Xenogears: alla riscoperta di un capolavoro

In occasione del ventesimo anniversario, riscopriamo i motivi per cui Xenogears è ancora oggi uno dei più grandi jrpg di sempre.

Xenogears: alla riscoperta di un capolavoro
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  • PS1
  • La prima volta che giocai a Xenogears fu grazie a un disco bonus contenuto nella scatola di un Parasite Eve americano: si trattava di una demo contenente circa un'ora del videogame, quella iniziale. Mi lasciò sbalordito e pensieroso. Ancora oggi ricordo le immagini del preludio a memoria, perché lo guardai decine di volte nell'attesa della versione integrale.
    Se chiudo gli occhi e smetto di scrivere mi torna alla mente uno sgraziato televisore con il tubo catodico, mentre su di esso vedo i frammenti del relitto di un'astronave, che cadono bruciando per il cielo arancione fino alla superficie del mare, su un pianeta remoto. Le meteore artificiali si riflettono nei grandi occhi blu di una donna dai capelli violacei. in piedi vicino ad un rudere meccanico ancora ardente.
    C'è una sensualità austera nei passi della donna che procede nuda sulla sabbia, avvicinandosi alla risacca. Non c'è solo il presagio di "una" vita in quella donna (il cui aspetto possiede un'intensità "stilnovista" che i tratti manga disegnati da Kunihiko Kanata tingono di un inquietante mistero) ma quello di ogni esistenza possibile. Lei è l'Eva senza Adamo, una Zarathustra che saluta il primo sole di un nuovo mondo, finora vuoto di vita. Lei è l'inizio.

    La perfezione incompiuta

    Ci vorrà quasi un centinaio di ore di gioco per comprendere il significato dell'inizio ermetico, fantascientifico e allegorico di Xenogears. Si tratta non a caso di un videogame eletto nell'empireo della sci-fi non solo videoludica, malgrado sia avvolto dall'ombra dell'incompiutezza. È indubbio che gli ultimi tre quarti del videogioco di Tetsuya Takahashi testimonino, con le loro lunghe digressioni testuali e con la quasi assenza di esplorazione e azione, che a un certo punto del suo sviluppo Xenogears abbia ceduto alla pressione della sua ambizione. Tuttavia questa ferita che si apre nel corpo smisurato di Xenogears amplifica la potenza della narrazione, e trasforma il gioco in un'esperienza letteraria, alludendo agli inizi ancestrali del videogame, ossia quello delle avventure testuali. Nell'opera Squaresoft, tuttavia, la lettura è solo passiva e lo stile perlopiù cronachistico, talvolta riassuntivo.

    Ma il livello letterario di questa cronaca è alto, appassionante nel suo incedere tragico e apocalittico, contrappuntato da questioni filosofiche, etiche e psicanalitiche.
    Quindi non temete: le ore che precedono il finale non sono affatto vettori di delusione e noia, perché, se conoscete l'inglese o il giapponese, vivrete un racconto dalla profondità raramente eguagliata, con un ritmo lento e meditativo, che viene sconvolto da epiche e improvvise intrusioni ludiche fino alla sua straordinaria conclusione. Inoltre l'anima più canonica e equilibrata di Xenogears vi terrà impegnati per la maggior parte dell'esperienza, circa sessanta ore di avventure, viaggi, storie e lotte, come nella tradizione del classico gioco di ruolo giapponese, rivoluzionato però da un sistema di combattimento a turni tanto divertente quanto strategico. Per chi non ha familiarità con le lingue sopracitate esistono traduzioni in italiano amatoriali del gioco, molto precise e adattate direttamente dal testo giapponese. Sarebbe lecito comunque sperare che Xenogears, mai distribuito in Europa, venga infine localizzato anche qui da noi per celebrare i suoi venti anni e trasposto quindi ufficialmente nella nostra lingua per conquistare il pubblico non poliglotta. Ci vorrebbero davvero una versione "remastered" o una preziosa "anniversary edition" che suppliscano alla ventennale latitanza europea di Xenogears.

    Final Fantasy VII o Chrono Trigger 2

    Ideato e scritto da Tetsuya Takahashi, Masato Kato e Kaori Tanaka, uno Xenogears ancora senza titolo fu dapprima considerato dalla Squaresoft come possibile Final Fantasy VII e addirittura come seguito di Chrono Trigger; successivamente, compresa la sua unicità, divenne un progetto autonomo. L'epopea mantenne tuttavia un legame con la settima fantasia finale, perché Cloud risvegliandosi dal suo coma fa un riferimento delirante a "Zeno...Gias", ovviamente Xenogears, come è poi diventato nella traduzione della versione PC di Final Fantasy VII. Non ci sono corrispondenze né legami narrativi tra le due opere: mi ricordo che durante una Mostra del Cinema di Venezia chiesi della suddetta citazione a Katsushige Nojima, lo sceneggiatore del settimo capitolo in laguna per la proiezione di Advent Children, e mi disse che si trattava solo di un omaggio al gioco in via di sviluppo. Sarebbe stato comunque suggestivo pensare che durante il coma Cloud abbia intuito un altro universo e vi abbia viaggiato come ombra da un altro mondo. D'altronde non era finito anche a Ivalice durante la Guerra dei Leoni?
    Non è quindi importante la collisione possibile di più trame eccellenti, lo sconfinare di capolavori assoluti come Final Fantasy VII, Chrono Trigger e Xenogears nell'immaginario dell'uno o dell'altro ma la testimonianza storica di come la Squaresoft dell'epoca sia stata un feconda fucina di meraviglie, le cui intuizioni trasmigravano da un artista all'altro, favorendo nuove e strabilianti invenzioni.
    L'idea di Takahashi e Tanaka fu così meditata, evoluta e gigantesca da fungere come terreno di crescita di una saga che un solo videogioco non sarebbe riuscito a contenere nella sua integralità, tanto che nei crediti finali si legge che Xenogears è in realtà l'Episodio Numero Cinque.

    Nel corso della sua vita Takahashi e i suoi collaboratori più intimi e ricorrenti sono sempre tornati allo Xeno-universo non soltanto per i titoli delle opere o per gli evidenti rimandi contenuti nella trilogia di Xenosaga: ci sono infatti presenze da Xenogears e allusioni alla sua mitologia anche nell'esemplare Xenoblade Chronicles 2 per Switch.
    Come Yoko Taro con le serie di Drakengard e Nier, mondi ludici lontani ma inevitabilmente connessi, Tetsuya Takahashi ha posto con Xenogears le fondamenta per la creazione di un proprio immaginario onnicomprensivo e sempre in espansione, ha scritto le prime pagine del suo Silmarillion.

    Tre motivi per i quali Xenogears è ancora oggi un capolavoro

    Storia e personaggi: Il soggetto di Xenogears può risultare inizialmente contorto poiché la sua coerenza si rivela in maniera graduale, di solito durante un climax drammatico travolgente o in quegli attimi statici di narrazione, quando si trasforma in un'indagine filosofica. Spetta al giocatore interpretare i segni disseminati con sapienza durante l'intreccio, in maniera non dissimile da quello che avviene per il finale di 2001 Odissea nello Spazio.
    Le fonti alle quali Takahashi e compagnia si sono ispirati sono molteplici e affascinanti; spaziano dagli scritti di Friedrich Nietzsche a proposito dell'eterno ritorno di tutte le cose, l'oltreumano e l'anticristo, sino alle pagine sui disturbi dissociativi dell'identità di Carl Gustav Jung e Siegmund Freud. Ci sono citazioni evangeliche e bibliche così come altre più pop da Star Wars, Star Trek, dalla fantascienza di Arthur C. Clarke o Dan Simmons, dalle intuizioni robotiche di Go Nagai o Yoshiyuki Tomino.
    Malgrado la ricchezza e complessità del "background" culturale di riferimento, Xenogears non è mai penalizzato nella sua dimensione videoludica di "gioco" e non risulta mai superficiale. Le storie raccontate da Xenogears compongono un affresco narrativo che tuttora resta insuperato nell'ambito dei giochi di ruolo giapponesi per l'intensità delle sue tragedie, per la dialettica che instaura con il giocatore ponendogli domande universali, per l'umanità dei personaggi che inscena. Perché i protagonisti (e non solo loro) ci possono illudere per poco tempo di essere modellati secondo alcuni luoghi comuni nipponici salvo poi rivelare profondità impensabili e svincolarsi da ogni presunto cliché: Fei con la sua millenaria schizofrenia; la tormentata e messianica Elly; Bart che più di tutti rimanda ai personaggi dei Final Fantasy prima del VII; l'illuminato Citan; il bestiale e aristocratico Rico; il pistolero Billy che ricorda alla lontana il Solomon Kane di Howard; la nanotecnologica Emeralda. Poi ci sono i "cattivi", caratteri dall'oscura potenza distruttrice come Grahf; il soccombente Ramsus; il folle Id; lo pseudo-divino Krelian e il totalmente divino (sebbene artificiale) Deus. Incastonati in una cornice d'eccezione i personaggi di Xenogears sono le gemme che lo rendono così scintillante e "vero".

    Combat system: quello di Xenogears è un gameplay ancora oggi mai imitato con efficacia e insuperato nelle sue meccaniche a turni per immediatezza e possibilità. Premendo i tasti del controller secondo una gerarchia basata sulla potenza dell'attacco, dal più debole al più possente, si eseguono combinazioni che culminano in mosse complesse e devastanti, dagli effetti spettacolari e non ancora obsoleti da ammirare. La consuetudine nell'utilizzo delle diverse combo sblocca con il tempo attacchi nuovi e sofisticati. Il combat-system sarebbe già esemplare anche solo se limitato all'azione dei personaggi, ma viene variato e arricchito dalla possibilità di combattere a bordo dei Gear, esperienza magnifica per chi ama i "robottoni", poiché quelli di Xenogears sono tra i più maestosi e solenni mai disegnati.

    art by Marksfps

    Colonna sonora: infine vale la pena citare i suoni di Xenogears, una partitura immensa composta da quel maestro della musica videoludica e oltre che è Yasunori Mitsuda. Nelle mutevoli armonie e melodie che risuonano in Xenogears, sempre cangianti per timbro, stile e umore, c'è il mistero disumano e insondabile, l'epica della vittoria e della sconfitta, la dolce lirica della tenerezza, l'orrore inconcepibile, il caos dell'irrazionale, l'estasi del misticismo, l'introspezione psicologica. Se Xenogears è un'opera di culto, lo deve anche alla musica di Mitsuda, inscindibile dal ricordo del videogame, parte integrante del suo mondo, nonché la sua anima e il suo colore.

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