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Yakuza Kiwami: i siparietti più assurdi delle Majima Everywhere

In occasione dell'uscita su PlayStation Plus di Yakuza Kiwami, (ri)scopriamo le scene più stravaganti in cui compare Goro Majima!

speciale Yakuza Kiwami: i siparietti più assurdi delle Majima Everywhere
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  • PS4
  • Yakuza sta ottenendo il meritato successo anche in Occidente, sfondando - a suon di pugni - le barriere che ne confinavano l'ambizione. SEGA si è prodigata per far sì che ciò accadesse, impegnandosi su più fronti: con i remake dei giochi su PS2, le remaster dei successivi e l'arrivo di The Song of Life, le gesta del Dragone di Dojima saranno a breve riunite su PS4 (anche sul suolo italico). Restando in tema, Yakuza Kiwami è ora gratuito per gli abbonati al PlayStation Plus di novembre, il che rappresenta un'ottima occasione per recuperarlo. Oltre a essere un'avventura più che valida, il rifacimento del primo capitolo presenta diverse migliorie e non solo in ambito tecnico. Stiamo infatti parlando dell'unico titolo a vantare le "Majima Everywhere", un insieme di folli attività dedicate alla più "maschia" tra le amicizie.
    Da leggende nascenti ad eterni rivali, Kazuma e Majima sono il cuore pulsante dell'immaginario di Nagoshi. Dotati di un carisma fuori dal comune, conducono esistenze agli antipodi: nonostante le differenze, entrambi combattono per una giustizia senza compromessi, lontana da scelte di comodo e opportunismi. Chi conosce Yakuza sa che hanno collaborato in più occasioni, ma non prima di aver dato vita a violentissime "sagre dell'ecchimosi". Che sia per emergenze o futili motivi, il buon Goro trova sempre la scusa per fare a botte con l'ex patriarca del Tojo Clan, finendo spesso al tappeto in un mare di sangue: è proprio qui che entrano in gioco le Majima Everywhere. Si tratta, in soldoni, di siparietti che vedono Kiryu in balìa di Majima, il quale sbuca fuori da ogni angolo di Kamurocho. Sebbene una buona dose di risate sia già un motivo valido per incappare in tali diatribe, queste sono l'unico modo per potenziare il "Dragon", lo stile di combattimento definitivo. Guidati dalla saggezza del Cane Pazzo abbiamo passato al setaccio le sue malefatte, al fine di proporvi le più interessanti: senza ulteriori indugi, spingiamoci negli angoli più remoti del quartiere a luci rosse.

    Stalking d'autore

    Dopo aver passato dieci anni in prigione Kiryu si ritrova privo della sua forza originaria, lottando con le unghie e con i denti per recuperarla. Giunto a un punto avanzato della propria "rinascita", si reca al West Park, un luogo dimenticato che ospita individui ben lontani dalla sobrietà. Tra questi vi è Komaki, il vecchio artista marziale che l'ha addestrato. L'uomo vede il suo pupillo come una sorta di erede, spingendolo a superare sfide sempre più gravose. Come fosse un Ercole dagli occhi a mandorla, al Dragone di Dojima viene chiesto di sconfiggere l'Hannya Man, un misterioso demone in giacca e cravatta. Questi viene dipinto come un nemico formidabile, un abominevole mangia-anime incapace di provare pietà: chiaramente si tratta di Goro, il quale ha ordito la messinscena per testare i progressi di Kazuma.

    Se pensate che questa piccola mascherata possa essere la sua idea più stramba, allora siete fuori strada e alla grande.
    Il Beam è un noto rivenditore di Kamurocho e non per essere un ritrovo di poeti bucolici. La principale fonte di reddito del negozietto è... beh, il porno. Nel corso delle avventure di Yakuza ci si entra spesso, e per i motivi più disparati. In Kiwami il protagonista vi trova un film dedicato al periodo Edo, un pizzico di storia in un oceano di seni e natiche. Ovviamente "qualcuno" gli sbuca alle spalle, compromettendo il momento di svago. Con fare odioso e voce stridula, Majima indica la copertina del video: sebbene questa raffiguri due uomini impegnati in un combattimento, per Goro è la prova che Kiryu sia omosessuale. A quest'ultimo viene fatta provare la rabbia più nera, che si traduce in un combattimento definito "mascolino e passionale" dal Cane Pazzo. Vedere due leggende azzuffarsi per un DVD è già di per sé allucinante, ce ne rendiamo conto, eppure non siamo che all'inizio.

    Di poliziotti, tassisti e zombie: Majima is everywhere

    Prima di addentrarci in ulteriori assurdità vorremmo fare un sincero elogio al povero Nishida, l'uomo che ha avuto il barbaro coraggio di diventare il braccio destro di Majima. Quest'ultimo, come è ormai evidente, ha barattato la decenza con un perenne stato d'euforia, dal quale si desta in rari e specifici momenti. Ne consegue che i suoi collaboratori subiscano ogni genere di vessazioni, spesso ritrovandosi in impicci inenarrabili. Lo stesso Nishida ha disinnescato una bomba al fianco del boss, che ne recideva i collegamenti con una tecnica certamente appresa dai gesuiti euclidei: "ambarabà cicciì coccò".

    Insomma, troppo a lungo il povero sottoposto ha rischiato di creare un'opera impressionista nelle braghe, anche in Yakuza Kiwami. Irrimediabilmente costretto, il giovane tempesta di chiamate il povero Kiryu, il quale - senza nemmeno accorgersene - finisce per cadere nelle trappole di Majima.
    A tal proposito, il Cane Pazzo di Shimano sa interpretare molti ruoli, dal ballerino appariscente al poliziotto integerrimo: Kiryu dovrà affrontarne l'intero repertorio, a partire dalla discoteca Debolah. Su segnalazione di Nishida, è qui che trova un Majima in piena febbre anni '80, impegnato in un'improbabile danza per la gioia degli avventori. Non importa se con giovani donne o cinquantenni in cerca di svago, il patriarca riscuote un successo inaspettato, rievocando i tempi ormai passati del "signore della notte". Tra piroette e passi scomposti, l'ex soldato di Shimano ha un nuovo confronto con Kiryu, dal quale - suo malgrado - esce sconfitto. Fiaccato dal dolore a seguito della scazzottata, Goro riprende a ballare, convinto che un vero performer non possa permettersi di mostrare debolezze.

    "Kiryu-san, lei viaggia in taxi? Sono molto utili per spostarsi velocemente". Le parole di Nishida al telefono - colpa anche della voce tremante - tradiscono la lettura del copione, ancora una volta redatto da Majima. Al momento di usufruire del servizio, non ci si mette molto a capire che la situazione è sospetta.

    Sceso dalla macchina, il Dragone di Dojima si ritrova in una zona portuale (e non dove richiesto), lontana dalle luci al neon di Kamurocho: è solo voltandosi però che realizza di essere stato gabbato. Travestito da autista, Majima accenna un inchino con un sorriso ebete stampato sul volto, ringraziando il rivale per averlo "scelto". Sperando di non impossibilitarlo a guidare, Kiryu si appresta a dargli l'ennesima lezione.

    "Fermati, in nome della legge, Kiryu-chan". Uno che è appena uscito di prigione non vorrebbe irritare le forze dell'ordine, anche se di nome fa Kiryu Kazuma. Il discorso invece cambia quando il poliziotto che impone l'alt ha i capelli a caschetto, lo sguardo da maniaco e il soprannome di "Cane Pazzo". Ogni volta che incapperemo in "Officer Majima", questi ci perquisirà con perizia. Nel probabile caso in cui dovesse trovare armi o oggetti pericolosi, verremo redarguiti con frasi da sceriffo come, ad esempio, "hai macchiato l'onore di questa bella città". Subito dopo, ovviamente, solo calci, pugni e tanto sangue.

    Immaginate di comandare un'intera famiglia criminale, disponendo di cospicue somme di denaro: che cosa ci fareste? Goro avrebbe la risposta per voi. Dopo intense sessioni di brainstorming in compagnia (forzata) dei suoi uomini, il patriarca decide di assumere dei truccatori professionisti, mobilitando - al contempo - il suo piccolo esercito: è così che dà vita a un'apocalisse zombie degna di The Walking Dead. Un Nishida morente contatta Kiryu, dicendogli che per lui non c'è più nulla da fare (come nei peggiori film di Caracas). A quel punto, nei pressi di Senryo Avenue, il nostro eroe viene assalito dal cadavere deambulante di Majima, che scopriamo essere ancora più temibile della controparte umana.

    Sconfitta la minaccia, Kazuma si accorge che le strade pullulano di non morti, sgominandoli senza difficoltà. Proprio quando la crisi sembra giungere al termine, lo zombie dell'amico torna all'attacco, impegnando il Dragone in un ultimo, estenuante, incontro. Quando si arriva a posare il pad sul tavolo, un Majima divertito si dà a una danza del ventre per l'ottimo lavoro svolto. L'ennesima carnevalata, costatagli a sua detta quanto un intero B-movie, è forse la più imponente per messa in scena, ma non certo la più dispendiosa in termini di dignità personale.

    Cinquanta sfumature di Goro

    Nel corso degli eventi di Kiwami, Majima sarà un pedante stalker e un abile trasformista... ma anche un predatore sessuale degno degli ultimi scandali. Coloro che decidessero di sospendere la trama per darsi alle attività secondarie, si troverebbero ad affrontare situazioni traumatiche o a dir poco sconvenienti. Mettiamo, per dirne una, che Kazuma decida di rifarsi gli occhi in uno strip club. Pregustando l'esibizione di un'avvenente fanciulla, un sorriso impercettibile si stampa sulla bocca del nostro eroe, il quale - dopotutto - è un giovane nel fiore degli anni. Il sipario si apre ma purtroppo chi ne esce è ben lontano dalle fantasie del Dragone. Goro inizia a strusciarsi sul palo, sfoderando una sequela di pose ammiccanti.

    Il leggero imbarazzo si tramuta in nausea quando il folle ossuto prova a sedurre Kiryu, ottenendo effetti diametralmente opposti a Sharon Stone in Basic Istinct: ammantato di un'aura pregna di cuoricini, Majima vorrebbe essere toccato e non soltanto guardato. A questo punto un Kazuma schifato decidere di lasciare la sala, dando libero sfogo alla sua furia in strada. Disturbante e grottesca, tale scena sarebbe in grado di "invalidare" anche un pornoattore, eppure, ahinoi, non c'è limite al peggio.
    Toshihiro Nagoshi, il papà della serie, è un assiduo frequentatore degli hostess club. In questi locali ci si può svagare bevendo qualcosa in compagnia di una bella donna, accantonando i problemi della vita quotidiana. Non stupisce quindi che Yakuza abbia dato grande importanza a quest'attività, fornendo sia a Kiryu che a Majima l'occasione di viverla appieno.

    Prima da gestori e poi da clienti, le due leggende varcano spesso le porte dello Shine o del Grand di Sotenbori, facendo stragi di cuori degne dei playboy più esperti. In Kiwami lo stoico Kazuma conoscerà un'hostess un po' particolare, di quelle capaci di sollevare blocchi di cemento o di causare scompensi ormonali a causa del suo aspetto mascolino: neanche a dirlo, il suo nome è Goromi. Presentata in tutta la sua beltà da una sfilza di inquadrature ad hoc, questa è il travestimento più letale di Majima.

    Cosa ancora più incredibile, pur accorgendosi dell'evidente inganno, Kiryu decide di sedersi a chiacchierare con "lei", proprio come in una normale sessione. Dapprima esilarante, il siparietto lascia spazio alla malinconia quando i due parlano dei rispettivi trascorsi. Goro gli racconta di quando, in compagnia di Yuki, gestiva un club tutto suo, fingendo distacco da quei tempi. Indossare la maschera del Cane Pazzo, incurante di tutto e tutti, non è facile per Majima, il quale - al contrario di Kiryu - evita di affrontare i demoni del passato. Finita la conversazione, Goromi si vede "scaricare" da Kazuma, che declina il suo invito ad uscire: è l'alba di una nuova zuffa.

    Yakuza Kiwami Eccoci alla fine di questo folle percorso, costellato di assurdità e traumi segnanti. A dirla tutta, non vi abbiamo parlato delle Majima Everywhere solo nella speranza di strapparvi una risata, bensì perché in esse troviamo la vera essenza di Yakuza. Ultimando tutte le sfide infatti, Kazuma giunge alla resa dei conti con Goro, che scopriamo essere ben diversa dai precedenti appuntamenti. Niente più bugie, maschere o travestimenti: le due leggende si affrontano nel celebre Yoshida Batting Center, impegnandosi al massimo delle possibilità. I deliranti inganni di Majima, come spesso accade, celano un disegno ben preciso, in questo caso legato alla voglia di far tornare Kiryu nel pieno delle forze. Sebbene i trailer e i siparietti possano far pensare diversamente, nelle vene di Yakuza scorre una profondità di rara bellezza, la quale - tra una risata e l’altra - si palesa in modo dirompente. Questo è forse il più grande merito della visione di Nagoshi: saper coniugare vicende assurde a storie di uomini.

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