Fire Emblem Engage è perfetto per scoprire la serie Nintendo: guida per i nuovi giocatori

Fire Emblem Engage: il punto di partenza ideale #AD
Speciale: Nintendo Switch
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Annoverato tra le più longeve e apprezzate saghe di JRPG di matrice strategica,il franchise di Fire Emblem è lentamente diventato un punto di riferimento per gli amanti del genere, specie da quando i ragazzi di Intelligent Systems hanno trasformato il "permadeath" in una caratteristica opzionale.

Partendo dalle basi per giungere alle più apprezzate novità di Fire Emblem Engage (a proposito, avete già letto la nostra recensione di Fire Emblem Engage?), proviamo dunque a capire cosa renda tanto speciale il sistema di combattimento della serie targata Nintendo e perché il nuovo episodio rappresenti il perfetto punto di ingresso per avvicinarsi all'universo di Fire Emblem.

Dalle basi alla breccia

Trattandosi di strategici a turni, tutti gli episodi della saga prevedono che il giocatore muova ad uno ad uno i propri adepti su una griglia talvolta anche vasta, al fine di avvicinarsi agli avversari per attaccarli. Diversamente da quanto accade in buona parte dei congeneri, dove il turno delle varie unità è stabilito dai singoli parametri di velocità delle stesse, in Fire Emblem le cose funzionano in maniera assai diversa, in quanto il turno dell'utente (o della CPU) termina solo dopo aver mosso tutti i soldati in campo o comunque dopo avervi posto manualmente fine. Una differenza da non sottovalutare, che all'occorrenza consente ad ambedue le parti di adottare strategie volte ad accerchiare i più pericolosi sottoposti dell'avversario e ad annientarli attraverso la superiorità numerica.

Approfittando dell'immancabile visuale dall'alto, ad ogni turno è fondamentale studiare anzitutto il terreno di gioco, memorizzare la posizione dei vari nemici ed elaborare uno schema di attacco che permetta di eliminarle in più possibile, minimizzando al contempo le probabilità di perdere qualche soldato durante il procedimento.A causa del già menzionato permadeath, che un tempo era una meccanica fondamentale del franchise (nonché una delle più apprezzate dai fan più irriducibili), in passato era molto difficile conseguire tale obiettivo senza sacrificare qualcuno, ragion per cui chiunque fosse intenzionato a preservare ogni singolo elemento della propria squadra si trovava spesso nella posizione di dover ricominciare da capo uno scontro e tentare un approccio sempre diverso. Tutto è cambiato a partire dal 2011, con l'uscita del mai localizzato Fire Emblem: New Mystery of the Emblem, che appunto ha introdotto la cosiddetta "Casual Mode": una modalità selezionabile all'inizio dell'avventura e che consentiva di conservare le unità perse in battaglia.

Riproposta in Fire Emblem Awakening e in tutti i suoi successori, proprio la modalità che poco più di un decennio orsono fu al centro di una feroce contesa tra gli stessi membri dello staff di Intelligent Systems – poiché aboliva in parte una delle più antiche tradizioni del brand – è ciò che ha permesso anche a chi non frequentava il genere degli strategici di avvicinarsi finalmente a Fire Emblem e scoprire un sistema di combattimento estremamente articolato.Complice un selettore di difficoltà che appunto offre all'utente la possibilità di scegliere il tasso di sfida più adeguato alle sue preferenze, oggi la saga di Fire Emblem risulta decisamente più accessibile di un tempo, ma questo non significa affatto che i suoi esponenti più recenti vadano etichettati come giochi facili.

Già a modalità Normale (il livello di sfida più basso), gli scontri possono rivelarsi davvero impegnativi, specie se affrontati in maniera distratta e senza la giusta preparazione. Indipendentemente dal livello raggiunto o dall'equipaggiamento utilizzato, ciascuna unità presenta infatti debolezze e resistenze dovute alla classe o all'arma principale, la cui efficacia è da sempre regolamentata dalla morra cinese: se la spada batte l'ascia, l'ascia batte la lancia, che a sua volta batte la spada. Con Fire Emblem Engage, il team di sviluppo ha ben pensato di aggiungere altro pepe alla sua ricetta, introducendo lo sfizioso status Breccia: attaccando l'avversario col giusto strumento di morte, non solo questo subisce un quantitativo maggiore di danni (a seconda del risultato della morra cinese), ma addirittura viene disarmato e si ritrova impossibilitato a contrattaccare per il resto del turno.

Di conseguenza, al momento di scegliere i combattenti con cui attaccare le forze del nemico, oggi più che mai occorre prestare la massima attenzione agli abbinamenti, allo scopo di massimizzare i danni inflitti, contenere i danni subiti ed evitare che qualche soldato resti inerme per un intero turno.

Personalizzazione e sincronizzazione

Senza nulla togliere al combat system, l'elemento più appetibile di Fire Emblem è con tutta probabilità il sistema di personalizzazione delle unità, che sin dagli albori offre l'opportunità di cambiare la classe delle stesse e scegliere i mestieri in cui specializzarle, così da ottenere man mano delle abilità passive e attive sempre più utili e letali. Se fino a questo momento il job chance chiedeva soltanto di raggiungere un determinato livello e di spendere il consueto Sigillo Supremo/Speciale per sbloccare la classe successiva, in Fire Emblem Engage è necessario che gli adepti possiedano dei talenti specifici, acquisibili attraverso la principale novità del prodotto: la sincronizzazione con gli Emblemi.

Equipaggiando i portentosi anelli che consentono ai loro possessori di lottare al fianco di eroi provenienti da altri mondi, prendere in prestito le loro abilità o addirittura fondersi momentaneamente per avere accesso a tecniche strabilianti, il protagonista Alear e i suoi alleati permettono infatti di intervenire sui deficit delle statistiche, garantendo alle unità la concreta possibilità di padroneggiare qualsiasi classe.Rafforzando i Legami con gli Emblemi e accumulando Punti Abilità, poi, il cast ha la facoltà di ereditare permanentemente le capacità dei suddetti e farle proprie, in modo tale da poterle utilizzare anche senza indossare l'apposito anello.

Chiaramente i Punti Abilità non sono infiniti e dal momento che ciascun Emblema vanta una nutrita gamma di talenti, occorre spenderli con parsimonia, sbloccando soltanto quelli realisticamente in grado di migliorare la classe e le performance belliche dei propri beniamini. Se per esempio le abilità di Marth e Sigurd incrementano rispettivamente l'efficacia di spade e lance, e sono indicatissime per potenziare i personaggi che ne fanno uso, i doni della guaritrice Micaiah impreziosiscono invece il parco mosse dei chierici e dei combattenti in grado di ripristinare i punti salute degli alleati.

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