possibile orientarsi in un mercato ipertrofico e affollato, decidere quali titoli acquistare e quali lasciar perdere, ma senza che sia interpretata come l'unica verità. Ogni lettura, del resto, va presa cum grano salis. Sul web così come confrontandoci con un amico si possono incontrare opinioni profondamente diverse dalle nostre; opinioni che non abbiamo il diritto di censurare.
Spesso e volentieri, dall'incontro con queste opinioni si esce in qualche modo arricchiti. Ho letto con molta curiosità la recensione del Washington Post, nonostante non sia d'accordo su nessuno degli elementi dell'analisi. E sono contento di averlo fatto. In quell'articolo, ad esempio, si critica in maniera piuttosto aperta la "fantasia post-imperialista" di un'avventura condotta attraverso paesi esotici, incontaminati, a tratti persino primitivi. È una critica soprattutto culturale, diretta a quello che si potrebbe definire il "pensiero dominante", e scritta con in mente le tante "alterità" che spesso non hanno voce.

"Piuttosto che di una 'nuova critica' converrà allora parlare di un'altra critica, dove l'aggettivo starà a indicare un'attenzione tutta particolare per l'alterità, cronologica, sociale, sessuale, etnica; quell'alterità che rappresenta il limite invalicabile e invalicato della coscienza illuminista, l'hic sunt leones della ragione borghese."
L'altra Critica; Raul Mordenti; Meltemi 2007



Nell'articolo si critica anche la quantità di situazioni esagerate in cui Nathan continua a trovarsi, causando disastri esplosivi che nuclearizzano inestimabili tesori archeologici, interi quartieri, e decimano interi eserciti di avversari. Per il nostro Federico Ercole il fatto che queste situazioni siano accettate dall'utente, e si integrino in maniera coerente con una narrazione più intima e personale, è la dimostrazione lampante dell'essenza profondamente ludica di Uncharted 4. Per il giornalista del Washington Post, di contro, la presenza di queste situazioni è evidentemente uno scoglio insormontabile alla sospensione dell'incredulità: scene di quel genere sono per lui incompatibili con un racconto che vuole essere intimo e realistico. È un punto di vista interessante, da cui potrebbero nascere discussioni fertilissime e appassionate.

È proprio la compresenza di opinioni così diverse, sostanzialmente opposte, che dovrebbe darci un'idea della ricchezza e della maturità del nostro medium. Eppure, finché continueremo a rifiutare questa verità, a non voler ascoltare chi ha da dire qualcosa di nuovo; e finché non impareremo a spiegare ed argomentare rispettosamente la nostra opinione, resteremo chiusi in una bolla soffocante. Una sorta di immensa cameretta mentale, un club esclusivo e poco accogliente, un luogo in cui deve mettere piede solo chi ci piace.
Avete tanti strumenti per essere giocatori migliori, persone migliori, internauti migliori. Se davvero credete che l'articolo sia pretestuoso, scritto con il solo intento di accumulare click, "punite" il Washington Post nel più spietato dei modi: smettete di leggerlo. Se credete che il redattore abbia preso un abbaglio, spiegateglielo con pazienza, prendetevi il tempo che serve per raccontare il vostro punto di vista, senza la fretta con cui spesso siamo abituati a scrivere su internet. Se l'opinione di Michael Thomsen vi pare invece onesta e sincera, cercate di capire quale sia l'orizzonte culturale che l'ha generata, quali i prodotti che con esso sono compatibili.
Ho già avuto modo di spiegarvi come mai credo che Uncharted 4 sia un titolo fondamentale per lo sviluppo del nostro medium. Lo ritengo un titolo dotato di eccezionali strumenti espressivi e di una coerenza fuori misura. Di fronte ad un prodotto così importante, al primo esempio di un videogame davvero popolare (nel linguaggio, nelle scelte stilistiche, nei temi, nelle ambizioni), non è giusto che nascano emozioni e reazioni tanto negative. Il consiglio, quindi, è uno solo: fate in modo che la vostra passione per questo monumento videoludico non vi trasformi in giocatori sordi e intransigenti. Usatela - come vuole suggerirvi persino il finale dell'avventura - per crescere, e guardare oltre.

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