Xenoblade Chronicles: le origini del mito, aspettando la Definitive Edition

Xenoblade Chronicles nasce su Wii e si appresta a tornare su Nintendo Switch a fine maggio: riscopriamo le origini di questa ambiziosa produzione.

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  • L'arrivo di Xenoblade Chronicles: Definitive Edition su Nintendo Switch segna il ritorno sul mercato di un prodotto che, all'epoca della sua uscita, lasciò un segno indelebile all'interno del suo genere. Grazie ad un approccio moderno, tanto nella struttura ludica quanto nella costruzione narrativa, il titolo uscito in origine su Wii rappresentò un vero spartiacque nella categoria dei jrpg e fu in grado di riaccendere l'interesse dei giocatori occidentali nei confronti dei giochi di ruolo giapponesi. Per capire quali furono i meriti di Xenoblade Chornicles bisogna partire proprio dal suo nome e dall'importante eredità che porta con sé, a testimonianza della politica autoriale di un veterano del settore: il game director Tetsuya Takahashi.

    Xeno

    Il prefisso Xeno troneggia su tutte le produzioni scritte e dirette da Tetsuya Takahashi ed è una sorta di marchio di fabbrica dell'autore. Sebbene Xenogears, Xenosaga e Xenoblade Chronicles non siano opere direttamente collegate tra di loro, sono lampanti gli elementi di continuità che le attraversano. Si tratta di JRPG dal forte approccio sperimentale che pongono alle basi dell'esperienza una narrativa complessa e stratificata, caratterizzata da profonde riflessioni filosofiche, spirituali e psicologiche.

    Queste si riflettono anche sul piano estetico, dando vita a dei mondi in bilico tra natura incontaminata e progresso tecnologico, dove paesaggi rurali sono abitati dai mecha tipici dell'animazione giapponese. Con Xenoblade Chronicles però, Takahashi ha compiuto un netto passo in avanti, prendendo tutte queste suggestioni e inserendole in un titolo organico e bilanciato, narrativamente complesso ma che richiedeva allo stesso tempo la partecipazione attiva del giocatore. Xenogears, a causa di uno sviluppo travagliato, presentava un ritmo inconsistente, dove dei due CD di gioco il secondo era prevalentemente dedicato a sezioni narrative senza gameplay. La serie di Xenosaga soffriva dello stesso problema e seppur in misura progressivamente minore nello svilupparsi della trilogia, le cut-scene prendevano il sopravvento sulle parti giocate.

    Visto il riscontro non proprio entusiasmante in termini di vendite Takahashi decise di rivoluzionare il suo approccio al game design e iniziò a lavorare su Xenoblade (inizialmente titolato "Monado: the Beginning of the World" e slegato dai suoi precedenti sforzi) con l'idea di creare un prodotto che non ricadesse negli stessi errori del passato. E per farlo, pur rimanendo fedele alla tradizione dei jrpg, prese palesemente ispirazione dai giochi di ruolo occidentali e in particolare da una categoria in voga in quel periodo: quella degli MMO

    Un immaginario sconfinato

    Sia chiaro, l'intreccio narrativo di Xenoblade Chronicles è un'opera monumentale, che da una premessa semplice quanto affascinante, l'eterno conflitto tra i due giganti Bionis e Mechonis, si espande a dismisura raggiungendo livelli di complessità impressionanti. Le avventure del giovane Shulk entrato in possesso della leggendaria spada Monade sono solo il pretesto per creare un universo gigantesco, curato nei minimi dettagli: Xenoblade Chronicles è un racconto di formazione, ma allo stesso tempo un poema epico, una cosmogonia e un trattato di science-fiction dalle marcate implicazioni filosofiche.

    Takahashi e il suo team, gli sviluppatori di Monolith Soft, riuscirono però nel difficile intento di rendere parte del racconto anche il gameplay ora integrato perfettamente nell'esperienza complessiva. Le scene di intermezzo non erano più l'unico veicolo per raccontare la trama, e al giocatore era richiesto uno sforzo attivo: quello di scoprire Xenoblade Chronicles e il suo vastissimo mondo attraverso la libera esplorazione.

    La rivoluzione del gameplay

    Nel tentativo di proporre prodotti più appetibili per pubblico occidentale, in quel periodo i grandi sviluppatori cercavano palesemente di svecchiare le formule ludiche dei JRPG, considerate ormai troppo dispersive e macchinose. È per questo che una saga di riferimento come quella di Final Fantasy iniziò col rimuovere gradualmente dal suo impianto ludico la World Map con Final Fantasy X, passò ai combattimenti in tempo reale con FF XII ed estremizzò la linearità del world design con FF XIII.

    Monolith optò per un approccio rivoluzionario ma conservativo allo stesso tempo, accogliendo il dinamismo dei combattimenti in tempo reale ma non rinunciando all'importanza della componente esplorativa.

    L'approccio moderno al genere è riscontrabile in alcune decisioni prese con fermezza da Takahashi durante lo sviluppo del titolo: ad esempio sin dalle prime fasi di progettazione si scelse di abbandonare la transizione tra mappa di gioco e arena di combattimento, andando a scardinare un elemento fondamentale della tradizione ruolistica giapponese. Il combattimento in tempo reale, spettacolare e dinamico, seppur presentando diversi automatismi, richiedeva una partecipazione attiva da parte del giocatore, a cui era richiesto di studiare con cura le strategie di posizionamento, la giusta combinazione delle tecniche speciali dei membri del party e anche un certo grado di attenzione nel eseguire correttamente delle sequenze di Quick Time Event.

    Le vaste mappe esplorabili poi riportavano gli incontri casuali alle dinamiche proprie dei gdr online, e allontanarsi dalla strada battuta poteva significare imbattersi in mostri rari e di livello sproporzionato rispetto a quello dei protagonisti. E questa non era l'unica caratteristica ad avvicinare Xenoblade all'impianto ludico degli MMO, dato che l'esplorazione non era fine a se stessa ma poneva l'accento sul grinding, sul looting e -anche se solo marginalmente- sul crafting. Insomma Monolith Soft riuscì a reintrodurre delle coordinate fondamentali all'interno del genere, non sacrificando nulla durante il processo. Il risultato finale fu un titolo monumentale, vasto, longevo, dispersivo ma mai frustrante: Xenoblade Chronicles riportò la libertà all'interno di un genere ormai incastrato nelle sue stesse convenzioni, e i giocatori di tutto il mondo se ne accorsero.

    Operation Rainfall

    Ricordare Xenoblade Chronicles quindi significa soprattutto contestualizzare il forte impatto che ebbe all'interno del mercato videoludico. Takahashi sfornò una pietra miliare del genere in grado di far impallidire anche i mostri sacri del settore, ma lo fece sulla Nintendo Wii, una console dall'hardware limitato e con un'utenza poco avvezza ad esperienze simili. La console "casual" per eccellenza divenne, quasi con un colpo di scena, casa di tre tra i più importanti jrpg della generazione e questo lo dobbiamo agli appassionati dell'epoca. Inizialmente Nintendo non aveva alcuna intenzione di portare in Nord America Xenoblade Chronicles, nonostante il titolo fosse stato annunciato per l'Europa.

    I fan allora, tramite una serie di azioni che furono raccolte sotto l'etichetta di "Operation Rainfall", iniziarono ad esercitare pressione su NoA, e in particolare sull'allora presidente Reggie Fils-Aime, affinché il gioco venisse importato ufficialmente. Non solo la campagna riuscì nel suo intento, e gli utenti nord americani giocarono a Xenoblade pochi mesi dopo la release europea, ma in seguito altri due titoli subirono lo stesso trattamento: The Last Story e Pandora's Tower. Lo scorso decennio si aprì quindi con un risorgimento del gioco di ruolo giapponese, che grazie a Xenoblade aveva dimostrato di esercitare ancora un forte appeal nei confronti di un'ampia fetta di pubblico.

    Chronicles

    L'impatto che ebbe Xenoblade Chronicles quindi non è da sottovalutare e sebbene le sue intuizioni ludiche siano state affinate nel corso degli anni -sia all'interno della serie stessa sia da illustri congeneri- le avventure di Shulk occupano un posto speciale nel cuore degli appassionati che hanno vissuto quel periodo, o che magari ne sono venuti a conoscenza qualche tempo dopo, grazie alla riedizione su 3DS, a tal proposito vi rimandiamo alla recensione di Xenoblade Chronicles 3D.

    La Definitive Edition sarà il punto di accesso per l'utenza più giovane a un tassello importante della storia di Nintendo e dei videogiochi in generale. Le migliorie del comparto grafico, unite a qualche piccolo ripensamento in termini di gameplay, e la presenza di un nuovo epilogo, si aggiungono ai motivi per attendere con impazienza il 29 Maggio, giorno del gradito ritorno di Xenoblade Chronicles. Un episodio che merita di essere (ri)vissuto e scoperto anche da chi ha già giocato ai suoi più recenti seguiti.

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