Dreamcast: alla scoperta dell'hardware di una console potente e innovativa, ma...

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I più giovani tra voi probabilmente non lo sanno, ma un tempo, ancor prima della discesa in campo di Microsoft, anche SEGA produceva delle console da gioco. Quella ricordata con più nostalgia è probabilmente il Dreamcast, macchina leggendaria nata dalle ceneri del fallimento del SEGA Saturn, che all'epoca stupì tutti per la sua carica innovativa.

Abbiamo così pensato di fare un passo indietro nel tempo, ricordando il periodo dello sviluppo del Dreamcast e le sue distintive capacità tecniche. Con gli errori compiuti con il Saturn ancora ben vividi nella mente, SEGA optò per un sistema semplice e pulito, privo di componenti totalmente custom e dotato di hardware già esistenti, solo lievemente modificati. A pulsare sotto al cofano c'era una CPU Hitachi SH-4 da 200 MHz capace di generare 360 MIPS (Milioni di istruzioni per secondo) o 1.8 IPC, circa 6 volte le prestazioni di Saturn e 2,8 quelle di Nintendo 64. La scelta della GPU cadde invece sulla VideoLogic PowerVR CLX2, meno potente della Voodoo 2 scartata in fase di sviluppo, ma comunque la più performante in ambito console nel 1998, anno di lancio della console.

Non solo potenza, il Dreamcast introdusse anche diverse innovazioni come le Visual Memory Unit o "VMU, delle memory card interattive, e la compatibilità con i GD-ROM, supporto di memorizzazione sviluppato in partnership con Yamaha molto simile al comune CD-ROM, ma dotato di una densità di bit maggiore che si traduceva in 1,2 GB di spazio a disposizione. Nonostante ciò, con le sue 9 milioni di unità vendute il Dreamcast si rivelò un flop commerciale... scoprite la sua storia e i dettagli tecnici della console nel Video Speciale allegato in apertura di notizia e nell'approfondimento sull'hardware del Dreamcast disponibile tra le nostre pagine.

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