Xbox: che confusione! Le ambizioni non mancano ma bisogna essere più chiari

Il futuro della divisione gaming di Microsoft è stato in parte svelato da Phil Spencer, Matt Booty e Sarah Bond: bene ma la comunicazione deve migliorare.

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Per dovere di cronaca, era giusto proporvi un sunto degli argomenti toccati da Phil Spencer, Sarah Bond e Matt Booty al podcast di Xbox, senza giudizi e considerazioni personali al seguito (qui il riassunto del podcast di Xbox). In realtà però credo ci sia tanto da dire sull'appuntamento, perché in 20 minuti e passa la dirigenza della divisione ha sì coccolato l'utenza con novità e conferme, ma ha pure cominciato a far soffiare un comprensibile vento di cambiamento, con dichiarazioni più o meno dirette che vanno assolutamente analizzate (a proposito di comunicazione discutibile, ecco il nostro speciale su PlayStation). Phil e compagni vogliono ovviamente fare il bene di Xbox, ma sono consapevoli del fatto che per garantire la salute non di una console, ma di un ecosistema intero, ci sia bisogno di operare scelte coraggiose. Parliamone!

La natura di Xbox

Che cosa rappresenta Xbox? Fino a qualche anno fa era molto semplice rispondere a questa domanda (qui lo speciale sulla storia di Xbox). La divisione gaming di Microsoft, con una linea di console poste al centro dell'intero business, un buon numero di studi first party impegnati nella realizzazione di produzioni in esclusiva e - almeno se pensiamo agli anni di One - un bel po' di terreno da recuperare rispetto ai diretti concorrenti di Sony.

Il 2016 non è poi così lontano, ma per un'industria in continuo mutamento come quella videoludica equivale a parlare di un'era geologica fa. Al giorno d'oggi la famiglia Xbox ingloba i macromondi di Bethesda e Activision Blizzard King, ed è la casa di The Elder Scrolls, DOOM, Call of Duty, World of Warcraft e quei generatori d'introiti inossidabili come Candy Crush et similia. Quando su PS5 giocheremo al prossimo COD, o all'espansione di Diablo 4, staremo prendendo parte all'esperienza Xbox, pur se su una piattaforma differente.

Su un'intervista ai microfoni di The Verge, su cui tornerò più tardi, Spencer ha anche parlato della realizzazione di uno store mobile che andrà ad affiancarsi a quelli "tradizionali". In definitiva, senza neanche tirare in ballo i giochi destinati ad arrivare su PlayStation e Switch, Xbox è già un grande publisher multipiattaforma, anche lato mobile, è la casa di un servizio in abbonamento tra console e Windows PC, è un punto d'accesso al cloud gaming su vari dispositivi, è una vetrina per gli sviluppatori di ogni tipo e dimensione: non può più essere definita soltanto come una console pensata per far girare ambiziosi titoli esclusivi, difatti lo stesso Phil vede un futuro in cui questo tipo di produzioni ricoprirà un'importanza sempre minore.

Non fraintendetemi, Spencer e compagni hanno già confermato l'arrivo di una macchina next-gen in grado di rappresentare un'esperienza di bandiera per i giocatori, ma nelle loro parole c'era anche molto altro.

La necessaria espansione del business

Nel podcast il terzetto di dirigenti si è rivolto sia agli investitori, sia al pubblico, facendo vari rimandi alla sua visione per il futuro, ma badando solo ad "aprire" un certo discorso di espansione del business, i cui contorni - con ogni probabilità - diverranno più definiti in modo lento ma costante. Perché lo affermo? Più o meno a metà della puntata del podcast, Phil ha volto lo sguardo al 2023, un anno grandioso per i videogiochi in quanto tali, ma estremamente difficoltoso per sviluppatori e publisher, inclusa Xbox. Che cosa succede quando un'industria non cresce?

Licenziamenti in massa e modelli di business prima funzionanti che vanno in affanno. In questi casi, dice Spencer, ci sono due modi per gestire la cosa: trovare nuove vie per ottenere denaro dalla propria fanbase o pensare a come espandere il proprio business con efficacia, rivolgendosi a nuovi giocatori. In quest'ultimo decennio Xbox si è mossa in questa seconda direzione, per cercare di garantirsi una posizione forte per lungo tempo e ora più che mai dovrà continuare a farlo con convinzione. Prima di passare ai "quattro giochi" diretti su piattaforme Sony e Nintendo, c'è da fare una premessa. L'odierna famiglia Xbox ospita più di 20.000 dipendenti (è più grande della divisione Windows!) e ricava introiti fissi da 34 milioni di abbonati a Game Pass, un numero questo che già include l'utenza PC e tutti i tier del servizio. Parliamo quindi anche dei livelli Ultimate e Core, con quest'ultimo che consente l'accesso al gioco online (al posto del vecchio Live Gold) e a un catalogo limitato di titoli da poter scaricare sulla propria macchina.

Per tenere fede ai principi di Game Pass, Spencer e soci hanno tutta l'intenzione di mantenere i grandi giochi first party al day one su Game Pass, ma questo come sappiamo significa ridurre decisamente le potenziali vendite a prezzo pieno di ciascuno di essi. Fin quando si parlava dei soli Halo, Forza, affiancati da perle più piccine, si trattava di un modello di business sostenibile. Ma questa cosa vale anche oggi? Con gli abbonati che crescono molto lentamente, dopo quasi un centinaio di miliardi speso in acquisizioni, e costose iterazioni di franchise enormi in arrivo su Game Pass a cadenza costante?

È qui che tiriamo in ballo i famosi quattro giochi, la cui identità potrebbe essere stata svelata da Tom Warren di The Verge: si tratterebbe di Hi-Fi Rush, Pentiment, Sea of Thieves e Grounded. Il quartetto corrisponde perfettamente a quanto emerso dalle parole di Spencer, che ha parlato di due piccole perle meritevoli di maggior diffusione e di due esperienze community driven, in perfetta linea con la natura di Sea of Thieves e Grounded.

Sono tutte produzioni che, stando a Phil, hanno raggiunto il massimo potenziale su Xbox e PC, e che sono presenti su queste piattaforme da più di un anno. Ecco quindi che proporre questi giochi su altri lidi non danneggia Xbox, e anzi offre possibilità di marginare ulteriormente su titoli altrimenti al fine vita in materia di revenue. È inoltre un modo per tentare di avvicinare utenti PlayStation e Nintendo all'offerta di Xbox e di comprendere i reali vantaggi economici di questi passaggi al multipiattaforma.

Duarnte il podcast Spencer ha negato la presenza di Starfield e Indiana Jones tra i quattro giochi, ma ecco cosa ha detto ai microfoni di The Verge in tal senso: "non credo che come industria dovremmo escludere la possibilità che un gioco arrivi su qualsiasi altra piattaforma (rispetto a quella originaria). Siamo concentrati su questi quattro giochi e vogliamo imparare da questa esperienza. Non abbiamo del lavoro in corso su altri franchise, ma nessuno può alzarsi e dire che queste cose non accadranno mai".

Ecco, questa dichiarazione sottolinea con chiarezza ciò che al podcast è stato lasciato intendere in modo più velato, con una Xbox che non vuole di punto in bianco portare i suoi giochi sulle macchine altrui, ma che di certo sta valutando la possibilità di farlo per mantenere in salute i propri franchise e aumentare i ricavi.

Sempre a The Verge, Phil ha sottolineato che la realizzazione di porting presuppone costi e lavoro extra, quindi i margini di guadagno devono valere questo impegno. The Verge sostiene che Microsoft abbia considerato l'idea di portare Gears of War, Microsoft Flight Simulator e persino il prossimo gioco di Doom sulle altre console. Nessun piano definitivo sarebbe stato finalizzato, ma tutti i presupposti perché i quattro giochi menzionati da Phil siano solo degli apripista di un processo più ambizioso sembrano esserci. Ecco, trovo che la dirigenza in verde sia stata troppo "abbottonata" durante il podcast, e che avrebbe dovuto parlare più apertamente della sua visione per il futuro di Xbox. Trovo che se altri titoli first party dovessero arrivare su piattaforme esterne oltre i quattro menzionati non ci sarebbe nulla di male: per una Xbox diventata così grande, si tratterebbe di una naturale evoluzione. Sarebbe stato giusto però cominciare a dire questa cosa in maniera più trasparente all'utenza e a mio parere durante il podcast non è stato fatto. Che cosa ne pensate voi? Sono curioso di saperlo.