World of Warcraft: venti di guerra soffiano su Azeroth

A poche settimane dall'uscita della nuova espansione, ripercorriamo le tappe fondamentali che hanno condotto alla nuova guerra tra Alleanza e Orda.

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  • L'Alleanza e l'Orda sono di nuovo sul piede di guerra. Immensi eserciti stanno percorrendo in lungo e in largo i continenti. Non c'è una sola zolla di terra in tutta Azeroth che non stia tremando sotto l'imponente peso delle macchine d'assedio e di migliaia di individui pronti a morire, pur di impedire alla fazione opposta di prevalere. L'eterno conflitto che nel corso degli anni ha caratterizzato l'esistenza di così tante razze ora si è acuito, portando la situazione a precipitare rapidamente e, pare, in maniera irreversibile.
    Come si è giunti a questa escalation di violenza? Come è stato possibile spezzare con così tanta facilità la tregua che riuscì a riunire i popoli di Azeroth, seppur temporaneamente, sotto un unico vessillo? L'ultima volta in cui si sono viste le forze combinate delle due fazioni agire con un solo scopo è stato per contrastare l'avvento della Legione Infuocata. Quanto avvenuto nel corso della battaglia delle Isole Disperse e nelle vicende successive, però, sembra aver minato irreversibilmente la fragile collaborazione tra l'Alleanza e l'Orda.

    La Legione Infuocata, la causa di tutti i mali?

    Orchi, nani, umani, tauren, elfi della notte, draenei, troll, tutti fratelli in armi, come non accadeva da tempo. Ognuno di loro ha dato il proprio contributo e pagato un prezzo altissimo in termini di vite spezzate, per contrastare il nuovo avvento della Legione Infuocata. L'inizio della fine ebbe luogo nel corso della battaglia delle Isole Disperse. Alleanza e Orda, schierati in un fronte comune, ma ancora per poco.

    Quello scontro parve sin da subito impari, con il redivivo Gul'dan in grado di schierare un esercito di demoni sconfinato che, in poco tempo, travolse le forze combinate dello schieramento avversario, volgendo le sorti della battaglia a proprio favore. Davanti la Tomba di Sargeras, l'Alleanza, guidata dal re Varian Wrynn e da Genn Greymane, cercò disperatamente di contenere l'onda d'urto demoniaca, aiutati dalla preziosa scelta tattica di Sylvanas la quale riuscì a portare i suoi arcieri non morti su una sporgenza sopraelevata da cui poter bersagliare gli abomini di Gul'dan e proteggere, così, il fianco delle forze di re Varian e i propri sodali: Baine e Vol'jin in testa. Re Varian, animato da un cieco furore, nel cuore della battaglia udì il suono di un corno. Alzando lo sguardo, con sorpresa scorse le forze dell'Orda abbandonare il campo di battaglia. Un tradimento imperdonabile, agli occhi del re di Stormwind e di Genn Greymane. In realtà Sylvanas eseguì semplicemente gli ordini di un Vol'jin ferito mortalmente, il quale, considerando lo scontro ormai perduto e temendo per la sopravvivenza stessa dell'Orda, diede l'ordine per la ritirata.

    Ormai soli, i membri superstiti dell'Alleanza cercarono di guadagnare precipitosamente le navi per fuggire ma le cose, almeno per re Varian, non andarono per il verso giusto. Nel disperato tentativo di salvare quante più vite possibili, il re optò per l'estremo sacrificio, lasciandosi cadere tra le fauci del nemico. Il colpo ferale fu inferto da Gul'dan che poté così reclamare una vittoria quasi perfetta.
    Il figlio di Varian, il giovane erede al trono Anduin, si trovò così improvvisamente a piangere la morte del padre e a dover fare ciò che compete a un re: combattere per il proprio popolo.
    L'esercito dell'Orda, invece, una volta tornato a Orgrimmar dovette far fronte agli ultimi istanti di vita del capoguerra Vol'jin, primo della sua razza a rivestire il ruolo in precedenza appartenuto a Garrosh. Dinanzi a tutti i comandanti dell'esercito e ai capi delle varie tribù, il troll ormai morente fece convocare Sylvanas per comunicarle il passaggio di consegne. Da quel momento in avanti sarebbe stata lei la capoguerra, con potere di vita e di morte su tutta l'Orda. Nonostante la ritrosia degli altri comandanti. Nonostante lo stesso Vol'jin non si fosse mai fidato di lei. Le voci degli spiriti, però, statuirono diversamente, indicando proprio lei quale nuovo comandante supremo.

    La sconfitta della Legione e un nuovo motivo di conflitto

    Con due nuovi leader, sorti nel momento più buio dell'intera storia recente di Azeroth, i campioni di Alleanza e Orda ripresi dalla sconfitta iniziale tornarono a combattere la Legione Infuocata sotto la guida di Illidan, il quale dopo aver sconfitto Gul'dan riuscì a condurli sino nel cuore di Antorus, il fulcro del potere della Legione situato sull'antico pianeta draenei Argus, ormai distrutto e corrotto. Lo scontro decisivo portò Illidan a confrontarsi con Sargeras il quale, prima di venire definitivamente sconfitto e bandito assieme a Illidan, riuscì a conficcare la propria, mastodontica arma su Azeroth, precisamente nella regione di Silithus.
    Le due fazioni celebrarono la vittoria, cercando di mantenere uno stato di relativa quiete. Anduin poté finalmente commemorare la grandezza di suo padre, tra la propria gente. Sylvanas e i plenipotenziari dell'Orda, invece, festeggiarono con un banchetto dal profondo significato politico: in quel momento, infatti, i rappresentanti dei clan riconobbero ufficialmente la banshee come nuova capoguerra. Qualcosa di inaspettato, però, giunse alle orecchie dei due leader: nella regione di Silithus, proprio nel luogo si trovava la ferita al mondo inflitta dalla spada di Sargeras, i goblin stavano riportando alla luce un materiale sconosciuto e, a quanto pareva, preziosissimo: la Azerite. Decisi a non lasciare che tale risorsa finisse in mano nemica, Sylvanas e Anduin agirono per impossessarsene mantenendo un basso profilo.

    Anduin, da perfetto diplomatico, tentò nuovamente la via della riconciliazione con l'antico nemico nonostante il parere contrario di Genn Greymane. Il giovane re provò addirittura ad aprire un dialogo con i Forsaken giungendo a organizzare un incontro distensivo con la stessa Sylvanas. Tuttavia, Calia Menethil la principessa sorella del defunto Arthas, presente all'incontro sotto mentite spoglie senza che Anduin lo sapesse, si svela attirando l'ira funesta della banshee. L'incontro si trasformò in un vero e proprio massacro. Sylvanas credette di essere stata tradita e questo portò alla brutale uccisione di Calia. Anduin, successivamente, con l'aiuto del chierico Alonsus Faol riuscì a riportare in vita Calia la quale, tuttavia, decise di rimanere non morta, per purgare le efferate azioni commesse da suo fratello.
    L'episodio, raccontato nel libro di Christie Golden Before the Storm, costituisce in buona sostanza l'antefatto dell'escalation di violenza e terrore che percorre Azeroth all'inizio della nuova espansione del MMORPG targato Blizzard. Da un lato Sylvanas, ormai (pare) totalmente fuori controllo, giunge persino a bruciare Teldrassil e a massacrare gli Elfi della Notte mentre, dall'altro, Anduin porterà l'assedio sin sotto le mura di Sepulcra.

    In questa situazione geopolitica totalmente instabile ed esplosiva, le due fazioni stanno cercando disperatamente nuovi alleati che si uniscano alla causa. Per l'Alleanza entreranno in scena Jaina Proudmoore, ormai feroce sostenitrice della causa dopo che la sua vita è andata ripetutamente in pezzi nel tentativo di inseguire il sogno della pace, e la sua patria: l'antico regno di Kul'Tiras, potenza navale dominatrice di tutti i mari da ormai centinaia di anni. L'Orda, invece, chiederà l'aiuto dell'millenario impero troll Zandalar.
    Azeroth, brucerà, ancora una volta.

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