5 cose che odiamo dei videogiochi: il lato oscuro del gaming moderno

5 cose che odiamo dei videogiochi: il lato oscuro del gaming moderno
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Con la crisi dell'industria dei videogiochi che si acuisce tra licenziamenti, profondi cambi di strategie e riorganizzazioni societarie, proviamo a focalizzarci sulle funzionalità e sulle caratteristiche dei giochi moderni mal digerite dalla community.

Nel solo 2023, su Steam sono approdati qualcosa come 14.000 videogiochi, un numero incredibilmente elevato di esperienze interattive che, però, risulta essere indirettamente proporzionale alla creatività, all'originalità e al 'tasso di divertimento' restituito all'utente finale: in tutta franchezza, la stragrande maggioranza dei giochi in commercio si limita a offrire qualche ora di intrattenimento fine a se stesso, una superficialità che ritroviamo anche in diverse produzioni ad alto budget.

Non serve essere degli assidui fruitori di videogiochi per accorgersi che il gaming moderno, purtroppo, è piagato da problemi non più rinviabili che stanno contribuendo all'attuale stagnazione del settore. Anche il più ottimista dei videogiocatori, d'altronde, converrà nel constatare come i titoli che transitano mensilmente sulla propria piattaforma d'elezione e che sono davvero in grado di emozionare e di rimanere impressi nella memoria si contino oramai sulle dita di una mano.

L'improrogabile evoluzione dell'industria ci spinge quindi a fare luce su alcuni dei suoi 'lati più oscuri', nella speranza che il settore colga il segnale lanciato da una community sempre più preoccupata per il futuro del proprio hobby preferito.

La mancata traduzione in italiano... e i doppiaggi orrendi!

Alzi la mano chi non trova irritante l'assenza della piena localizzazione in italiano nei videogiochi first party e multipiattaforma ad alto budget. D'accordo, in tanti casi è possibile 'accontentarsi' della traduzione per testi e interfaccia, ma nelle esperienze interattive più narrative e immersive l'assenza del doppiaggio non consente agli utenti di cogliere le sottili ma importantissime sfumature dei dialoghi e del carattere di personaggi, PNG e villain.

A dispetto della lunga tradizione dei doppiatori italiani che operano nell'industria cinematografica e televisiva, una vera e propria eccellenza a livello interazionale, nei videogiochi non sono rari i doppiaggi orrendi, con lavori approssimativi che finiscono col deprimere l'operato degli sviluppatori. In tal senso, se pensiamo alla mancata traduzione in italiano di certi titoli tripla A, forse non tutto il male viene per nuocere...

Le Mappe Open World troppo 'rivelatorie'

"Il troppo storpia", recita un antico proverbio italiano che calza alla perfezione nel descrivere quei videogiochi open world che presentano mappe inondate di icone. Per chissà quale ragione, molti designer e produttori di titoli tripla A (ma non solo) ritengono che piazzare centinaia di punti interrogativi e indicatori sulla mappa possa contribuire a rendere più divertente l'esplorazione di uno scenario interattivo, salvo poi accorgersi solo al lancio, dopo aver ascoltato le critiche della community, di aver raggiunto l'esatto contrario.

L'effetto del 'labirinto per criceti' restituito dalle mappe open world invase di icone e indicatori è uno dei temi più dibattuti dagli appassionati, tanto da spingere un numero sempre maggiore di software house a tenerne conto per rivedere il proprio approccio allo sviluppo, basti citare in tal senso gli sforzi promessi da Capcom nel dare forma all'open world emergente di Dragon's Dogma 2. La speranza è perciò quella di assistere a una graduale riduzione di questo fenomeno.

I Tutorial infiniti

Croce e delizia di qualsivoglia videogioco, le fasi iniziali accompagnate da tutorial articolati sono da sempre un aspetto tra i meno apprezzati dalla community. È vero, in molti casi la complessità delle esperienze di gioco confezionate dagli sviluppatori impongono una 'fase lineare di apprendistato' che, per quanto tediosa, risulta essere estremamente utile. Eppure, basterebbe un minimo di originalità e un pizzico di coraggio da parte delle software house per restituirci a schermo dei Tutorial davvero divertenti.

Gli esempi virtuosi, in tal senso, non mancano di certo, basti pensare a quanto propostoci dal team al seguito di Josef Fares con il pluripremiato capolavoro cooperativo It Takes Two, oppure all'approccio adottato dagli sviluppatori di Nintendo guidati da Eiji Aonuma nel dare forma ai suggerimenti contestuali delle prime fasi ingame di Zelda Breath of the Wild e Tears of the Kingdom.

L'IA deficitaria di nemici e alleati

Con la grafica che compie passi da gigante e punta all'iperrealismo, l'intelligenza artificiale di nemici e alleati sta diventando una delle principali discriminanti tra un buon gioco e un'esperienza interattiva dimenticabile.

La promessa di mondi virtuali incredibilmente profondi che ha accompagnato l'arrivo delle ultime generazioni di console e hardware per patiti di PC gaming è stata disattesa da un'industria che, per tutta una serie di ragioni (che il più delle volte coincidono con le limitazioni economiche e di tempo), preferisce non investire in intelligenze artificiali reattive per 'limitarsi al compitino' rappresentato, ad esempio, dall'aumento della risoluzione o dal mero potenziamento grafico.

Ed è un vero peccato, se consideriamo che le risorse hardware utilizzate per funzioni come il Ray o Path Tracing potrebbero essere dirottate nello sviluppo dell'IA, magari con l'implementazione di animazioni generate in tempo reale e la realizzazione di nemici che modificano dinamicamente il proprio pattern di attacchi per rispondere allo stile di combattimento del giocatore.

Le Loot Box invasive e la pubblicità ingame

Nell'elenco delle funzionalità più odiate del gaming moderno non potevamo non citare le Loot Box invasive e le pubblicità ingame, le due facce complementari di una delle tante medaglie che le major di settore sono solite lanciare per massimizzare le entrate dei propri titoli a sviluppo continuo.

Le forti critiche mosse dalla community e le iniziative di Paesi impegnati a regolamentare il fenomeno delle cosiddette 'casse premio', però, hanno spinto sempre più editori e software house ad abbandonare (si spera definitivamente) questo approccio. Eppure, le difficoltà affrontate dall'industria e la crescita esponenziale dei costi di sviluppo potrebbero imporre un ulteriore cambio di strategia e, conseguentemente, il ritorno delle loot box che impattano sul gameplay. E questo, per tacere degli esperimenti sulle pubblicità ingame che ricorrono ciclicamente.

E voi, quali sono le cose che odiate maggiormente dei videogiochi moderni? Dall'input lag agli Early Access eterni passando per i rinvii e le code di accesso ai server, fino ad arrivare ai menu confusionari e agli endgame inconsistenti, gli spunti di riflessione sul tema non mancano di certo!

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