Josef Fares scettico sulla questione rigiocabilità: "Interessa a pochi giocatori"

Josef Fares scettico sulla questione rigiocabilità: 'Interessa a pochi giocatori'
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La rigiocabilità è un elemento fondamentale all'interno di un videogioco? Per Josef Fares, fondatore di Hazelight Studios e attualmente al lavoro su It Takes Two, si tratta di un aspetto di contorno, che in verità attira l'attenzione di ben pochi giocatori, a suo dire.

In un'intervista concessa al portale VentureBeat per parlare di It Takes Two, alla domanda su quanto spazio ci sarà per la rigiocabilità all'interno della sua nuova produzione, il game designer libanese ha espresso il suo parere negativo sulla questione, evidenziando come in realtà siano davvero poche le persone che riprendono in mano un gioco finito e che, anzi, il vero problema è chiedersi in quanti portano davvero a termine i giochi che cominciano.

"Dobbiamo stare molto attenti a parlare della questione, poiché la rigiocabilità nasconde delle insidie: tutte le statistiche dimostrano che la gente neanche finisce i giochi", afferma Fares senza peli sulla lingua. E rincara la dose: "Chi rigioca davvero i titoli? Forse una piccola percentuale di persone lo fa. Dovremmo concentrarci invece sulle persone che finiscono i giochi". L'autore di A Way Out e Brothers: A Tale of Two Sons prosegue ancora sulla questione: "Parlando di It Takes Two in generale, sì, puoi rigiocarlo se vuoi. Troverai differenti meccaniche a seconda di come giochi. Ma questa non dovrebbe essere la cosa più importante in un gioco. Ci viene sempre fatta questa domanda e non capisco perché".

Il boss di Hazelight Studios non è nuovo ad esprimere in maniera schietta il suo pensiero: in precedenza Josef Fares ha criticato Microsoft per il caos sui nomi delle sue Xbox, non andandoci leggero. Nel frattempo gli occhi sono puntati sulla sua nuova avventura co-op, che potete approfondire leggendo la nostra anteprima di It Takes Two.

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