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World of Warships: la storia delle più famose navi da guerra

Appassionati di storia navale, a raccolta: scopriamo le caratteristiche e le origini delle principali navi di World of Warships.

speciale World of Warships: la storia delle più famose navi da guerra
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  • I maggiori pregi di World of Warships non risiedono esclusivamente nei suoi combattimenti navali strategici, nei suoi ritmi compassati ma comunque ricchi di tensione: il gioco di Wargaming.net è anche un paradiso per chi ama i modellini e la storia di alcune delle navi più celebri del ventesimo secolo. È per questo motivo, dunque, che dopo aver fatto il punto della situazione sullo stato del supporto, abbiamo deciso di tornare indietro nel tempo e raccontarvi le vicende di quelle che, a nostro avviso, sono le navi storicamente più interessanti tra quelle presenti nel catalogo di World of Warships.

    Corazzata HMS Dreadnought (Regno Unito)

    Varata il 10 febbraio 1906 a Portsmouth, la HMS Dreadnought può esser vista come l'antesignana delle più moderne corazzate. All'epoca della sua costruzione rappresentò infatti un grande passo avanti per l'industria bellica navale: la Dreadnought era la nave più veloce del suo tempo, grazie alle turbine a vapore di cui era equipaggiata, e anche la meglio armata con i suo dieci cannoni da 305 mm (le navi più potenti dell'epoca ne avevano appena quattro) montati su cinque torri.

    La Dreadnought fu il frutto del Naval Defense Act promulgato nel 1889, il quale stabiliva che il Regno Unito avrebbe dovuto adeguarsi al "two-power standard": la forza navale britannica avrebbe dovuto essere almeno equivalente a quella delle altre due flotte più potenti al mondo combinate, allora quella francese e quella russa. Pensato inizialmente come deterrente per evitare la guerra, il Naval defense Act innescò invece una corsa agli armamenti nella cui prima fila c'era l'Impero Tedesco guidato dal kaiser Guglielmo II.

    La costruzione della Dreadnought portò le altre potenze mondiali ad adeguarsi ai nuovi standard bellici marittimi, tanto che da quel punto in poi si cominciò a parlare di navi dreadnought e pre-dreadnought. Il costante perfezionamento delle flotte fu una delle cause scatenanti del primo conflitto mondiale, che infiammo l'Europa tra il 1914 e il 1918. Ma nonostante la Dreadnought fosse la nave più moderna dell'epoca e il vanto della Royal Navy, la sua storia è povera di eventi bellici significativi. La storia più celebre che riguarda la corazzata britannica è nota come la "Beffa della Dreadnought", nient'altro che uno scherzo ordito dal poeta burlone Horace de Vere Cole.

    Nel 1910, Horace e alcuni suoi amici, tra cui la celebre scrittrice Virginia Woolf, si spacciarono per l'imperatore di abissinia e il suo entourage reale in visita al gioiello della marina reale. Il gruppo si camuffò con polvere abbronzante, vestiti di seta e barbe finte. Visitò la nave per quaranta minuti, durante i quali gli furono tributati tutti gli onori, e se ne andò senza essere smascherato. Durante la visita, per testimoniare l'apprezzamento della nave, i falsi membri della corte abissina usarono una frase che poi divenne celebre: "Bunga Bunga". Nei giorni seguenti lo scherzo fu reso noto, tutti i giornali parlavano del cosiddetto "Bunga Bungle" (in inglese bungle vuol dire pasticcio). Per evitare ulteriori figuracce, la marina britannica rifiutò di fare dichiarazioni pubbliche riguardo l'accaduto, ma predispose una punizione molto diretta: tutti gli artefici dello scherzo, esclusa Virginia Woolfe, furono colpiti a bastonate sulle natiche.

    Nel 1915, nel pieno della prima guerra mondiale, la HMS Dreadnought fu protagonista di un'insolita azione militare. Durante delle azioni di pattugliamento nel mare del Nord, identificò il sottomarino tedesco U-29, che aveva sparato, mancando il bersaglio, un siluro alla nave HMS Neptune. In compagnia della HMS Temeraire, la Dreadnought si lanciò all'inseguimento dell'U-29. Dopo aver evitato una tragica collisione con la Temeraire, la Dreadnought raggiunse il sommergibile e lo speronò, tranciandolo di netto in due parti. Grazie a questa insolita prodezza militare, la nave britannica divenne l'unica corazzata ad aver mai affondato un sottomarino con uno speronamento: un primato che detiene tuttora.

    Dopo questo evento, la Dreadnought rimase lontano dai principali scontri della prima guerra mondiale: saltò la battaglia dello Jutland perché si trovava in porto per operazioni di manutenzione, in seguito, poiché ormai vecchia e inadeguata alla battaglia, venne venduta e smantellata, nel 1923, in un cantiere navale scozzese.

    Incrociatore Aurora (Unione Sovietica)

    L'incrociatore Aurora, assieme alle gemelle Pallada e Diana, fu una delle prime navi costruite direttamente dall'Impero Russo. Tra la fine dell'ottocento e i primi del novecento, nel pieno cioè della corsa agli armamenti che sarebbe poi sfociata nella prima guerra mondiale, l'impero dello zar Nicola II si procurava le proprie navi principalmente all'estero, specialmente dai cantieri navali inglesi: era infatti più rapido, comodo ed economico per un paese meno industrializzato delle altre potenze europee, far arrivare rifornimenti dai porti stranieri piuttosto che produrli direttamente nel proprio territorio.

    Ma il Regno Unito rappresentava una minaccia crescente per l'Impero Russo e così iniziò una produzione interna di navi tesa a rafforzare la flotta senza riempire le casse di eventuali potenze rivali. L'Aurora, varata nel 1900, fu in costruzione per circa sei anni, durante i quali il suo scopo cambiò più volte. Inizialmente programmata per attaccare navi mercantili britanniche, fu poi adeguata alle nuove minacce che iniziavano a presentarsi nello scacchiere politico mondiale: l'Impero Tedesco e quello Giapponese.

    Nel 1904, dopo lo scoppio della guerra russo-giapponese, all'Aurora venne assegnato il ruolo di nave scout che avrebbe dovuto supportare la flotta russa nel pacifico. Iniziò dunque un viaggio che la portò a percorrere circa diciottomila miglia in duecentoventitré giorni: durante il viaggio si fermò solo nel porto di Tangeri, in Marocco, per fare il pieno di carbone, mentre tutti i successivi rifornimenti vennero effettuati in mare aperto. Nel 1905 l'Aurora si congiunse con la flotta imperiale russa, che nello stretto di Corea venne attaccata da una numericamente superiore forza d'assalto giapponese.

    Quella che nei libri di storia viene soprannominata la battaglia di Tsushima fu una disfatta per l'Impero Russo. l'Aurora riuscì per miracolo a sfuggire dall'accerchiamento giapponese, ma fu colpita circa venti volte, perse un sesto del suo equipaggio e gran parte degli armamenti principali e secondari. Solo lei e altre nove navi russe riuscirono a sopravvivere. Dopo esser stata riparata e aggiornata, l'Aurora ritornò in Europa e venne impiegata, nel corso della prima guerra mondiale, nella difesa di San Pietroburgo dall'esercito tedesco.

    Gli eventi più celebri che la riguardano risalgono tuttavia al 1917, l'anno della rivoluzione bolscevica, quando l'equipaggio dell'Aurora decise di supportare la Rivoluzione d'Ottobre ammutinandosi e uccidendo il capitano. Più tardi, negli anni sessanta, venne costruito il mito che fu proprio un colpo del suo cannone a dare inizio all'assalto del Palazzo d'Inverno, un racconto senza dubbio affascinante, ma che non ha concrete basi storiche.
    Dopo la deposizione dello zar Nicola II, l'Aurora rischiò nuovamente di essere affondata: una bomba venne infatti trovata in uno dei suoi magazzini, ma l'attentato fu scongiurato dal capo artigliere, che comunque rimase ferito dall'esplosione.

    Durante la seconda guerra mondiale, partecipò indirettamente alla strenua difesa di San Pietroburgo (allora Leningrado): i cannoni dell'Aurora vennero infatti smontati e piazzati nel perimetro difensivo della città. L'equipaggio della nave venne sterminato quasi del tutto durante l'assalto tedesco, ma i russi riuscirono a tenere la posizione. Nel frattempo l'Aurora era impiegata, nel porto di Lemonosov (allora Oranienbaum), come piattaforma contraerea per impedire le incursioni dell'aviazione tedesca. Danneggiata gravemente dalle bombe, fu tirata in secco ma scampò ancora una volta l'affondamento.

    Sopravvissuta a tre guerre, l'Aurora venne trasformata, a seguito del secondo conflitto mondiale, in un vero e proprio simbolo di eroismo militare. Oggi si trova ancorata a San Pietroburgo, a ricordo della Rivoluzione d'Ottobre e a testimonianza dello spirito combattivo dell'Armata Rossa.

    Portaerei USS Enterprise (U.S.A.)

    La USS Enterprise è la nave più decorata tra quelle che hanno combattuto la seconda guerra mondiale: una portaerei di classe Yorktown che partecipò alle più importanti battaglie nell'Oceano Pacifico. Varata nel 1936, era soprannominata dagli uomini della marina "Big E", per via delle sue ragguardevoli dimensioni. Il 7 dicembre 1941, giorno in cui l'Impero Giapponese lanciò un attacco a sorpresa al porto di Pearl Harbor, la Enterprise era diretta alle Hawaii: parte dei suoi aerei aiutò i difensori a contrastare l'attacco giapponese, mentre tutto il resto della forza aeronavale batteva l'oceano in cerca dell'origine dell'attacco, senza successo.

    Quando la guerra con il Giappone esplose, l'Enterprise si trovava in prima linea e fu la prima nave americana ad affondare un'imbarcazione da guerra nipponica: il sottomarino I-70. In seguito ha poi contribuito all'affondamento di altre navi e alla distruzione di alcune difese costiere. La prima vera e propria battaglia affrontata dalla Enterprise fu quella delle Midway, nel giugno del 1942: la Big E, accompagnata dalle portaerei Hornet e Yorktown, e da una flotta composta da incrociatori e cacciatorpediniere, lanciò un attacco alle forze giapponesi che avevano iniziato l'assalto alle isole Midway.

    La sortita americana colse di sorpresa la marina imperiale, che uscì sconfitta dalla battaglia e perse alcune portaerei. I velivoli dell'Enterprise riuscirono ad affondare la Soryu e la Akagi, gli americani persero la Yorktown, affondata da un siluro, ma la Big E uscì dalla battaglia miracolosamente illesa.
    Questa sorte non si ripeté però nella successiva battaglia: durante lo scontro che si consumò alle isole Salomone, nell'agosto del 1942, alla Enterprise furono inflitti tre colpi diretti che provocarono danni ingenti e numerose perdite tra l'equipaggio. La battaglia vide vincitori gli Stati uniti, la ferita Enterprise, tuttavia, dovette ritirarsi alle Hawaii per sottoporsi a urgenti operazioni di riparazione.

    La portaerei rientrò in servizio nell'ottobre del 1942, lo stesso mese in cui combatté la battaglia delle isole Santa Cruz, dove fu nuovamente danneggiata. Alla sua compagna, la portaerei Hornet, toccò però una sorte ben peggiore: presa di mira da squadriglie di bombardieri e aerosiluranti giapponesi, la nave americana dovette essere abbandonata. Molti dei suoi velivoli furono ospitati sul ponte della Enterprise.

    Ripresa la piena funzionalità, l'Enterprise diede il suo supporto in diverse altre battaglie, come quella di Guadalcanal e dell'isola di Rennel. Una delle operazioni più significative si svolse però nella notte del 17 febbraio 1944, quando uno stormo di aerei partiti dal ponte dell'Enterprise lanciò un attacco notturno alla base giapponese sulle isole Caroline. Guidati solo dai radar, i velivoli riuscirono ad affondare un terzo delle navi giapponesi. Il 19 giugno del 1944, la Big E partecipò al più grande scontro tra portaerei della storia nel mare delle Filippine: quindici portaerei americane si opposero a una flotta di nove portaerei giapponesi. Entrambi gli schieramenti erano supportati da incrociatori e cacciatorpediniere. Gli americani trionfarono ancora una volta: le portaerei giapponesi Hiyo, Shokaku e Taiho furono distrutte e il resto della flotta si disperse.

    Nel corso della battaglia di Okinawa, agli sgoccioli della seconda guerra mondiale, la Enterprise fu colpita da un attacco kamikaze, a cui ne seguì un altro il mese successivo. La gigantessa d'acciaio rimase però a galla: per tre volte i giapponesi comunicarono, erroneamente, di averla affondata, e questo le valse il nuovo soprannome di "The Grey Ghost".

    Nonostante fosse più volte scampata alla distruzione e avesse dato un contributo fondamentale alla vittoria americana nel Pacifico, la sorte dell'Enterprise non fu così fausta. Dopo aver partecipato all'operazione Magic Carpet, per il rimpatrio dei soldati americani che avevano combattuto contro il Giappone, fu decommissionata e nel 1960 fu smantellata. La sua storia ha però ispirato molti, tra cui Gene Roddenberry, il creatore di Star Trek, che diede il nome della celebre portaerei americana alla nave del capitano Kirk.

    Corazzata Bismarck (Germania)

    Motivo di vanto per la marina tedesca, la corazzata Bismarck era, al momento del varo nel 1939, la più grande nave da guerra al mondo. Alla sua inaugurazione ad Amburgo era presente perfino Adolf Hitler, certo che la nuova arrivata avrebbe dato un contributo determinante nella distruzione della Royal Navy. In realtà, la storia della Bismarck non rispettò le smisurate ambizioni dello stato maggiore nazista: designata per l'operazione Rheinübung, una missione che avrebbe dovuto tagliare la linea di rifornimenti che dall'America giungevano nel Regno Unito, la corazzata Bismarck partì dal porto di Gotenhafen (ora Gdynia, in Polonia) il 18 maggio del 1941, assieme all'incrociatore pesante Prinz Eugen.

    L'operazione Rheinübung avrebbe dovuto svolgersi in estrema segretezza e, nelle idee dei suoi pianificatori, avrebbe dovuto condurre, inosservate, le imbarcazioni fino nell'oceano Atlantico. Appena superato lo stretto di Kattegat, tra la Svezia e la penisola dello Jutland, le due navi furono però avvistate dall'incrociatore svedese Gotland, che subito comunicò la notizia alla Royal Navy. Vennero inviate delle squadriglie di aerei della RAF per identificare la posizione della Bismarck e della Prinz Eugen, mentre i due incrociatori britannici Norfolk e Suffolk, in pattugliamento dello stretto di Danimarca, avrebbero dovuto pedinarle a distanza.

    Nel frattempo, dal porto di Scapa Flow, nel nord della Scozia, venivano inviati l'incrociatore Hood e la corazzata Prince of Wales per intercettare e distruggere la flotta tedesca. La navi inglesi non erano però adeguate ad affrontare la minaccia: la Hood era una nave entrata in servizio nel 1920, quindi con più di vent'anni di attività, mentre la Prince of Wales non era stata adeguatamente testata e nel suo equipaggio era presente del personale civile. Quando le forze britanniche intercettarono quelle tedesche nello stretto di Danimarca, a nord dell'Islanda, fu subito chiaro come lo scontro fosse impari: la Hood fu colpita da diverse salve di proiettili, una in particolare, sparata dai cannoni della Bismarck, fece esplodere la santabarbara e ne provocò l'immediato affondamento.

    Anche la Prince of Wales subì il fuoco nemico: un proiettile squarciò la cabina di comando, mentre alcuni dei cannoni principali subivano malfunzionamenti che non le permettevano di rispondere al fuoco in maniera adeguata. La corazzata britannica si ritirò, ma nella furia dello scontro era riuscita a mettere a segno un colpo nella prua della Bismarck, che aveva causato una perdita di nafta.

    Il danno non era grave, ma la corazzata doveva comunque rientrare in un porto amico per effettuare le necessarie riparazioni: fu scelto quello francese di Brest. Il comando inglese non si era però perso d'animo e dalla portaerei Victoria fu inviato uno squadrone di aerosiluranti per affondare la Bismarck. Solo uno dei siluri colpì la nave tedesca, senza però causare alcun danno.
    Dopo quest'ultimo attacco la Bismarck e la Prinz Eugen riuscirono a far perdere le proprie tracce e decisero di separarsi per raggiungere Brest con due rotte differenti, ma solo quest'ultima riuscì ad arrivare incolume nella città francese. Da questo momento l'alto comando britannico, tra cui lo stesso Winston Churchill, furono impegnati nella cosiddetta "caccia alla Bismarck".

    Nonostante le sue imponenti dimensioni, la corazzata tedesca sfuggiva al rilevamento dei radar, ma nel corso delle ricerche gli inglesi riuscirono a triangolare un messaggio dell'ammiraglio nazista. Tutte le navi allora disponibili, la King George V dall'Atlantico e la Forza H stanziata a Gibilterra, composta dalla portaerei Ark Royal, l'incrociatore Sheffield e l'incrociatore Renown, vennero inviate all'inseguimento della Bismarck. La triangolazione si rivelò però errata: l'errore fu risolto qualche ora più tardi, ma aveva già portato fuori rotta le navi della marina britannica e dato del tempo utile alla corazzata tedesca.

    Quando la destinazione della Bismarck divenne nota, a tutte le forze della Royal Navy fu dato l'ordine di convergere verso la sua posizione: nella sera del 26 maggio 1941, gli aerei Swordfish lanciarono un attacco decisivo contro la Bismarck, qualche ora dopo aver rischiato di affondare l'incrociatore Sheffield, confuso per la nave tedesca. Uno dei siluri centrò in pieno la sua poppa, bloccando il timone a quindici gradi e costringendo la Bismarck ad un'agonizzante rotta circolare.

    Il giorno seguente si consumò l'attacco britannico: guidata dalla corazzata King George V, la flotta della Royal Navy sferrò il colpo decisivo contro l'oramai indifesa nave tedesca. Fu centrata da più di trecento proiettili, ma continuò a rimanere a galla. Temendo allora di finire il carburante, alla flotta britannica fu ordinato di cessare il fuoco e ritirarsi, lasciando che ad affondare il colosso tedesco fossero i siluri dell'incrociatore Dorsetshire.

    Nel 1989 fu condotta una spedizione che rivelò il relitto della Bismarck, adagiato sul fondale a circa cinquemila metri di profondità, a seicentocinquanta chilometri ad ovest di Brest. La storia della caccia alla Bismarck ha ispirato cantanti, romanzieri e registi.

    Corazzata Yamato (Giappone)

    La possente Yamato (grande armonia, in giapponese) fu la più potente nave da guerra mai costruita nel corso della seconda guerra mondiale. Fu progettata dalla marina giapponese nel 1935, pensata per superare in stazza e potenza di fuoco tutte le navi americane, che invece dovevano rispettare delle dimensioni che le permettessero di passare attraverso il canale di Panama. La Yamato fu varata nel 1940 ed entrò in servizio nel 1941 e costò centotrenta milioni di yen, che oggi equivarrebbero a circa otto miliardi di dollari.

    Durante la costruzione fu mantenuto un gran riserbo, tanto che i potentissimi cannoni da 460 mm furono fatti passare per "semplici" armi da 406 mm, per ingannare il nemico. Non sono pervenuti i progetti originali, quindi ad oggi è difficile sapere come fosse fatta nel dettaglio la potente corazzata giapponese, ma si conosce un dettaglio molto curioso: gran parte degli elementi della nave erano asimmetrici, poiché nella filosofia giapponese la simmetria equivale alla morte, mentre l'asimmetria è associata alla vita.

    Purtroppo questa scelta di design non fu di buon auspicio, visto che la Yamato venne affondata senza partecipare a nessuna azione bellica degna di nota. La sua più grande debolezza, gli attacchi aerei in massa, avevano spinto la marina giapponese a tenerla in riserva per essere utilizzata come supporto a operazioni di sbarco. Ma la guerra nel Pacifico era sempre più favorevole all'esercito statunitense, e la Yamato non poteva essere messa a rischio.

    Il 6 aprile 1945, quando l'impero giapponese vedeva come inevitabile la sconfitta, diede inizio all'operazione Ten-Go: la Yamato, insieme a un incrociatore leggero e ad otto cacciatorpediniere, fu inviata a difesa dell'isola di Okinawa. Si trattava di una missione suicida, tanto che fu ordinato di caricare carburante solo per il viaggio di andata. Quando la Yamato raggiunse le forze americane fu devastata da uno sciame di oltre duecento velivoli. Fu colpita da bombe, siluri, infine si piego su un lato ed esplose. La meraviglia della marina giapponese si inabissò squarciata in due pezzi. Il suo relitto giace ancora a trecento metri di profondità.

    La Yamato era distrutta, ma non fu distrutta la sua immagine e l'influenza culturale che deteneva. Orgoglio dell'ingegneria navale nipponica, a lei fu dedicato quello che oggi è stato soprannominato lo Yamato Museum, nella città di Kure, dov'è conservato un modellino della corazzata in scala 1:10. Ad ulteriore testimonianza di quanto fosse importante nella cultura popolare, il mangaka e animatore giapponese Leiji Matsumoto creò nel 1974 una serie di anime e manga chiamati "Space Battleship Yamato", in cui la corazzata giapponese era stata trasformata in una nave spaziale.

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