Un viaggio alla scoperta dei videogiochi più folli di sempre

Da Seaman a Doki Doki Literature Club, passando per I Am Bread. I giochi più assurdi dell'industria videoludica.

Un viaggio alla scoperta dei videogiochi più folli di sempre
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Pubblicata la nostra speciale indagine sulle mod più strampalate del PC gaming, abbiamo deciso di spingerci oltre e di compiere un viaggio alla scoperta dei videogiochi più folli di sempre. Con "folli", è bene sottolinearlo, non intendiamo solo divertenti come Mister Mosquito ma anche strani e disagevoli come Doki Doki Literature Club, un titolo che - al netto di un prologo dai toni scanzonati - non ci mette molto a tramutarsi in un horror psicologico in piena regola. Chiaramente di esperienze sopra le righe ne esistono a bizzeffe, quindi per forza di cose ci siamo concentrati su alcuni esempi degni di nota. Detto ciò, non avremmo potuto che scaldarci con una veloce carrellata di prodotti ai limiti del giocazzeggio, dalle acrobazie di Ski Jumping Pairs, passando per la precisione malata di JFK Reloaded, fino alle terribili "vendette anali" di Boon-Ga Boon-Ga (che non è riferito a ciò a cui state pensando).

Mamma ho perso... la sanità mentale

Chi ha memoria del Tamagotchi? Il famoso gioco elettronico spopolava sul finire degli anni '90 e consentiva di prendersi cura di un piccolo alieno. Ebbene, vogliamo tirare in ballo la versione distorta del gioco di Aki Maita, realizzata dal designer Yoot Saito per lo sfortunato Dreamcast di SEGA. Parliamo di Seaman, un simulatore che chiamava a occuparsi dei bisogni di grossi pesci dal volto umano.

Accompagnati dalla placida voce narrante di Leonard Nimoy, si poteva conversare con questi strani esseri e garantir loro il raggiungimento dell'ultimo stadio evolutivo: la forma di rana-uomo non era facile da ottenere per un esemplare, poiché se fosse stato lasciato solo o in scarse condizioni igieniche sarebbe morto. Una roba da incubi notturni.

Di tutt'altra pasta è Ski Jumping Pairs Reloaded di Kamui, un titolo "sportivo" - ma molto alla lontana - che non ha mai superato i confini del Giappone. Sullo sfondo dei giochi invernali di Torino 2006, il giocatore prendeva parte a una competizione di ski jumping... di coppia, e con una folta schiera di stranezze annesse. Tra allusioni sessuali, acrobazie in grado di sfidare le leggi della fisica e cadute impossibili, si potevano eseguire un buon numero di evoluzioni, che chiaramente venivano commentate dalla telecronaca e valutate da una giuria in piena regola.

Impossibile a questo punto non citare anche Boong-Ga Boong-Ga, un arcade game sviluppato da Taff System. Basato sull'onorevole pratica del Kancho, il prodotto vantava ben 8 tipologie di personaggio su cui sfogare la propria collera, dall'ex fidanzato, fino alla suocera e al molestatore. Selezionata la vittima, non bisognava far altro che spingere il dito di plastica fornito dall'apparecchio nel suo antro anale, e assistere a smorfie di dolore e urla animalesche.

Sempre per il ciclo "questa roba esiste davvero", chiamiamo in causa JFK Reloaded, che imponeva di ricreare l'assassinio di John Fitzgerald Kennedy sin nei minimi dettagli. Dagli elementi simulativi come la balistica e gli impatti realistici dei proiettili sui corpi dei malcapitati, il titolo di Traffic Games vantava perfino una modalità replay con angolazioni cinematografiche e, nella sua semplicità, era tanto ben confezionato quanto indiscutibilmente macabro.

Mister Mosquito: cronache di una valorosa zanzara

A seguito di una giornata lunga e stancante vi siete stesi sul letto per tentare di dormire. Tutto sembrava andare per il meglio, finché non avete sentito i primi ronzii fastidiosi di un'enorme zanzara assetata di sangue. Infuriati come tori, vi siete destati raccogliendo la prima arma di fortuna a vostra disposizione, e avete cominciato a sferrare colpi a destra e a manca con una coordinazione piuttosto rivedibile. Convinti di aver eliminato la minaccia, siete caduti nel caldo abbraccio di Morfeo, ma vi sbagliavate: la zanzara è uscita dal suo covo e ha dato inizio a un lauto pasto, lasciandovi gli indelebili segni del suo passaggio in ogni dove. Ebbene avete appena descritto lo scheletro ludico di Mister Mosquito.

Uscito nel 2002 su suolo europeo, il titolo di Zoom Inc. faceva vivere la battaglia di cui sopra dal punto di vista di una simpatica zanzara colorata, che doveva cibarsi del sangue della famiglia Yamada. Forte di quel retrogusto voyeuristico tipico delle produzioni giapponesi - con Mosquito che assaliva l'avvenente figlia di Yamada in vasca da bagno - l'esperienza si basava su un sistema piuttosto semplice ma si faceva via via più complessa.

Succhiare il sangue troppo lentamente o troppo velocemente, ad esempio, aumentava il livello di stress delle vittime, che a un certo punto entravano in uno stato di allerta e assalivano l'insetto. Durante queste "boss fight" contro i colossali esseri umani, la zanzara doveva riuscire a colpire specifici punti di pressione per calmarli ed evitare di finire spiaccicata. Oltre allo "schiaffo del cafone", i membri della famiglia Yamada utilizzavano anche gli zampironi e gli spray anti-insetto, e potevano rendere la vita di Mosquito ben più difficile del previsto.

Di dolci cavallini e anime strappate: Pony Island

Una canzoncina rilassante accompagna i giochi dei Pony, che saltano gioiosi tra le colline verdeggianti mentre la calda luce del tramonto illumina la scena. Questa è la schermata principale di Pony Island, un folle e straniante viaggio partorito dalla mente di Daniel Mullins. E sì, perché basta dare inizio alla partita per rendersi conto di star vivendo un'esperienza allucinante. Un rumore sinistro accoglie il malcapitato nel vero menù di gioco, perché quello precedente era solo una "facciata allegra". Sistemato il caricamento del primo quadro con un fix, il giocatore viene contattato dallo sviluppatore, che - scusandosi per l'inconveniente - lo invita a cominciare.

Superati alcuni livelli dello strano endless runner, il misterioso creatore di Pony Island rivela d'essere il diavolo e di voler utilizzare l'arcade game per costringere l'utente a vendergli l'anima. Fortunatamente quest'ultimo viene aiutato dallo spirito di un altro giocatore, che gli spiega come entrare nel codice di Pony Island per barare e sconfiggere Lucifero al suo stesso gioco. Grazie a un'insolita commistione di elementi "punta e clicca" e fasi da endless runner con un pizzico di shoot ‘em up, l'ora e mezza necessaria a concludere la piccola perla di Mullins passerà in un baleno e, una volta disinstallato il tutto, non potrete fare altro che chiedervi: ma che cosa diavolo è successo?

Le meraviglie di Bossa Studios: Surgeon Simulator e I Am Bread

Studiare "all'università della strada" non basta per diventare un medico chirurgo, questo è poco ma sicuro. Lo sapevano bene anche i ragazzi di Bossa Studios quando hanno dato vita a Surgeon Simulator, un titolo che permette davvero a chiunque di prendere parte a operazioni chirurgiche tanto folli quanto improbabili.

Nei panni dello stimato medico britannico Nigel Burke, il giocatore può cominciare a impratichirsi con dei "semplici" trapianti di cuore e cervello, peraltro effettuati con la medesima delicatezza di un elefante ubriaco. Basato su di una simulazione accentuata della fisica, il gameplay prevede l'utilizzo di vari strumenti operatori ma è quando cambia il luogo dell'intervento che le cose si fanno esilaranti e ingestibili. Una cosa è salvare la vita di un uomo in una regolare stanza d'ospedale, un'altra è dilaniare i suoi organi interni a gravità zero, o a bordo di un'ambulanza in corsa.

Ciliegina sulla torta, per conquistare il titolo di "miglior chirurgo dell'universo", il buon Nigel può anche operare un alieno su una nave madre, e con tanto di commento musicale in stile X-Files.

Prima di proseguire, ci sembrava giusto citare un'altra insolita produzione targata Bossa Studios. I Am Bread, questo è il nome del gioco, narra la storia di fette di pane che hanno l'unico scopo di diventare dei succulenti toast pronti per essere farciti. Per raggiungere il tostapane o i suoi surrogati, la fetta può appiccicarsi alle superfici sfruttando i suoi quattro angoli ma deve prestare attenzione a un fattore importante: mantenere alto il proprio livello di commestibilità.

Complice una simulazione della fisica simile a quella di Surgeon Simulator, I Am Bread saprebbe regalare grasse risate anche a un cadavere.

Doki Doki Literature Club

La visual novel di Dan Salvato non è solo il titolo più "pesante" della nostra lista, poiché si è guadagnato un posto a sedere tra i più disturbanti di sempre. Come ben specificato da un'apposita schermata, chi soffre di disturbi depressivi non dovrebbe neanche avvicinarsi a Doki Doki Literature Club ma il discorso è tranquillamente estendibile a chiunque dovesse pensare di affrontarlo con leggerezza.

Difatti, quel che potrebbe sembrare un gioioso simulatore d'appuntamenti è in realtà un devastante horror psicologico che ricorre di frequente alla rottura della quarta parete. L'atmosfera scanzonata, le musiche allegre e la dolcezza di Sayori, Monika, Natsuki e Yuri - le quattro componenti del club di letteratura - celano i tratti più oscuri di un incubo a occhi aperti, vissuto da un giovane appassionato di anime e videogiochi.

Il silenzioso protagonista del racconto, il cui nome viene scelto dal giocatore all'inizio dell'avventura, si imbatte nella sua vecchia amica Sayori, che lo spinge a unirsi al club di letteratura per fargli conoscere le sue compagne. Dopo aver accettato con riluttanza, il ragazzo comincia a parlare con le dolci componenti del gruppo e a scrivere poemi da leggere assieme a loro.

Tra cupcake, risate e tanto impegno, i giorni trascorrono felici, finché la mente del giovane viene devastata da un evento terrificante. A questo punto l'avventura sembra ricominciare da zero: tra i disturbi psichici delle ragazze e i malfunzionamenti sempre più inquietanti dell'applicazione, Doki Doki Literature Club inizia a mostrare il suo vero volto, confermandosi come una storia d'amore malata ma incredibilmente riuscita.

Battle Construction Vehicles: il re dei fighting game (tamarri)

Avremmo potuto concludere il nostro viaggio con Hatoful Boyfriend, il simulatore di appuntamenti tra piccioni, o con LSD: Dream Emulator (il nome è tutto un programma), ma sentivamo di poter fare di più. L'illuminazione è arrivata quando ci siamo imbattuti in Battle Construction Vehicles, un fighting game non tradizionale e ai limiti del trash. Oltre all'immancabile modalità versus, il titolo di Artdink presenta una "sontuosa" modalità storia con tanto di sequenze animate in stile anime, ovviamente scritte e recitate in modo non esattamente encomiabile.

Nei panni di Hayato Kongo, motivato a prendere le redini dell'azienda di costruzioni del padre, il giocatore prende parte a un folle viaggio alla ricerca di una squadra - un po' come in One Piece - reclutando i più abili utilizzatori di mezzi da lavoro quali bulldozer, gru da costruzione, rulli compressori e ruspe assortite.

L'obiettivo finale di Hayato è quello di porre fine allo strapotere della Shurabe Corp, la ricca impresa rivale, e reclamare il dominio nel settore edile. Il "corpo a corpo" tra grossi mezzi non è che la punta dell'iceberg di una ricetta ludica che consente a un escavatore di evocare un calabrone asiatico, o a una gru di trasformarsi in un'imponente mazza da baseball per spazzare via il nemico.

Gli scontri energetici tra due veicoli egualmente potenti e la possibilità di sfruttare gli elementi interattivi delle arene, in aggiunta, rendono il tutto ancor più tamarro e spettacolare, e fanno di Battle Construction Vehicles una vera perla. Insomma, se PS5 fosse davvero retrocompatibile con PS2, il primo gioco che recupereremmo sarebbe questo. Sperando che la nostra selezione vi sia piaciuta, vi invitiamo a parlarci dei vostri "titoli più folli" nei commenti.