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Xbox Game Pass: sulle orme di Netflix

Abbiamo testato il servizio di Gaming On-Demand di Microsoft, per verificare catalogo, infrastruttura e qualità del servizio.

speciale Xbox Game Pass: sulle orme di Netflix
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Ormai è passato qualche mese dal lancio di Xbox Game Pass, servizio studiato da Microsoft per compiere un ulteriore passo verso il sogno della piattaforma globale che l'azienda di Redmond accarezza da anni. A costo di sembrare banali e scontati, non possiamo fare a meno di fare un paragone con Netflix, servizio di streaming ad abbonamento dedicato a film, documentari, anime e serie TV. La grande N dell'intrattenimento in streaming è ormai un colosso affermato e diffuso in tutto il mondo e anche in Italia sta ottenendo risultati apprezzabili in termine di numeri e di evoluzione del catalogo. Con il Game Pass, Microsoft ha deciso di applicare le medesime dinamiche di Netflix al mercato dei videogiochi, apportando una serie di modifiche indispensabili per allineare la piattaforma alle esigenze di un mercato diverso da quello del cinema. A differenza dei film e delle serie TV, i videogiochi sono pensati per offrire un intrattenimento più attivo e, soprattutto, capace di richiedere sessioni lunghe e articolate. A questo si affianca un tipo ti pubblico con esigenze ben precise, abituato a un mercato da anni consolidato sulla formula dell'acquisto tradizionale. Come si è comportato il servizio di Microsoft durante le nostre settimane di prova? Ma soprattutto, quali sono i suoi possibili sviluppi futuri?

A portata di click

Netflix non è nato in un giorno. Prima di diventare il pachidermico elenco di titoli a cui siamo abituati oggi (e la versione italiana è ben più contenuta di quella americana), il catalogo del popolare servizio di streaming era limitato e per i pionieri non è stato facile sopravvivere nella fase embrionale durata diversi mesi. Lo stesso rischia di accadere a Xbox Game Pass, che però ha il vantaggio di dover percorrere un sentiero già battuto. Al momento il servizio ad abbonamento di Microsoft costa 9,99 euro al mese e garantisce l'accesso a 126 giochi appartenenti al catalogo Xbox 360 e, in misura minore, a quello Xbox One. Il prezzo è interessante e si assesta su una fascia generalmente considerata medio-bassa dal pubblico. Una volta accettato di abbonarsi al servizio e dopo aver specificato il metodo di pagamento, basta davvero poco per immergersi in uno dei giochi compresi nell'offerta.

Dalla pagina principale della dashboard si accede al menu "I miei giochi e le mie applicazioni" e, da lì, si apre l'elenco dei titoli disponibili, comodamente diviso in categorie. Anche da questo punto di vista l'organizzazione ricorda molto quella di Netflix, ma il catalogo ridotto rende la consultazione ben più agevole di quando accade con il noto servizio di streaming. Una volta individuato il gioco che si desidera caricare, basta un click per avviarne il download. Già, perché i giochi dell'Xbox Game Pass non vengono gestiti in streaming, ma si installano sulla periferica di memorizzazione di Xbox One in modo da essere sempre disponibili senza attese indesiderate. Nonostante questo, però, la necessità di dover costantemente ricordare al sistema di essere abbonati impedisce di giocare rimanendo offline. Con il Game Pass, in sostanza, Microsoft fa un altro passo verso la prima visione di Xbox One, quella perennemente connessa a Internet e piena di servizi ad abbonamento con cui personalizzare l'intrattenimento domestico in base alle proprie esigenze.

A chi è rivolto in servizio?

Il Game Pass non è un servizio pensato per i giocatori abituali, quelli che hanno acquistato la console al lancio e che comprano regolarmente i giochi al day one. La fascia di pubblico a cui punta Microsoft è più ampia e meno hardcore. Un'offerta simile è perfetta per chi, acquistando ora la console, vuole immediatamente avere a disposizione un parco titoli variegato con cui divertirsi, senza però aggiungere un ulteriore investimento a quello, già oneroso, della console. Per chi ha in casa una libreria ricca e accuratamente selezionata, l'abbonamento a un servizio con un catalogo così limitato è semplicemente inutile. Per adesso. Per catturare l'utenza tradizionale il Game Pass dovrà espandere a dismisura l'offerta, permettendo così anche ai giocatori hardcore di "tappare i buchi" della collezione e di recuperare titoli interessanti ma che non meritavano l'acquisto. Questo genere di modello si sposa alla perfezione con le dinamiche del digital delivery. Le offerte proposte con regolarità sullo store Microsoft mantengono vivo l'interesse verso la vasta categoria di giochi interessanti, ma non abbastanza da giustificarne l'acquisto a prezzo pieno. Avere la possibilità di giocarli attendendo un'offerta vantaggiosa sullo store sarebbe gustoso, ma da questo punto di vista Microsoft dovrà assicurarsi di trovare il giusto equilibrio nei tempi di pubblicazione. Al momento il catalogo del Game Pass vanta titoli molto vecchi, ma è auspicabile che in futuro la casa di Redmond arricchirà l'offerta con innesti più recenti, vere e proprie esche per attirare nuovi abbonati.

Azione e reazione

Che impatto potrebbe avere un simile servizio, sul mercato dei videogiochi? Da una parte c'è l'evidente minaccia che il Game Pass rappresenta per i negozi tradizionali. Se il servizio prendesse piede e si trasformasse nel modo di fruizione principale dei videogiochi, catene come Game Stop, già messe a dura prova dalla crescita costante del digital delivery, subirebbero un colpo che le costringerebbe a stravolgere (di nuovo) le dinamiche del proprio business. Negli ultimi anni i rivenditori hanno tratto beneficio dalla politica delle prenotazioni, garantendo bonus di vario genere a chi prenotava i giochi per acquistarli al day one. Ma cosa accadrà quando le persone compreranno sempre meno titoli, forti di servizi come il Game Pass? Cosa accadrà quando anche Sony, Nintendo e altre compagnie seguiranno la strada del servizio ad abbonamento, facendosi concorrenza costante a tutto vantaggio degli utenti?
Naturalmente stiamo parlando di un futuro ancora lontano. Siamo all'inizio di una svolta interessante, in un momento storico in cui il digital delivery prende sempre più piede. Gli irriducibili delle copie fisiche continuano a vivere in un mondo fatto di edizioni da collezione e di progetti a tiratura limitata (come quelli di Limited Run Games), alimentando la propria passione per l'accatastamento compulsivo. I numeri importanti del mercato, però, si spostano sempre più verso la distribuzione digitale. Tutto questo ci fa capire quanto fosse avanti la visione originale di Xbox One. Anni dopo la prima presentazione e la levata di scudi della community mondiale dei giocatori contro il demone dell'always online, viviamo in un mondo sempre più connesso e dominato da servizi ad abbonamento in cui l'utente finale non è proprietario di nulla, profilo a parte. Ma siamo sicuri che questo sia davvero un male? Finché continueranno a esistere le copie fisiche, anche in un numero molto ridotto, i collezionisti avranno ancora qualcosa su cui riversare la propria passione.

Richieste per il futuro

Allo stato attuale, il più grande difetto del Game Pass è il catalogo ridotto. Per il resto, l'infrastruttura messa in piedi da Microsoft è in linea con ciò che ci si aspetta da un servizio di questo tipo. In futuro sarà fondamentale una gestione ordinata della libreria dei giochi, ottimizzando al massimo i filtri e le categorie già presenti. Sarebbe auspicabile la nascita di offerte specifiche pensate per gli abbonati in base al loro storico di download. Hai giocato tutta la serie di Gears of War? Ti meriti uno sconto per l'eventuale acquisto del nuovo episodio. In questo modo Microsoft potrebbe far coesistere un servizio basato su un catalogo non certo freschissimo e l'uscita dei nuovi titoli. Sarebbe interessante anche vedere offerte simili a quelle di Netflix, dove pagando una quota mensile più alta si possono attivare più profili contemporaneamente, lasciando spazio per la condivisione di un unico account. Potendo contare su una piattaforma di questo tipo, poi, sarebbe splendido se Microsoft realizzasse un hardware simile a quello del Nintendo Switch, per avere a disposizione ovunque un vasto catalogo di giochi. Magari anche solo quello Xbox 360, per non pretendere troppo da una console portatile. Una cosa è certa: Xbox Game Pass è solo il primo passo in una direzione ben precisa. Una direzione affascinante, ma anche molto difficile da gestire senza errori.