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League of Legends: una polemica che coinvolge Nike scuote la lega cinese

League of Legends: una polemica che coinvolge Nike scuote la lega cinese
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Tutto è accaduto qualche giorno fa: durante la live di alcuni match della League of Legends Pro League (LPL) il pubblico ha notato che il logo Nike delle divise di alcune squadre era coperto da una striscia nera con il semplice logo del campionato.

Le partite in questione erano LGD Gaming vs Invictus Gaming e LNG Esports vs Rogue Warriors.

Un caso curioso, che segue le dichiarazioni di Nike, in cui la società ha commentato le accuse secondo cui per i propri capi di abbigliamento starebbero utilizzando tessuti provenienti da campi di internamento cinesi in cui “soggiornano” gli Uiguri, etnia di religione musulmana.

In realtà Nike non sarebbe la sola, ben 150 altri grossi brand sarebbero coinvolti in questo sfruttamento intensivo, secondo i report che girano in rete in questi giorni. Nella dichiarazione, Nike nega che qualcuno dei suoi fornitori abbia alcun collegamento con la regione uigura dello Xinjiang e afferma di essere "preoccupati per le denunce di lavoro forzato". "La nostra continua vigilanza non ha trovato prove di impiego di uiguri, o altre minoranze etniche dello Xinkiang, nella nostra catena di approvvigionamento", si legge nella dichiarazione.

La League of Legends Pro League è di proprietà ed è gestita da TJ Sports, che vanta una stretta collaborazione con Nike come uno dei principali sponsor della Lega. Sebbene questa mossa per nascondere il logo Nike non significhi necessariamente una rottura nei rapporti, appare comunque come una recisa presa di posizione.

TJ Sports probabilmente voleva fare una mossa preventiva per evitare polemiche o per esser anche solo accostata a tale scandalo. Non è la prima volta che il logo di un'azienda occidentale viene rimosso dalla LPL per dichiarazioni, fatti o comportamenti che non corrispondono con la linea ufficiale del gigante asiatico.

Nel febbraio 2018, il logo Mercedes-Benz fu stato rimosso, solo perché la società aveva citato il Dalai Lama sui propri social network. E sappiamo quanto la Cina sia sensibile sulla questione.

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