Videogiochi e Retrogaming: la dura vita del retronauta

Viaggio nel retrogaming andata e ritorno: le sfide, le gioie e i dolori dovuti al recupero di vecchi giochi...

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Si discute spesso di retrogaming, di grandi glorie e di influenze reiterate nel tempo, passando sotto la lente del microscopio mentale tutte le produzioni moderne alla ricerca di muse virtuali. Ad aggiungersi al nostro quadro troviamo anche l'era che stiamo effettivamente vivendo, fatta di riesumazioni, porting e remastered dei grandi eroi del passato videoludico: basterebbe pensare al trittico Crash, Spyro e Medievil per toccare il punto debole di tanti appassionati, ma più in generale potremmo affermare senza timore che questa intera generazione ha visto ritorni importanti. Un sentire comune dell'industria che non abbandonerà questa tendenza neanche nel 2019, aprendo le porte del nuovo anno con Resident Evil 2 e Kingdom Hearts 3, due brand storici del mercato interattivo.

Oggi però non vogliamo parlarvi di quello che sarà, ma di quello che è stato: il retrogaming è infatti a nostro avviso la forma più pura di amore verso il videogioco a cui potete dedicarvi per accrescere il vostro background. In questo articolo percorreremo un viaggio di andata e ritorno attraverso tutte le possibili fruizioni a vostra disposizione per attingere a questa cultura collettiva, da preservare e tramandare affinché non scompaia nel ricordo della placida nostalgia.

Born to be retronauta

Chi vi scrive è consapevole che, senza dubbio, ai propri figli lascerà in eredità un backlog di giochi da provare e completare al posto di danaro e immobili, tutto a causa di un brutto vizio: collezionare senza remore intere saghe, nel vano tentativo di recuperare le produzioni più rinomate delle scorse generazioni.

Mind TrickUna sfida meno palese che il retrogaming (emulato o ricreato fedelmente) porta in seno è lo sforzo mentale che il provetto viaggiatore deve pagare ogni volta che inizia una partita, specialmente se poco avvezzo al gaming concepito negli anni '80 e '90. L'esperienza era sicuramente diversa, e lo sviluppo del mercato ha portato anche a titoli più gentili verso il fruitore, ma il vero nemico è l'incedere del tempo. In generale i prodotti in 3D tendono a mostrare in maniera più brutale i segni dell'età, mentre i giochi bidimensionali reggono meglio la vecchiaia. Il trucco mentale da attuare però resta sempre lo stesso: contestualizzare la produzione scelta al periodo di uscita, per comprenderne innovazioni, pregi e difetti.

Essere un retronauta è quindi un compito ingrato, fatto di sacrifici mentali, ma in grado di ripagarci a dovere accrescendo il bagaglio personale del provetto viaggiatore temporale. I modi per ritrovare esperienze che risiedono solo nelle infanzie dei più nostalgici non mancano di certo, ed è qui che possiamo distinguere due tipologie diverse di retronauta: L'uomo moderno ed il Purista.
L'appassionato che cavalca i tempi attuali sfrutta pienamente le proprie piattaforme, si muove circoscritto nel sottobosco delle notizie quotidiane attendendo pazientemente che la preda abbocchi all'amo. Che sia un porting in HD di Okami o una riedizione completa di un "mattone polacco minimalista" non è rilevante, ciò che importa a questo tipo di giocatore è che tutto giri sulle attuali console, in un tripudio di acquisti che aumenterà il backlog di questo amatore a 360°. Tuttavia esiste un altro metodo, presente da svariati anni, di cui si discute animatamente con opinioni contrastanti: l'emulazione.

Utilizzare programmi sviluppati da terzi, in grado di ricreare le console delle passate generazioni, è un campo in cui da sempre (specialmente in Italia) si soffre di un vero e proprio vuoto legislativo: andando a spulciare la legge sul diritto d'autore, infatti, è possibile notare come non ci sia un chiaro riferimento al videogioco (per anni sono stati intesi giuridicamente come immagini in movimento), e che le sanzioni arrivino solo per chi cerca di lucrare sulla proprietà intellettiva altrui.

Solo in seguito la Dottrina e la Giurisprudenza hanno sancito una definizione legale di videogioco, applicando le norme per la tutela del diritto d'autore. Nel periodo antecedente, la mancanza di una normativa ha lasciato quindi spazio alla distribuzione gratuita di software in grado di ricreare le console del passato, lasciando la patata bollente ai singoli titoli: in parole povere il "cavillo" a cui appellarsi, mai veramente chiarito, afferma che è possibile emulare un gioco se si dispone della copia originale.

Tralasciando gli elementi legali su questo argomento, preservare lo stato di un titolo fisico e vetusto, senza rinunciare al divertimento che offre, spesso è una prerogativa perseguita dai collezionisti, interessati appunto a non compromettere lo stato di un videogioco. In tal senso l'emulazione assume dei connotati quasi "etici", volti ad evitare possibili svalutazioni di prodotti rari, ma per molti la sua diffusione è quasi più vicina alla pirateria. C'è un lato "bianco" della vicenda, ed è la possibilità di rigiocare produzioni ormai sparite dalla circolazione, intraprendendo un viaggio culturale attraverso decadi intere: negli anni le possibilità per farlo non sono mancate, grazie soprattutto al MAME e al Raspberry.

Il primo è uno degli emulatori più longevi e curati, con alle spalle una community che lo ha rifinito ed aggiornato senza sosta. Non è stato il primo programma in grado di far girare ROM, ma la sua capacità di adattarsi ai diversi parchi titoli provenienti da macchine differenti è stato lo slancio per sua capillare espansione, rendendolo ancora oggi una delle vie preferite dagli appassionati di retrogaming. Al contrario, per chi ha preferito una piattaforma dedicata su cui giocare, il Raspberry è stato la soluzione migliore: un vero e proprio mini-computer su cui installare tutti gli emulatori esistenti. Tuttora venduto in diverse versioni, è compatibile anche con i sistemi moderni, dando il via ad una forma di emulazione incentrata anche sull'estetica. Non sono in pochi, infatti, a costruire attorno a questa particolare scheda cabinati interi, con tanto di arcade stick per ricreare un feeling da sala giochi.

Il bandolo della matassa risiede quindi nella vera e propria copia dei titoli, la zona grigia della legalità: in passato chi ha tentato di sfruttare a scopo di lucro questo settore "fantasma" è andato incontro a sanzioni di vario tipo. La libera distribuzione, seppur utile a livello culturale, resta comunque un reato se non si possiede la copia originale del titolo emulato. Un fattore difficile da verificare per ogni singolo utente esistente sulla faccia della terra, pertanto le principali aziende del gaming internazionale, una fra tutte Nintendo, hanno preferito attaccare i portali che mettevano a disposizione di tutti (gratuitamente) le versioni emulate dei giochi. La Casa di Kyoto ha fatto ricorso alle vie legali, avendo la meglio su alcuni dei siti più prolifici nel campo dell'emulazione, incidendo sulla stessa dottrina legale. D'altro canto è proprio dalla grande N che arriva la produzione di una macchina dedicata a curiosi ed appassionati.

La svolta commerciale

Le mini console hanno attirato l'utenza, spaccandola tra favorevoli e contrari, e senza ombra di dubbio ha influito nel ritorno dell'attenzione all'era degli 8 e 16 bit (e non solo): NES, SNES, Commodore 64, Neo Geo e PlayStation, tutti hanno colto la palla al balzo per presentare una retro-console ufficiale. La via scelta è sempre quella di un parco titoli pre-installato su ogni hardware, realizzato con fattezze estetiche volte a ricreare un feeling lontano nel tempo. I risultati però non sono sempre stati eccellenti, e le critiche mosse vertono su diversi punti: la selezione di giochi scelta ed il costo (in certi casi) non sempre economico per delle riproduzioni che, alla fine, non sono altro che emulatori limitati da precise scelte aziendali.

Chiaramente l'emulazione richiede un minimo di manualità con la propria macchina, la ricerca dei file giusti per far ricreare nella maniera più fedele un'esperienza retro degna di questo nome, e sono tutte sfide non da poco, specialmente per utenti poco avvezzi a queste pratiche. Anche chi vi scrive vede nelle mini console una via semplice per recuperare lacune dolorose da sopportare.

Ma come abbiamo detto in precedenza alcuni casi (leggasi PlayStation Mini), hanno generato non poco dissapore, scegliendo di sfruttare emulatori non proprietari, gli stessi che hanno causato le discordie che abbiamo osservato nel primo paragrafo. Allora non ci resta che afferrare ciò che di buono propongono queste operazioni: la volontà di tramandare certe esperienze che i più i giovani non hanno vissuto, alla ricerca di una condivisione culturale di un medium prezioso. Una conoscenza da diffondere, preservare e rendere immortale. Con questa "sacra missione" ci ha salutato il personaggio di cui a breve parleremo: il prototipo del retronauta perfetto.

Il tempo del fosforo

Parlando del retronauta abbiamo suddiviso giocosamente questa mitologica figura in due tipologie, e la seconda è il Purista: maniaco dell'arcade stick da sala giochi, non è interessato a tenere i suoi titoli dietro una teca, ma anzi se li gode nel modo più fedele possibile. Un televisore a tubo catodico non può mancare nel nirvana del purista, e tutto è vissuto sotto il segno del "real hardware": console originali, prodotti ufficiali ed un bagaglio di conoscenza da far impallidire qualsiasi guru del settore. Come degli investigatori del videoludo abbiamo quindi contattato un esperto di tale arte, per farci dire senza fronzoli cosa porta un giocatore nel 2019 ad armeggiare con cavi di ogni tipo, fusibili e cartucce impolverate.

Lui è Fabio Bortolotti, in arte Kenobit, e con il suo canale Twitch Kenobisboch contribuisce ad una memoria collettiva del videogame, divertendosi con tutte quelle opere che hanno reso grande il mercato. Anche se non si definisce un purista, tutto il suo studio, da cui ogni giorno trasmette dirette spesso realizzate in real hardware, urla la sua passione: due cabinati alle spalle e monitor di vario tipo a circondarlo.

La nostra curiosità risiedeva quindi nel capire quale sia il feeling nel riprodurre i titoli sulle macchine originali, cosa si prova a farlo oggi, e quali piaceri sia in grado di regalare un'esperienza del genere. Il suo obiettivo è conservare una cultura che non deve assolutamente essere dimenticata: "Sono sicuro che tra cinquant'anni gli emulatori esisteranno ancora, e ci sarà modo di giocare Super Mario Land, ma non credo che ci saranno i Game Boy. Facendo real hardware in streaming ti stupiresti leggendo tutte le domande (intelligenti) che fanno i ragazzi più giovani. Lo streaming mi permette di raccontare qualcosa, e poi mi diverto di più, dato che la macchina vera e propria è parte dell'esperienza". Mostrando un pad originale del SEGA Mega Drive, aggiunge poi che: "Sono tutta una serie di dettagli microscopici, e bada bene, trascurabili. Viva l'emulazione che rende tutto questo accessibile a tanta gente e lo preserva. E secondo me, anche se cambia poco, c'è una grossa differenza tra emulazione e console originale".

Una cura del dettaglio che non passa solo dai pad originali, ma anche dai televisori a tubo catodico "Usarlo rende tutto diverso, finché ci sono godiamoceli e raccontiamo perché sono così importanti. Spiego spesso che la pixel art era costruita tenendo presente la tecnologia dietro lo schermo dei televisori di un tempo, soprattutto nell'era 8/16 bit, ed i giochi erano sviluppati attorno all'effetto finale dato dal tubo catodico".

Certo, non è tutto oro quel che luccica, e la tecnologia ha fatto passi da gigante: ad esempio riprendere ora un Commodore 64 comporta una serie di limitazioni non da poco, e di tutto questo Kenobit ne è ben consapevole:

"In un mondo ottimale dovremmo cercare di riprodurre al massimo l'esperienza originale, visto che è ancora possibile. Più avanti non lo sarà più. Poi, certo, dipende da quanto ti interessa il retrogaming, e non ho nulla contro chi si evita tanti fastidi e problemi che mi pongo. Ma per me che ne usufruisco ogni giorno, posso assicurare che ti restituisce molto più di quello che dai, ripaga ogni fatica".

"La preservazione e l'accessibilità dei giochi sono l'aspetto più importante, destinato non solo agli estimatori di vecchia data, ma anche ai ragazzi che hanno iniziato da poco a giocare, che magari sognano un lavoro in questo mondo e devono farsi una cultura. Massimo rispetto quindi anche all'emulazione, ma il real hardware è magico".

Questa poesia che Kenobit descrive con devozione passa anche dalla "postura": stare in piedi davanti ad un cabinato con un amico al fianco che osserva una performance, che si instaura col gioco stesso a seconda di come viene fruito. Ma in questa sede parliamo anche delle difficoltà di perseguire una strada in particolare per costruire un proprio background. Se da un lato i costi possono essere aggirati puntando anche a versioni di console e titoli non pensati per i collezionisti, dall'altro la manutenzione (ad esempio un cabinato con un fusibile guasto) potrebbe spaventare un utente poco preparato: "È una scocciatura, ma è anche una fonte di sapere e stimoli culturali. Non ho esperienze di elettronica, ma ho imparato cambiando i pezzi, sbagliando e riprovando. La morale quindi è: godetevi il real hardware finché dura".

Kenobit ci spiega come gli stessi tubi catodici siano ormai fuori produzione, e lo strato di fosforo che li compone ha un monte ore abbondante, ma non infinito.

L'aspetto più importante di questa chiacchierata, non tanto col fantasioso purista da noi immaginato ma con un vero appassionato di qualsiasi prodotto videoludico, è la preservazione di una memoria culturale accessibile da tutti, soprattutto da chi verrà dopo di noi. Una storia che deve essere documentata e salvata, specialmente quella dell'era pre-internet, perché mettere nel target del retrograming solo i nostalgici è una limitazione che rischia di decretare la fine di quest'arte filologica, che merita di essere salvaguardata e trasmessa ai posteri. In fondo, per citare proprio Kenobit: un domani anche i giochi di oggi saranno retrogaming.

Videogiochi e Dintorni Siamo alla fine del nostro viaggio, in cui abbiamo parlato dei diversi modi a nostra disposizione per (ri)scoprire tutto ciò che il mercato dei videogiochi ci ha lasciato: alcuni sono di facile accesso, altri più elitari o costosi, ma quando si è mossi da una passione totale e trascinante tutto diventa più semplice. In conclusione, è quasi un dovere tramandare il passato per impedire che venga dimenticato, e speriamo che le grandi aziende si muovano nella stessa direzione anche nei tempi a venire (magari considerando la retrocompatibilità come un valore aggiunto). Costruire un'eredità forte, unita ed accessibile è lo scopo più nobile del gaming, quello di ieri e quello di domani.