X018: inXile e Brian Fargo, dall'esilio a Microsoft

All'evento X018, Microsoft ha annunciato l'acquisizione del team inXile Entertainment: ripercorriamo la storia e la carriera del fondatore Brian Fargo.

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Nel corso dell'evento X018, Microsoft ha annunciato l'acquisizione di InXile Entertainment con tanto di dichiarazioni (che analizzeremo meglio nella parte conclusiva dell'articolo) da parte del "capoccia", Brian Fargo. Non sapete chi è questo signore? Bene: Everyeye - a dir poco sempre "sul pezzo" - vi offre la possibilità di sapere qualcosa di più sul suo conto, non soltanto per l'importanza cronistica dovuta ad una notizia così fondamentale per l'industria del gaming, ma anche per condividere con voi una storia molto particolare, totalmente aliena al classico "from zero to hero" che siamo paradossalmente abituati a leggere, e che ci dà occasione di analizzare una delle regole fondamentali riguardanti il mondo dei videogiochi e, probabilmente, anche l'intero mondo del lavoro di oggi: per avere successo bisogna sapersi adattare al cambiamento, senza rinunciare alle proprie idee. Come ogni favola che si rispetti, anche questa comincia con una "lontana e nobile discendenza", quella dai fondatori di una certa compagnia di nome American Express, solo che, nel nostro caso, il principe azzurro non è altro che un cocciutissimo, ostinato, irrimediabile...nerd!

The Bard's Tale, Torment, Fallout: gli anni di Interplay

«Tutto è cominciato da Dungeons & Dragons e Wizardry» (che, per chi non lo sapesse, è un vecchio videogioco per Apple II), così raccontava Brian Fargo in una recente intervista concessa allo youtuber ACG: così si è formata l'immaginazione di uno dei creatori di RPG più brillanti di tutti i tempi. È infatti nell'età "classica" dei videogiochi che Fargo comincia a partorire i primi progetti. Già nel 1981, infatti, a soli 19 anni pubblica il suo primo videogame: The Demon's Forge, un'avventura grafica ispirata alle nottate trascorse nello scantinato a tirare dadi a dodici facce. Di lì in poi, la strada era spianata per una valanga di successi che hanno fatto la storia del videogioco, grazie alla casa di produzione fondata dallo stesso Fargo: Interplay.

Quando il capitano Kirk perse le staffeIl doppiaggio nei videogame è sempre stato un tema piuttosto delicato: possiamo affermare, volendo essere gentili, che non sempre, al giorno d'oggi, abbiamo grandi prove di "voice acting". Nel 1993, la situazione non era di certo migliore! Fu per questo che un titolo come Star Trek: Judgement Rites, che poteva vantarsi delle voci di parte del cast originale, fece impazzire i fan. Recentemente Brian Fargo ha raccontato un aneddoto divertente a riguardo: a quanto pare, infatti, durante le registrazioni per il gioco, il tecnico dell'audio corresse nientepopodimeno che il celebre capitano Kirk, William Shatner, il quale non pronunciava bene la parola "sabotage". Shatner andò su tutte le furie e dal suo errore di pronuncia è nata una serie di freddure note alla sottocultura nerd e presenti anche in film come Mystery Men(1999), con Ben Stiller.

Titoli come The Bard's Tale o Wasteland (di cui in molti conosceranno il secondo capitolo). Persino Battlechess fu a sua volta rivoluzionario: pur essendo un gioco di scacchi, conteneva animazioni uniche per ogni pezzo.
Fargo entrava così trionfante negli anni Novanta, inconsapevole di quello che sarebbe accaduto all'industria del gaming e alla sua carriera. Nonostante, infatti, nel 1997 venne pubblicato da Interplay quello che si sarebbe rivelato come il primo pilastro di un franchising dalle uova d'oro, Fallout, con l'arrivo delle nuove console casalinghe qualcosa nel palato dei giocatori stava rapidamente cambiando, e di conseguenza anche il focus delle case di produzione era puntato interamente sull'ultima generazione di utenti. Da un lato Fargo conservava la sua abilità di talent scout (non a caso, infatti, diede opportunità di lavoro ad un suo vecchio amico: un tale Allen Adham che poi fondò una certa compagnia chiamata Blizzard...); dall'altro il legame con Interplay si stava lentamente spezzando: dopo aver passato alcuni anni a cercare di far tornare i conti nell'azienda, rinunciando a qualsiasi ruolo creativo nello sviluppo, l'acquisizione da parte di Titus Interactive spezzò completamente un amore durato quasi vent'anni.

L'esilio, InXile e Kickstarter

Ritrovatosi senza lavoro, Fargo voleva partecipare all'E3, nel maggio 2002. Per poterne far parte gli serviva, però, un badge con su scritto il nome di una compagnia che, di fatto, non possedeva più. Si inventò un nome a caso e quando, per stampare il badge, gli venne chiesto quale ruolo ricoprisse, Fargo rispose: «CEO in exile» (amministratore delegato in esilio). Fu questo scherzo innocente a dare inizio all'idea per il suo nuovo progetto: InXile Entertainment, appunto.

Come abbiamo detto in precedenza, i gusti dei gamer sembravano essere cambiati, così Fargo decise di testare il terreno prima di poter iniziare seriamente a creare videogiochi: era necessario sapere, in un'epoca che si era appena affacciata ai social network, se la fanbase di giocatori di ruolo era ancora presente e agguerrita, se si potesse anche solo pensare ad un videogame che, sfruttando le nuove tecnologie, restasse nelle sue radici concettuali un titolo "old school". La risposta era dietro l'angolo, e si chiamava Kickstarter.
L'esercito di nostalgici e di nuovi giocatori interessati alle perle del passato era presente, eccome! Infatti, quando Fargo propose nuovi progetti su Kickstarter, la gente rispose "lanciandogli soldi in faccia", e InXile stracciò ogni record del sito di crowdfunding americano.

Wasteland 2 e Torment: Tides of Numenera sono infatti tra i prodotti con i risultati migliori di sempre, e quest'ultimo riuscì a battere il record per il milione di dollari più veloce, circa 7 ore per raggiungere tale cifra (superato, una settimana dopo, da Veronica Mars: The Movie!). Anche The Bard's Tale IV ha raggiunto vette interessanti, raccogliendo un milione e mezzo di dollari. Fargo è riuscito a sfruttare a suo vantaggio, dunque, uno strumento della modernità per riportare alla luce qualcosa che veniva da un passato che sembrava essere ormai troppo remoto, dimostrando una grande capacità di adattamento.

L'acquisizione da parte di Microsoft

Il connubio tra la casa di Redmond e InXile lascia presagire un eccellente futuro per il genere degli RGP, tutt'altro che moribondo. Quello che al momento più ci spinge a riflettere è però altro. InXile sembrava aver trovato terreno fertile nel campagne Kickstarter, e la mossa di Microsoft è molto rappresentativa per l'intero trend dell'industria videoludica. In altre parole, quella che è (considerati tutti i difetti possibili) una delle espressioni più iconiche del volere dei consumatori e del rapporto che questi hanno con gli sviluppatori, è stata "battuta" dal colosso economico per eccellenza.

Le ragioni di questa scelta, potremmo ritrovarle nelle dichiarazioni diffuse dallo stesso Brian Fargo. «Uno dei miei sogni è sempre stato quello di poter creare uno spazio in cui la creatività potesse fiorire [...] Tutto questo mi consentirà di dedicare il 100% del mio tempo allo sviluppo del prodotto [...] La ragione per cui i fan devono essere contenti è che questo ci permetterà di migliorare la qualità della nostra produzione in modi in cui non avremmo mai immaginato».
Fargo ha poi rassicurato ulteriormente gli appassionati, ricordando che continuerà a sviluppare RPG incentrati sull'immersione, sugli aspetti emotivi e sullo storytelling. L'affermazione più importante del leader di InXile, però, è stata probabilmente questa: «Le compagnie di media dimensione che sviluppano videogiochi, vivono in una condizione precaria in cui sono costretti ad osservare le tecnologie audio, video e design crescere ad un ritmo forsennato. Entrare nel team Microsoft ci consentirà di spendere tutte le nostre energie modellando l'esperienza di gioco».

Dal canto nostro, possiamo augurarci due cose: che inXile possa sfornare titoli sempre migliori, e che le realtà che sta alla base del crowdfunding, e cioè la connessione diretta tra giocatori e sviluppatori, continui ad esistere e ad avere il meritato successo. Una cosa è certa: Fargo è "nel giro" da quasi quarant'anni e non ha ancora smesso di adattarsi, di creare e (incrociando le dita) di farci sognare.