Valorant

Valorant: i primi due anni dello sparatutto tattico di Riot Games

Come si è evoluto il tactical shooter Riot Games in questi due anni di vita? Quali sono state le tappe fondamentali?

Valorant: i primi due anni dello sparatutto tattico di Riot Games
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  • Per raccontare la storia di Valorant dovremmo partire dal 2014, anno in cui ha avuto inizio lo sviluppo di quello che è stato uno dei titoli più attesi dagli appassionati di tactical shooter e, soprattutto, del mondo di Riot Games. In effetti, il desiderio di scoprire di più su questo fantomatico progetto (annunciato poi nel 2019 in occasione del decennale di LoL) e chiaramente la voglia di provarlo, erano palpabili, visto che si trattava di una delle prime produzioni a non essere strattamente legata a League of Legends. Ne è passata d'acqua sotto ai ponti da allora ed è per questo che vogliamo ripercorrere la carriera del tactical shooter, in occasione del suo compleanno.

    Buon compleann Valorant!

    Valorant ha appena spento due candeline ed è proprio vero che il tempo passa in fretta, quando ci si diverte. Il compleanno, festeggiato all'inizio di giugno, è stato seguito dall'arrivo di un corposo update che ha permesso alla produzione d'espandersi ancora una volta.Ne abbiamo parlato qualche giorno fa, analizzando nel dettaglio le novità dell'Episodio 5 e la nuova mappa Pearl. Per sapere tutto sull'aggiornamento che ha dato ai giocatori la location portoghese, vi invitiamo a recuperare il nostro speciale dedicato all'Episodio 5 di Valorant. Tornando a noi, il merito del successo del tactical shooter si deve senza dubbio a un'efficace strategia di comunicazione e alla capacità di Riot Games di creare universi e raccontare storie uniche, avvincenti e - grazie ai diversi registri narrativi - in grado di travalicare il concetto di fan, per conquistare tutti, senza etichette.

    Twitch, i drop e la closed beta: l'esclusività, dove tutto è iniziato

    Il percorso "pubblico" di Valorant è iniziato, comunque, ancora prima del giugno 2020. Nell'aprile dello stesso anno infatti Riot Games ha fatto leva su un concetto tanto semplice quanto fondamentale nella psiche umana, ovvero quello di "esclusività", stringendo una partnership strategica con Twitch e con content creator selezionati al fine di spingere al meglio il debutto del gioco.

    L'obiettivo? Rendere disponibile un numero limitatissimo di accessi alla closed beta attraverso i Twitch Drop. Questo, ovviamente, non poteva che scatenare la caccia al codice. Nei primi giorni di live sulla piattaforma Amazon il titolo ha avuto una media di circa 3 milioni di giocatori e accumulato oltre 470 milioni di ore di streaming, infrangendo ogni record relativo alle visualizzazioni su Twitch: 34 milioni di ore guardate in un singolo giorno. La Closed Beta, tra l'altro, ha superato un totale di 1.7 milioni di spettatori in contemporanea, numeri che solo pochi appuntamenti esport ufficiali (tipo gli MSI o i Worlds di League of Legends) riescono a far registrare. Dalla sua uscita fino all'inizio di quel giugno, Valorant ha continuato a crescere senza fermarsi toccando la ragguardevole cifra di 17 milioni di utenti attivi mensilmente. Ovvio, numeri molto distanti da un League of Legends a caso, coi suoi 128 milioni di giocatori, ma dobbiamo considerare il genere, la sua difficoltà e così via.

    Gli aggiornamenti, la crescita

    Valorant si è proposto come un interessante ibrido di meccaniche di titoli già presenti da anni sul mercato, come abbiamo esposto nella recensione di Valorant. Come abbiamo ricordato sin dalla primissima anteprima, il titolo si è proposto come una rivisitazione degli stilemi ludici del tactical shooter di Valve, Counter Strike, mescolato a una discreta dose di hero shooter, si pensi ad esempio a Overwatch. Lo sparatutto di Riot Games, in effetti, può essere definito un tactical hero shooter e non sono molti i suoi competitor in questo senso.

    Il titolo di Riot Games al contempo è anche un game as a service, cioé una proprietà intellettuale in costante espansione in grado di tenere vivo l'interesse dell'utenza con contenuti sempre nuovi. Ovviamente un compito tutt'altro che facile, visto che il titolo è estremamente tecnico e competitivo, nonché sempre affamato di bilanciamenti e continui ritocchi. Ogni nuovo elemento introdotto nell'esperienza è virtualmente in grado di renderla poco equilibrata in diversi ambiti, si pensi ad esempio alle abilità degli agenti.

    Insomma i fix ai bug e la risoluzione di problematiche di varia natura sono il pane quotidiano per il team di sviluppo e, a causa dell'introduzione di molteplici nuovi contenuti che interagiscono con quelli precedenti, il lavoro di rifinitura sta diventando sempre più complesso col passare del tempo.

    Per farvi degli esempi, sin dal primo giorno Jet è stato eletto come un agente (Duelist) praticamente imprescindibile, e ci sono voluti quasi due anni per applicargli un nerf percepibile. Il tasso di pick di Astra è crollato dopo un pesante aggiornamento e Chamber sta subendo un destino simile. Split è stata recentemente tolta e mandata in manutenzione.

    Insomma, dietro alle partite che giochiamo c'è un fondamentale e complesso operato del team di sviluppo, che ha saputo attirare e mantenere i giocatori di Valorant per la rapidità dei suoi interventi. Il flusso di contenuti è costante e a volte basta assentarsi pochi mesi dal mondo di Valorant per non avere più il polso della situazione, visti i costanti mutamenti che a cadenza regolare modificano l'esperienza, a partire dal meta.

    Tra nuove modalità di gioco, eventi a tempo, stagioni inedite con dei ghiotti battle pass, Agenti sempre più temibili - tra cui citiamo Skye, Astra, Yoru, Chamber, Fade, Neon - e ovviamente le nuove mappe, da Breeze a Pearl, Valorant sembra non volersi fermare in alcun modo. In realtà le cose, stando alle parole del senior character producer John Goscicki, non stanno proprio così: a un certo punto della sua vita lo shooter arriverà al suo limite massimo e non potrà più accogliere nuovi contenuti. Per fortuna questo giorno sembra essere ancora lontano.

    Il fondamentale ruolo dell'esport: una scena competitiva attraente

    Valorant è un titolo dall'anima fortemente competitiva, questo lo abbiamo già detto. Riot Games, sin da subito, ha imbastito un ecosistema esport che potesse non solo avere dignità propria ma anche il medesimo successo di League of Legends. Difatti in poco tempo le squadre e i giocatori interessati a entrare nel suo mondo si sono moltiplicati sensibilmente (parliamo di oltre 150 organizzazioni con l'obiettivo di partecipare alle competizioni).

    In due anni Riot Games è riuscita a fondare e sostenere un ecosistema esport strutturato, mitigando le problematiche sorte a causa della pandemia e trovando nuove soluzioni per far sì che l'accesso agli eventi di questo tipo fosse il più aperto possibile. Il VCT, o Valorant Champions Tour, rappresenta il circuito professionistico massimo e si suddivide in turni di qualificazione - chiamati Challengers - ed eventi "principali" noti come Masters. Tra classifiche globali e punti accumulati ai tornei, i migliori team del mondo si affrontano in un mondiale tenuto a fine anno.

    L'attenzione di Riot per la scena "locale"

    Come dicevamo, Riot Games ha sempre avuto un occhio di riguardo per le scene locali e per il percorso di crescita che le squadre affrontano prima di fare il grande salto alla volta degli show maggiori.

    L'anno scorso in vari paesi tra cui anche l'Italia è nato il circuito amatoriale e semi-pro dedicato a Valorant, che permette a tutti i giocatori di tentare la scalata verso il titolo nazionale. Per chi non ne avesse mai sentito parlare, il Circuito Tormenta e le Agents Series rappresentano i due massimi campionati locali dedicati al tactical shooter di Riot Games e ovviamente sono aperti a tutti. A proposito, torneremo sulla questione con uno speciale dedicato interamente all'esport di Valorant.

    Valorant Mobile, il Game Pass e il futuro

    Riot Games non si è mai accontentata dell'offerta contenutistica della sua creatura. Il colosso statunitense, infatti, si sta preparando a espandere il franchise, a partire dal chiacchierato Valorant Mobile. Non sappiamo ancora quando ma una declinazione portatile dell'esperienza potrebbe vedere la luce, proprio come accaduto per LoL.

    Indizi in questo senso sono stati i leak che si sono avvicendati nel corso del primo anno di vita, oltre alle posizioni lavorative aperte nel sito ufficiale di Riot Games a lasciar pensare al futuro arrivo di questa incarnazione mobile.

    In aggiunta, il mese scorso è arrivata un'altra notizia non da poco, riguardante - tra i tanti titoli - anche lo stesso Valorant. Nel corso del prossimo inverno infatti i giochi di Riot approderanno su Xbox Game Pass, con un debutto al seguito di importanti bonus per l'utenza. A tal proposito, giocare a Valorant da questo punto d'accesso significherà cominciare con l'intero roster di combattenti già sbloccato. Insomma, nonostante sia piuttosto giovane, il tactical shooter sembra avere un roseo futuro davanti a sé.

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