E3 2018

Xbox E3 2018: Microsoft in grande spolvero tra esclusive e giochi di terze parti

Microsoft si presenta all'E3 con una conferenza ricchissima di novità, tra grandi ritorni (Halo, Gears, Forza) e tanti giochi di terze parti.

Xbox E3 2018: Recap Conferenza
Videospeciale: Xbox One
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Una conferenza così - con questi ritmi e questa intensità, con questa quantità quasi soverchiante di annunci, di giochi, di trailer - non si vedeva da almeno un decennio. Tralasciamo per un attimo le questioni commerciali ed economiche, l'ossessione per la base installata e per lo "spostamento degli equilibri": su questo ci torniamo in un secondo momento. Focalizziamoci adesso sulla qualità dello show. La conferenza Microsoft di questo E3 2018 è stata, almeno dal punto di vista della struttura, letteralmente perfetta: una sequenza di filmati che quasi non lasciava respiro, correndo dal solido incipit fino al travolgente finale, con pochissimi momenti morti e senza neppure un passo falso.
Certo, alcuni annunci sono stati più sostanziosi di altri, e non sempre c'è stato spazio per sessioni di gameplay capaci di saziare gli appetiti dei giocatori; eppure è davvero difficile lamentarsi dello spettacolo che il colosso di Redmond ha messo in piedi per rilanciare l'immagine della sua console. Lo spazio concesso alle chiacchiere è stato quello giusto (ovvero: il meno possibile), e sebbene i discorsi di Phil Spencer siano sembrati a tratti un po' "ruffiani", è giusto che il mattatore del palco abbia ribadito la propria passione per questa industria e la propria ammirazione per il valore creativo del gaming. Oltre a questo, una cascata interminabile di nuove produzioni, tanto che lo show di Xbox è sembrato una finestra sul futuro prossimo del mercato ed una esaustiva panoramica su quello che vedremo nello showfloor. È vero che i nuovi annunci sono arrivati principalmente dalle terze parti, ma per la potenza dell'evento questo è un dettaglio di poco conto. Dentro alla conferenza c'era il nuovo di From Software (quel Sekiro che assomiglia ad una versione estremamente cupa di Tenchu), il secondo capitolo del monumentale Dying Light (scritto e presentato da Chris Avellone), Devil May Cry 5 (focalizzato sulla figura di Nero e con un art design decisamente particolare), Just Cause 4, Jump Force, Session, e l'incredibile colpo di coda rappresentato da Cyberpunk 2077, che non vediamo l'ora di incontrare a porte chiuse all'interno del convention center.

Una valanga di giochi

I nomi in ballo sono enormi, e chiunque non capisca il valore di annunci del genere ha probabilmente un problema di prospettiva. Per portare sul proprio palco una schiera così impressionante di nuove produzioni c'è bisogno di mesi di lavoro, investimenti titanici, e di una rete di contatti costruita sulla fiducia nei confronti della macchina e dell'azienda. Un tris di cose che solo l'anno scorso sembrava impensabile, per Microsoft. Se si pensa che oggi titoli del calibro di Metro Exodus, Battlefield V, The Division 2, Fallout 76, Shadow of the Tomb Raider, Kingdom Hearts 3 sembrano quasi dei "riempitivi", si capisce quanto è cambiata la situazione.

Sarebbe in ogni caso inutile continuare con gli elenchi: in quasi due ore di show i filmati si sono susseguiti con una rapidità tale che è davvero difficile tenere tutto a mente, così come ricordare i tanti indie che si sono aggiunti al catalogo ID@Xbox, spesso con qualche elemento di esclusività temporale. Basti dire che, se tutti i titoli appena citati sono multipiattforma, è altrettanto vero che mai si era visto, sul palco di un Hardware Manufacturer, un numero tanto imponente di multipiattaforma.
E le esclusive? Le previsioni dei giorni scorsi sono state sostanzialmente confermate: per il momento Microsoft punta sulla solidità, su nomi che da anni fanno parte del DNA di Xbox. Ed è quindi normale che Forza Horizon 4, Gears 5 e Halo Infinite non facciano troppo rumore, preferendo puntare sulla concretezza. Non che sia necessariamente un male: se della nuova avventura di Master Chief non sappiamo sostanzialmente niente, Forza schiera un sistema di mutamenti stagionali che non ha precedenti in un racing open-world, e Gears of War va ala ricerca di una profondità narrativa che la serie sembrava aver perso dopo il passaggio nelle mani di The Coalition. A margine c'è anche il meraviglioso Ori (l'uscita nel 2019 è un grande dolore) e l'impresentabile Crackdown, che rimane bruttino anche dopo l'arrivo di Terry Crews.
Chi si aspettava la grande sorpresa, il ritorno di Fable o l'arrivo di una nuova, travolgente IP, è rimasto sostanzialmente a bocca asciutta; e del resto va detto che questo catalogo di esclusive non sembra del tutto in grado di rivaleggiare con l'offerta della concorrenza diretta, sicuramente più variegata, densa e originale.
Se nell'immediato futuro questo può davvero lasciare invariati i rapporti di forza, cerchiamo per un attimo di guardare le cose in prospettiva.

Da un lato la continuità nella pubblicazione di esclusive rende sempre più appetibile il Game Pass, un servizio in abbonamento che avrà un ruolo fondamentale nel futuro di Microsoft. Oltre ai titoli sviluppati internamente, adesso anche qualche altra produzione indipendente verrà inserita in catalogo a partire dal day one. Se l'idea è quella di creare "un Netflix del videogioco", allora la direzione intrapresa è sicuramente quella giusta, così com'è giusto il prezzo di un servizio che entro pochi anni potrebbe diventare davvero irrinunciabile. Su questo fronte c'è poco da fare: fra gli aggiornamenti che "ringiovaniscono" tecnicamente i titoli retrocompatibili e la solidità dell'infrastruttura online, Microsoft ha un vantaggio schiacciante sul fronte dei servizi, e la concorrenza dovrà agire in fretta se non vuole che il divario diventi sempre più difficile da colmare.
Ma a contare di più, per il futuro di Xbox, è un altro aspetto, forse sottovalutato in un contesto in cui siamo abituati ad aspettarci la novità ad ogni costo. Stiamo parlando, ovviamente, del lavoro di ristrutturazione nella gestione dei team interni. Lavoro di cui si è chiacchierato un bel po' nei mesi precedenti, ma che sul palco della conferenza assume finalmente concretezza. Microsoft non solo assembla il nuovo team The Initiative, sul modello di 343 Industries e The Coalition, concentrato sulla creazione di una nuova esperienza di stampo narrativo, ma ufficializza il "matrimonio" con Playground Games e Undead Labs e si porta a casa Compulsion Games e - soprattutto - Ninja Theory, forse una delle software house più capaci e promettenti della scena "indie".

I frutti di questa restaurazione arriveranno più avanti: servirà tempo per vederli maturare e poterli raccogliere. Ma la verità è che c'era davvero bisogno di un passo in questa direzione, per cercare se non altro di contenere l'impetuosa forza produttiva di Sony, che ha a disposizione una quindicina di team interni. Nulla va ovviamente dato per scontato, e Microsoft dovrà dimostrare di saper adottare una politica virtuosa nella gestione delle sue risorse creative, che cancelli per sempre i ricordi ancora brucianti del trattamento riservato a Lionhead ed alla Rare del pre-Sea of Thieves.
Ecco: se pensiamo alla situazione abbastanza preoccupante di appena un paio di anni fa, oggi sappiamo perlomeno di avere di fronte una Microsoft diversa. Che ha capito i propri errori, e vuole riaprire la partita in previsione della nuova generazione di console. Se le voci di un'azienda pronta a vendere la divisione gaming avevano potuto prendere piede nel periodo della cancellazione di Scalebound, oggi il messaggio è diametralmente opposto: il colosso di Redmond vuole restare in questo settore, vuole investire, e non si accontenta di essere un player di secondo piano. Le parole d'ordine sono "impegno" e "dedizione": se alla strategia focalizzata sui servizi si affiancherà uno sforzo produttivo più concreto, se il lavoro di ingegnerizzazione che ha portato sul mercato quel gioiello che risponde al nome di Xbox One X verrà portato avanti con la stessa focalità, allora Microsoft potrebbe davvero dire la sua nel corso della prossima generazione. Forse questo "sottotesto" è meno esplosivo dell'annuncio di una nuova IP; eppure resta, per Microsoft, il messaggio più prezioso che ci sia.