DS

Death Stranding e la struttura open world: Kojima spiega la scelta e ne racconta le sfide

Death Stranding e la struttura open world: Kojima spiega la scelta e ne racconta le sfide
di

In occasione della Gamescom 2019, la Redazione del tedesco 4Players ha avuto modo di discorrere con Hideo Kojima, che ha appena compiuto 56 anni, della sua visione creativa e della sua nuova produzione.

Nel corso di questa chiacchierata, la cui traduzione di alcuni estratti è stata riportata da un utente attivo su ResetEra, l'autore videoludico ha discusso di diverse tematiche. Tra queste, la speranza di poter veicolare un messaggio tramite Death Stranding, ma anche le ragioni che lo hanno spinto a realizzare un nuovo gioco open world subito dopo aver lavorato a Metal Gear Solid: The Phantom Pain. "Beh, dopo aver provato un action game in un open world, non puoi semplicemente tornare a fare altre cose. - afferma - Questo è ciò che o pensato. A causa dell'interattività. [...] non posso tornare indietro dopo aver avuto l'esperienza dell'avere un mondo su grande scala in un gioco.

Realizzare un open world, tuttavia, porta con sé alcune difficoltà. Tra queste, Kojima cita la sfida tecnologica che ne deriva, ma anche la difficoltà nel gestire in maniera adeguata la narrazione: "[...] non sei mai veramente sicuro di quello che farà il giocatore. In questo contesto, lo storytelling in un gioco open world è la più grande sfida. Poichè c'è sempre maggiore libertà, ciò implica che la storia talvolta si presenta come una distrazione". Per Death Stranding, assicura Kojima, c'è stata la precisa volontà di creare un open world senza tuttavia ridurre l'importanza delle vicende narrate.

FONTE: ResetEra
Quanto è interessante?
13