Yoshi's Crafted World: sulle orme del dinosauro Nintendo

In vista dell'imminente capitolo per Nintendo Switch, ripercorriamo passo dopo passo l'evoluzione dei platform di Yoshi fino ai giorni nostri.

Yoshi: sulle orme del dinosauro
Speciale: Nintendo Switch
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  • Switch
  • Non tutti i personaggi dei videogame nascono con l'abito da protagonista. Per ogni soggetto che ha lo status di divo inciso nel destino (e nei titoli dei propri prodotti), c'è sempre un numero variabile di "spalle" che devono fare a gara per conquistarsi le simpatie del pubblico e sperare, prima o poi, di entrare nel firmamento videoludico. Il passaggio da secondo a primo attore non è facile, ma nemmeno impossibile. Lo dimostra l'evoluzione di alcuni compagni d'avventura di Sua Maestà Super Mario, capaci nel tempo di staccarsi dal suo ingombrante cordone ombelicale per poi ritagliarsi degli spazi ludici personali e riconoscibili.

    È successo a Wario, così carismatico da guadagnare il palco degli Wario Land appena dopo l'esordio come villain in Super Mario Land 2: 6 Golden Coins. È accaduto -seppur con una certa flemma- anche a Luigi, oggi felice titolare dell'apprezzatissimo brand Luigi's Mansion, ormai quasi pronto a tornare su Switch. Soprattutto, e prima di tutti, è capitato a quell'adorabile rettile che risponde al nome di Yoshi, forse il più iconico fra gli amici dell'idraulico italo-giapponese. In occasione dell'uscita di Yoshi's Crafted World, prevista per il prossimo 29 marzo, siamo impazienti di ripercorrere i passi che hanno portato il dolce dinosauro a definire la propria identità, diventando una delle star più amate della scuderia Nintendo.

    The Good Dinosaur

    Una cartuccia per Super Nintendo, una scritta variopinta, un noto sturalavandini dai folti baffi in sella a un placido lucertolone dal corpo allungato. Chi ha giocato a Super Mario World negli anni Novanta dovrebbe avere bene impressa nella memoria questa immagine gloriosa, la stessa che fece da copertina a uno dei platform più rilevanti del videogioco. È lì, a colpo d'occhio, che noi tutti gamer "d'annata" abbiamo conosciuto Yoshi, prima ancora di accendere la console e impugnare il pad. Storia narra che Miyamoto volesse introdurlo fin dai tempi del primo Super Mario Bros, salvo poi desistere di fronte ai limiti tecnici del compianto NES. Poco male, dato che il suo debutto nei 16-bit ha comunque lasciato il segno.

    All'atto pratico, Yoshi doveva essere una semplice cavalcatura utile a Mario per superare gli ostacoli più insidiosi; eppure, nell'originale design di Shigefumi Hino erano già racchiusi tutti i tratti che avrebbero poi reso quell'animaletto una mascotte formidabile. Rassicurante nell'aspetto e dotato di un passo vivace, il sauro dal muso verde sembrava anche possedere uno stomaco di ferro. A comando, infatti, era in grado di trangugiare un po' di tutto, dai frutti della natura ai nemici più minuti, cortesia della sua lunga lingua elastica.

    L'ingresso di Yoshi nel videoludo riscosse consensi pressoché unanimi, e non solo perché portatore di qualche meccanica inedita all'interno del tradizionale platforming "mariesco". Il nuovo arrivato piacque anzitutto come personaggio in sé, così genuino e tenero da attirare spontaneamente l'affetto dei fan di Mario, in particolare dei più giovani. Va da sé che la Grande N non poté - né volle - trascurare la portata di un simile gradimento, tanto da mettersi subito al lavoro su un nuovo gioco di piattaforme volto a valorizzare il beniamino verdastro. Certo, non fu un'impresa delle più semplici. Da un lato era importante non tradire i videogiocatori cresciuti a pane e sidescroller, offrendo loro un'esperienza perlomeno all'altezza delle precedenti in quanto a game design e rilevanza di contenuti; dall'altro, il fascino fanciullesco di Yoshi imponeva un approccio orientato alla costruzione di un prodotto accessibile ed esteticamente accattivante. In questo senso Super Mario World 2: Yoshi's Island, classe 1995, rappresenta tutt'oggi una prova di mediazione da manuale.

    Sotto la guida di Takashi Tezuka e Hideki Konno, il team di Nintendo EAD propose agli utenti di vecchia data una sorta di prequel del capitolo World che si poneva come origin story sia dei fratelli Mario che dello stesso dinosauro, qui protagonista indiscusso. In parallelo, il titolo esibiva uno splendido manto visivo color pastello, allegro e grossolano proprio come il disegno di un bimbo, per altro accompagnato da un tappeto di suoni altrettanto gioviale.

    Per l'appunto ambientato su un'isola, il gioco si presentava come una staffetta fra otto Yoshi di colore differente, incaricati di proteggere Baby Mario dall'esercito di Kamek, salvare Baby Luigi dalle grinfie di Baby Bowser e infine consegnare entrambi ai propri genitori. Ancora troppo piccolo per difendersi, l'idraulico dal cappello rosso era quindi costretto a starsene seduto sulle schiene dei suoi baby-sitter preistorici, chiamati perciò a sfoderare tutto il loro repertorio di talenti al fine di portare a compimento la missione. Tutto questo si traduceva in un gameplay atipico, dalle dinamiche sensibilmente cambiate rispetto al solito. Yoshi sapeva ancora inghiottire numerosi avversari, ma anche trasformarli in piccole uova maculate da scaraventare contro strutture e oggetti di scena per mezzo di un mirino ruotabile. Rispetto a Mario, l'insolito destriero era poi capace di sgambettare a mezz'aria per qualche secondo, così da rendere ogni balzo più semplice da calcolare. Sempre nell'ottica di una giocabilità alleggerita, il software sconfessava anche la consueta quanto temibile "morte per contatto". Se colpito da un mostriciattolo, infatti, il giocatore aveva un'ulteriore chance di salvezza, a patto di riuscire a liberare Baby Mario da una bolla volante entro un limite di tempo tutto sommato generoso. Era soprattutto l'organizzazione degli stage a differenziarsi dai vecchi classici di genere, ora pensata per favorire l'esplorazione a caccia di segreti e collezionabili, dalle monete rosse fino ai cuori e le iconiche margherite.

    Yoshi's Island è un capolavoro nel senso più autentico del termine. È un'opera che modella un immaginario vivace e memorabile, introducendo un cast coerente con i toni del suo racconto e inventando una ricetta votata alla progressione curiosa anziché all'urgenza del salto fra le superfici. Come nei confronti dei migliori episodi di fondazione, tutti i platform di quella che in futuro sarebbe diventata una vera e propria serie avrebbero dovuto fare i conti con l'illustre capofila, in un modo o nell'altro. Basti pensare a Yoshi's Story, pubblicato nel 1997 su Nintendo 64 dopo che il Nostro, benché richiestissimo, aveva trascorso un biennio abbondante lontano dai radar, fatta eccezione per qualche comparsa nei giochi del suo partner baffuto.

    Pur rinunciando a Baby Mario per mettere il clan degli Yoshi al centro dell'azione, l'allora soprannominato "Yoshi 64" tornò a puntare su un'iconografia tutta frutta e cuoricini nonché su una cifra stilistica forte, diversa ma concettualmente affine a quella sfoggiata nel primo capitolo. Il menù suggeriva che i nuovi livelli si trovassero all'interno di un meraviglioso libro pop-up, in cui però i personaggi apparivano scolpiti in una specie di plastilina digitale. Con Story, tuttavia, Nintendo virò definitivamente la rotta degli Yoshi's verso il mondo dell'infanzia, negando all'utenza adulta i piaceri di una sfida negli standard e di una longevità adeguata (il titolo è noto per farsi completare nell'arco di un pomeriggio). Fu un episodio aspramente criticato. Ciononostante, col senno di poi, resta un gioco realizzato con amore: di certo imperfetto, eppure godibile.

    Scivoloni portatili

    Con le idee più chiare sul target verso cui rivolgere le proprie mire, Yoshi si prese una pausa di ben sette anni prima di tornare sotto i riflettori del platform game, spogliandosi delle vesti casalinghe per farsi tascabile. Dal 2004 al 2014 (con un enorme vuoto produttivo nel mezzo, dal 2006 in poi), l'idolo linguacciuto si prestò a una serie di produzioni di qualità mediocre, perlopiù sviluppate da studi esterni alla compagnia di Kyoto, in contraddizione con il passato. C'è poco o nulla da dire su Yoshi Topsy-Turvy e Yoshi's Universal Gravitation, quest'ultimo vagamente più interessante poiché concepito attorno a dei particolari sensori di movimento integrati nella cartuccia per Game Boy Advance, indispensabili in materia di puzzle solving. Anche Yoshi's Island DS e Yoshi's New Island, i due seguiti diretti del capostipite per Super NES, non seppero mostrare delle qualità minimamente paragonabili a quelle dei loro antenati da salotto, troppo derivativi e poco inclini a un reale rinnovamento. L'esponente per Nintendo DS viene oggi ricordato soprattutto per l'entrata in campo di una manciata di altre baby-star del Regno dei Funghi, ciascuna in grado di conferire a Yoshi un potere speciale; dal canto suo, l'episodio New per 3DS mischiava elementi 2D e 3D in maniera piuttosto blanda, peccando di scarso coraggio anche sul fronte del level design.

    Fu insomma un periodo lungo e deludente, dal cui marasma andrebbe tratto in salvo soltanto Yoshi: Touch & Go, l'unica esperienza portatile di Yoshi "fatta in casa" e prodotta dallo stesso Tezuka. Nato per accompagnare il lancio del DS, si trattava di uno pseudo-platform dal gusto sperimentale, concepito attorno a un control system perfetto per l'hardware a due schermi. Il gioco prevedeva una sfida in due momenti distinti.

    Nella prima bisognava tracciare col pennino delle scie nel cielo per guidare fino al guscio di Yoshi un Baby Mario in caduta libera, così da fargli intercettare più monete possibili. Dopodiché era necessario difendere il simpatico duo attraverso dei livelli a scorrimento automatico, disegnando ponti di nuvole cancellabili con un soffio nel microfono, intralciando l'azione dei nemici e disciplinando i balzi del sauro e il lancio delle uova a colpi di tap. Un bellissimo esempio di "Nintendo Difference", purtroppo offuscato dal proprio insuccesso commerciale.

    La stoffa dell'eroe

    Yoshi's Woolly World, iterazione all'uncinetto sbocciata su Wii U nel 2015, è un pretesto più che valido per ragionare su cosa Yoshi rappresenti oggigiorno, per Nintendo così come per quella schiera di persone - senza dubbio meno fitta rispetto ai tempi di Super Mario World 2 - che non smette di chiedere nuovi videogiochi a lui dedicati. L'ottimo lavoro firmato dal team Good-Feel è lo specchio di un'azienda che sente il bisogno di preservare il suo lato più schietto e giocoso; un incarico perfetto per un eroe zoomorfo, dal carattere positivo e dall'appeal universale (più di Donkey Kong, più di Kirby).

    Coerentemente con questa visione, ecco quindi che il platform dinosauresco insiste nel seguire i principi spensierati dell'avanzamento rilassato, del design dei livelli "a strati", dei tesori di ogni tipo sparsi ovunque lungo il cammino, alla stregua dei più celebri collectathon novantini. Woolly World è anche l'emblema di quell'impegno artigianale promosso fin dal primo Yoshi's Island.

    È il culmine della serie artistica di Nintendo per eccellenza, un moto di rinascita che assume le forme morbide di un ecosistema lanoso, che sprizza qualità cosmetiche letteralmente da ogni maglia. Il prossimo Yoshi's Crafted World ripartirà proprio da qui: dalla promessa di un mondo che sappia ancora una volta accarezzare lo sguardo, nonché da una formula ludica leggera e familiare, oasi pacifica per tutti i giocatori più piccoli. E - perché no? - magari anche per i bambini "di una certa età". Se volete iniziare ad immergervi nelle coloratissime atmosfere di Yoshi's Crafted World, in attesa del 29 marzo (data di uscita del gioco), potete scaricare gratis la demo dal Nintendo eShop, che vi permetterà di gustare un piccolo assaggio del nuovo platform Nintendo...

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