Come finisce Death Stranding? La spiegazione del finale per farsi trovare pronti a DS2

Come finisce Death Stranding? La spiegazione del finale per farsi trovare pronti a DS2
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Sullo sfondo delle tante novità da Kojima su Death Stranding 2 On The Beach ci reimmergiamo nell'universo post-apocalittico del papà di Metal Gear per (ri)scoprire il finale del primo capitolo, cercando al contempo di tracciare la strada ludica e narrativa che ci condurrà al prossimo atto di questa originale IP.

A distanza di quasi cinque anni dal debutto dell'odissea sci-fi di Kojima Productions su PlayStation 4 (con lancio a seguire su PC e, più di recente, con l'arrivo di Death Stranding su iPhone, iPad e Mac), il dibattito sugli eventi che hanno tratteggiato il percorso interattivo compiuto dagli emuli di Sam Bridges continua a coinvolgere tantissimi appassionati, a ulteriore riprova della capacità unica del maestro giapponese di proporre esperienze digitali in grado di intrecciare una narrazione camaleontica e dai risvolti filosofici a un gameplay curato sin nei minimi particolari.

Tra digressioni narrative a dir poco tortuose e dinamiche ludiche (forse eccessivamente?) autocitazioniste, Death Stranding riassume in maniera perfetta la complessità delle opere di Kojima. Il finale dell'avventura vissuta da Sam Bridges, se vista in quest'ottica, non è che un riflesso di percorso creativo e autoriale dalle mille sfumature, una trama che se da un lato risulta essere autoconclusiva, dall'altro lascia aperte infinite porte verso multiversi interattivi ancora più sconvolgenti.

Per fare luce sugli aspetti più dirimenti del finale di Death Stranding, però, è necessario riannodare idealmente i fili dell'intera trama del kolossal post-apocalittico di Hideo Kojima, di conseguenza vi avvisiamo che a seguire troverete dei pesanti spoiler sulla storia e sugli eventi principali, come pure sul destino dei singoli personaggi.

Chi ha già completato l'avventura di Sam saprà certamente che è impossibile riassumere in poche righe il viaggio intrapreso dal protagonista: ogni singolo tassello della trama va a incastrarsi nel gigantesco puzzle astrattista, con gli utenti chiamati a interpretare gli eventi e a dare un significato a ciascuna azione compiuta dal proprio alter-ego e dai tanti personaggi che gravitano attorno all'eroe.

Come spesso avviene nelle opere di Kojima, anche in Death Stranding bisogna raggiungere (per poi superare) i titoli di coda prima di poter trovare il filo conduttore della fitta ragnatela narrativa tessuta dagli autori al seguito del maestro giapponese. Nel caso della dimensione post-apocalittica esplorata da Sam Bridges ed 'espansa' in Death Stranding Director's Cut su PC e PS5, ogni evento vissuto dal giocatore ci riconduce alla carismatica figura di Amelie. È attorno a lei, infatti, che ruota l'intera esistenza del nostro intrepido corriere, ed è sempre a lei che guardano tutti gli altri attori di una sceneggiatura interattiva talmente ricca di colpi di scena da richiedere più di una 'run' per poter essere compresa appieno, e questo a dispetto di un finale che non sembra lasciare adito a dubbi sul destino dell'eroe, dei PNG e dell'intera umanità.

Già, perché è solo addentrandoci nella lunga e multiforme esperienza offerta dal finale di Death Stranding che veniamo a conoscenza della 'vera natura' di Amelie, ossia quella di un'Entità Estintiva desiderosa di annientare la vita sulla Terra. L'innato impulso di Amelie di rimodellare la realtà innescando questa immane catastrofe viene però frenato dal legame che la stessa Entità Estintiva riesce a instaurare con Sam, il quale riesce a fare appello al suo lato più umano per indurla a non portare a termine la missione affidatagli dalle forze imperscrutabili che governano le Spiaggie, i multiversi ultraterreni interconnessi alla coscienza di ciascun essere senziente che, a loro volta, si legano senza soluzione di continuità al vissuto degli altri individui.

La distruzione della civiltà orchestrata da Amelie, però, viene sventata da Sam a caro prezzo: dietro al suo sacrificio, e alla sua successiva 'riemersione' nel regno dei vivi con l'ausilio di un'arma consegnatagli dalla stessa Amelie, c'è la sconvolgente colpo di scena rappresentato dalla scoperta di essere lui, e non BB, il figlio di Cliff. È proprio questo ennesimo plot twist della trama di Death Stranding a dipingere il quadro conclusivo dell'odissea kolossal post-apocalittica di Kojima, con i giocatori chiamati a congedarsi dal proprio alter-ego e dalla sua (ormai inseparabile) BB per vederli abbandonare la scena dopo le mille peripezie vissute e indurci a riflettere, così facendo, sul reale valore dell'esistenza umana fatta di connessioni e resilienza.

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