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Aldi: la campagna pubblicitaria della catena di supermercati nella bufera

Aldi: la campagna pubblicitaria della catena di supermercati nella bufera
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La catena di supermercati Aldi, giunta da poco più di un anno anche in Italia, è stata attaccata pesantemente a causa di una campagna di marketing abbastanza peculiare, che ha fatto infuriare non solo la community di videogiocatori, ma anche la community esport.

La campagna, in poche parole, ha lo scopo di sensibilizzare i genitori sul gioco compulsivo dei propri figli, portati a saltare i momenti “reali” con la famiglia a causa del videogioco.

La campagna pubblicitaria ha provocato rabbia e indignazione principalmente tra la community esport, che ha accusato la catena di supermercati di aver sbagliato totalmente strada nella comunicazione del messaggio del gaming competitivo.

Già, ma a quale slogan ci riferiamo? La catena di supermercati, con l'iniziativa “Teatime Takedown”, invita i genitori a contattare una squadra di giocatori professionisti fornendo il gamertag dei figli, cosi da farli partecipare alla lobby in cui stanno giocando e "abbatterli” in modo che i ragazzi, dopo il game over, smettano di giocare e arrivino in tempo per la cena. O per il “teatime”, appunto.

Il messaggio suona, più o meno, così: “Genitori! Stanchi che i vostri figli manchino all'ora di cena a causa dei videogiochi? Sfruttate i servigi di una squadra di giocatori professionisti che si uniranno al loro gioco e li elimineranno. Ora non avranno più scuse per non presentarsi quando la cena sarà pronta”.

Ovviamente, per quanto “ironico” e provocatorio, il messaggio veicolato dalla campagna di marketing sembra aver mancato totalmente il punto, dimostrando non solo un forte pregiudizio nei confronti dei videogiochi e dei videogiocatori in generale, ma veicolando un messaggio quasi “pro cyber bullismo”.

In realtà i genitori non dovrebbero risolvere il “problema” ingaggiando cyber killer professionisti per far disconnettere i loro figli, bensì dovrebbero essere proprio loro a giocare assieme ai figli, cercare di capirli, condividere una passione comune ed educandoli a una corretta attività videoludica.

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