Yakuza 7: combat system, protagonista e ambientazione, tutte le novità

Dopo l'annuncio di Yakuza 7 Like a Dragon esaminiamo insieme le novità sul nuovo gioco della serie SEGA, in uscita su PS4 nel 2020.

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  • Ancora memori delle avventure di Takayuki Yagami, che per altro sembra abbiano riscosso il meritato successo anche da noi, ci siamo fiondati a vedere il trailer d'annuncio di Yakuza 7 (Like a Dragon in Europa), desiderosi di scoprire nuove informazioni sul debutto di Ichiban Kasuga. Mostrato nel corso di un evento dedicato, che non avrebbe potuto prescindere dall'intervento di Toshihiro Nagoshi, il trailer non ci ha dato solo i primi dettagli sull'intreccio narrativo ma ha anche accompagnato una sequenza di gameplay. Le grandi sorprese sono arrivate proprio con quest'ultima, che in pratica ha sconfessato quel che credevamo essere un esilarante pesce d'aprile: il nuovo capitolo di Yakuza, infatti, avrà realmente dei combattimenti a turni in puro stile JRPG, allontanandosi nettamente dalla ricetta action/brawler che ha contraddistinto il brand sin dagli albori. Neanche a dirlo, siamo stati assaliti dal repentino bisogno di parlarne, non mancando ovviamente di dedicare il giusto spazio anche ai frammenti di trama e alla nuova ambientazione. Senza ulteriori indugi, tuffiamoci nella mischia (ma aspettiamo il nostro turno).

    Nuovo protagonista, nuove peripezie

    Lo sapevamo già da tempo ma il trailer della storia di Yakuza Like a Dragon l'ha sancito in via definitiva: ora che il nostro Dragone di Dojima ha oltrepassato per l'ultima volta (?) la "Porta Rossa" di Kamurocho, andremo a vestire i panni di Ichiban Kasuga, il fu fedele membro di una famiglia minore del Tojo Clan. Già da qui è possibile evidenziare la prima enorme differenza rispetto alle precedenti iterazioni.

    Non controlleremo più un combattente leggendario, un individuo stoico e coraggioso dal carattere quasi inumano, bensì un personaggio chiassoso e compagnone che - per utilizzare un termine inerente - sembra non essere molto distante dal grado di "chinpira" (picciotto). In aggiunta, e probabilmente non a caso, i colori dei suoi vestiti risultano "invertiti" rispetto all'iconico outfit del Dragone di Dojima, un elemento di design che evidenzia maggiormente la distanza tra le due personalità. Pur essendo incredibilmente diverso da Kazuma, Ichiban condivide con lui una condanna ingiusta, che lo costringe a passare ben 18 anni della propria vita in galera.

    Similmente al Dragone tra l'altro decide di costituirsi su richiesta del proprio superiore, in modo da proteggere Jo, il vero responsabile dell'assassinio di un membro della famiglia Sakaki. Scontata la pena, Ichiban attraversa il cortile della prigione per l'ultima volta ma la dura realtà gli si para dinanzi con crudele ironia: nessuno dei vecchi compagni è lì ad attenderlo, neanche il capo per il quale era stato disposto a sacrificare ogni cosa.

    A quel punto lo vediamo irrompere nella sede della famiglia Arakawa e farsi strada fino al boss che - dimostrando di aver orchestrato tutto - estrae una pistola e gli spara senza esitare. Proprio come se stessimo guardando un anime dai toni comici, vediamo Ichiban ridestarsi in un bidone dell'immondizia, che si trova in un accampamento di senzatetto a Yokohama. Una veloce carrellata di scene accompagnate dalla nona sinfonia di Beethoven ci mostra alcuni momenti concitati, inclusi i panorami da urlo e i nostri folli compagni d'avventura.

    Sapendo già che l'estensione della mappa sarà tre volte superiore a quella di Kamurocho, che magari a un certo punto potremmo anche visitare, possiamo dire che Yakuza Like a Dragon ci offrirà un nuovo spaccato del Giappone, consentendoci di esplorare quella che di fatto è un'altra città simbolo del paese. Ben poco sappiamo della trama, che in ogni caso ci porterà a scoperchiare un vaso di Pandora pieno di intrighi e oscure macchinazioni, ma una cosa è certa: Ichiban e i suoi amici sembrano realmente diversi dal Dragone e il suo entourage e non solo per carattere e "status sociale". Come confermato a più riprese dallo stesso video, il nostro protagonista si ritroverà spesso a lavorare in gruppo e in una formula che in tutta onestà non avevamo visto arrivare. A fronte di una resa grafica convincente - merito di un Dragon Engine sempre più evoluto - è proprio il combat system a rappresentare il grande stravolgimento di Yakuza Like a Dragon. Quando lo scorso primo aprile è stato pubblicato un video ritraente Ichiban in un combattimento a turni, tutti hanno pensato a un riuscitissimo "april fool", compresi noi: in realtà, col senno di poi, si trattava di un annuncio sotto mentite spoglie.

    Durante la presentazione del 29 agosto, è stato proprio Nagoshi a motivare questo drastico cambio di rotta, dichiarando che con Yakuza 6 la formula action ha raggiunto il suo apice e, forse, anche uno stato di saturazione. I talenti del Ryu Ga Gotoku Studio volevano dare una ventata d'aria fresca alla formula classica e così è venuta fuori l'idea del combat system a turni. Tra l'altro, come messo in luce dal trailer di debutto, il buon Kasuga pare essere un grande fan degli RPG come Dragon Quest, una passione questa che calza a pennello con le battaglie proposte.

    Le mazzate si danno a turno... ma a che prezzo?

    Il Ryu Ga Gotoku Studio potrebbe aver imparato molto dalla Majima Construction, la modalità di Kiwami 2 con elementi da tower defense che prevedeva la gestione di un party. In Yakuza Like a Dragon, chiaramente, ci ritroveremo dinanzi a qualcosa di più complesso e stratificato, come è emerso da una breve sequenza di gioco filmata in off-screen.

    Del resto, potremo non soltanto selezionare il personaggio da utilizzare ma anche decidere quale ordine impartirgli: un compare di Ichiban ad esempio assume una sorta di "pozione" che gli permette di sputare una nube velenosa, mentre l'altra esegue un classico attacco col pugnale ai danni del nemico designato. Sebbene si possa dare per certa la presenza di "mosse finali" e la possibilità di modificare l'equipaggiamento della squadra, attualmente è impossibile esprimersi su di un eventuale sistema di classi o su altri elementi da JRPG, che probabilmente vedremo al prossimo Tokyo Game Show.

    Pur non potendo sondare la qualità di tali meccaniche per ovvi motivi, vogliamo sottolineare un paio di elementi interessanti. Sia Toshihiro Nagoshi, sia Daisuke Sato - storico producer della serie - hanno mostrato di gradire il processo d'innovazione ma anche di voler procedere coi proverbiali "piedi di piombo". Proprio il papà di Yakuza infatti ha detto che se il combat system non dovesse incontrare il favore del pubblico, il prossimo capitolo farebbe un immediato dietrofront per riabbracciare la formula action.

    C'è poi la questione del nome che, a nostro parere, non fa altro che confermare la cautela delle alte sfere. In Occidente infatti il gioco ha perso il numero "7" nel titolo e si è trasformato in Yakuza: Like a Dragon. Nonostante possa sembrare un dettaglio di poco conto, questa scelta mette in luce la volontà di creare una discontinuità col filone di Kiryu e dare la sensazione che Yakuza 7 sia una sorta di spin-off non molto diverso da Judgment.

    Tutto ciò sarebbe assolutamente comprensibile, giacché in caso di insuccesso andrebbe a preservare gli sforzi fatti da SEGA per espandere la popolarità di Yakuza al di fuori del Sol Levante.

    Per quanto concerne il capitolo Zero non ne siamo sicuri ma sia il progetto Kiwami - che ha visto il totale rifacimento dei due episodi per PS2 - sia l'approdo dei capitoli 3, 4, 5 su PS4 nella Yakuza Remastered Collection, sono scaturiti proprio da questo processo d'espansione, che pian piano ha portato la serie a superare lo status di "prodotto di nicchia". Inoltre, mentre il pubblico giapponese potrebbe adorare la svolta JRPG, questa rischierebbe di deludere gran parte dei fan occidentali. Certo, gli amanti di Persona 5 e simili darebbero con piacere una possibilità a Ichiban, ma chi si è appena avvicinato alle gesta di Kiryu - testando il suo potere in scontri fluidi e spettacolari - potrebbe rimanere deluso.

    Sia ben chiaro, siamo molto curiosi del nuovo sistema di combattimento - a patto che non risulti troppo grottesco - ma non possiamo fare a meno di sottolineare che è grazie all'evoluzione della ricetta action che il brand di SEGA è riuscito a colpire il "nostro" pubblico. Sin anche il recente Judgment, le cui meccaniche investigative sono tutt'altro che affinate, ha saputo divertire l'utenza grazie ai peculiari stili di lotta di Yagami. Detto ciò, diamo piena fiducia al Ryu Ga Gotoku Studio, sia perché nel corso del tempo ci ha sorpreso diverse volte, sia perché Yakuza: Like a Dragon è in sviluppo da anni e ci risulta difficile credere che una gestazione così importante sia stata condotta con superficialità.

    Yakuza Like a Dragon Yakuza 7 o Like a Dragon che dir si voglia, è un titolo di rottura, che mira a offrire un’esperienza genuinamente diversa ai fan della serie. Ichiban Kasuga e Kiryu Kazuma sono il giorno e la notte, a riprova che Nagoshi faceva sul serio quando diceva che si sarebbe allontanato dal Dragone di Dojima. Eppure, toni comici e protagonista caciarone a parte, sappiamo che anche Like a Dragon ci racconterà una convincente storia di uomini, condita con quei giochi di potere che da sempre costituiscono uno dei pilastri narrativi di Yakuza. Il distacco dal primo, grande, filone del brand però è soprattutto di tipo ludico, come ben testimonia il nuovo combat system in salsa JRPG a turni. Sinceramente incuriositi da ciò che gli sviluppatori ci vorranno proporre in tal senso - anche a fronte di un ciclo di sviluppo esteso - non possiamo far altro che comprendere le dichiarazioni di Nagoshi, che da un lato ha accolto con favore la natura sperimentale dell’avventura ma dall’altra è consapevole che potrebbe non riuscire a catturare il pubblico occidentale. In ogni caso, Yakuza sta per tornare e noi non vediamo l’ora che cominci il Tokyo Game Show 2019.

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