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Uncharted 4 sul PS Plus di aprile 2020: perché è il migliore della serie

Disponibile sul PlayStation Plus, Fine di un Ladro rappresenta l'ultima avventura di Nathan Drake e, a nostro avviso, anche l'episodio migliore della saga.

Uncharted 4: il migliore della serie?
Speciale: PlayStation 4
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Disponibile per
  • PS4
  • PS4 Pro
  • Al termine di un viaggio lungo quattro capitoli (escluse espansioni e declinazioni portatili), con decine di ore di inseguimenti, scazzottate, esplosioni ed enigmi, se guardiamo la saga di Uncharted nel suo insieme ci rendiamo conto che, in fondo, ogni episodio ha rappresentato a suo modo una tappa della crescita sia di Nathan Drake, sia del genere action/adventure in salsa moderna. Drake's Fortune ci presentava infatti un protagonista giovane e acerbo, e allo stesso modo le dinamiche ludiche della serie Naughty Dog avevano iniziato a muovere i loro primi passi, dando forma a un prodotto adrenalinico e avvincente, ma chiaramente ancora un po' immaturo.

    Con Il Covo dei Ladri, Uncharted cominciava invece a mostrare i segni di uno sviluppo più vigoroso e consapevole delle sue possibilità, esuberante al pari del suo personaggio principale, quel Nathan che possedeva ancora tanta foga e incoscienza, ma che al contempo si incamminava verso il sentiero della maturità. E infatti L'inganno di Drake è un capitolo che - pur mantenendo inalterati i toni briosi e scanzonati che caratterizzano la quadrilogia - non solo traeva il massimo possibile, in termini ludici, dall'hardware di PlayStation 3, ma scavava anche nella psicologia del suo protagonista, fino alla giovinezza, per tracciare il profilo di un avventuriero alla ricerca del suo passato e di se stesso.

    Un percorso che culmina in Fine di un Ladro, disponibile durante il mese di aprile nel catalogo del PlayStation Plus: un'epopea tanto avventurosa quanto intima, raccontata in un crescendo senza precedenti capace di portare a piena maturazione il canone degli adventure come reinterpretati dai ragazzi di Naughty Dog. Un capolavoro che a nostro avviso, per ambizioni, intenti e potenza della scrittura, si posiziona al vertice della saga di Uncharted.

    La felicità di Nate

    Muovendosi avanti e indietro nel tempo, l'inizio di Uncharted 4 gioca sui contrasti: da una parte il team preme, come di consueto, sull'acceleratore della spettacolarità e del dinamismo, e poi - d'un tratto - tira il freno, presentandoci una quotidianità tenera e dolce, quella della vita matrimoniale, priva di esperienze esaltanti ma non per questo meno intensa. Eppure manca qualcosa.

    Nonostante abbia Elena accanto, Nathan sembra irrequieto: si abbandona ai ricordi, ai cimeli del passato, sente il bisogno di tornare in qualche modo - anche solo col pensiero - tra le braccia dell'avventura. E non è un caso, forse, se i due coniugi si sfidano ogni tanto a Crash Bandicoot, in una sequenza metavideoludica che da un lato è una semplice concessione al fanservice, mentre dall'altro rappresenta il simbolo di una vita che non c'è più, fatta di pericoli e adrenalina.

    D'altronde, a ben pensarci, tra tutti gli stage di Crash, Nate ed Elena giocano proprio ad una rivisitazione del livello Boulders, nel quale il marsupiale viene inseguito da una gigantesca palla di roccia, a sua volta una citazione di quell'Indiana Jones a cui Uncharted tanto si ispira. Il videogioco, insomma, si fa mezzo di evasione dalla realtà. Quando la bellissima Elena accarezza la guancia del marito, dopo aver completato la partita a Crash Bandicoot, gli chiede "Sei felice?". Nate sembra spiazzato dalla domanda, ma la risposta è ovviamente positiva.

    In quel momento, Drake crede forse di essere sincero, ma il giocatore sa che sta mentendo. Questa scena, apparentemente tra le meno rilevanti dell'opera, è invece a nostro avviso fondamentale nell'economia narrativa, perché incarna pienamente i valori che spingono Nathan a rimettersi in viaggio, insieme al fratello Sam creduto perduto da anni, alla ricerca di un tesoro che vale - letteralmente - una vita. Se Uncharted 4 ha la migliore componente narrativa di tutta la saga, il motivo risiede proprio in questa profonda riflessione sul concetto di "avventura": se nei primi tre capitoli il desiderio di vivere esperienze al cardiopalma era il motore che metteva in moto gli eventi, al fine di imbastire un concentrato di dinamismo e vivacità, ora la missione di Drake assume un carattere differente, e si fa più intimo, più esistenziale.

    Per Nathan l'avventura è felicità, è vita, e mai come nel quarto episodio simile concetto diventa più che evidente. In questa maturità tematica si concretizza la capacità dei Naughty Dog di mettere a nudo l'animo umano con una competenza rara, priva di ogni forma di retorica. Non è necessario che un racconto, per essere considerato di maggior valore, debba essere obbligatoriamente più "adulto" nei toni e nei temi: la forza di Fine di un Ladro risiede infatti nel suo equilibrio tra profondità e leggerezza, tra ironia e dramma.

    Senza mai raggiungere il peso emotivo di The Last of Us, gli sceneggiatori hanno intessuto una sceneggiatura che sa alternare sia i frangenti più struggenti, sia quelli più disimpegnati, in un'altalena di emozioni perfettamente bilanciata che diverte e commuove allo stesso tempo. La storia di Uncharted 4 è la più bella della saga perché indaga sul senso dell'avventura in tutte le sue sfaccettature, sull'ineluttabilità dei legami familiari e sull'importanza della sincerità. Al di là dei vari sotto testi presenti nella trama, in fin dei conti tutto, in Fine di un Ladro, avviene per la felicità di Nate. E, di riflesso, per quella del giocatore.

    Non fermarsi mai

    Esattamente come sul piano narrativo, anche su quello ludico Uncharted 4 incarna un'evoluzione concreta dei precedenti capitoli. Benché la formula di base sia pressoché la medesima, e riprende le sembianze di un adventure con forti elementi da shooter in terza persona, tutta la struttura viene ingigantita in maniera esponenziale.

    Le migliorie apportate alle sparatorie e al dinamismo dell'azione beneficiano di due fattori importantissimi: anzitutto la rinnovata aggressività dei nemici, che impone al giocatore di mantenere un ritmo forsennato durante gli scontri, e di fare la spola tra una copertura e l'altra per evitare di essere accerchiato e sopraffatto dal fuoco incrociato. In secondo luogo troviamo una regia che, forte delle potenzialità tecniche di PlayStation 4, massimizza l'anima action che ha da sempre contraddistinto la serie, e costruisce una cornice visiva clamorosa: l'occhio della cinepresa virtuale indugia in virtuosismi sensazionali, ora durante le sparatorie, ora nel corso dell'esplorazione (rinvigorita dall'uso del rampino), ora in cinematiche mai così ben dirette.

    Uncharted 4 rappresenta la quintessenza dei giochi d'avventura perché chiede all'utente di non fermarsi mai, di tuffarsi a capofitto nell'azione sfrenata, di cambiare al volo le armi, di correre incontro ai nemici con il pugno ben chiuso, per dar vita a combattimenti corpo a corpo rinvigoriti da movimenti di camera fluidissimi e perfetti, nonché da un'interattività ambientale che espande quanto di buono visto in L'inganno di Drake.

    Da questo insieme di caratteristiche, non certo innovative ma impeccabili nella realizzazione, derivano momenti che si posizionano di diritto ai vertici della categoria, confezionando quello che può essere definito uno dei migliori giochi d'avventura mai creati, che non reinventa certo i canoni fondanti del genere ma li esalta fino a raggiungerne la massima espressione.

    Fermarsi un attimo

    Lo stesso dualismo che caratterizza la trama, in equilibrio tra la calma e l'accelerazione, si riflette anche nel gameplay. Se nelle fasi d'azione non bisogna fermarsi mai, a volte l'ampiezza delle zone esplorabili ci stimola a rallentare i nostri passi, a placare la tachicardia, a riflettere sulle prossime mosse. L'estensione delle aree di gioco è una conquista molto importante per il genere degli action adventure (e non è un caso se è stata recuperata anche dal reboot di Tomb Raider) perché ci dà l'opportunità di scegliere nuovi approcci alle battaglie, magari agendo in stealth, e inoltre lascia libero il giocatore di partire, seppur limitatamente, per la propria avventura.

    In alcune zone, infatti, la regia di Naughty Dog si fa saggiamente da parte per fare in modo che l'utente decida dove andare, quale collezionabile trovare, quale rudere analizzare, quale panorama ammirare. Smarcandosi a tratti dalle stringenti logiche della linearità, Uncharted 4 chiede all'avventuriero che è in noi di divertirsi a cercare dettagli nascosti molto più di quanto avveniva nei capitoli passati, scoprendo anche inediti particolari sul contesto narrativo e intavolando qualche breve dialogo con i compagni di viaggio.

    Senza galoppare costantemente da una sparatoria a una scazzottata, da un enigma al successivo, da uno strapiombo all'altro, l'ultimo capolavoro di Naughty Dog sa quando sfruttare l'attesa e la contemplazione sia per mostrare la forza di un comparto tecnico fuori scala, sia per dare all'utente il tempo di riprendere fiato e permettergli di osservare liberamente la bellezza del mondo di gioco.

    La grandezza di Uncharted 4 risiede anche, e forse soprattutto, in questo: nella capacità di modellare il ritmo a seconda delle esigenze ora della narrazione, ora del giocatore, per evitare che il sovraccarico dell'azione renda tutto paradossalmente monotono. Fine di un Ladro si prende i suoi tempi, ci chiede di frenare il passo: soltanto così possiamo capire meglio il valore della corsa. Esattamente come accade anche a Nathan Drake, che solo dopo essersi fermato riesce a comprendere quanto straordinaria è stata la sua avventura.

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